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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 15/10/2009 @ 19:53:25, in I miei articoli su Fixing, letto 1123 volte)
È innegabile che il mondo sia pieno di storie. Di fatti eccentrici. Di persone esuberanti. Nonostante i problemi e la devastazione di certe giornate, c’è ancora qualcosa di gaio e genuino che si aggira per le strade. C’è ancora qualcuno capace di un’esistenza semplice - nel senso più positivo del termine - e di una bella risata, alla faccia di tutto e tutti. La stravaganza della realtà è ovunque intorno a noi, a volte manca solo lo sguardo giusto per coglierla. Ma c’è chi ci riesce, come Andrea Vitali. E ci riesce così bene da riuscire pure a raccontarla, a percepire così attentamente l’ironia e i meccanismi un po’ matti della quotidianità da racchiuderli in libri di successo come Olive comprese (Garzanti, 2006), Il segreto di Ortelia (Garzanti, 2007) e il recente Almeno il cappello (Garzanti, 2009). Ma il dottor Vitali - medico di base del comune di Bellano - non si ferma qui. Reinventa la vita quotidiana, rendendo le storie che incontra un momento della memoria. “Le mie storie partono spesso da cose che mi raccontano o sento in giro - spiega lo scrittore - In ambulatorio incontro tante persone, parlo con loro e molti personaggi nascono così”. Andrea Vitali è un fiume in piena di aneddoti, soprattutto riguardanti il personaggio di Graziella Vastità: “Esiste veramente! Ha un altro nome ma è davvero una mia paziente. L’ho ribattezzata così per la vastità dei suoi glutei: non ha curve, ha veri e propri tornanti e quando viene da me unisce due sedie per sedersi più comodamente. L’ho incontrata 20 anni fa e ho capito subito che mi avrebbe dato grandi soddisfazioni perché quando le chiesi se suo figlio fosse nato a termine, lei mi rispose di no, che era nato in ospedale. Io non la corressi, né le spiegai cosa volevo dire così lei continuò a parlare liberamente modificando le parole e il loro senso a suo piacimento. Fino a parlarmi della tintura d’odio o di vacanze sul mar Tirrenico”. Altra particolarità di Vitali sono i nomi dei personaggi. Tra le sue pagine s’incontrano Eufrasia, Idreno, Vereconda... “Il calendario di frate Indovino è stata la mia prima lettura e fonte inesauribile di nomi. Poi mi diverto a dare ai personaggi nomi che li raccontino, che racchiudano le loro caratteristiche: in Almeno il cappello nel parlare di una madre di 7 figli mi è venuto spontaneo chiamarla Estenuata!”. E proprio in Almeno il cappello racconta la storia di una sgangherata banda di paese che tenta di trasformarsi nel corpo musicale Bellanese, negli anni del fascismo. Qual è il suo rapporto con la musica? “Quando ero giovane ho fatto parte della banda del mio paese. Mi era stato assegnato il trombone ed ero negato, però volevo rimanere nella banda perché era l’unico modo per uscire di sera, allora un amico mi ha consigliato di far finta di suonare. E così ho fatto finché ci riuscii”.
da Fixing n. 36 - 2009
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Di Loris (del 09/10/2009 @ 18:17:18, in un po' di rassegna stampa..., letto 1140 volte)
Da La Voce di Romagna di giovedì 8 ottobre 2009

RIMINI – (ac) La scuola è iniziata da un po’ e anche l’associazione culturale Laboratorio di Myriam (nel centro storico di Rimini) ha riaperto già da un mese le accoglienti porte del suo giardino d’infanzia, dove i bambini dai 3 anni insieme alle maestre giocano, suonano, impastano il pane, disegnano, fanno teatro, preparano l’orto e accudiscono i loro simpatici animaletti (un coniglietto nano, i pesciolini rossi, le cocorite e un inseparabile).
Ma se la mattina è dedicata ai più piccolini, nel pomeriggio il Laboratorio di Myriam ospita corsi rivolti ai bambini dai 6 anni.

Parte mercoledì 21 ottobre “Parole e fantasia” laboratorio dedicato a “tutto ciò che di bello si può fare con le parole” tenuto da Simona B. Lenic, scrittrice e giornalista. Un laboratorio che l’anno scorso ha portato alla creazione di una vera e propria rivista patinata, spettacoli per burattini, un telegiornale - di sole buone notizie! – e alla composizione di una canzone. E siccome il laboratorio di Myriam ha anche un corso di teatro per ragazzi, basandosi sulle loro improvvisazioni i bambini hanno scritto un soggetto e girato un video per lo spettacolo, portato poi in scena dai loro coetanei. Il laboratorio si svolge ogni mercoledì dal 21 ottobre al 23 dicembre dalle 17.15 alle 18.30.

