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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 05/09/2009 @ 11:47:07, in I miei articoli su Fixing, letto 1155 volte)

“Non hai più fede nel tuo Dio, don Camillo?”
“L’anima è di Dio, i corpi sono della terra. La fede è grande, ma questa è una paura fisica. La mia fede può essere immensa, ma se sto dieci giorni senza bere, ho sete. La fede consiste nel sopportare questa sete accettandola a cuore sereno come una prova impostaci da Dio. Gesù, io sono pronto a sopportare mille paure come questa per amor Vostro. Però ho paura”.
Il Cristo sorrise. “Mi disprezzate?”.
“No, don Camillo, se tu non avessi paura, che valore avrebbe il tuo coraggio?”.

Da Don Camillo di Giovanni Guareschi (BUR)


Nessuno ci chiede di essere perfetti. Ma possiamo sforzarci di essere migliori. È lo sforzo, il tentativo, le lacrime e il sudore di cui parla Vecchioni, la sete di don Camillo, è l’impegno che ci mettiamo per diventare qualcosa di meglio che fa la differenza. E se lo sforzo non viene apprezzato, è lì che la fede in ciò che facciamo deve essere forte, per non demordere. Decidere di non rivolgere la parola a chi la pensa diversamente da noi è facile quanto rispondere veleno a una provocazione. Ma se per una volta provassimo a invertire parole e silenzio, se provassimo a parlare con chi la pensa diversamente da noi e a tacere davanti a una provocazione? Se il tentativo ci sembra difficile, pensiamo allora che tutto il tempo che impieghiamo a giudicare gli altri e cercare di cambiarli perché sbagliano, potremmo impiegarlo per guardare noi stessi e cercare di cambiarci perché sbagliamo.
da Fixing n. 32 - 2009

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Di Simona (del 05/09/2009 @ 11:37:44, in I miei articoli su Fixing, letto 1597 volte)

È incredibile quante persone ci possano essere dentro un solo nome. Roberto Vecchioni è un grandissimo cantautore. Un professore che racconta la sua immensa cultura con la delicatezza dei poeti. Ed è anche uno scrittore. Non è uno del mondo dello spettacolo che s’improvvisa narratore. No, lui sa scrivere davvero, e non solo canzoni. Ho avuto il piacere di intervistarlo e presentare con lui il suo “Scacco a Dio” (Einaudi).
“In questo libro Dio è depresso perché non capisce più gli uomini – racconta Roberto Vecchioni - Ha creato un Disegno per renderli felici ma loro lo rifiutano, vogliono essere altro, così allontanano la felicità. Dio allora interroga l’angelo Teliqalipukt, che ha vissuto con gli uomini e può riferire le storie di grandi personaggi come Oscar Wilde, Jfk, Catullo in una chiave per noi inaspettata. Ho reinventato le esistenze di questi uomini per raccontare che ci sono infinite possibilità di vita. Si può fare altro da quello che facciamo ogni giorno, andare oltre noi stessi, dipende da cosa scegliamo. Noi non siamo la domenica, il riposo, la quiete. Noi siamo il sabato, l’attesa, la preparazione, il darci da fare per il giorno di festa”.
Vecchioni racconta in modo semplice meccanismi sofisticati come il caso o la fede.
“La mia non è una fede piccina, imparata al catechismo. È una fede che è stata picchiata. Per quanto sembri una contraddizione sono un laico credente. Per me l’esistenza di Dio è provata dal Caso: questo qualcosa che sfugge alla legge di Causa-Effetto mi fa credere che esista Qualcuno di più grande. Anche nelle situazioni più drammatiche. L’ho provato quando mio figlio si è ammalato e mi chiedevo perché proprio lui. In questo momento di disperazione la mia famiglia si è riavvicinata, io mi sono innamorato di nuovo di mia moglie e lei di me: dal dolore è nato qualcosa di grande. Non posso sapere perché accadano certe cose, quello che mi è dato di vedere è solo un segmento di una retta infinita a me invisibile. Ma non vivo questa esistenza come un passaggio in attesa dell’al di là perché lo scopo è vivere qui e ora, giocarcela al meglio: lacrime e sudore hanno un valore enorme”.
Nell’angelo Teliq - che ha il compito di insegnare chi sono gli uomini ai piccoli immortali - sembra di rivedere un po’ il professor Vecchioni.
“A Teliq manca l’insegnamento, proprio come a me. Io cercavo di insegnare non solo a riconoscere un aoristo o un perfetto latino ma perché nel 2000, nell’era dell’inglese e di internet, studiare le lingue antiche aveva ancora senso: perché raccontano la meraviglia della parola, il suo importantissimo valore, che rischia di andare perduto. Spesso i ragazzi non sanno parlare, esprimersi. La poesia ha una potenza e una grandezza che non sta in un sms”.
I ragazzi vanno seguiti sin da bambini, e non solo dagli insegnanti.
“Quando stai da solo puoi fare quello che vuoi e pensare solo a te. Se stai con una persona, devi accettare che sei al 50%. E se nasce un figlio diventi al 25%. Non puoi fare un figlio e fare il dentista 12 ore al giorno. Entreranno meno soldi, ma lavorare fino a mezzanotte non è una questione di denaro ma di potere e questo è molto maschile: se non siamo qualcuno non siamo maschi. Ho detto no a tanti contratti per stare con la mia famiglia e non mi pento, perché solo così oggi posso dire di essere contento”.
Da Fixing n. 32 - 2009

