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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 10/09/2009 @ 10:50:48, in Letture e spettacoli, letto 1242 volte)
La creatività segue meccanismi misteriosi. Sa cogliere idee e vita anche da un luogo decadente e all’apparenza finito. Un luogo che sembra non aver più niente da fare se non richiamare lo sguardo attonito di chi non conosce la sua storia o la nostalgia di chi passando da lì ripensa a quando era giovane. La Colonia Bolognese, desolata e sola sul lungomare tra Rimini e Riccione, ha attirato l’attenzione della compagnia NNChalance, composta da Valeria Fiorini e Eleonora Gennari due danzatrici che - prendendo spunto da questo dinosauro architettonico - hanno creato la performance “Se nn ricordo male”. Una coreografia così speciale da conquistare la finale del concorso Giovani Danz’Autori (a Ravenna sabato 11 settembre nell’ambito del Festival Ammutinamenti) e da essere selezionata tra 50 compagnie nazionali per la Vetrina della Giovane Danza d'Autore (sempre a Ravenna il 18 settembre).

Come è nata questa performance?

“La Colonia Bolognese, questo luogo-simbolo dell’immaginario turistico della costa romagnola, ora abbandonato a se stesso, ha suggerito e ispirato la coreografia – sostiene Eleonora Gennari - Ci ha suggerito una storia inaccessibile, morta e da qui è cominciata la ricerca, lo scavare nella memoria per cercare tracce che richiamassero in vita quel luogo e scuotessero il corpo”.

Qual è stato il passaggio dall’idea alla danza?

“La nostra coreografia è la composizione di immagini, la fusione di nostre memorie con quelle del luogo da cui siamo partite – spiega Valeria Fiorini - Inizialmente ci siamo concentrate sullo spazio attraverso lavori di improvvisazione e questo via via si è trasformato in ‘piedi nello spazio’, piedi che disegnano sul pavimento parole all’occhio esterno incomprensibili, piedi che lasciano tracce… Il disequilibrio, l’inciampo ci sono stati suggeriti dai vari ‘ostacoli’ presenti nella Colonia, come vetri, sassi, escrementi. Il risultato finale è un monologo recitato a due voci, dove le parole rimangono invisibili sul pavimento mentre è il corpo a parlare”.

Il progetto scenico procede parallelamente ad un progetto video girato all’interno della colonia stessa, curato dal video-maker Matteo Conti e volto alla riqualificazione e utilizzo dei luoghi storici del nostro territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Di Simona (del 05/09/2009 @ 11:47:07, in I miei articoli su Fixing, letto 1252 volte)

“Non hai più fede nel tuo Dio, don Camillo?”
“L’anima è di Dio, i corpi sono della terra. La fede è grande, ma questa è una paura fisica. La mia fede può essere immensa, ma se sto dieci giorni senza bere, ho sete. La fede consiste nel sopportare questa sete accettandola a cuore sereno come una prova impostaci da Dio. Gesù, io sono pronto a sopportare mille paure come questa per amor Vostro. Però ho paura”.
Il Cristo sorrise. “Mi disprezzate?”.
“No, don Camillo, se tu non avessi paura, che valore avrebbe il tuo coraggio?”.

Da Don Camillo di Giovanni Guareschi (BUR)


Nessuno ci chiede di essere perfetti. Ma possiamo sforzarci di essere migliori. È lo sforzo, il tentativo, le lacrime e il sudore di cui parla Vecchioni, la sete di don Camillo, è l’impegno che ci mettiamo per diventare qualcosa di meglio che fa la differenza. E se lo sforzo non viene apprezzato, è lì che la fede in ciò che facciamo deve essere forte, per non demordere. Decidere di non rivolgere la parola a chi la pensa diversamente da noi è facile quanto rispondere veleno a una provocazione. Ma se per una volta provassimo a invertire parole e silenzio, se provassimo a parlare con chi la pensa diversamente da noi e a tacere davanti a una provocazione? Se il tentativo ci sembra difficile, pensiamo allora che tutto il tempo che impieghiamo a giudicare gli altri e cercare di cambiarli perché sbagliano, potremmo impiegarlo per guardare noi stessi e cercare di cambiarci perché sbagliamo.
da Fixing n. 32 - 2009