Venerdì 23 ottobre partirà anche il “Il teatro dei ragazzi” laboratorio rivolto a ragazzi delle scuole elementari e medie tenuto dall’attrice e regista Stefania Succitti. Dopo lo spettacolo “L’isola di Ness-Uno” che ha segnato il loro divertente esordio, lo scorso giugno l’allegra compagnia si è cimentata in “Non è un paese per tutti” andato in scena in un teatro vero - al Mulino di Amleto di Rimini – davanti a un pubblico di 120 persone.
Il laboratorio si svolgerà a partire dal 23 ottobre ogni venerdì dalle 17 alle 18.30

Infine, partirà giovedì 28 ottobre la novità di quest’anno: il laboratorio “Giornalisti in erba” tenuto da Loris Pironi, giornalista professionista direttore del settimanale “Fixing”, e da Simona Bisacchi Lenic, scrittrice e giornalista. Attraverso la realizzazione di una rivista, il corso - rivolto ai ragazzi delle scuole medie - ha l’obiettivo di far capire come nasce e come va trattata una notizia, ma anche come va letta nella giusta maniera.
Il laboratorio si svolgerà ogni giovedì, dal 29 ottobre al 17 dicembre, dalle 17.15 alle 18.30. Info 0541.24138.
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Di Simona (del 02/10/2009 @ 13:11:30, in Laboratori e Incontri, letto 974 volte)
Ricomincio con "Parole e fantasia"! Il laboratorio in cui io e i bambini - o i ragazzi, perché dagli 11 anni tanto bambini non sono più - ci incontriamo per dar libero sfogo alla fantasia, ricordandoci però che anche la fantasia ha le sue regole... Soprattutto quando deve essere condivisa con gli altri e quindi comprensibile, "fruibile" diremmo noi adulti. Insomma, un laboratorio dove immaginazione e creatività sono protagoniste e noi ci divertiamo a inventare e raccontare. Ma né a me né ai bambini piacciono granché le storie senza capo né coda. Così anch'io servo a qualcosa perché devo stare attenta che non si perdano!
Il corso inizierà mercoledì 21 ottobre (dalle 17.15 alle 18.30 al Laboratorio di Myriam di Rimini) e non vedo l'ora di ricominciare! Anche perché i ragazzi dell'anno scorso mi hanno lasciato un gran bel ricordo.
Abbiamo inventato favole insieme, mi hanno fatto ridere mettendo su dei veri e propri spettacoli di marionette e ancora di più raccontando i momenti più divertenti delle loro giovanissime - ma comunque intense! - esistenze (cosa non sono capaci di combinare dei bambini in un maneggio...).
Abbiamo redatto Orange!: non un semplice giornalino ma una rivista patinata a tutti gli effetti con articoli dedicati a cucina, storia, natura e tempo libero. Abbiamo montato il Tg 6 Contento, un telegiornale completo fatto di sole buone notizie ripreso e riversato su dvd. E abbiamo anche inciso una canzone scritta dai ragazzi! Abbiamo passato un pomeriggio a comporre il testo. Anzi, ci tengo a precisare che sono stati i bambini a decidere cosa dire e a chi dedicarla (credetemi, io avevo proposto la mamma o il compagno di banco, non certo me stessa!). Chiaramente per rispettare la rima - e per un animo gentile di cui certi bimbi sono dotati - mi hanno fatto tutti i complimenti possibili... Il tutto anche grazie alla collaborazione di Loris Pironi, direttore del settimanale Fixing, e al contributo tecnico – e chitarristico – di Maurizio “Muro” Vettraino. Infine, dato che il gruppo di teatro per bambini del Laboratorio di Myriam - tenuto dall'attrice e regista Stefania Succitti - aveva bisogno di una storia da portare in scena, abbiamo pensato di mettere la nostra penna a loro disposizione, così basandoci sulle loro improvvisazioni abbiamo buttato giù un soggetto da rappresentare e un video di accompagnamento allo spettacolo “Non è un paese per tutti” (andato in scena alla presenza di oltre 120 persone al Mulino di Amleto di Rimini, un teatro vero!).
Insomma, tra collaboratori importanti e impegno dei bambini io ho fatto ben poco. Ho dovuto giusto ricordare l'educazione ogni tanto (la fantasia non prescinde dal rispetto verso gli altri!). E svelare qualche "segreto" da narratore in erba quando la fantasia non veniva fuori perché era rimasta impigliata tra le immagini della play station. Un lavoro che invece non ho fatto da sola - ci siamo dovuti dar da fare insieme, io e i bambini - è stato quello di sciogliere la timidezza, la paura che quello che pensiamo possa essere così sciocco o banale da non valer la pena di essere raccontato. Insegnanti, genitori, zii e baby sitter, ditelo ai vostro ragazzi che niente di quello che abbiamo dentro è banale, o scontato, solo che a volte non sappiamo esprimerlo e usiamo sempre quelle stesse quattro parole perché sono le uniche che sappiamo, le uniche che non ci vergogniamo di dire. A presto!
Il laboratorio si svolgerà ogni mercoledì dal 21 ottobre – per un totale di 10 incontri - dalle 17.15 alle 18.30.
Info e iscrizioni Laboratorio di Myriam vicolo Gioia 8 Rimini tel. 0541.24138 (dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 17 alle 19. Martedì solo mattina).

