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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 21/09/2011 @ 16:01:42, in I miei articoli su Fixing, letto 1460 volte)

Si dice che sia santa. Si dice che basta averne un po’ per riuscire a fare tutto. La pazienza è desiderata e difficile da scovare come la brezza da una finestra da cui entra solo afa.
Non c’è individuo che nell’arco della giornata non la invochi almeno per un attimo. Non c’è casalinga, commercialista, barista o nonno che non la trovi fondamentale. Eppure per quanto la si cerchi è davvero difficile da mettere in pratica. A volte sembra siano finite le scorte, forse siamo in un momento di carestia, o semplicemente è sottovalutata e quindi ignorata. Si ha così bisogno di imporre la propria opinione, il proprio punto di vista, che fare un passo indietro e aspettare il proprio turno è una possibilità che non viene nemmeno presa in considerazione.
Eppure anche la pazienza può diventare un’abitudine, a cui giungere tramite allenamento. Le persone per lo più sono costrette ad allenare la pazienza sul posto di lavoro, per evitare di scatenare una guerra ogni volta che si parla con il capo o il collega. Altre la devono dedicare ai figli, alle moglie e ai mariti, perché non c’è altra via per raggiungere l’armonia familiare. E c’è chi si allena fuori casa, curando piante e fiori, come ci spiega Paolo Pejrone ne “La pazienza del giardiniere. Storie di ordinari disordini e variopinte strategie” (Einaudi). Pejrone è un architetto di giardini, scrive quasi come se tenesse un diario, in cui annota osservazioni e sensazioni, educando l’occhio del lettore al bello e alla calma che la natura richiede. Il giardino qui non è una metafora della vita, è un luogo in cui lavoro e bellezza si incontrano, in cui ancora è possibile scovare il gusto della semplicità, o meglio ancora, della spontaneità. Ci sono piccoli piaceri che sono alla portata di occhi ma che spesso fuggono per mancanza di tempo, o per l’ormai consolidata tendenza a dare tutto per scontato, dal canto dell’usignolo al tappeto di foglie che invade i giardini quando l’estate finisce. E ci sono piaceri che hanno bisogno di fatica, come quando si cura un orto. Puoi spaccarti la schiena sopra semi e piantine, puoi vangare, zappare e rastrellare, ma se non hai la pazienza di aspettare, se non ci metti “affetto” oltre che sudore, non potrai mai gustare rucola, insalata e fragole della tua terra. Pejrone non racconta le difficoltà della vita servendosi dei problemi che puoi incontrare in un orto, ma con uno stile semplice e preciso – non pedante - condivide piccoli consigli, suggerimenti, viaggi, partendo dal presupposto che “in giardino non c’è fretta”. Il tempo che scorre tra queste pagine è altro da quello che respiriamo nelle strade di città. Altri gli obiettivi, altri i modi per raggiungerli. È come imparare un lavoro nuovo: all’inizio sembra difficile, poi ci prendi la mano, e alla fine ci prendi gusto. Così succede per la pazienza, sia dentro che fuori dal giardino. Anche perché bisogna ammetterlo, la pazienza è qualcosa che dobbiamo agli altri, per tutte le volte che gli altri l’hanno adoperata con noi.

Foto di Loris Pironi

 
Di Simona (del 10/08/2011 @ 15:49:56, in I miei articoli su Fixing, letto 1228 volte)

