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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 31/05/2010 @ 13:55:17, in Letture e spettacoli, letto 1119 volte)

Sto leggendo Non dire notte di Amos Oz. È il mio approccio con lo scrittore israeliano  che ha conquistato il mondo. È il nostro primo momento insieme. La prima volta che sono andata in libreria e ho scelto lui. Lo devo ancora finire, ancora non so come andrà tra noi. Se scoccherà la scintilla tra lettrice e autore. Quella scintilla che non dipende solo da talento e sapienza. Quel qualcosa che va oltre tutto. Chissà se arriverà, per ora mi hanno colpita il suo stile, il mondo che racconta - di cui mi accorgo a ogni riga di non sapere nulla – la profondità delle riflessioni e delle descrizioni. Il nostro primo incontro non sta andando affatto male. Ci sono buoni presupposti per approfondire la conoscenza. Vedremo…

“Radio Londra mi dirà quel che qui ancora non si sa. Come sta il mondo stanotte? Scontri di tribù in Namibia. Alluvioni in Bangladesh. Forte aumento dei suicidi in Giappone. Che sarà? Aspettiamo, vedremo. Musica punk, sarà. Violenta, molesta, roca e assetata di sangue, da Londra, alle due e un quarto, verso la mattina di mercoledì”.
“Non dire notte” di Amos Oz (Feltrinelli)

 

 

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Di Simona (del 21/05/2010 @ 09:28:29, in Diario, letto 1097 volte)

Dire di essere affezionata a un giornale fa un po’ ridere. Soprattutto se una persona è – come me – un’appassionata lettrice di libri e una lettrice piuttosto distratta di riviste. Eppure sono decisamente affezionata a Fixing, un po’ perché ci lavora bella gente (ogni riferimento al direttore Loris Pironi è decisamente non casuale) e un po’ perché ci scrivo. E questo giornale per me così speciale da oggi, venerdì 21 maggio, sbarca in edicola.
Fixing è un settimanale di economia, politica e finanza, con sede nella Repubblica di San Marino ma sempre attento anche alla realtà riminese.
Un giornale che da 18 anni arriva sulle scrivanie degli imprenditori e dei dirigenti sammarinesi. E dato che proprio l’economia e la finanza stanno scandendo le fasi di un momento storico particolarmente delicato e – sinceramente – non sempre comprensibile per i non addetti ai lavori, Fixing ha deciso di rivolgersi a un pubblico più ampio per dare informazioni chiare anche a chi non s’intende di economia ma in qualche modo è costretto a farci i conti.
”Continueremo sulla strada del rigore, dell’attenzione, dell’impegno giornalistico, delle inchieste e degli approfondimenti normativi, come sempre affiancati dalla ricerca degli esempi di pratiche virtuose da cui farsi ispirare, e dall’immancabile sguardo oltre confine, perché è ampliando gli orizzonti che si migliora – spiega il direttore Loris Pironi - Più in generale San Marino Fixing continuerà ad avere come proprio punto di riferimento il mondo dell’impresa, cercando di offrire un’informazione ampia e approfondita, che sia un complemento di quella dei giornali quotidiani, a cui ovviamente non ci sovrapponiamo”.

Fixing si trova in tutte le edicole della Repubblica di San Marino, a Rimini (nell'edicola Pecci di via Covignano, nelle edicole di piazza Cavour e in quella di piazza Malatesta), a Verucchio (via Pieve Corena 596), Coriano (Piazza Mazzini 1 e in Piazza Falcone 7) e Cerasolo (in via 1° maggio 55).

Per saperne di più è possibile consultare il sito di Fixing , che offre un aggiornamento quotidiano

