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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 01/01/2011 @ 01:01:01, in Diario, letto 1176 volte)

"Tutto quello che era successo apparteneva ormai al passato.

Il nuovo anno era iniziato e non avevano più tempo da perdere.

La missione avrebbe richiesto impegno, attenzione, dedizione.

E dopo, qualcosa non sarebbe stato più lo stesso.

Nel bene o nel male. Nella missione. Come nell'amicizia"

da 'Setalux'

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Di Simona (del 20/12/2010 @ 15:24:08, in Diario, letto 1172 volte)

“Allora gli uomini erano come oggi, solo più luminosi.
Erano come avvolti da una luce che faceva brillare i loro occhi, 
i loro capelli, la pelle…
E quella luce faceva anche brillare le idee, i sentimenti.
Questo s’intende per vivere veramente:
avere pensieri luminosi che permettono di riconoscere le cose per ciò che sono,
senza averne paura
ma anche senza far dipendere da loro la nostra gioia…”.

“Setalux” Sbl

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Di Simona (del 17/12/2010 @ 10:38:46, in Laboratori e Incontri, letto 1127 volte)

Qui non si corre. Si cammina.
Qui non c’è rumore. C’è un suono morbido.
Qui non ci sono colori. C’è solo bianco e illumina tutto.
Qui nevica.
E dal mio rifugio in mezzo alla neve, annuncio che “Nato da donna” slitta – per non far slittare noi sulle strade ghiacciate – a sabato 22 gennaio.
Sempre al teatro Astra di Bellaria.
Sempre alle 21.
Sempre con Penelope e le altre.

 

Foto di Loris Pironi

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Di Simona (del 05/12/2010 @ 11:29:20, in I miei articoli su Fixing, letto 1916 volte)

Fare regali a volte è più bello che riceverne. Almeno secondo alcuni… Ma come si fa a fare regali in un Natale che arriva nel bel mezzo di una crisi? Ci si potrebbe, per esempio, buttare sul vintage.
Il mercato dell’usato ma tenuto bene va molto di moda anche tra i libri, tanto che dal 5 all’8 dicembre a Milano si svolgerà la Fiera del libro usato, dedicato a tutti quei romanzi, saggi o fumetti fuori commercio ma non per questo meno amati.
Per chi non riuscirà ad andare a Milano le soluzioni, comunque, non mancano. Si può ricorrere alle bancarelle che nelle piazze delle città o dei paesi mettono in mostra libri vecchi e ingialliti, quelli che hanno un odore al limite del fastidioso ma che racchiudono storie, aneddoti e saggezze da riscoprire. Se la polvere e la copertina consumata non vi sembrano abbastanza dignitosi per un regalo, allora andate tranquillamente in libreria, dove non ci sono libri usati ma sconti, offerte e tascabili che racchiusi con pacchettino e fiocco (di cui di solito si occupano i librai) fanno una bella figura.
E tra le letture vintage – libri che non sono usciti ieri ma che rimangono sempre di gran moda - non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ci sono fumetti d’annata come Calvin e Hobbes di Bill Watterson, un autore straordinario che attraverso le avventure di Calvin, un bimbo di sei anni iperattivo, e del suo migliore amico Hobbes, una tigre di peluche che diventa viva solo quando sono soli, conduce i lettori in un mondo di spensieratezza, dove i bambini commettono piccoli disastri perché sono curiosi e ingenui, non perché hanno già imparato l’odio.
E dato che siamo tutti un po’ pirati, esploratori e corsari in un mondo che sembra piatto e cementato ma nasconde più insidie di tutti i sette mari messi insieme, ci si può buttare sui grandi classici dell’avventura senza paura di essere fuori tempo. Se vedessero a quali lotte e imprese dobbiamo far fronte ogni giorno, anche Salgari e Verne sarebbero fieri di noi.
E poi ci sono i libri di quei grandissimi che riescono a raccontare chi siamo, o chi siamo stati, servendosi della comicità e dell’ironia come Adams Douglas e Beppe Severgnini. Un’arte rara, difficile, che richiede sensibilità e umiltà, perché come disse il maestro Mario Monicelli: “È un destino crudele quello di far ridere, se ci riesci sei un buffone, se non ci riesci sei ridicolo. Ma in entrambi i casi non sarai mai considerato una persona seria”.