Se il mare fosse un romanzo avrebbe il fascino perpetuo dei grandi classici. Avrebbe quel qualcosa di mai fino in fondo scoperto, quel qualcosa che hanno le parole del Sommo Poeta. Se dovesse essere contenuto in una pagina, il mare starebbe tutto nello spazio che divide Dante e Ulisse, nel ventiseiesimo canto dell’Inferno. La grandezza del mare, il suo richiamo ancestrale è contenuto tutto lì, nel viaggio che Ulisse racconta, nel suo bisogno di scoprire, di tentare, di solcare il mare per un altro viaggio ancora. Nemmeno l’amore per il figlio, nemmeno la fedeltà della sua donna possono fermare il cammino verso la conoscenza, verso le colonne d’Ercole, verso la fine del mondo, per scoprire cosa c’è dopo e affrontarlo senza paura.
Questo burattino della luna, questo burattinaio di marinai, questo mare che rende possibile il viaggio, questo mare che non sta mai fermo e impedisce all’uomo di fermarsi, questo mare è un desiderio troppo grande per non essere realizzato. È “un modo di scrollare la tristezza” come confessa Ismaele in Moby Dick, il “surrogato della pistola e della pallottola”. Si è disposti a tutto pur di solcare quell’oceano, dove abita “il fantasma inafferrabile della vita”. E Ismaele è disposto a salire su una baleniera, seguire il capitano Achab e con lui dare la vita inseguendo la balena bianca, perché quando affronti un viaggio così, la libertà è l’unico porto che vuoi davvero raggiungere.
Se il mare avesse uno sguardo, sarebbero gli occhi del Corsaro Nero a lanciarlo dalle onde. L’eroe di Salgari, dilaniato nel profondo tra vendetta e amore, ha nel petto un mare in perenne tempesta, a tratti feroce, e d’improvviso quieto, avventuroso come una battaglia, malinconico come il ricordo di qualcuno che non c’è più.
Sa ispirare grandi amori il mare e definitivi addii. Sa essere il gioco dell’estate, la solitudine dell’inverno, la confusione estenuante e la voglia di star soli. Sa essere uno specchio il mare, capace di riflettere lo stato d’animo di chi lo osserva. Ostacolo e spinta di storie e genti.

Da Fixing n. 30

 
Di Simona (del 03/07/2011 @ 21:14:34, in I miei articoli su Fixing, letto 1907 volte)

C’è chi ama scrivere ma non trova ispirazione. C’è chi ha tante storie in testa, ma non sa da dove cominciare per buttarle giù o si blocca a metà strada. E c’è chi vorrebbe fare il grande salto che porta da scrivere a pubblicare, ma non sa da dove iniziare.
A Mare di Libri, festival dedicato alla letteratura per ragazzi che da poco si è svolto a Rimini, tre affermati scrittori italiani - Fabio Geda, Cecilia Randall e Beatrice Masini - hanno raccontato il loro modo di vivere e vedere la scrittura, dando indicazioni e consigli che possono tornare utili anche ad aspiranti scrittori.
Per l’autore di “Nel mare ci sono i coccodrilli”, Fabio Geda, scrittura e quotidianità sembrano creare un naturale intreccio. “Le mie storie nascono dalla mia vita, dal fare cose, dall’incontrare gente – rivela lo scrittore torinese – Ho lavorato come educatore occupandomi di disagio minorile per dieci anni e mi sono accorto che avevo vicino storie straordinarie, così ho cominciato a raccontarle. Mi sono scontrato con delle storie”. Esattamente come è accaduto con Enaiatollah Akbari, il ragazzo afghano protagonista del suo ultimo romanzo: l’autore lo ha conosciuto durante la presentazione di un suo precedente libro, sono diventati amici e a tre anni da quel primo incontro è uscito il libro.
Per Cecilia Randall, autrice della saga fantasy “Hyperversum”, scrivere significa invece creare mondi e personaggi fantastici, e mentre scrive ha un suo metodo per non incappare nel cosiddetto punto morto. “Comincio a scrivere dalla prima scena che mi viene in mente, che il più delle volte è il clou della storia, lo scontro – svela l’autrice - Mentre lavoro sui personaggi mi rendo subito conto se c’è uno sbocco. Se non c’è mi fermo e accantono la storia. Ma se l’entusiasmo rimane, allora vado avanti e faccio un riassunto con tutta la trama. Quando hai una trama da seguire non subisci più alcun blocco”.
Un aspirante scrittore però non cerca solo storie da raccontare, ma da pubblicare. Cosa occorre a un manoscritto per interessare un editore? Beatrice Masini, scrittrice amatissima – il suo “Bambini nel bosco” è stato il primo libro per ragazzi a rientrare nella rosa del Premio Strega – ma anche editor per la casa editrice Rizzoli, dà una risposta semplice e immediata: “Quello che cerchiamo in una storia è soprattutto l’onestà. Cerchiamo autori che conoscano quello di cui parlano”. C’è una particolare attenzione ai problemi di oggi, trattati con un linguaggio chiaro, con uno stile diretto, ma è anche importante che il dramma non dimentichi la speranza.”Oggi si ha molta voglia di storie con un lieto fine – spiega Beatrice Masini – C’è bisogno di tirare un sospiro di sollievo, perché la realtà è già troppo drammatica”.