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Di Simona (del 05/09/2009 @ 11:37:44, in I miei articoli su Fixing, letto 1667 volte)

È incredibile quante persone ci possano essere dentro un solo nome. Roberto Vecchioni è un grandissimo cantautore. Un professore che racconta la sua immensa cultura con la delicatezza dei poeti. Ed è anche uno scrittore. Non è uno del mondo dello spettacolo che s’improvvisa narratore. No, lui sa scrivere davvero, e non solo canzoni. Ho avuto il piacere di intervistarlo e presentare con lui il suo “Scacco a Dio” (Einaudi).
“In questo libro Dio è depresso perché non capisce più gli uomini – racconta Roberto Vecchioni - Ha creato un Disegno per renderli felici ma loro lo rifiutano, vogliono essere altro, così allontanano la felicità. Dio allora interroga l’angelo Teliqalipukt, che ha vissuto con gli uomini e può riferire le storie di grandi personaggi come Oscar Wilde, Jfk, Catullo in una chiave per noi inaspettata. Ho reinventato le esistenze di questi uomini per raccontare che ci sono infinite possibilità di vita. Si può fare altro da quello che facciamo ogni giorno, andare oltre noi stessi, dipende da cosa scegliamo. Noi non siamo la domenica, il riposo, la quiete. Noi siamo il sabato, l’attesa, la preparazione, il darci da fare per il giorno di festa”.
Vecchioni racconta in modo semplice meccanismi sofisticati come il caso o la fede.
“La mia non è una fede piccina, imparata al catechismo. È una fede che è stata picchiata. Per quanto sembri una contraddizione sono un laico credente. Per me l’esistenza di Dio è provata dal Caso: questo qualcosa che sfugge alla legge di Causa-Effetto mi fa credere che esista Qualcuno di più grande. Anche nelle situazioni più drammatiche. L’ho provato quando mio figlio si è ammalato e mi chiedevo perché proprio lui. In questo momento di disperazione la mia famiglia si è riavvicinata, io mi sono innamorato di nuovo di mia moglie e lei di me: dal dolore è nato qualcosa di grande. Non posso sapere perché accadano certe cose, quello che mi è dato di vedere è solo un segmento di una retta infinita a me invisibile. Ma non vivo questa esistenza come un passaggio in attesa dell’al di là perché lo scopo è vivere qui e ora, giocarcela al meglio: lacrime e sudore hanno un valore enorme”.
Nell’angelo Teliq - che ha il compito di insegnare chi sono gli uomini ai piccoli immortali - sembra di rivedere un po’ il professor Vecchioni.
“A Teliq manca l’insegnamento, proprio come a me. Io cercavo di insegnare non solo a riconoscere un aoristo o un perfetto latino ma perché nel 2000, nell’era dell’inglese e di internet, studiare le lingue antiche aveva ancora senso: perché raccontano la meraviglia della parola, il suo importantissimo valore, che rischia di andare perduto. Spesso i ragazzi non sanno parlare, esprimersi. La poesia ha una potenza e una grandezza che non sta in un sms”.
I ragazzi vanno seguiti sin da bambini, e non solo dagli insegnanti.
“Quando stai da solo puoi fare quello che vuoi e pensare solo a te. Se stai con una persona, devi accettare che sei al 50%. E se nasce un figlio diventi al 25%. Non puoi fare un figlio e fare il dentista 12 ore al giorno. Entreranno meno soldi, ma lavorare fino a mezzanotte non è una questione di denaro ma di potere e questo è molto maschile: se non siamo qualcuno non siamo maschi. Ho detto no a tanti contratti per stare con la mia famiglia e non mi pento, perché solo così oggi posso dire di essere contento”.
Da Fixing n. 32 - 2009

