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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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\\ Home Page : Storico : Letture e spettacoli (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 21/02/2017 @ 17:32:11, in Letture e spettacoli, letto 320 volte)

"Uno come tanti. Omaggio a Pinocchio"
Spettacolo teatrale liberamente ispirato al libro di Collodi.
Venerdì 3 e sabato 4 marzo 2017, ore 21
Mulino di Amleto, Rimini

FOGLIO DI SALA 
Prendi uno come tanti, chiamalo Pinocchio, e fai di tutto per renderlo un uomo.
Insegnagli a camminare per le strade del mondo e lascialo scappare, perché per lui tu sei un inutile Geppetto.
Lascia che si rifugi sulla giostra "della normalità", e che corra via, in braccio a un impostore esperto, lusinghiero come un Gatto, ingegnoso come una Volpe.
E spera che una Fata si faccia di carne e ossa, solo per aiutarlo.
E spera che ci sia sempre quella coscienza fastidiosa come un Grillo a non lasciarlo in pace.
Spera, Geppetto.
Spera, uomo.
Spera che un Pinocchio qualsiasi, un Pinocchio come siamo tutti, smetta di essere un burattino degli eventi che gli capitano, e affronti finalmente il suo pescecane.
Simona Bisacchi

Regia di Stefania Succitti
Audio e luci Maurizio Vettraino
In scena Simona Bisacchi, Riccardo Maneglia, Niccolò Montini, Samuel Panigalli, Nicola Succi, Stefania Succitti, Antonio Vanzolini.
Musica dal vivo: Cesare Succi (fisarmonica), Samuel Panigalli (piano) e Riccardo Maneglia (strumentofoni).
Testi originali di Simona Bisacchi.

Per prenotazioni: Mulino di Amleto tel. 0541.752056.

 
Di Simona (del 13/10/2012 @ 11:17:31, in Letture e spettacoli, letto 1048 volte)


“E MER” Storie del nostro mare
Sabato 13 e domenica 14 ottobre, ore 21 – Mulino d’Amleto di Rimini

FOGLIO DI SALA
“Si crede che il tempo vada sempre e solo avanti.
Ma nelle notti di burrasca il mare sale e scende, tutto si mescola e il tempo impazzisce.
Spunta tra le onde la ninna nanna della Seppia, la serenata di Pnel per la sua Maria, una risata… Un canto d’osteria.
Il rumore che sentite quando il mare è in tempesta sono le grida delle donne che chiamano i pescatori, sono i bombardamenti, sono una musica arrivata dall’America per farci ballare.
Il mare fa andare il tempo su e giù… C’è un tempo vicino al fondale dove Pnel litiga ancora con la Saura e guarda le belle donne. E c’è un tempo ancora più in fondo dove i sogni di Pnel sono ancora sogni. Il mare coccola quel sogno, non lo fa venire su neanche nella burrasca, lo tiene segreto come il più prezioso dei tesori, come la giovinezza.
E ride il mare, piange, e si arrabbia.
Come un grande vecchio che nessuno ascolta più.”
Simona Bisacchi Lenic

Tenacia e caparbietà per far fronte ai marosi della vita, quelli che se non sei abbastanza forte ti spazzano via. Un pizzico di quell’eroismo a cui solo le persone normali sanno attingere nella sfida al destino quotidiano. E poi l’allegria della gente di Romagna, che unisce nelle difficoltà, che fa erompere un canto quando meno te l’aspetti.
Questa storia è la storia di Pnel, il cui ciuffo “a pennello” indica la direzione del vento; è un coro di pescivendole che non si piegano; è una ciurma che affronta le tempeste, pur di tornare a casa. È la Rimini degli anni Trenta che vive e che sogna. Che pensa al pesce ma riesce già a immaginare gli ombrelloni, la bella vita che verrà.
E dopo la guerra, infatti, la bella vita arriva. Porta i soldi, gli alberghi, le piscine. Porta la giusta dose di leggerezza. Porta anche altri problemi da affrontare, altre storie che s’intrecciano, davanti alla dolce risacca del Mare Adriatico.
E la vita, beh quella, la vita, in fondo va sempre presa con ironia. Anche se il tempo passa e non ritorna. Perché in fondo c’è sempre un filo indissolubile che ci lega, noi, noi tutti, al nostro mare.
Loris Pironi