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Di Simona (del 17/09/2009 @ 16:38:33, in Letture e spettacoli, letto 1248 volte)

Tiempo y silencio, gritos y cantos, cielos y besos, voz y quebranto

Tiempo y silencio, Cesaria Evora

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Di Simona (del 10/09/2009 @ 10:50:48, in Letture e spettacoli, letto 1141 volte)
La creatività segue meccanismi misteriosi. Sa cogliere idee e vita anche da un luogo decadente e all’apparenza finito. Un luogo che sembra non aver più niente da fare se non richiamare lo sguardo attonito di chi non conosce la sua storia o la nostalgia di chi passando da lì ripensa a quando era giovane. La Colonia Bolognese, desolata e sola sul lungomare tra Rimini e Riccione, ha attirato l’attenzione della compagnia NNChalance, composta da Valeria Fiorini e Eleonora Gennari due danzatrici che - prendendo spunto da questo dinosauro architettonico - hanno creato la performance “Se nn ricordo male”. Una coreografia così speciale da conquistare la finale del concorso Giovani Danz’Autori (a Ravenna sabato 11 settembre nell’ambito del Festival Ammutinamenti) e da essere selezionata tra 50 compagnie nazionali per la Vetrina della Giovane Danza d'Autore (sempre a Ravenna il 18 settembre).

Come è nata questa performance?

“La Colonia Bolognese, questo luogo-simbolo dell’immaginario turistico della costa romagnola, ora abbandonato a se stesso, ha suggerito e ispirato la coreografia – sostiene Eleonora Gennari - Ci ha suggerito una storia inaccessibile, morta e da qui è cominciata la ricerca, lo scavare nella memoria per cercare tracce che richiamassero in vita quel luogo e scuotessero il corpo”.

Qual è stato il passaggio dall’idea alla danza?

“La nostra coreografia è la composizione di immagini, la fusione di nostre memorie con quelle del luogo da cui siamo partite – spiega Valeria Fiorini - Inizialmente ci siamo concentrate sullo spazio attraverso lavori di improvvisazione e questo via via si è trasformato in ‘piedi nello spazio’, piedi che disegnano sul pavimento parole all’occhio esterno incomprensibili, piedi che lasciano tracce… Il disequilibrio, l’inciampo ci sono stati suggeriti dai vari ‘ostacoli’ presenti nella Colonia, come vetri, sassi, escrementi. Il risultato finale è un monologo recitato a due voci, dove le parole rimangono invisibili sul pavimento mentre è il corpo a parlare”.

Il progetto scenico procede parallelamente ad un progetto video girato all’interno della colonia stessa, curato dal video-maker Matteo Conti e volto alla riqualificazione e utilizzo dei luoghi storici del nostro territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Di Simona (del 05/09/2009 @ 11:47:07, in I miei articoli su Fixing, letto 1142 volte)

“Non hai più fede nel tuo Dio, don Camillo?”
“L’anima è di Dio, i corpi sono della terra. La fede è grande, ma questa è una paura fisica. La mia fede può essere immensa, ma se sto dieci giorni senza bere, ho sete. La fede consiste nel sopportare questa sete accettandola a cuore sereno come una prova impostaci da Dio. Gesù, io sono pronto a sopportare mille paure come questa per amor Vostro. Però ho paura”.
Il Cristo sorrise. “Mi disprezzate?”.
“No, don Camillo, se tu non avessi paura, che valore avrebbe il tuo coraggio?”.