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Di Simona (del 11/05/2010 @ 09:10:03, in I miei articoli su Fixing, letto 1115 volte)
“Che cos’è per noi, oggi, la memoria? Come la pensiamo e come la utilizziamo?” con questi interrogativi si apre il Salone internazionale del libro di Torino (Lingotto Fiere, dal 13 al 17 maggio). Tema conduttore di questa edizione è proprio “La memoria, svelata”.
La memoria che porta alla tomba di Alessandro Magno, raccontata da Valerio Massimo Manfredi. La memoria della nostra storia racchiusa in un romanzo, come sa fare Melania Mazzuco. La memoria della poesia, con l’incontro di Yves Bonnefoy (Premio Alassio). La memoria dell’orrore raccontato da Helga Schneider, che nel suo “La baracca dei tristi piaceri” narra un’altra pagina - poco conosciuta ma non per questo meno tremenda - del nazismo. C’è la memoria raccontata per immagini dai registi Giuseppe Tornatore e Pupi Avati. C’è una memoria che verrà, un avvenire della memoria descritto da Umberto Eco. E poi ancora gli interventi di Luciano Canfora, Claude Lanzmann, Giampaolo Pansa. Grandi autori che attraverso la loro personale conoscenza ed esperienza tenteranno di svelare la memoria. Questo momento che non è ieri, è un tempo diventato eterno, un perenne qui e ora, che ancora pulsa dentro ognuno. Un qualcosa che magari non ci ha toccato personalmente, di cui magari non siamo stati nemmeno testimoni, ma fa comunque parte di noi. Qualcosa con cui dobbiamo fare i conti, anche se non siamo stati noi a sceglierlo. Qualcosa che ha scosso così tanto la terra, da sentirne ancora lo scricchiolio dentro. Da sentirne ancora l’esempio. Da imitare. O da non imitare mai più.
Ognuno ha dentro di sé la sua memoria. Gli eventi storici o i personaggi che più ci ispirano. O che più ci fanno indignare.
E ancora germogliano i semi gettati dalle vittime e dai carnefici del passato, ancora dobbiamo farci i conti, perché far finta di niente significherebbe rivivere sempre gli stessi drammi. Peccato per chi crede che sapere a memoria date e nomi significhi avere memoria di un fatto, della sua tragedia e della sua redenzione.
La memoria è fatta da noi. Non solo da quello che ricordiamo ma da quello che consapevolmente conosciamo – e accettiamo – del nostro passato più prossimo (il nostro ieri, la nostra famiglia di sangue, la generazione che ci ha preceduti) e del nostro passato più viscerale e antico (le battaglie combattute da altri, i popoli nostri padri).
Un bagaglio ancestrale da non dimenticare, da cui imparare, ma da cui non lasciarsi schiacciare, perché il passato ci uccide se per paura di sbagliare smettiamo di tentare.

da Fixing del 7 maggio 2010


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Di Simona (del 07/05/2010 @ 12:05:33, in Laboratori e Incontri, letto 1020 volte)

La redazione di Flying parteciperà a Mare di libri. Festival dei ragazzi che leggono, in scena a Rimini dal 18 al 20 giugno.
I ragazzi che hanno preso parte al corso di giornalismo del Laboratorio di Myriam - da cui è nato il magazine fatto da e per ragazzi – introdurranno il primo ospite della rassegna, il giornalista Fabrizio Gatti, autore de L’eco della frottola (Rizzoli).
Come nasce una notizia? O meglio. Come nasce una notizia falsa? E come fa a diffondersi passando per vera? Il giornalista d’inchiesta del Corriere della Sera e dell’Espresso lo racconta con ironia – e con un linguaggio semplice e immediato – in questo libro per ragazzi, che porta alla luce temi seri e scottanti legati al mondo dell’informazione.
I giovanissimi redattori di Flying avranno il compito di fare una piccola presentazione di questo romanzo e di rompere il ghiaccio, ponendo le prime domande all’autore.
In bocca al lupo, ragazzi!

Appuntamento venerdì 18 giugno alla Sala del Giudizio dei Musei Comunali, alle 15.

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Di Simona (del 19/04/2010 @ 18:03:34, in I miei articoli su Fixing, letto 1462 volte)