Regia Stefania Succitti
In scena Simona Bisacchi Lenic, Emanuela Ceccarini, Andrea Cenni, Stefano Della Rosa, Marco Donati, Federica Fabbri, Antonella Gelsomini, Marco Imola, Valeria Marioli, Niccolò Montini, Loris Pironi, Agnese Pdgornik, Maurizio Vettraino
Adattamento teatrale Stefania Succitti
Monologhi originali Simona Bisacchi Lenic
Scenografie Maurizio Vettraino, Andrea Cenni, Sonia De Angelis
Luci Antonio Vanzolini
Fisarmonica Cesare Succi

Sabato 13 e domenica 14 ottobre, ore 21 – Mulino d’Amleto di Rimini
Prenotazione obbligatoria 0541.752056 - 335.8351487


 
Di Simona (del 16/06/2012 @ 09:17:56, in Letture e spettacoli, letto 1228 volte)
Un laboratorio all’insegna dell’allegria, dedicato a tutti “quelli che amano sorridere di se stessi e ridere con gli altri”.
L’associazione culturale Laboratorio di Myriam di Rimini ospita nei suoi spazi un corso teatrale di base rivolto agli adulti, condotto dall’attrice e regista Stefania Succitti. A darle una mano ci sarò anch’io!
Il corso avrà inizio martedì 19 giugno, e proseguirà ogni martedì, dalle 20.30 alle 22, per un totale di 10 incontri.
Costo dell’intero corso 80 euro.
Per informazione Stefania: 335.8351487 o stefania-succitti@alice.it
 
Di Simona (del 06/06/2012 @ 17:14:38, in Letture e spettacoli, letto 1105 volte)

Da cosa nasce cosa, si sa. Ma a volte succedono cose strane, e le storie diventano avventure e a raccontarle sono i bambini, e ad ascoltarle sono soprattutto gli adulti. E allora "Da rosa nasce rosa”… Uno spettacolo teatrale ideato e diretto da Stefania Succitti, in conclusione del corso di teatro dell'associazione culturale Laboratorio di Myriam di Rimini. In scena un gruppo di vivacissimi bambini delle elementari, nel primo atto, e un gruppo di simpaticissime adolescenti, nel secondo atto.
“Da rosa nasce rosa” è una favola, che parte da un mondo di giocattoli e natura, un mondo dove delle piccole creature inteneriranno il cuore di un vecchio burbero (e degli spettatori). Una favola che nel secondo atto ci catapulterà ai giorni nostri, tra manichini e centri commerciali, alla scoperta di qualcosa che non si compra e non si vende.
I ragazzi ce la stanno mettendo tutta per regalare un momento d’allegria. I tecnici audio e luci, Niccolò Montini e Maurizio "Muro" Vettraino, sono già in postazione. La regista Stefania Succitti sta dando le ultime indicazioni. E io ho dato il mio contributo scrivendo i testi. Se volete venire a trovarci l’appuntamento è domenica 10 giugno, alle 18, al Mulino di Amleto di Rimini.

Il costo del biglietto è di 5 euro per gli adulti e 3 euro per i bambini.
Per i
nfo Laboratorio di Myriam 0541.24138

 
Di Simona (del 22/02/2012 @ 12:55:26, in Letture e spettacoli, letto 11700 volte)

 

 Questa sera andrò a teatro con la giovanissima redazione di Flying.

Andremo a vedere “Sogno di una  notte di mezza estate”, la commedia di Shakespeare nella versione diretta da Gioele Dix, con alcuni attori comici di Zelig e i Musica Nuda, duo composto da Petra Magoni (voce) e Ferruccio Spinetti (contrabbasso), che suoneranno e canteranno dal vivo.