Da Don Camillo di Giovanni Guareschi (BUR)


Nessuno ci chiede di essere perfetti. Ma possiamo sforzarci di essere migliori. È lo sforzo, il tentativo, le lacrime e il sudore di cui parla Vecchioni, la sete di don Camillo, è l’impegno che ci mettiamo per diventare qualcosa di meglio che fa la differenza. E se lo sforzo non viene apprezzato, è lì che la fede in ciò che facciamo deve essere forte, per non demordere. Decidere di non rivolgere la parola a chi la pensa diversamente da noi è facile quanto rispondere veleno a una provocazione. Ma se per una volta provassimo a invertire parole e silenzio, se provassimo a parlare con chi la pensa diversamente da noi e a tacere davanti a una provocazione? Se il tentativo ci sembra difficile, pensiamo allora che tutto il tempo che impieghiamo a giudicare gli altri e cercare di cambiarli perché sbagliano, potremmo impiegarlo per guardare noi stessi e cercare di cambiarci perché sbagliamo.
da Fixing n. 32 - 2009

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Di Simona (del 05/09/2009 @ 11:37:44, in I miei articoli su Fixing, letto 1572 volte)

È incredibile quante persone ci possano essere dentro un solo nome. Roberto Vecchioni è un grandissimo cantautore. Un professore che racconta la sua immensa cultura con la delicatezza dei poeti. Ed è anche uno scrittore. Non è uno del mondo dello spettacolo che s’improvvisa narratore. No, lui sa scrivere davvero, e non solo canzoni. Ho avuto il piacere di intervistarlo e presentare con lui il suo “Scacco a Dio” (Einaudi).
“In questo libro Dio è depresso perché non capisce più gli uomini – racconta Roberto Vecchioni - Ha creato un Disegno per renderli felici ma loro lo rifiutano, vogliono essere altro, così allontanano la felicità. Dio allora interroga l’angelo Teliqalipukt, che ha vissuto con gli uomini e può riferire le storie di grandi personaggi come Oscar Wilde, Jfk, Catullo in una chiave per noi inaspettata. Ho reinventato le esistenze di questi uomini per raccontare che ci sono infinite possibilità di vita. Si può fare altro da quello che facciamo ogni giorno, andare oltre noi stessi, dipende da cosa scegliamo. Noi non siamo la domenica, il riposo, la quiete. Noi siamo il sabato, l’attesa, la preparazione, il darci da fare per il giorno di festa”.
Vecchioni racconta in modo semplice meccanismi sofisticati come il caso o la fede.
“La mia non è una fede piccina, imparata al catechismo. È una fede che è stata picchiata. Per quanto sembri una contraddizione sono un laico credente. Per me l’esistenza di Dio è provata dal Caso: questo qualcosa che sfugge alla legge di Causa-Effetto mi fa credere che esista Qualcuno di più grande. Anche nelle situazioni più drammatiche. L’ho provato quando mio figlio si è ammalato e mi chiedevo perché proprio lui. In questo momento di disperazione la mia famiglia si è riavvicinata, io mi sono innamorato di nuovo di mia moglie e lei di me: dal dolore è nato qualcosa di grande. Non posso sapere perché accadano certe cose, quello che mi è dato di vedere è solo un segmento di una retta infinita a me invisibile. Ma non vivo questa esistenza come un passaggio in attesa dell’al di là perché lo scopo è vivere qui e ora, giocarcela al meglio: lacrime e sudore hanno un valore enorme”.
Nell’angelo Teliq - che ha il compito di insegnare chi sono gli uomini ai piccoli immortali - sembra di rivedere un po’ il professor Vecchioni.
“A Teliq manca l’insegnamento, proprio come a me. Io cercavo di insegnare non solo a riconoscere un aoristo o un perfetto latino ma perché nel 2000, nell’era dell’inglese e di internet, studiare le lingue antiche aveva ancora senso: perché raccontano la meraviglia della parola, il suo importantissimo valore, che rischia di andare perduto. Spesso i ragazzi non sanno parlare, esprimersi. La poesia ha una potenza e una grandezza che non sta in un sms”.
I ragazzi vanno seguiti sin da bambini, e non solo dagli insegnanti.
“Quando stai da solo puoi fare quello che vuoi e pensare solo a te. Se stai con una persona, devi accettare che sei al 50%. E se nasce un figlio diventi al 25%. Non puoi fare un figlio e fare il dentista 12 ore al giorno. Entreranno meno soldi, ma lavorare fino a mezzanotte non è una questione di denaro ma di potere e questo è molto maschile: se non siamo qualcuno non siamo maschi. Ho detto no a tanti contratti per stare con la mia famiglia e non mi pento, perché solo così oggi posso dire di essere contento”.
Da Fixing n. 32 - 2009

