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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 01/07/2009 @ 19:47:27, in Laboratori e Incontri, letto 1165 volte)

Nello scorso anno accademico sono stata contatta dal Circolo Didattico di Cattolica per incontrare le classi di terza elementare, all’interno di un progetto dedicato alla loro città. Insieme ai ragazzi delle scuole di Carpignola e di Piazza della Repubblica, abbiamo così inventato quattro storie fantastiche: “Bettiluce ovvero come è nata la Fontana delle Sirene a Cattolica”, “La strada nascosta (un viaggio in una Cattolica primitiva)”, “Il segreto di Cattolica (una caccia al tesoro tra le vie della città)” e “La mia città sulle nuvole (una Cattolica da favola sospesa nel cielo).” Insieme alle proprie insegnanti, i bambini hanno poi riunito le loro leggende in un libricino intitolato “CATTOLImitiCA” che riporta questo commento delle maestre: “Simona è entrata nelle classi e ha lavorato con i ragazzi, facendo scaturire dalla loro creatività una Cattolica particolare, immaginata e immaginifica”.
Qui di seguito una delle storie



BETTILUCE ovvero COME È NATA LA FONTANA DELLE SIRENE
Progetto in collaborazione con Simona B. Lenic

Tanto tanto tempo fa, in un’epoca in cui ancora non esistevano il tempo e lo spazio, c’era un’antica città chiamata Bettiluce. A Bettiluce non esistevano palazzi e nemmeno le case, al loro posto c’erano tante conchiglie enormi del colore del sole e delle nuvole, ma anche delle perle. Queste splendide conchiglie erano a forma di “C” come se fossero delle poltrone un po’particolari, perché era lì che gli abitanti di Bettiluce erano soliti sedersi o dormire. Ma il posto più speciale del paese era una fantastica fontana a strisce d’oro e d’argento, che sorgeva al centro di una grande piazza fatta di zaffiri e rubini luccicanti. In questa grande piazza così splendente vivevano fate, maghi e principi. La loro vita era meravigliosa ma avevano un grande limite: non potevano uscire dalla piazza fatata altrimenti sarebbero diventati dei semplici esseri umani. E questo era proprio ciò che voleva la vecchissima Tartaruga tutta verde e rugosa che comandava su tutta la città ma non aveva potere sulle fate e sui maghi, ed era così invidiosa della loro felicità ed era così arrabbiata di non poter comandare su di loro, che un bel giorno si chiuse nel suo guscio un po’ magico e cominciò a roteare su se stessa, come una palla da bowling, contro fate, maghi e principi, tentando di spingerli fuori dalla loro piazza. Tutti scapparono e volarono, ma ahimè la Tartaruga riuscì nel suo crudele intento, spingendo fuori dal cerchio fatato proprio la più splendente delle creature, la Regina delle fate.
Una volta fuori dalla piazza, la Regina divenne una donna e senza più ali e magie camminò triste e sola per le strade di asfalto di Bettiluce, fino a raggiungere il mare dove sapeva vivevano i suoi amici pesci.
“Regina, non disperare! Tu credi che solo il tuo mondo incantato sia bellissimo ma è perché non conosci altro!” le spiegò un pesciolino piccolo piccolo.
“Noi per esempio siamo felicissimi di vivere nel mare, qui è uno spettacolo!” aggiunse un pesce un po’ più grosso. Allora la Regina guardò bene la distesa che aveva davanti a sé e vide che il mare aveva tutti i colori più belli – racchiudeva in sé il blu, il verde, ma anche l’oro dei raggi del sole, l’argento riflesso dalla luna - e brillava anche più della piazza di zaffiri e rubini.
“Vieni a vivere qui con noi!” la pregarono i suoi amici pesci e senza esitare la Regina si buttò nel mare. I pesci la portarono con loro nel regno più profondo della acque e innalzarono un canto per trasformarla da essere umano a sirena. Il canto dei pesci era così bello e potente che lo sentirono anche le fate, i maghi e i principi, e non riuscendo a resistere alla bella melodia e al desiderio di rivedere la loro Regina, uscirono tutti dalla piazza incantata e si gettarono nel mare per diventare sirene e tritoni e vivere felici in un mondo tutto blu.