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Di Simona (del 26/08/2009 @ 18:36:46, in Laboratori e Incontri, letto 1357 volte)
Ci mancava poco che la gente si sedesse sull’acqua. Prima che Vecchioni arrivasse per presentare il suo libro, la tensostruttura del Porto di Rimini era già stracolma e le persone si erano accovacciate ovunque tutto intorno, per terra, sui muretti, o erano rimasti in piedi proprio come a un concerto. E quando il professore è arrivato temevo che non sarei riuscita a salire sul palco di Moby Cult perché si era creato un muro umano intorno a lui… Provvidenziale l’intervento di Piero, fidato assistente di Vecchioni, che mi ha creato giusto giusto lo spazio in cui infilarmi per salire. L’applauso di più di 400 persone e un urlo su tutto: “Scrivi Vecchioni, scrivi canzoni, che più ne scrivi più sei bravo a far dané…”. Il verso di “Luci a San Siro” ha preceduto di un’oretta e mezza la sua effettiva esecuzione.
Vecchioni ha prima ascoltato la presentazione di Manola Lazzarini, ha profondamente apprezzato il commento di Pietro Caruso al suo libro, ha risposto come un poeta a tutte le mie domande e a quelle del pubblico. E dopo aver svelato il mondo che si racchiude in “Scacco a Dio”, che è poi il mondo che si muove e si agita in ogni essere umano, in modo più o meno consapevole, il professore si è avvicinato al microfono, ha preso la chitarra - che gli organizzatori avevano nascosto come una speranza dietro al cartellone rosa della manifestazione - e ha regalato due perle. Una perla è stata “Luci a San Siro”. La seconda perla è stata “Viola d’inverno”, canzone nata dopo il viaggio in una riserva degli Indiani d’America, dove ha scoperto che i grandi capi delle tribù quando stanno per morire sentono una musica, la sentono solo loro. Una musica li avvisa che il tempo su questa terra sta per concludersi. Loro così sanno che stanno per andarsene ma lo sanno solo loro. Non possono dirlo a nessuno, nemmeno alla loro famiglia, alla donna che amano. Vecchioni ha pensato a cosa avrebbe fatto se all’improvviso – da un momento all’altro – avesse sentito questa musica dell’addio. Ha pensato a cosa avrebbe fatto e ce lo ha raccontato in questa canzone…



L’intervista a Vecchioni la racconterò la prossima settimana, nella rubrica dedicata ai libri che esce su Fixing.
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Di Simona (del 25/08/2009 @ 17:14:03, in Laboratori e Incontri, letto 3941 volte)

Dopo la serata con Maria Rita Parsi, una serata speciale, in cui Maria Rita ha detto cose stupende... Davvero stupende... Insomma, dopo la serata con lei, questa sera tornerò a Moby Cult - al Porto di Rimini, alle 21.30 - per incontrare, presentare, intervistare Roberto Vecchioni e il suo "Scacco a Dio" (Einaudi).

"Il Disegno, quello che ho per la testa, è talmente indecifrabile da mettere alla prova persino le difese più forti: le speranza, i sogni. non potevo dare agli uomini, che poi sono io, io incarnato, un mondo di perpetue certezze e calme piatte esistenziali: sarebbe stata una morte da vivi, un aver finito prima di cominciare. Io conosco solo la retta che porta all'infinito, l'armonia ultima delle musiche che si van componendo: puoi forse misurare quella retta e capirne la direzione da un segmento? Puoi intendere la melodia finale da una, dieci, mille note sparse?"