Gioele Dix ha rispettato la storia originale restituendole quella connotazione comica che inizialmente aveva, ma sia l’ambientazione – il locale di una periferia post industriale – sia i ritmi, il linguaggio, saranno contemporanei.

Insomma, sulla carta sembra davvero un’ottima occasione per avvicinare i ragazzi a Shakespeare, per far conoscere le sue storie nel luogo per il quale erano state pensate (il palcoscenico), per ascoltare le sue parole nella modalità in cui dovevano arrivare al pubblico (interpretate da attori) e per far scoprire che commedie e tragedie del Bardo non sono solo eterne ma anche molto attuali, e godibili.

Vedremo come andrà e cosa ne penseranno i ragazzi, che non mancheranno di recensire lo spettacolo (la recensione la trovate qui, nda).

E a chi trova profano questo connubio tra Shakespeare e Zelig dedico le parole di Gioele Dix:

“In 25 anni di teatro, avrò visto 10 diverse versioni di Sogno di una notte di mezza estate. Nessuna comica. Eppure, quando Shakespeare portava in scena questo testo, il pubblico si sbellicava. Abbiamo seguito la linea del Bardo. Anche se oggi sembra che far ridere sia una colpa” (intervista di Alessandro Carli, per San Marino Fixing).


"Sogno di una notte di mezza estate" andrà in scena stasera, mercoledì 22 febbraio, alle 21.15 al Teatro Nuovo di San Marino.

Per info e prenotazioni www.sanmarinoteatro.sm

 
Di Simona (del 08/09/2011 @ 19:51:43, in Letture e spettacoli, letto 1101 volte)

Prendete una mattina un po’ assonnata, di quelle in cui il più piccolo gesto costa una fatica spropositata. Prendete dieci minuti di questa mattinata storta come un attaccapanni e prendete in mano L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono, possibilmente nell’edizione Salani, con le illustrazioni di Joelle Jolivet, con tanto di pop up che piacciono ai bambini e che qui commuovono gli adulti. Prendete questa storia con la leggerezza con cui è scritta, iniziate pure a leggere con la svogliatezza e tutto il pregiudizio tipici di queste mattinate, poi però non ingannate voi stessi e ammettete che questo libro comincia a cambiarvi l’umore. Forse non site diventati più svegli, ma avete la forza sufficiente per sorridere, vi sembra che improvvisamente le cose acquistino un senso, e avete una gran voglia di respirare profondamente, e darvi da fare.
Finito di leggere, scaduti i dieci minuti che avevate a disposizione, date un’occhiata a come eravate – il pop up iniziale, grigio e spoglio, ve lo farà ricordare molto bene – e guardare come vi sentite ora, specchiatevi nel pop up finale, verde e rigoglioso. Date un’occhiata e non perdete l’occasione di diventare quello che potete essere.

"Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d’errore, di fronte a una personalità indimenticabile."

Jean Giono, da L’uomo che piantava gli alberi

 
Di Simona (del 24/07/2010 @ 10:35:10, in Letture e spettacoli, letto 1279 volte)