La vecchissima Tartaruga tutta verde e rugosa non stava più nel guscio dalla gioia quando vide tutte quelle fate andarsene via: credeva che senza quelle creature magiche tra i piedi - pardon, tra le zampe - finalmente la bella piazza incantata sarebbe stata solo sua. Pensava quindi di poter comandare anche lì, su zaffiri e rubini, in mezzo all’oro e all’argento. Non sapeva quanto si sbagliava! Ben presto dovette accorgersi che tutte quelle gemme e quei metalli preziosi stavano pian piano sbiadendo, per trasformarsi in granito duro e grigio come la tristezza. La fantastica fontana e la città di Bettiluce sentivano così tanto la mancanza di fate e principi da diventare opache e senza colore. La vecchissima Tartaruga si stancò subito di comandare su un paese così grigio e se ne andò prima che la tristezza colpisse anche lei. Allora la Regina delle fate – che nel frattempo era diventata Regina delle Sirene - decise di donare un po’ di allegria al paese mandando ad abitare nella bella fontana quattro sirene di granito, così gli abitanti di Bettiluce vennero a sapere che le fate non erano sparite ma si erano solo trasformate, erano ancora vicino a loro ma stavano nel mare invece che nella piazza. Inoltre, la Regina fece scorrere nella fontana tanta tanta acqua salata in segno di amicizia e alleanza tra il popolo di Bettiluce e il popolo del mare. Ma non si dimenticò di sistemare accanto alla bellezza delle sirene e alla vivacità dell’acqua anche delle piccole tartarughe, per ricordare la vecchissima Tartaruga che voleva comandare su tutti e che non fece altro rafforzare l’amicizia tra Bettiluce e il mare.

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Di Simona (del 01/07/2009 @ 19:43:32, in Laboratori e Incontri, letto 1112 volte)
Al laboratorio “Parole e fantasia” che ho tenuto all’associazione culturale Laboratorio di Myriam di Rimini, io e i bambini ci siamo cimentati in un vero e proprio telegiornale.
Ogni bambino aveva un ruolo ben preciso: chi leggeva le notizie in studio, chi faceva l’inviato di sport o cronaca e anche chi leggeva le previsione del tempo.
Il titolo lo hanno scelto i ragazzi e dato che si trattava di un telegiornale di sole buone notizie hanno deciso di chiamarlo “Tg 6 Contento”.
Un grazie speciale a Loris Pironi, giornalista professionista e direttore del settimanale Fixing che ha svelato qualche trucco del mestiere ai bambini, e a Maurizio “Muro” Vettraino che si è occupato di riprese, montaggio e riversamento su dvd.
Per maggiori informazioni simonalenic@libero.it
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Di Simona (del 01/07/2009 @ 19:36:54, in Laboratori e Incontri, letto 1103 volte)

Questa è la copertina di “Orange. Il mondo a colori” che i ragazzi hanno redatto al Laboratorio di Myriam, con il mio aiuto. A ognuno è stato assegnato un argomento, a seconda dei loro gusti e delle loro passioni, spaziando dalla cucina allo sport, dal cinema all’archeologia. Tutti insieme hanno scelto il titolo della rivista, curato una rubrica dedicata agli animali e compiuto una vera e propria intervista a un vignettista, per scoprire come nasce un fumetto.
Il risultato è stato un piccolo magazine “patinato” corredato di fotografie e dalla grafica divertente!
Un ringraziamento speciale a Loris Pironi, giornalista professionista e direttore del settimanale Fixing, che non solo è stato nominato direttore di Orange ma si è occupato anche dell’impaginazione.
Per maggiori informazioni simonalenic@libero.it

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Di Loris (del 30/06/2009 @ 20:45:30, in Laboratori e Incontri, letto 1274 volte)
Simona Bisacchi Lenic venerdì 10 luglio sarà a San Marino con il suo romanzo Setalux nell’ambito della rassegna di incontri con gli autori intitolata “L’albero delle foglie Vive”. Appuntamento alle ore 21.15 al Bar del Pattinaggio (fra i parcheggi 6 e 7). Per chi attende con ansia il nuovo libro ci sarà una piccola sorpresa…
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:29:35, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 2232 volte)
“Non posso dirvi altro.