Per essere una buona lettura, un libro non deve essere per forza un tomo di mille pagine, un concentrato di profondità. Non deve nemmeno atteggiarsi a impegnato o impegnativo. Non ci deve obbligatoriamente ricordare tutti i problemi del mondo. Un libro può anche sdrammatizzare, può essere letto in un’ora, può non essere un capolavoro, avere mille pecche ma rimanere comunque una buona lettura, lasciarti comunque qualcosa. Sono una sostenitrice (anche) delle letture leggere. L’importante è che non scadano nella banalità.
Qualche tempo fa il mio amico Muro mi ha consigliato un romanzo di Eric Emmanuel Schmitt, intitolato “Il lottatore di sumo che non diventava grosso” (edizioni e/o).
Schmitt è un autore francese molto eclettico. È un autore teatrale (sua la pièce “Piccoli crimini coniugali”), uno sceneggiatore cinematografico (“Lezioni di felicità” – tratto da un suo racconto - è un film semplice e trasognato che spiega molto bene come la gioia nell’affrontare una quotidianità non proprio brillante migliori l’esistenza fino a farla cambiare e renderla più bella dei tuoi sogni) e uno scrittore di successo. Suo il romanzo “Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano” da cui è stato tratto il film con un grandissimo Omar Sharif.
La storia de “Il lottatore di sumo che non diventava grosso” è molto semplice: Jun è un ragazzino mingherlino di quindici anni che vive per le strade di Tokyo, da solo, vendendo chincaglieria molto brutta. Non ha più il papà, sua madre è un’analfabeta che sembra capace di prendersi cura di tutti tranne che di lui, e al mondo non ha nessun altro, non un amico, non un insegnate perché a scuola non ci va. La sua vita sembra destinata a svanire così, nell’assenza di prospettive e in un corpo talmente gracile da risultare quasi invisibile. Ma qualcuno si accorge di lui. Un maestro di sumo lo vuole nella sua Accademia, perché vede in lui “un grosso”. Jun si ritrova catapultato in una realtà di cui non aveva mai nemmeno lontanamente sospettato il fascino e la profondità. Impara la forza, la potenza sottile delle energie, l’accettazione di sé, dei propri limiti prima ancora delle proprie potenzialità, attraverso il buddismo zen (che tra l’altro in Occidente va molto di moda, come se nella cultura europea non ci fosse un insegnamento altrettanto forte per sfuggire al consumismo, alla fretta e alla meccanicità dell’esistenza…).
Ci sono momenti di questo libro davvero toccanti. Toccanti le lettere di una madre analfabeta che senza scrivere una parola riesce a dire tutto: un foglio bianco con una piccola macchiolina nel centro per far sapere al suo bambino quanto ha pianto quando se ne è andato; una pietra grigia per raccontargli la pesantezza del suo cuore; un vecchio collare spezzato per lasciarlo libero… Interessante anche quando il vecchio maestro spiega a Jun perché nonostante l’attività fisica e il cibo non riesca a crescere, ingrassare, prosperare: “perché non è possibile nutrirsi di se stessi”.
Il libro però non è tutto così. Ripeto se avete voglia di una lettura leggera, questo può essere una soluzione. Ma non aspettatevi troppo. Non fatevi ingannare dai passaggi ricchi di significato nella loro semplicità. Le frasi scontate sono dietro l’angolo. E non mancano nemmeno soluzioni che lasciano un po’ perplessi. Quando però un libro non ha pretese è un rischio che si può accettare. Nulla di indimenticabile. Ma un modo piacevole di passare qualche ora.
E se poi vi sentite un po’ come Jun, come uno destinato a rimanere quasi invisibile allora sarà particolarmente incoraggiante leggere la storia di questo ragazzino, che nel suo impegnarsi per diventare “grosso” impara a diventare “grande”.

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Di Simona (del 12/04/2010 @ 16:23:44, in Letture e spettacoli, letto 1139 volte)

La tua vita può cambiare in un secondo. Puoi avere più di 50 anni. Avere una famiglia. Un lavoro che non solo ti piace ma in cui credi. Puoi essere soddisfatto, realizzato. Puoi essere quasi “abituato” al mondo che ti circonda, anche se non è un mondo semplice. Anche se è un mondo crudele. Anche se è l’Afghanistan. L’Afghanistan delle “vette che sembrano toccare il cielo”. L’Afghanistan “prigione a cielo aperto, che mi opprime per l’impossibilità di girare liberamente a causa di dieci milioni di mine disseminate in tutte le trentaquattro province. Un intero paese punteggiato dalla morte”. Così lo descrive il reporter Daniele Mastrogiacomo, autore de “I giorni della paura” (edizioni e/o).
Loris Pironi, direttore di Fixing, lo ha intervistato in un incontro pubblico, dove l’autore non ha semplicemente presentato il suo libro ma ha sinceramente raccontato la sua storia.
Matrogiacomo è un reporter di Repubblica. Dopo alcuni anni nel territorio afgano, nel 2007 Daniele viene rapito dai talebani. Rimane loro prigioniero per due settimane. Due settimane di puro terrore. Gli “studenti coranici” gli annunciano che verrà giustiziato. Vede il suo autista Sayed venir ucciso, decapitato, davanti ai suoi occhi. E nemmeno il suo amico Ajmal, l’interprete con cui collaborava da cinque anni, ce la farà: lui e Daniele vengono liberati nello stesso momento ma Ajmal viene catturato subito dopo, tenuto prigioniero altri due mesi e poi ucciso.
Lo stesso volevano fare con Mastrogiacomo. Ma non ci sono riusciti. Lui è vivo e con non poche difficoltà riesce a raccontare ciò che ha vissuto, come è caduto nella trappola dei talebani, cosa ha voluto dire essere prigioniero e come è avvenuta la liberazione. Ma nel libro c’è altro. C’è il cielo dell’Afghanistan, l’inquietante quotidianità dei giovani talebani, capaci di giocare a calcio dopo aver compiuto un’esecuzione. C’è non solo lo scontro ma il confronto con il nemico. E con se stesso.
“Tornato a casa non volevo far altro che dimenticare tutta questa esperienza – spiega l’autore - Ma non ci sono riuscito. E ho capito che è qualcosa che mi porterò sempre addosso. La scrittura mi ha aiutato ad affrontare tutto questo. Ho scritto quello che mi è successo per una reale necessità. Necessità di raccontare la storia di Ajmal e Sayed. Necessità di far sapere cosa è successo veramente”.
Nella parte conclusiva del libro, Mastrogiacomo scrive:
“Molti considerano questa vicenda semplicemente una brutta storia di sangue. Io voglio ricordarla come un’esperienza che mi ha catapultato nel profondo del mio animo. Che mi ha rafforzato. Nei legami affettivi, nelle piccole cose quotidiane, nei valori umani. Nella mia professione. Lasciarla preda dei ricordi e dei fantasmi sarebbe stato egoista”.
Non so se la scrittura guarisce ma sicuramente accudisce. Si prende cura di te e di quello che hai dentro. E non sempre è facile condividere ciò che scrivi, perché vuol dire lasciare agli altri un po’ di te.