Un mondo dove vivono uomini, sacerdoti, guerrieri, ma anche maghi e stregoni. Un mondo dove magia e stregoneria sono pratiche assolutamente diverse tra loro e dove gli dei sono egoisti e capricciosi quasi quanto nella mitologia antica. Questo è il mondo creato da Luca Centi, giovane scrittore de L’Aquila, che ha debuttato nel mondo del fantasy nel 2009 con “Il Silenzio di Lenth” (Piemme editore). Un libro che tiene il lettore sveglio, perché è un libro che ha bisogno del lettore. È il lettore che piano piano deve scegliere da che parte stare, proprio come il protagonista Windaw. Perché nel mondo di Lenth non è importante solo quale tipo di azione scegli di fare, ma anche l’intenzione con cui la fai.
Come è nato questo mondo?
“Per puro caso - spiega l'autore - All’inizio c’era solo un racconto, poi sono diventati due. Alla fine mi sono ritrovato con così tante storie che ho deciso di unirle, insieme all’ambientazione, creando parte del mondo di Lenth. Il resto è venuto da sé”.
E come ha preso corpo questa storia “corale”?
“Di nuovo, per puro caso. I vari racconti che avevo scritto erano tutti incentrati su personaggi diversi, troppi forse. Così ne ho creato uno nuovo, Windaw, un protagonista in grado di unire tante vicende dando loro un senso compiuto”.
Nel libro ci sono tanti personaggi e tutti piuttosto complessi. In un’intervista hai dichiarato che in molti di loro c’è qualcosa di te. Raccontaci che cosa.
“Sì, è vero, ogni personaggio ha qualcosa di mio. Gabriel è forse quello che più mi rappresenta, nonostante appaia per poche pagine e sono nella prima parte. L’insicurezza di Lea, l’incertezza di Windaw e la fermezza di Kaas sono comunque parte del mio carattere. Per Julah (ma anche Gludia) il discorso è più complesso. Diciamo che sono una parte di me che è poi presente in tutti, quel lato oscuro che ci sforziamo di reprimere ogni giorno ma che potrebbe venire fuori quando meno ce l’aspettiamo. E poi Julah sotto sotto è simpaticissima!”
Il bello di Lenth è che praticamente nulla è come sembra. A ogni pagina le situazioni – e ancora di più i personaggi – acquistano nuove sfumature, nuove intenzioni, e quello che sembrava buono non lo è più. E quello che sembrava cattivo è salvifico. Come nasce questa contrapposizione così forte e allo stesso tempo sempre in evoluzione?
“Leggendo fantasy, specie quello classico, si nota spesso una netta contrapposizione tra bene e male, tra bianco e nero. In pochi si sono soffermati su quella zona grigia che comunque esiste, anche se non viene mai nominata. Ho provato a rendere Lenth totalmente grigio, a ribaltare la prospettiva per non annoiare troppo il lettore. La stessa Julah di cui si parlava prima, è vista con gli occhi dei suoi “fratelli e sorelle”, come una traditrice, quindi una donna capace di tutto pur di raggiungere i propri fini. Ma proprio nel secondo volume mostrerà un lato del suo carattere abbastanza nascosto. E forse l’opinione che si ha di lei cambierà”.
La Fede dei maghi diventa quasi un fanatismo che trasforma i sacerdoti in poco più che burattini. Cosa c’è di più forte della Fede a Lenth?
“Lenth è fede. E’ una delle tematiche-pilastro della storia completa che ho in mente. L’aforisma che meglio descrive Il Silenzio di Lenth è La verità rende liberi, una verità capace di smuovere persino l’animo dei più fedeli. E poi in Lenth la fede raramente è pura. Quella dei maghi, ad esempio, si fonda sulla menzogna. E non appena qualcuno scopre questa menzogna, come Goyah o Windaw o Lea o Keira, reagisce allo stesso modo: cercando di conoscere la verità”.
Windaw, ma anche i Custodi che conosciamo all’inizio del libro, vorrebbero rifiutare il loro compito, il loro dono, ma questo non è possibile. Quanto conta il destino, il fato nelle terre di Lenth? E quanto è difficile accettarlo?
“L’accettazione, specie nella prima parte del romanzo, è molto importante. Ogni personaggio la raggiunge in modi e tempi diversi; alcuni poi, come Gabriel, non la raggiungeranno mai del tutto, preferendo affidarsi alle tenebre piuttosto che alla luce. La mia idea di destino poi è completamente diversa da quella mostrata nel romanzo. Lì cerco di difendere entrambe le fazioni, chi crede nella predestinazione e chi nel libero arbitrio, restando appunto nella zona grigia. Io invece sono convinto che ognuno di noi abbia una strada ben precisa davanti”.
Tu sei un appassionato di manga. Questo genere influenza – o ha influenzato – la tua scrittura?
“I manga mi hanno influenzato tantissimo. Spesso per imprimere nella mente l’immagine di un luogo o l’aspetto di un personaggio, ricorro al disegno vero e proprio. Mi aiuta a concentrarmi sugli aspetti più importanti, tralasciando le caratteristiche più banali. E poi è anche una forma di antistress incredibile! Bastano pochi minuti di chiaroscuro a rendere tutto più semplice!”.
Quando esce il secondo volume di Lenth? E quando si concluderà la trilogia?
“Il secondo volume uscirà nei prossimi mesi, anche se non si sa ancora una data precisa. Pur avendo la storia in mente, infatti, ogni tanto modifico alcuni passaggi. Cerco sempre di raggiungere l’obiettivo prefissato, ma le strade che scelgo sono diverse. In questo aiuta anche la lettura, un alleato prezioso quando si scrive”.