Non è la mia battaglia, non più. Ma sarò sempre in ascolto”. E con la naturalezza con cui le foglie si staccano dagli alberi, il suo corpo divenne vento…

Per Sfaira la danza è più di una passione. È qualcosa che la mette in comunicazione con il mondo. Leon è nuovo in città, è un viaggiatore, un tipo tosto che sa adattarsi alle difficoltà. Joshua, invece, fa del fumetto la sua filosofia di vita. Si veste come un fumetto, trasforma le cose in un fumetto.
E poi c’è Matt con la sua aria misteriosa, la bellezza oscura e il sapere enciclopedico. Cosa mai avranno in comune quattro tipi così? Un arcano è al cuore della loro amicizia, un’antica leggenda che sembra perduta: il Setalux.
Dopo l’incontro con il vecchio Prometero, che li sprona a mettersi sulla via maestra dell’avventura, la vita dei quattro amici non sarà più la stessa. La loro missione è riportare in vita il Setalux; la loro missione è salvare le terre salate dal temibile Serparatur, l’Uomo-non-più-uomo, l’intenzione Pura che ha sedotto le menti degli Umbrusis, inquietante setta al suo soldo.
Tra avventure fantastiche e personaggi esilaranti, tra vecchie profezie e nuove minacce, i quattro ragazzi cresceranno diventando degli uomini consapevoli dei propri limiti e delle proprie abilità.
Una potente allegoria della società contemporanea in un viaggio fantastico e delicato come un soffio di vento d’estate.
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:28:59, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 1297 volte)
Prendete un libro per ciò che è, ovvero un dispensatore di emozioni. Ci si può perdere tra le sue pagine, fremere per i protagonisti di un romanzo, commuoversi per una storia. Ma si può anche andare oltre e godere del profumo inconfondibile della carta, accarezzare la liscia superficie delle pagine… Per alcuni invece la sensazione tattile è lo strumento della lettura, grazie al braille, l’alfabeto in rilievo studiato per i non vedenti.
La traduzione dei libri in braille offre anche l’opportunità a tutti di approcciarsi ai piaceri della lettura. L’importante però è che i libri vengano tradotti: tutto dipende dalla sensibilità degli autori e degli editori, perché l’opportunità di trascrivere nell’alfabeto in rilievo qualsiasi testo è garantita dalla stamperia Braille della Regione Toscana, l’unica pubblica in Italia.
Setalux, di Simona B. Lenic, è disponibile anche in braille.
“È un piacere poter scegliere quale libro leggere - afferma l’autrice - a seconda dei propri gusti, del momento o degli interessi personali. Ma di tutte le migliaia di libri che escono, solo una piccola parte viene tradotta in braille, il che significa togliere delle alternative di lettura ai lettori non vedenti. Ed è un vero peccato, un’occasione persa per comunicare”.
“Speriamo che altri autori ed editori – afferma Cecilia Trinci, della stamperia Braille di Firenze - rendano disponibili le loro opere per arricchire il catalogo della stamperia. La stamperia è regionale, ma le opere presenti nel catalogo sono a disposizione di tutti i non vedenti”.
Per informazioni e per avere a disposizione il catalogo, il numero telefonico della Stamperia Toscana è 055-4382800.