Da Fixing n. 26

 
Di Simona (del 19/06/2011 @ 08:00:47, in I miei articoli su Fixing, letto 1277 volte)

 

Domenica 19 giugno. Ultimo giorno di Mare di Libri. Qualcuno potrebbe immaginare stand che cominciano a essere sbaraccati. Tanti ospiti e amici già con un piede sul treno. Ma se avete l’idea di un ultimo giorno fiacco e sottotono, dovrete ricredervi guardando il programma di oggi.
La domenica mattina del Festival riserva subito una vera e proprio chicca: l’incontro con Anna Fine, scrittrice inglese conosciuta in tutto il mondo, nonché autrice di “Mrs. Doubtfire” che al cinema aveva il volto di Robin Williams (Sala dell’Arengo, 11.30). E se Anna Fine parlerà di famiglia, l’autrice scandinava Seita Parkkola affronterà il tema dellascuola (Castelsismondo ore 10), Giuseppe Brillante quello dell’ecologia (Sala degli Archi, ore 10) e Telmo Piovani con Federico Taddia quello dell’evoluzione (Sala del Giudizio del Museo, ore 11.30).
Atmosfera decisamente anni Settanta quella che si respirerà con Sofia Gallo, che racconterà ai ragazzi di oggi le passioni, i contrasti e i viaggi di un adolescente di allora (Sala del Giudizio del Museo, ore 16.30).
Due debutti importanti quelli che verranno presentati alla Sala degli Archi, alle 18, protagoniste saranno Barbara De Gregorio e Gaya Rayneri,autrici rispettivamente di “Le giostre sono per gli scemi” e “Pulce non c’è”.
Una “Smisurata preghiera” concluderà la quarta edizione di Mare di Libri. Uno spettacolo, un libro, un concerto tutto in un solo evento tributo a Fabrizio De Andrè, con Massimiliano Lepratti, musicista e autore del libro “De André in classe” accompagnato da Marco Belcastro e Roberto Benatti (Teatro degli Atti, ore 21).

Da San Marino Fixing

 
Di Simona (del 18/06/2011 @ 08:00:08, in I miei articoli su Fixing, letto 1342 volte)