 
Di Simona (del 23/06/2010 @ 17:47:21, in Letture e spettacoli, letto 2181 volte)

 “Le storie fanno miracoli” scrive Beatrice Masini. E lei un piccolo miracolo lo ha fatto davvero. Quest’anno il suo “Bambini nel bosco” – edito da Fanucci - è stato candidato al Premio Strega. Una vera e propria impresa: il primo libro per ragazzi nella storia a rientrare nella rosa dei dodici finalisti.
E questa “scrittrice che fece l’impresa” è stata tra i protagonisti a Rimini della terza edizione di “Mare di libri”, il festival dedicato alla letteratura per ragazzi (non bambini, ma adolescenti!), organizzato dalla libreria Viale dei Ciliegi 17. A intervistarla la sua amica e collega Lodovica Cima, che è partita proprio chiedendo qualche impressione sull’esperienza allo Strega. “L’ho presa come un’avventura totalmente imprevista. È stato un divertimento ma non mi sono mai fatta illusioni” ha confessato Beatrice Masini. L’attenzione è stata poi rivolta interamente a quel mondo azzerato, come lo ha definito Lodovica Cima, il mondo senza passato e senza futuro tratteggiato nel romanzo.
“La prima immagine che ho avuto di questa storia è stata un gruppo di bambini sporchi, vestiti approssimativamente, che facevano giochi ripetitivi. Ci ho impiegato cinque anni per scrivere questo libro: ha avuto tutto il tempo di crescere e prendere la sua strada”.
Protagonista della storia è Tom. “All’inizio Tom assomiglia ai personaggi dei miei libri precedenti: solitario, in confronto con se stesso più che con gli altri. Poi decide di aprirsi e di diventare il capo. Un capo che vuole sostenere e aiutare, non essere un tiranno. Così diventa un eroe che si mette a servizio degli altri”.
Anche gli adulti hanno però un ruolo fondamentale. “In realtà non ne escono molto bene. Ci sono bambini sopravvissuti a una catastrofe, bambini che sono il futuro, ma gli adulti non sanno come trattarli, li tengono rinchiusi in un campo aspettando che qualcuno decida cosa farne. Tra questi adulti c’è Jonas che ha il compito di controllarli attraverso una telecamera. Ma a un certo punto si affeziona ai ragazzi, smette di sorvegliarli e comincia a osservarli. Quando scappano li asseconda e a distanza cerca di aiutarli, perché si accorge che lì dentro si stavano perdendo. È anche grazie a lui che ci potrà essere qualcosa di nuovo”.
L’oggetto magico di questa vicenda è un libro di fiabe.
“Qui le fiabe diventano uno strumento di salvezza: le letture di Tom sono un momento di condivisione, di affetto. Poi Tom smetterà di leggere e comincerà a raccontare, perché tutti abbiamo delle storie da raccontare, storie che fanno bene sia a chi le racconta che a chi le ascolta. Le storie curano, medicano”.
E per chi si chiede se questo libro che parla di tredicenni sia adatto ai tredicenni, riporto il commento di una ragazza di questa età che si è alzata dal pubblico cacciando ogni dubbio: “Questo libro è come un puzzle: ogni pezzo ti fa venire voglia di scoprire qual è il pezzo successivo”.