Ecco, questa sera presenterò - insieme a Manola Lazzarini, direttrice artistica della rassegna, e Pietro Caruso, giornalista - un uomo che ha scritto un libro con dentro cose così. E che ha scritto canzoni come questa dedicata ad Alda Merini...

 



Se volete ci vediamo lì, altrimenti domani ve lo racconto.

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Di Simona (del 19/08/2009 @ 19:32:22, in Diario, letto 1149 volte)

Ciao Fernanda e grazie... 

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Di Simona (del 13/08/2009 @ 14:49:33, in Laboratori e Incontri, letto 1208 volte)
Ancora una serata a Moby Cult, la rassegna di incontri con l’autore al Porto Canale di Rimini. Questa sera farò da “testimonial” al mio amico Michele Marziani e al suo romanzo Umberto Dei, Biografia non autorizzata di una bicicletta, pubblicato da Cult Editore.
Il libro sta ricevendo parecchi apprezzamenti, e non solo tra gli amanti delle due ruote (a proposito, ho scoperto che ci sono in giro diversi cultori delle Umberto Dei, biciclette costruite per essere “superiori alle migliori”, come dicevano quando la pubblicità andava dritta al sodo). Al di là della storia, di cui non accenno nulla per non rovinare la sorpresa a chi non l’ha letto o a chi sarà con noi questa sera (e comunque qui c’è il blog di Umberto Dei), il libro offre momenti gustosi per gli appassionati di vini e cucina e spunti di riflessione sulla delicata questione dell’integrazione. L’inizio è previsto per le 21.30. Le mie prossime serate a Moby Cult saranno domenica 23 agosto con Maria Rita Parsi e martedì 25 con Roberto Vecchioni. Nel frattempo vi saluto tutti: dopo questa sera andrò un po’ al mare e un po’ sui colli, un po’ con il mio amore e un po’ con i nostri amici, un po’ a riposarmi e un po’ a prendere spunto per le mie prossime storie. Tornerò in tempo per le presentazioni e per le prove a teatro… Ma del teatro parleremo un’altra volta… Buon Ferragosto!
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Di Simona (del 09/08/2009 @ 12:21:36, in Laboratori e Incontri, letto 1147 volte)
Questa sera sarò alla rassegna "Moby Cult. Incontri con l'autore" sul Porto di Rimini. E per una volta non sarò l'intervistatrice dell'autore ospite, né presenterò il mio libro ma avrò il piacere di fare gli onori di casa, al posto della vera padrona di casa e direttrice artistica della manifestazione, Manola Lazzarini. Ne approfitto per dirti grazie della fiducia, Mano!
Il libro che verrà presentato è piuttosto impegnativo, si chiama "Plagiata. La mia vita nelle mani di un mago" di Claudia V. (Mondadori). Testimonial sarà la giornalista Lisa Tomari, vincitrice della sezione Premio Produzione del Premio Ilaria Alpi 2009 con il documentario “Libertà in esilio”.
Se avete - o avete avuto - la tentazione di rivolgervi a un presunto mago per qualsiasi problema o anche solo per curiosità, venite all'incontro di questa sera: credo vi passerà la voglia...
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Di Simona (del 01/08/2009 @ 09:24:47, in I miei articoli su Fixing, letto 1049 volte)
Loris ha fatto un capolavoro con i link! Provate a cliccare sulla copertina di "Sulla strada" e sul link di Jack Kerouac...
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Di Simona (del 31/07/2009 @ 15:15:51, in I miei articoli su Fixing, letto 1091 volte)
“Oh! più felice, quanto più cammino
mi era d'innanzi; quanto più cimenti,
quanto più dubbi, quanto più destino!”
Alexandros, da Poemi conviviali, Giovanni Pascoli
...

 “In qualche punto lungo il tragitto sapevo che ci sarebbero state
ragazze, visioni, tutto; in qualche punto lungo il tragitto mi sarebbe stata donata la perla”.
 