 

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Di Simona (del 08/04/2010 @ 16:25:54, in Laboratori e Incontri, letto 1398 volte)

Flying è il nostro obiettivo. O meglio, il nostro obiettivo è far uscire il secondo numero di Flying, la rivista interamente scritta dai ragazzi delle medie che hanno partecipato a Giornalisti in erba. Il laboratorio - tenuto da me e da Loris Pironi, giornalista professionista, direttore del settimanale Fixing – ripartirà giovedì 15 aprile e proseguirà fino al 3 giugno, sempre nella sede dell’associazione culturale Laboratorio di Myriam (centro storico di Rimini).
Non ho molto da aggiungere perché credo che la rivista frutto del lavoro dei ragazzi racconti benissimo quello che facciamo al corso. Ci siamo avvicinati al mondo del giornalismo cercando innanzitutto di capire come nasce e come va trattata una notizia, ma anche come va letta nella giusta maniera. Questi i passi iniziali che hanno portato alla stesura dei primi articoli e alla scelta dei temi da trattare nella rivista, seguendo le passioni e gli interessi dei ragazzi (che hanno anche scelto e disegnato il titolo della testata).
Personalmente non vedo l’ora di conoscere i prossimi argomenti di Flying…

Gli incontri si svolgeranno ogni giovedì dalle 17.15 alle 18.30 (ma i genitori non si arrabbino se qualche volta stiamo insieme dieci minutini in più!) per un totale di 8 incontri.
Per informazioni e iscrizioni Laboratorio di Myriam tel. 0541.24138 (dal lunedì al sabato ore 10-12.30 e 17-19.30. Martedì solo mattina)

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Di Simona (del 30/03/2010 @ 13:06:29, in Letture e spettacoli, letto 1052 volte)

“Che io possa essere coraggioso

ma avere bisogno di qualcuno da stringere...

Il tuo mondo non è nient’altro

che tutte le piccole cose

che ti sei lasciato dietro”

Clint Eastwood, Gran Torino

 

 

 

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Di Simona (del 04/03/2010 @ 16:44:39, in I miei articoli su Fixing, letto 2336 volte)