L’unità d’Italia, lo stato di salute del fantasy e tante tematiche contemporanee non lasceranno tempo per la noia a chi accorrerà a Mare di Libri sabato 18 giugno, la difficoltà sarà semmai scegliere tra i tanti incontri.
Ne segnaliamo soltanto alcuni, di questo intenso programma.
Lia Levi e Bruno Tobia parleranno di Giuseppe Garibaldi, prendendo spunto dai loro libri, per raccontare il fascino e il coraggio di questo uomo e delle sue imprese ai ragazzi dagli 11 anni. Ma non sarebbe male vedere anche qualche adulto in platea perché di eroi così non se ne sa mai abbastanza (Sala dell’Arengo, ore 10). Stessa ora, ma luogo e tematica diversa quella che verrà affrontata alla Sala del Giudizio del Museo, dove Fabio Geda e Antonio Ferrara racconteranno le storie difficili di ragazzi che hanno conosciuto la realtà del carcere minorile ma che anche grazie ai loro istruttori non hanno perso la voglia di sperare, ricominciare r riparare.
“E non finisce mica il fantasy” è il titolo dell’evento che attraverserà questo genere letterario che racchiude in sé mille mondi, tra modelli immortali, idee di oggi e aspettative future, di cui parleranno Luca Tarenzi, Maurizio Temporin e Luca Crovi (Sala degli Archi, ore 15).
L’etica della scienza è il grande tema affrontato in “The frozen boy”di Guido Sgardoli, che leggerà alcuni stralci del suo libro accompagnato dal pianoforte all’Istituto Musicale Lettimi (ore 18). L’Europa dell’Est al tempo dei regimi comunisti accomuna Vanna Vannuccini, autrice di “Al di qua del muro. Berlino 1989” e Pierdomenico Baccalario, autore di “Lo spacciatore di fumetti” (Sala dell’Arengo, ore 18).
Bisognerà invece aspettare le 23 e recarsi al Ponte di Tiberio per immergersi nella notte del festival, “Sulle tracce del Divoratore”. Un appuntamento riservato ai più temerari, per scoprire il lato misterioso – e alquanto inquietante – di questa città dall’apparenza solare ma che assume tinte ben diverse ne “Il divoratore” romanzo – e vero e proprio caso editoriale - della riminese Lorenza Ghinelli.

Da San Marino Fixing

 
Di Simona (del 17/06/2011 @ 15:12:42, in I miei articoli su Fixing, letto 1444 volte)

 

Manca pochissimo al taglio del nastro di Mare di Libri, il festival dei ragazzi che leggono, in scena nel centro storico di Rimini dal 17 al 19 giugno.
Una rassegna annunciata su Facebook da un vero e proprio calendario dell’avvento, che ogni giorno proponeva ad amici e fan piccoli estratto dai libri presenti al festival. E stralcio dopo stralcio, il gran giorno è arrivato portando con sé grande fermento nella città, ma soprattutto grande emozione e aspettative tra i ragazzi che finalmente potranno incontrare i loro idoli e scoprirne magari di nuovi.
“Un eroe del nostro tempo” inaugurerà il festival: l’evento dedicato a Giovanni Falcone vedrà protagonisti Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso nella strage di Capaci,e Luigi Garlando autore di “Per questo mi chiamo Giovanni”, presentati dal giornalista Carlo Annese (venerdì 17 giugno, ore 15, Teatro degli Atti). Sempre nel pomeriggio di oggi si svolgerà l’unico incontro interamente rivolto agli adulti, “Ti racconto il presente”, una tavola rotonda dedicata alla capacità che la narrativa per ragazzi odierna deve avere di raccontare la realtà, affrontando anche le storie più tragiche, più scomode, senza trascurare la sensibilità e la passione dei loro giovanissimi interlocutori. Interverranno Anna Antoniazzi, Paola Capriolo, Fabio Geda, Beatrice Masini (Sala dell’Arengo, ore 17). Un appuntamento rivolto ai ragazzi ma che potrebbe ottenere un grande successo anche tra chi ragazzo non lo è più da un bel po’ è “Capitano, mio Capitano!”, dove l’esperto di letteratura per ragazzi Antonio Faeti e l’illustratore Fabian Negrin si confrontano sulla figura e l'opera del sempre amatissimo Emilio Salgari (Castel Sismondo, ore 16.30).
Grande attesa per lo spagnolo Jordi Sierra i Fabra e il suo “Kafka e la bambola viaggiatrice” (Museo della Città, Sala del Giudizio, ore 18), e per la nostrana Cecilia Randall, l’autrice della saga “Hyperversum” e di “Gens Arcana”, un fantasy ambientato nella Firenze di Lorenzo il Magnifico (cortile della biblioteca, ore 18).
E tra cacce al tesoro, aperitivi con gli autori e mostre, la prima giornata del festival si concluderà con un reading – o meglio, una maratona di lettura – a tutto fantasy nel suggestivo cortile di Castelsismondo (ore 22.30). Tutti “Stregati dalla luna” in attesa di un altro giorno a Mare di Libri.