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:26:43, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 2305 volte)
Sfaira Evorìa_Il mio nome significa Sfera Celeste. Ci tengo un sacco a dirlo perché per quanto uno si guardi intorno non c’è nulla di più grande e bello del Cielo. Certo, io non sono bellissima… ma carina decisamente sì! E di grande in me c’è giusto l’amore per la danza e per i miei amici, per il resto ho un fisico piuttosto secchino e una ancor più magra voglia di studiare. Insomma, sono una ragazza come tante: adoro piacere ma non a costo di star zitta, non vado d’accordo con i genitori, e – soprattutto - non sarò mai perfettina e alla moda come loro mi vorrebbero. Però, a differenza delle ragazze della mia età io non ho un’amica del cuore… È che a quindici anni sembra obbligatorio cercare un fidanzato! Quelle che conosco non fanno altro, e pensano che io sia strana perché per essere felice mi basta parlare con Joshua e Matt, danzare e magari farmi un bagno al mare. Pensano che io sia strana perché io credo sia possibile essere felici. Da queste parti non ci crede praticamente più nessuno. Qui sono tutti interessati ad avere qualcosa più degli altri, qualcosa che ti possano invidiare, non so, un bel vestito, un motorino nuovo, il ragazzo… Ma la felicità - dato che non ci credono - nessuno te la invidia. Forse è per questo che mi sembra di essere sempre un po’ fuori dal mondo. Come se il mondo fosse una foto di classe in cui io sono nascosta dal compagno spilungone: tutti sono convinti che io ci sia ma io non mi vedo.
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:25:39, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 1652 volte)
Joshua Grimm_Ammettiamolo, non è che guardandosi intorno ci sia granché da ridere. E non mi riferisco solo alla guerra. O meglio, non solo a quella che si combatte a colpi di iàstoriz. Il fumo invisibile che ti perfora la dignità, per lasciarti trapassare – o morire, come qualcuno insiste a dire - nel rimpianto e nel senso di colpa, è solo uno dei tanti modi in cui si uccide. Anche quei variopinti pacifisti - tutti scritte e urlettini - non so se non hanno mai fatto soffrire qualcuno. Non sono certo che non abbiano mai lacerato il cuore a una tipa, che non abbiano mai picchiato di parole il vicino o mentito per mettersi in una buona luce a scapito di qualcun altro.
Il fatto è che viviamo in un marasma di terrorismo mentale e sentimentale ma i più preferiscono guardare la televisione. Del resto si affogano di CremaBrilla, pur sapendo che è fatta con caccole di alligatore sotto spirito. È che preferiscono non pensarci.
Agghiacciante, direte voi! Sì, ma stimolante, vi dico io. Perché se la realtà non fosse così drammatica forse non avrei intrapreso con tanta determinazione la mia missione.
Una missione non da ridere… Ma da divertirsi sì! Il mio scopo nell’esistenza è rendere questo mondo un fumetto.
Cerco di disegnarlo come voglio. Quando però la situazione assume una forma che non avevo previsto - e che proprio non mi piace - faccio una smorfia, due versi idioti e passo alla vignetta successiva. Certo, non è che il problema si risolve, ma almeno mi sono fatto una sana risata. O qualcuno se l’è fatta grazie a me.
Il fumetto è un posto dove se ti cade un camion sulla testa non ti fa male, ti lascia la faccia un po’ sbilenca magari, ti compare un enorme SCRASH tutto intorno, ma nella vignetta dopo, se la matita vuole, sei già in piedi per una nuova avventura. E la mia matita vuole. È una di quelle buone. Una matita pazzesca, che mi permette di non rimanere intrappolato in un fumetto che non mi piace. E questo mondo - con tutte le sue insicurezze e quel viscerale desiderio di potere - è il peggior fumetto che l’essere umano abbia mai partorito.
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:16:14, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 1594 volte)
Leon Flumeni_Spostarmi continuamente mi ha insegnato che il bello del viaggio è riuscire a gioire di tutto ciò che accade, per quanto imprevedibile. Una volta io e i miei siamo arrivati a Città di Fiammelle in bermuda e canottiera convinti che facesse caldo, per scoprire poi che era tutta coperta di neve e il cielo era una lastra di ghiaccio. Non vi dico il freddo ma se invece di adattarci avessimo passato il tempo a lamentarci non avremmo mai scoperto l’acqua freddissima ricoperta di fiammelle di fuoco: una meraviglia!
Il fatto è che si è sempre così presi a considerare strano tutto quello che non ci aspettiamo, da non capire quanto sia interessante.
Odio chi non lo capisce. È una di quelle cose che mi fanno arrabbiare da matti.