Capelli spettinati, pantaloni larghi e una sciarpa svolazzante intorno al collo. Non c’è dubbio, nella copertina di Lettere a una sconosciuta di Antoine de Saint-Exupéry c’è l’indimenticabile personaggio da lui creato, Il piccolo principe che viaggia per cielo e terra, incontrando ubriachi, vanitosi e re, prima di raggiungere il deserto e quell’aviatore a cui racconterà la sua storia. E il deserto sembrerà meno terribile e immenso quando verrà riempito dalle parole di un bambino “dai capelli color del grano” innamorato di una rosa, amico di una volpe, capace di educare alla legge del cuore l’aviatore e con lui ottanta milioni di lettori. Un libro da rileggere da adulti, per riscoprire la profondità e lo stupore dell’esistenza. Un libro che come annunciano due produttori francesi diventerà un film d’animazione in 3D da 45 milioni di euro. Non è il primo tentativo di “animare” il principino – ne hanno fatto un cartone a episodi i giapponesi negli anni Ottanta e i francesi nel 2008 – ma se “L’essenziale è invisibile agli occhi” ogni tentativo risulta un accanimento eccessivo.
Non bisognerà però aspettare questa trasposizione per vedere un nuovo aspetto dell’amato personaggio. In Lettere a una sconosciuta. L’ultimo amore del piccolo principe c’è in lui una malinconia che l’autore svela per la prima volta. Mentre scrive alla sua donna – una donna giovane, già sposata, da cui è stato folgorato sul treno per Algeri – Saint Exupery disegna il piccolo principe e lo fa diventare apertamente una parte di sé, gli mette in bocca i suoi pensieri, la sua tristezza, la sua insofferenza nell’attesa di questa petit fille che amerà nel suo ultimo anno di vita. Ed è grazie a lei - e alle lettere ritrovate e riunite nel volume della Bompiani - che scopriamo il legame profondo tra lo scrittore e la sua immortale creatura. Il piccolo principe è dentro Saint-Exupéry. È lui che esulta all’idea di una nuova primavera quando incontra la donna. Ed è lui che soffre rovinato dalle sue poche attenzioni, da lei ucciso, perché “Un piccolo principe scettico non è più un piccolo principe”. Le voci di autore e personaggio si sovrappongono. Ma poi c’è l’uomo. L’uomo che dentro ha il candore e la vitalità del principino (“Ascolti la musica del cuore: è bellissimo per chi è capace di sentire”) ma che fuori non è più giovane e ha paura per ciò che non potrà più essere: “Niente ha importanza nella vita. (Nemmeno la vita). Addio, roseto”. Ma l’addio non c’è stato. Saint-Exupéry e il suo piccolo principe sono rimasti insieme fino alle fine. E fino alla fine sono rimasti insieme lo scrittore e la signorinella delle lettere. Insieme fino al mistero, fino a quel volo sul Lockheed P-38 Lightning da cui non è più tornato. Ma questa è un’altra storia.

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Di Simona (del 27/02/2010 @ 18:43:22, in Laboratori e Incontri, letto 1108 volte)

Incontrare i ragazzi per parlare del mio lavoro è un piacere. Sentire i loro commenti e le loro curiosità è uno spasso. Lo avrò già detto mille volte, lo so. Ma non posso fare a meno di ripeterlo dopo l’incontro che ho avuto con due classi delle medie, nella luminosa biblioteca di Cesenatico. In realtà questa volta i ragazzi sono stati piuttosto silenziosi. MI ha colpito la loro timidezza. E il loro rispetto. Partecipi e zitti allo stesso tempo. Fantastici. Fantastici anche quelli che non sembravano particolarmente interessati all’incontro ma che non hanno fatto niente per distrarre i compagni, li hanno lasciati ascoltare senza disturbarli. Conosco miriadi di adulti che non sarebbero stati in grado di fare altrettanto.
E poi le prof. Le prof quando amano il loro lavoro sono uno spettacolo. Riescono in cose incredibili. Perché accompagnare gli adolescenti nel loro crescere quotidiano, rispettando le loro capacità, l'impegno e i limiti, è tra i più fondamentali dei compiti. Come si fa a non fare la ola per una professoressa che confida che ci sono dei giorni in cui non vede l’ora di tornare a casa per poter leggere i temi dei suoi alunni? La trovo una dichiarazione d’amore in piena regola. Amore per il proprio lavoro e per i ragazzi, che hanno un bisogno totale di essere ascoltati. Amore per le parole, che aiutano a raccontare qualcosa di noi, idee o dubbi, paure e soddisfazioni. Perché niente di quello che abbiamo dentro è buffo o maldestro. E perché non bisogna mai vergognarsi di fare domande. Che si vergognino quelli che non chiedono mai, perché credono di sapere già tutto!
E allora grazie per la giornata di ieri. Grazie alle bibliotecarie. Ai ragazzi. Alle prof. E grazie a Elisa Mazzoli, che ha organizzato tutto. E che subito dopo mi ha svelato il mondo avventuroso del Museo della Marineria di Cesenatico. Rifugio di alti velieri feriti ma ancora vivi. Di bauli antichi e foto di spose. Di àncore, fari e occhi segreti. Rifugio di storie passate. E di storie ancora da raccontare.

 

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