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Di Simona (del 26/08/2009 @ 18:36:46, in Laboratori e Incontri, letto 1329 volte)
Ci mancava poco che la gente si sedesse sull’acqua. Prima che Vecchioni arrivasse per presentare il suo libro, la tensostruttura del Porto di Rimini era già stracolma e le persone si erano accovacciate ovunque tutto intorno, per terra, sui muretti, o erano rimasti in piedi proprio come a un concerto. E quando il professore è arrivato temevo che non sarei riuscita a salire sul palco di Moby Cult perché si era creato un muro umano intorno a lui… Provvidenziale l’intervento di Piero, fidato assistente di Vecchioni, che mi ha creato giusto giusto lo spazio in cui infilarmi per salire. L’applauso di più di 400 persone e un urlo su tutto: “Scrivi Vecchioni, scrivi canzoni, che più ne scrivi più sei bravo a far dané…”. Il verso di “Luci a San Siro” ha preceduto di un’oretta e mezza la sua effettiva esecuzione.
Vecchioni ha prima ascoltato la presentazione di Manola Lazzarini, ha profondamente apprezzato il commento di Pietro Caruso al suo libro, ha risposto come un poeta a tutte le mie domande e a quelle del pubblico. E dopo aver svelato il mondo che si racchiude in “Scacco a Dio”, che è poi il mondo che si muove e si agita in ogni essere umano, in modo più o meno consapevole, il professore si è avvicinato al microfono, ha preso la chitarra - che gli organizzatori avevano nascosto come una speranza dietro al cartellone rosa della manifestazione - e ha regalato due perle. Una perla è stata “Luci a San Siro”. La seconda perla è stata “Viola d’inverno”, canzone nata dopo il viaggio in una riserva degli Indiani d’America, dove ha scoperto che i grandi capi delle tribù quando stanno per morire sentono una musica, la sentono solo loro. Una musica li avvisa che il tempo su questa terra sta per concludersi. Loro così sanno che stanno per andarsene ma lo sanno solo loro. Non possono dirlo a nessuno, nemmeno alla loro famiglia, alla donna che amano. Vecchioni ha pensato a cosa avrebbe fatto se all’improvviso – da un momento all’altro – avesse sentito questa musica dell’addio. Ha pensato a cosa avrebbe fatto e ce lo ha raccontato in questa canzone…



L’intervista a Vecchioni la racconterò la prossima settimana, nella rubrica dedicata ai libri che esce su Fixing.
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Di Simona (del 25/08/2009 @ 17:14:03, in Laboratori e Incontri, letto 3891 volte)

Dopo la serata con Maria Rita Parsi, una serata speciale, in cui Maria Rita ha detto cose stupende... Davvero stupende... Insomma, dopo la serata con lei, questa sera tornerò a Moby Cult - al Porto di Rimini, alle 21.30 - per incontrare, presentare, intervistare Roberto Vecchioni e il suo "Scacco a Dio" (Einaudi).

"Il Disegno, quello che ho per la testa, è talmente indecifrabile da mettere alla prova persino le difese più forti: le speranza, i sogni. non potevo dare agli uomini, che poi sono io, io incarnato, un mondo di perpetue certezze e calme piatte esistenziali: sarebbe stata una morte da vivi, un aver finito prima di cominciare. Io conosco solo la retta che porta all'infinito, l'armonia ultima delle musiche che si van componendo: puoi forse misurare quella retta e capirne la direzione da un segmento? Puoi intendere la melodia finale da una, dieci, mille note sparse?"

Ecco, questa sera presenterò - insieme a Manola Lazzarini, direttrice artistica della rassegna, e Pietro Caruso, giornalista - un uomo che ha scritto un libro con dentro cose così. E che ha scritto canzoni come questa dedicata ad Alda Merini...

 



Se volete ci vediamo lì, altrimenti domani ve lo racconto.

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Di Simona (del 19/08/2009 @ 19:32:22, in Diario, letto 1128 volte)

Ciao Fernanda e grazie... 

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