 
Non basta attraversare l’oceano per staccarsi dal proprio pianerottolo. Bisogna andare al di là delle abitudini, dei pregiudizi e di tutto ciò che crediamo di sapere senza aver conosciuto mai. Tra tante cattedrali, ci sono piccole chiese nascoste in strade senza nome. Ragazzi in kilt che si girano verso di te e ti sorridono da sotto la cornamusa. Piazze in cui la gente canta, ti dedica una canzone e se ne va. Ci sono paesaggi che nelle foto sembravano proprio belli, che dal vivo ti tolgono il fiato e il sonno. Ci sono colori, odori e gusti che ci devi affondare gli occhi, il naso e la lingua per credere che esistano davvero. Persone che non avresti mai sperato di incontrare e ponti altissimi che non avresti mai sospettato di attraversare. Ci sono vertigini, umidità, cieli di fuliggine. E strade troppo piccole per le macchine, troppo in salita per i piedi, troppo dolci per pensare che il mondo sia solo cattivo. Basta non fare progetti, dedicarsi al presente, al “qui e ora” degli antichi. Perché non c’è nulla di più eterno del momento che stiamo vivendo.

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Di Simona (del 31/07/2009 @ 11:13:22, in I miei articoli su Fixing, letto 1297 volte)
 
Un libro è un ottimo compagno di viaggio. Sempre presente ma non ingombrante. Rende meno monotono il volo ma soprattutto la sua attesa. Ti sta vicino quando non riesci a dormire perchè la vacanza non dura abbastanza da abituarti al letto dell’albergo.  Diventa tuo complice e nasconde il tuo sguardo quando vuoi scrutare qualcosa o qualcuno senza farti notare. E poi, ti fa ridere anche quando non c’è proprio niente da ridere, perché sei fermo immobile nell’autostrada di un week end a bollino rosso. Ti racconta il paese in cui ti trovi senza trattarti da turista. E se invece è una di quelle estati in cui resterai a casa, facendo con gusto tutto quello che non hai mai tempo di fare, anche in questo caso il libro non ti lascia solo: ti prende per mano e ti porta a fare un giro altrove, in altre storie, e vite, tra altri amori o guerre.
Qualsiasi tipo di viaggiatore voi siate, mentre fate le valigie non dimenticate di portarvi dietro un buon libro. Quello che volete, quello di cui avete voglia perché siete in vacanza e in vacanza uno deve dedicarsi a se stesso, magari partendo proprio dalla scelta del libro.
C’è un mondo di libri che raccontano il mondo. E lo raccontano con un’onestà e una profondità lontana da ogni fiction. Basta leggere un libro di Salvatore Niffoi – di cui è da poco uscito “Il pane di Abele” (Adelphi) – per scoprire una Sardegna che non finisce sulla costa, che va più dentro, nella Barbagia, nelle tradizioni, nelle sue bellezze, e nella crudezza, fino alla radice più incontaminata di questa terra: il suo idioma.
Chi invece non sopporta il caldo e la vera vacanza è solo al fresco, può portare con sé “Il concerto dei pesci” del Premio Nobel Halldòr Laxness (Iperborea), ambientato molto più su delle Alpi, ancora più in alto della Scandinavia: in Islanda. E se qualcuno andasse in vacanza proprio nel paese del Sole di Mezzanotte, potrebbe divertirsi a trovare somiglianze e differenze tra il paese di oggi e quello di inizio Novecento raccontato nel libro, perché se Reykjavik è una capitale europea così come ce la si aspetta, piena di vita e iniziative, hotel e commerci, il resto dell’Islanda è un incanto primitivo, nei luoghi e nella gente. Le fattorie con i tetti in torba di cui parla Laxness ci sono ancora e accolgono i turisti, e c’è anche l’antica ospitalità, semplice ma sentita. E ci sono ancora quei personaggi stravaganti e affascinanti, un po’ separati dal mondo e fieri di esserlo, perché la stranezza è una forza quando diventa peculiarità. La bellezza di viaggiare con i libri è anche che puoi passare dall’estremo nord all’estremo sud nel giro di un autore, basta lasciare Laxness per Luis Sepulveda e ci troviamo nella Terra del Fuoco. “Patagonia Express” (Guanda) ci porta in un mondo arido, brullo, frastagliato, con il mare che domina su tutto e individui legati alla terra in maniera quasi mistica. Basta cambiare un autore e ci si ritrova dalla capitale più a nord d’Europa, Reykjavik, con le case dai tetti colorati, a Ushuaia, la città più a sud della terra, con le sue case dai tetti in lamiera. “In Patagonia” è anche il titolo del libro di Bruce Chatwin che ha ispirato autori, scrittori e viaggiatori. Ed è sempre con Chatwin che si può decollare per l’Australia, per percorrere “Le vie dei canti”. Un sogno.
E a chi invece non parte, non deve fare valigie, code in auto o check in, non resta che consultare “101 cose da fare in Romagna” di Elisa Genghini (Newton Compton) perché c’è tanto da fare, vedere e scoprire anche a due passi da casa.

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