Il programma completo dell'evento lo trovate qui

Da San Marino Fixing

 

La Storia antica non si impara solo su manuali e annali. La Storia a volte diventa un romanzo. E quando l’autore ama l’epoca di cui scrive, quando l’autore conosce benissimo il tempo di cui scrive, si può permettere di inventare personaggi, mettere in primo piano situazioni marginali – fittizie o indimostrabili ma che potevano esistere tra le innumerevoli pieghe della grande storia - e attraverso piccole fantasie farci entrare nello spirito dell’epoca, nella sua ideologia, nel suo dramma più profondo, per dimostrare a tutti che la storia non è una placida lista di eventi accaduti troppo tempo fa.
L’Anabasi di Senofonte può trasformarsi da fucina di versioni di greco, da far tradurre agli studenti del classico, a una grande avventura piena di passioni e intrighi, se si pensa che all’epoca di Ciro - e dei tremila mercenari da lui assoldati - Senofonte aveva vent’anni, era bello come un dio greco, capace di innamorarsi perdutamente, di combattere senza risparmiare una goccia di sangue, ed era anche capace di tradire, miseramente. Ed è così che lo racconta Valerio Massimo Manfredi che con L’armata perduta riscrive l’Anabasi con uno stile leggero, quasi cinematografico, e la riscrive per mano di una donna che in una notte decide il suo destino, lascia tutto per seguire Senofonte senza nemmeno sapere la sua lingua, e lo accompagna e lo sostiene fino alle estreme conseguenze. L’Anabasi diventa così un viaggio epico, testimonianza di un mondo, di una maniera di vivere e scegliere, che coinvolge anche chi con la Storia ci ha sempre litigato. Il fascino della Storia non è contenuto nella guerra, non si placa nei patti e nelle alleanze. Il fascino della Storia non è solo nelle sue conseguenze, nei suoi modelli, ma anche nelle sue intenzioni, nei suoi imprevedibili risvolti, nella sua umanità. La Storia ci racconta che ci sono stati giorni in cui un milione di persiani erano polvere davanti a trecento spartani se a comandare i trecento c’era Leonida. La battaglia delle Termopili è un’impresa che mozza il fiato e non è meno potente se contenuta in un buon romanzo invece che in un saggio. Ne Le porte di fuoco Steven Pressfield non tradisce il suo valore storico ma con un sapiente intreccio tra verità storica e fiction ne sottolinea l’eccezionale portata, rendendola fruibile e permettendo di coglierne il profondo valore anche a chi non è mai stato un appassionato di storia. Perché la Storia è di tutti, anche di chi non ricorda le date, anche di chi non deve insegnarla, anche di quelli che non sono obbligati a studiarla.

Da Fixing n. 22

 
Di Simona (del 10/05/2011 @ 20:36:33, in I miei articoli su Fixing, letto 1343 volte)