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Di Simona (del 26/08/2009 @ 18:36:46, in Laboratori e Incontri, letto 1441 volte)
Ci mancava poco che la gente si sedesse sull’acqua. Prima che Vecchioni arrivasse per presentare il suo libro, la tensostruttura del Porto di Rimini era già stracolma e le persone si erano accovacciate ovunque tutto intorno, per terra, sui muretti, o erano rimasti in piedi proprio come a un concerto. E quando il professore è arrivato temevo che non sarei riuscita a salire sul palco di Moby Cult perché si era creato un muro umano intorno a lui… Provvidenziale l’intervento di Piero, fidato assistente di Vecchioni, che mi ha creato giusto giusto lo spazio in cui infilarmi per salire. L’applauso di più di 400 persone e un urlo su tutto: “Scrivi Vecchioni, scrivi canzoni, che più ne scrivi più sei bravo a far dané…”. Il verso di “Luci a San Siro” ha preceduto di un’oretta e mezza la sua effettiva esecuzione.
Vecchioni ha prima ascoltato la presentazione di Manola Lazzarini, ha profondamente apprezzato il commento di Pietro Caruso al suo libro, ha risposto come un poeta a tutte le mie domande e a quelle del pubblico. E dopo aver svelato il mondo che si racchiude in “Scacco a Dio”, che è poi il mondo che si muove e si agita in ogni essere umano, in modo più o meno consapevole, il professore si è avvicinato al microfono, ha preso la chitarra - che gli organizzatori avevano nascosto come una speranza dietro al cartellone rosa della manifestazione - e ha regalato due perle. Una perla è stata “Luci a San Siro”. La seconda perla è stata “Viola d’inverno”, canzone nata dopo il viaggio in una riserva degli Indiani d’America, dove ha scoperto che i grandi capi delle tribù quando stanno per morire sentono una musica, la sentono solo loro. Una musica li avvisa che il tempo su questa terra sta per concludersi. Loro così sanno che stanno per andarsene ma lo sanno solo loro. Non possono dirlo a nessuno, nemmeno alla loro famiglia, alla donna che amano. Vecchioni ha pensato a cosa avrebbe fatto se all’improvviso – da un momento all’altro – avesse sentito questa musica dell’addio. Ha pensato a cosa avrebbe fatto e ce lo ha raccontato in questa canzone…



L’intervista a Vecchioni la racconterò la prossima settimana, nella rubrica dedicata ai libri che esce su Fixing.
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Di Simona (del 25/08/2009 @ 17:14:03, in Laboratori e Incontri, letto 4130 volte)

Dopo la serata con Maria Rita Parsi, una serata speciale, in cui Maria Rita ha detto cose stupende... Davvero stupende... Insomma, dopo la serata con lei, questa sera tornerò a Moby Cult - al Porto di Rimini, alle 21.30 - per incontrare, presentare, intervistare Roberto Vecchioni e il suo "Scacco a Dio" (Einaudi).

"Il Disegno, quello che ho per la testa, è talmente indecifrabile da mettere alla prova persino le difese più forti: le speranza, i sogni. non potevo dare agli uomini, che poi sono io, io incarnato, un mondo di perpetue certezze e calme piatte esistenziali: sarebbe stata una morte da vivi, un aver finito prima di cominciare. Io conosco solo la retta che porta all'infinito, l'armonia ultima delle musiche che si van componendo: puoi forse misurare quella retta e capirne la direzione da un segmento? Puoi intendere la melodia finale da una, dieci, mille note sparse?"

Ecco, questa sera presenterò - insieme a Manola Lazzarini, direttrice artistica della rassegna, e Pietro Caruso, giornalista - un uomo che ha scritto un libro con dentro cose così. E che ha scritto canzoni come questa dedicata ad Alda Merini...

 



Se volete ci vediamo lì, altrimenti domani ve lo racconto.

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Di Simona (del 19/08/2009 @ 19:32:22, in Diario, letto 1233 volte)

Ciao Fernanda e grazie... 