Gec e Layla mi dicono sempre che sono troppo impulsivo, che non posso prendermela ogni volta che qualcuno ragiona come un pazzo in preda a convulsioni - a dir la verità, loro dicono semplicemente ogni volta che qualcuno la pensa diversamente da me - ma vedere un uomo adulto che si fa prendere dal panico perché il pranzo è pronto all’una invece che a mezzogiorno e mezzo o perché il vicino ha il balcone più grande del suo mi fa venire da piangere. Veramente mi fa venire da vomitare, ma Gec e Layla apprezzerebbero di più “piangere”. Sono dei genitori pazzeschi, dei maestri di vita. Mi fido ciecamente di loro ma non è sempre facile capirli e tanto meno seguirne l’esempio.
Mi mancheranno tantissimo. Ma avere una scuola e una classe uguale per tutto l’anno è un’esperienza che mi affascina.
L’imprevisto, ragazzi. Non sapere mai cosa ti aspetta ma sorridergli quando arriva!
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:13:31, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 1625 volte)
Matt Encauston_Inchiostro al posto del sangue.
Una stravaganza del destino. Un’eccentrica svista da nulla.
Da ridere.
Ma quanto può far ridere possedere tutta la conoscenza che un libro può darti? Nozioni. Leggi. Tecniche. Filosofie.
Tutto.
È un meccanismo pericoloso. Questo inchiostro, che annaffia il corpo, fa crescere pensieri maledetti: pensieri di onnipotenza.
Ai tempi degli scribi, c’erano uomini che usavano lo studio, la ricerca, per trovare risposte a quesiti enormi, importantissimi. Divoravano libri per nutrire la loro anima inquieta, alla ricerca di uno spirito da servire. Ma quella ricerca ben presto si staccò dall’anima per finire nella vanità. La conoscenza che proveniva dai libri non serviva più per ricercare. Era diventata un forziere dalle pareti troppo robuste per far filtrare la luce e così piene di orgoglio da far spuntare l’invidia.
A pochi interessava conoscere. Perché ormai l’importante era sapere più dell’altro. Le dita si consumavano tra i libri insieme agli sguardi. La mente era ormai serva dell’ambizione, ricompensata a suon di vanagloria.
Il loro sangue non abitava più un corpo reale, non vibrava più di gioia, non si scaldava d’amore, né si addolciva di frutta. Il loro sangue si nutriva solo di manoscritti. Di scienza.
Divenne denso, scuro, come l’umore che ti prende in certe mattine, quando ti accorgi di essere rimasto solo.
Finché un giorno la carne di quegli uomini venne invasa brutalmente dalla loro stessa scienza. Tutti quegli scritti, quelle dottrine, si ribellarono come se non avessero aspettato altro sin dalla prima pagina e iniziarono a mordere ferocemente quei corpi sciocchi per quanto colti. Morsi così profondi e tremendi da dissanguare le creature. Urla strazianti accompagnarono la carneficina, fino a quando anche l’ultima goccia di sangue cadde fuori. E fu in quei corpi prosciugati che la scienza prese dimora, impregnandoli come inchiostro su un pennino secco.
Si racconta che quei corpi si ripresero, continuarono a vivere, ma cosa avvenne dentro di loro non è dato saperlo. Non lo raccontarono. Mai.
Forse qualcuno cercò di redimersi, di farsi perdonare diventando un ponte tra scienza e uomo comune. Ma i più cercarono di trasformare quella sapienza oscura in potere personale per incantare gli altri, per rendere schiavo chi non capiva, servendosi di parole che invece di chiarire nascondevano.
Se dentro di loro ci fosse ancora un’anima o anche solo un desiderio, se fossero ancora capaci di sentimenti o anche solo di ricordi, sono leggende. Opinioni. E ognuno crede a quella che preferisce. A quella che gli è più comoda.
Ma è certo che non tutte quelle creature morirono senza procreare.
Una stirpe nacque da quei corpi d’inchiostro. Una stirpe, come una maledizione senza fine. Per chi ne fa parte. Come me.
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