I libri sanno cosa sia la realtà. Si servono di idee, storie, indagini per mostrare l’andamento di un tempo sempre più confuso: il nostro. Forse è sempre stato così. Forse non esiste nulla di più difficile da comprendere di quello che si sta vivendo. Eppure bisogna tentare. Solo capendo – comprendendo, come in un grande abbraccio – si può davvero risolvere. O meglio, si può intraprendere un cammino che porti alla soluzione. Non è quindi un caso che uno dei temi portanti del 24° Salone internazionale del libro di Torino – in programma al Lingotto dal 12 al 16 maggio - sia il “futuro prossimo”, ovvero “questioni irrisolte che richiedono analisi rigorose”.
Giornalisti, scrittori, filosofi affronteranno i grandi punti interrogativi che segnano (e sfregiano) la contemporaneità, nel tentativo di capire l’oggi e dall’oggi partire per una semina di nuovi gesti e nuove consapevolezze, che daranno frutto domani.
Il procuratore antimafia Pietro Grasso parlerà di crimine organizzato, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo – autori di “Vandali. L’assalto alle bellezze d’Italia” (Rizzoli) punteranno i riflettori sulle ombre nella gestione dei beni culturali, mentre Lorenzo Pinna partendo dal suo “Autoritratto dell’immondizia” (Bollati Boringhieri) affronterà la scottante questione dei rifiuti. Ma non solo, ci saranno incontri dedicati alla scuola con Paola Mastrocola (autrice di “Togliamo il disturbo”, Guanda), alla situazione degli operai nei tempi della crisi con il giornalista Antonio Sciotto, all’immigrazione con il magistrato Paolo Borgna (autore di “Clandestinità”, Laterza), e alla fuga dei cervelli con il sociologo canadese Derrick De Kerckhove, a testimonianza di una cultura che non vive sospesa in una torre d’avorio ma che impasta le sue mani nella realtà per indagare, informare, proporre spunti di riflessione e per non permettere a nessuno di poter dire “ma io non lo sapevo”.
Le tematiche messe in gioco dal Salone del libro non riguardano solo i lettori più o meno accaniti, non riguardano un circolo eletto di intellettuali, né si rivolgono a vecchi dandy nostalgici dal vocabolario forbito. Queste tematiche riguardano tutti, per il semplice fatto di essere membri di una società caratterizzata – inevitabilmente – anche da queste problematiche.
Leggere non significa solo appassionarsi a un romanzo. Leggere significa appassionarsi alla realtà, sentirsi parte della realtà, e procurarsi gli strumenti giusti – conquistare un nuovo modo di pensare e agire - per arrivare un giorno a cambiarla questa realtà.

Da Fixing n. 18

 
Di Simona (del 13/04/2011 @ 15:35:28, in I miei articoli su Fixing, letto 1910 volte)
Nell’ultimo mese sono stata molto a scuola. In particolare, un laboratorio di scrittura creativa mi ha riportata alle elementari.
Tutto ha avuto inizio con un articolo scritto per Fixing, dedicato agli anziani nel mondo della letteratura. Un articolo che ha spinto una maestra di Cattolica a contattarmi per un laboratorio dedicato alla memoria e ai suoi custodi a noi più vicini, i nostri anziani, i nonni dei bambini.
Nel caso qualcuno avesse dei dubbi, confermo che a scuola si va sempre per imparare qualcosa, anche quando non hai più l’età per essere uno scolaretto, e anche quando stai dalla parte opposta della cattedra rispetto a quando avevi nove anni. E se le maestre sono la guida dei bambini, i bambini sono gli insegnanti di tutti i maggiorenni che entrano in classe. E devo ammettere che il più delle volte sono insegnanti spassosi, perché se non fosse per loro certe realtà rimarrebbero del tutto sconosciute a noi adulti. Se non fosse per loro non avrei scoperto che ci sono nonni più saggi di google. Ci sono anziani che – per il solo fatto di essere anziani – non possono avere difetti. Ci sono persone uniche come tesori in fondo al mare. Ma soprattutto ci sono bambini con una grande voglia di raccontarsi, perché a volte anche se si è molto giovani si hanno già storie importanti sulle spalle e nel cuore, e sarebbe un peccato non metterle nero su bianco, perché una volta adulti quegli stessi ricordi avranno altre sfumature, altri contorni. Crescendo si rischia di dimenticare con quali occhi si guardava il mondo da bambini, e si perde per sempre cosa pensavamo di nostro nonno, e cosa combinava di buffo la nonna. La donna che è stata bambina non si ricorda più di quando il nonno la chiamava amore della mia vita e non si ricorda della risatina che le scappava quando la nonna la incolpava dei piccoli pasticci che lei – e non la bambina – faceva in cucina.
E il bambino diventato uomo si dimentica di quanto fosse divertente stare steso sul divano col babbo e la mamma a guardare il nonno che imitava Fantozzi, tirandosi i pantaloni su su fin quasi alle ascelle. Nello stesso modo si perdono i racconti dei nonni, che sono una memoria orale che non durerà per sempre, se non ci sarà qualcuno a tramandarla. Sono preziose le parole dei nostri anziani perché ci parlano di un tempo che noi non abbiamo conosciuto e che - anche se possiamo leggerlo sui libri - acquista tutto un altro sapore quando a descrivercelo è chi lì c’era per davvero. I ricordi dei nonni sono testimonianze di un mondo che non abbiamo vissuto. I ricordi di un bambino sono il seme di un futuro che non possiamo prevedere. La scrittura non può modificare il passato e non può salvaguardare il futuro, ma può ricordarci chi siamo stati per un certo periodo e chi ci ha accompagnati per un tratto del viaggio. Azioni e conclusioni, poi, non spettano alla penna.