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Di Simona (del 13/08/2009 @ 14:49:33, in Laboratori e Incontri, letto 1264 volte)
Ancora una serata a Moby Cult, la rassegna di incontri con l’autore al Porto Canale di Rimini. Questa sera farò da “testimonial” al mio amico Michele Marziani e al suo romanzo Umberto Dei, Biografia non autorizzata di una bicicletta, pubblicato da Cult Editore.
Il libro sta ricevendo parecchi apprezzamenti, e non solo tra gli amanti delle due ruote (a proposito, ho scoperto che ci sono in giro diversi cultori delle Umberto Dei, biciclette costruite per essere “superiori alle migliori”, come dicevano quando la pubblicità andava dritta al sodo). Al di là della storia, di cui non accenno nulla per non rovinare la sorpresa a chi non l’ha letto o a chi sarà con noi questa sera (e comunque qui c’è il blog di Umberto Dei), il libro offre momenti gustosi per gli appassionati di vini e cucina e spunti di riflessione sulla delicata questione dell’integrazione. L’inizio è previsto per le 21.30. Le mie prossime serate a Moby Cult saranno domenica 23 agosto con Maria Rita Parsi e martedì 25 con Roberto Vecchioni. Nel frattempo vi saluto tutti: dopo questa sera andrò un po’ al mare e un po’ sui colli, un po’ con il mio amore e un po’ con i nostri amici, un po’ a riposarmi e un po’ a prendere spunto per le mie prossime storie. Tornerò in tempo per le presentazioni e per le prove a teatro… Ma del teatro parleremo un’altra volta… Buon Ferragosto!
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Di Simona (del 09/08/2009 @ 12:21:36, in Laboratori e Incontri, letto 1202 volte)
Questa sera sarò alla rassegna "Moby Cult. Incontri con l'autore" sul Porto di Rimini. E per una volta non sarò l'intervistatrice dell'autore ospite, né presenterò il mio libro ma avrò il piacere di fare gli onori di casa, al posto della vera padrona di casa e direttrice artistica della manifestazione, Manola Lazzarini. Ne approfitto per dirti grazie della fiducia, Mano!
Il libro che verrà presentato è piuttosto impegnativo, si chiama "Plagiata. La mia vita nelle mani di un mago" di Claudia V. (Mondadori). Testimonial sarà la giornalista Lisa Tomari, vincitrice della sezione Premio Produzione del Premio Ilaria Alpi 2009 con il documentario “Libertà in esilio”.
Se avete - o avete avuto - la tentazione di rivolgervi a un presunto mago per qualsiasi problema o anche solo per curiosità, venite all'incontro di questa sera: credo vi passerà la voglia...
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Di Simona (del 01/08/2009 @ 09:24:47, in I miei articoli su Fixing, letto 1105 volte)
Loris ha fatto un capolavoro con i link! Provate a cliccare sulla copertina di "Sulla strada" e sul link di Jack Kerouac...
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Di Simona (del 31/07/2009 @ 15:15:51, in I miei articoli su Fixing, letto 1156 volte)
“Oh! più felice, quanto più cammino
mi era d'innanzi; quanto più cimenti,
quanto più dubbi, quanto più destino!”
Alexandros, da Poemi conviviali, Giovanni Pascoli
...

 “In qualche punto lungo il tragitto sapevo che ci sarebbero state
ragazze, visioni, tutto; in qualche punto lungo il tragitto mi sarebbe stata donata la perla”.
 
 
Non basta attraversare l’oceano per staccarsi dal proprio pianerottolo. Bisogna andare al di là delle abitudini, dei pregiudizi e di tutto ciò che crediamo di sapere senza aver conosciuto mai. Tra tante cattedrali, ci sono piccole chiese nascoste in strade senza nome. Ragazzi in kilt che si girano verso di te e ti sorridono da sotto la cornamusa. Piazze in cui la gente canta, ti dedica una canzone e se ne va. Ci sono paesaggi che nelle foto sembravano proprio belli, che dal vivo ti tolgono il fiato e il sonno. Ci sono colori, odori e gusti che ci devi affondare gli occhi, il naso e la lingua per credere che esistano davvero. Persone che non avresti mai sperato di incontrare e ponti altissimi che non avresti mai sospettato di attraversare. Ci sono vertigini, umidità, cieli di fuliggine. E strade troppo piccole per le macchine, troppo in salita per i piedi, troppo dolci per pensare che il mondo sia solo cattivo. Basta non fare progetti, dedicarsi al presente, al “qui e ora” degli antichi. Perché non c’è nulla di più eterno del momento che stiamo vivendo.

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