 
Di Simona (del 04/06/2010 @ 12:13:54, in Letture e spettacoli, letto 998 volte)
Torno a parlare di teatro e ragazzi. Perché oltre a far imparare le lingue e far conoscere meglio la Storia, il teatro può unire, può trasformare una classe in un gruppo (di individui), può creare un linguaggio che vada oltre la parola, un linguaggio che fa sentire a proprio agio anche chi l’italiano non lo conosce ancora alla perfezione. Un linguaggio che pesca in quella cultura a cui tutti apparteniamo che è la cultura della narrazione, della fantasia, dell’avventura. Tutti abbiamo un’avventura in noi. E quella che si preparano a raccontare i ragazzi della IE della scuola media Dante Alighieri di Rimini è un’avventura che parte dall’epica classica, ma che cresce in pochi mesi, nella palestra di una scuola media, con l’appoggio di insegnanti e artisti. Sabato 5 giugno, alle 10, questa classe sarà di scena a teatro, al Tiberio di Rimini, con Il canto del cavallo, spettacolo liberamente ispirato a Odisèa di Tonino Guerra.
La rappresentazione è il frutto conclusivo del laboratorio teatrale condotto dall’attrice e regista Stefania Succitti, con la collaborazione di Niccolò Montini. Il laboratorio ha potuto contare sul sostegno della preside e degli insegnanti, in particolare della professoressa Giovanna Frisoni.
Le scenografia de “Il canto del cavallo” sono di Sonia De Angelis. Tecnico luci il prezioso Maurizio Muro Vettraino.
 
Di Simona (del 02/06/2010 @ 11:47:50, in Letture e spettacoli, letto 1136 volte)

Mi piace il teatro. E credo che per imparare, apprendere e ricordare il teatro sia un grande alleato. Portare in scena situazioni e personaggi – magari della storia o della letteratura – è un modo divertente per capire più da vicino mondi spesso lontani, nel tempo, nello spazio o nella sensibilità. Grazie al teatro, imparare la storia e le lingue straniere può essere uno spasso. Magari non sarà meno impegnativo ma decisamente accattivante.
Ne sanno qualcosa i ragazzi della scuola media Alighieri-Fermi di Rimini, protagonisti di 22 luglio 1588 spettacolo di ambientazione storica, interamente recitato in inglese e spagnolo, in programma giovedì 3 giugno alle 20 al teatro Rosaspina di Montescudo. L’iniziativa – che rientra nel progetto europeo “Label” – è stata sostenuta dalle professoresse Viviana Scandola e Donatella Sarti (che ne curano la regia) e dai professori Andrea Carlini e Stefano Montanari (scenografi) con l’appoggio degli insegnanti che hanno prestato ore per le prove, e con il sostegno (e la soddisfazione!) della preside Enrica Morolli. In scena i ragazzi della 3B nei panni di Elisabetta I e la sua corte, di Filippo II di Spagna e della sua invincibile armada. I ragazzi della 3C saranno invece i musicisti di questo spettacolo, incentrato sulla celebre battaglia tra Inghilterra e Spagna. Come finì è storia. E se non ve la ricordate potete ripassarla sui libri. O concedervi una sera a teatro (l'ingresso è libero).
Ho scritto questo post non solo per dare l'appuntamento dello spettacolo ma anche per continuare a ricordare - di continuo, incessanemente - che c'è vita su questo pianeta! Ci sono ragazzi che s'impegnano in progetti come questi e professori che si danno da fare, per rendere la scuola un posto dove imparare e crescere.

Per sapere qualcosa di più di questo spettacolo potete leggere qui il racconto di una delle sue protagoniste (nonché redattrice di Flying).

 
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