Da Fixing n. 13
 
Di Simona (del 06/03/2011 @ 08:13:40, in I miei articoli su Fixing, letto 1505 volte)

Mi piacerebbe che una donna camminasse per strada stretta nel suo cappotto per il freddo, non per la paura.
Mi piacerebbe che una donna potesse tremare di felicità all’idea di avere una figlia, e non di terrore per quello che potrebbe capitarle.
Mi piacerebbe che una donna non fosse un filo d’erba in un fascio stantio, perché è quello che lei fa che definisce chi è, non quello che fanno gli altri. O le altre. E nemmeno quello che gli altri pensano o pretendono.
Mi piacerebbe che una donna credesse nell’ispirazione, credesse di essere ispirazione. Lei che può ispirare uomini e popoli, una famiglia o una generazione, e non come una musa immobile e distaccata, ma come chi per prima – e senza avere nulla in mano – sa accendere il fuoco e con sforzi da raffinata equilibrista sa mantenerlo acceso. Anche sotto gli sputi. Anche sotto gli anni.
Mi piacerebbe che una donna potesse essere libera di fare tutto – libera di essere e diventare - e in questa libertà scegliesse sempre la dignità.
Mi piacerebbe che una donna non fosse un’imitazione del maschio. Ma mi piacerebbe anche che fosse molto di più di una femmina.
Mi piacerebbe che in ogni donna abitasse una determinazione e una forza che non dimenticano mai la dolcezza, che preserva la sua più profonda bellezza.
Mi piacerebbe che una donna sapesse accadere, come accadono le stagioni e le imprese storiche, che cominciano così piano, così da lontano, che quasi non te ne accorgi, che quasi non le prendi in considerazione, ma intanto accadono, lavorano e vivono, e trasformano, e si trasformano.
E un po’ mi dispiace. Mi dispiace per tutti quelli che non ci credono, per quelli (e quelle) che non credono che una donna possa essere poi questa gran cosa, per quelli che non credono che in una donna viva questa gran volontà, questo vivo desiderio, per quelli che di una donna non colgono i silenzi, gli sguardi accesi e poi subito quieti, il suo fare nascosto a occhi ciechi, il suo fare perpetuo a occhi onesti. Mi dispiace. Mi dispiace perché anche se loro non ci credono, le donne accadono e dopo nulla sarà più come prima.

 

Da Fixing n. 9

Si parla così tanto di donne in questo periodo, che sinceramente non credo che qualcuno sentisse l’esigenza di un nuovo – ennesimo - articolo. Ma poi ho pensato che l’8 marzo è la festa delle donne, e ancora di più ho pensato che il 17 marzo si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia e il mio pensiero è andato chiaramente a Garibaldi, ma ancora di più ad Anita, eroina del Risorgimento, ma soprattutto una donna come poche al mondo. E allora ci tenevo a sottolineare che la categoria di “donne come poche al mondo” non si è esaurita con la sua morte nel 1849. Il mondo è andato avanti. E così le sue donne.


 

 
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15/12/2018 @ 08:35:29
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