Da Fixing n.46



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Di Simona (del 17/11/2010 @ 15:50:26, in Laboratori e Incontri, letto 2324 volte)

Un vestito appeso al bastone della tenda. Un palla bianca che cade dalla poltrona e rotola per il pavimento. Pezzi di carta, copioni, voci registrate e una piccola raccolta di foglie d’autunno. Così il teatro entra nella mia casa. Così è l’atmosfera che si respira da queste parti in attesa del 27 novembre (ore 21), quando Nato da donna tornerà a teatro, al Massari di San Giovanni in Marignano, all’interno della rassegna Intermittenze.
Lo spettacolo ripercorre la storia di quattro donne del mito, dell’epica – Penelope, Cassandra, Polissena e Teti - donne che sono diventate un archetipo e che ancora oggi hanno qualcosa da raccontare e svelare. Per questo Stefania Succitti, ideatrice e regista del progetto, ha pensato di far calare questi archetipi nella contemporaneità, per far parlare al presente queste voci che vengono da tanto lontano.
Seguendo questa strada ho scritto un testo dedicato alla figura di Teti, la madre di Achille. Una madre giovane, consapevole di dover crescere un bambino dal futuro poderoso. Un futuro importante e ingombrante, segnato profondamente dalle scelte di Teti, perché una donna può tanto, una madre può tutto…

In scena Stefania Succitti (Penelope), Emanuela Neri (Cassandra) e Julia Alimasi (Polissena), io (Teti) e Lara Balducci (la Società).
Tecnico audio e video Maurizio “Muro” Vettraino.
Tecnico luci Antonio Vanzolini.

Info e prenotazioni Teatro Massari 0541.1730509

Maggiori informazioni sullo spettacolo

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Di Simona (del 11/11/2010 @ 15:58:47, in I miei articoli su Fixing, letto 1262 volte)

Ci sono pagine rock sparse nelle biblioteche del mondo. E pagine che sanno di jazz. E pop. Alcune sono terribilmente pop. Libri che sanno di musica più di certe radio.
Ci sono le canzoni compagne di una vita per Rob, adolescente di trentacinque anni che si aggira nella Londra anni Novanta tratteggiata da Nick Hornby in “Alta fedeltà”. Rob vuole raccontarci tutte le sue relazioni andate male. E per farlo non può non parlare di Aretha Franklin e Marvin Gaye, di una auspicata rivoluzione musicale (da cui ne uscirebbero maluccio pure gli U2), dei brani sognati per il suo funerale (che comprenderebbero anche qualcosina di Bob Marley) e delle migliori canzoni di Elvis Costello. E se anch’io dovessi fare una top five – di cui Rob va pazzo - delle “band da romanzo del ventunesimo secolo” non potrei escludere i Muse. Stephenie Meyer confessa che senza di loro “Twilight” non sarebbe stata la stessa cosa. Il ritmo serrato delle lotte tra vampiri, la velocità a tratti sincopata delle corse di Edward con Bella sulle spalle le dobbiamo anche al gruppo di Matthew Bellamy, a cui l’autrice dedica “Breaking dawn”, ultimo capitolo della saga.
A volte la musica diventa più bella del libro che la racchiude, come in “Una notte al club” di Gailly Christian, dove il jazz colma di fascino le pagine di una storia debole e senza sorprese, in cui il grande pianista Simon Nardis muore e risorge dalle sue ceneri. Aveva detto addio alla musica. La musica lo stava distruggendo. Ma in una notte – in una sola notte di vodka e fumo – la musica decide di riprenderselo. Lo vuole di nuovo suo. Rivuole indietro il pianista che si stava uccidendo di jazz.
È quando le parole non bastano più che arriva la musica. Diventa l’unica lingua disponibile per esprimere sentimenti troppo forti o contorti. Speranze e delusioni, che avrebbero bisogno di capitoli su capitoli, vengono compressi nel titolo di una canzone. Quindi non c’è bisogno di un tomo di trecento pagine per capire il vecchio Alex di diciassette anni, che pedala a ritmo dei Clash, sogna di fare il cronista con una maglietta dei Ramones addosso e che s’innamora di una ragazza che è un intero disco di Battisti. Bastano le 173 pagine di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi per capire che in fondo almeno una volta nella vita è capitato a tutti di sentirsi “inutile e triste come la birra senz’alcool”. E allora la musica aiuta, che sia il punk del vecchio Alex. O il Tom Waits dei tempi migliori. Ognuno scelga la sua canzone. E che sia la più grande!

Da Fixing n. 42





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Di Simona (del 08/11/2010 @ 11:23:21, in Laboratori e Incontri, letto 1432 volte)

Che ne dite di due chiacchiere davanti a un bicchiere di vino?
Venerdì 12 novembre, alle 20.30, sarò alla libreria Edicolè di Savignano sul Rubicone, ospite di Giovanni Zavalloni, organizzatore di questa rassegna di aperitivi letterari.
Parleremo di scrittura, letture, di Setalux e magari anche un po’ di teatro visto che sta per tornare in scena Nato da donna … Insomma, un momento informale per incontrarsi e scambiarci qualche idea. E speriamo ci sia anche un po’ di aranciata, perché non reggo molto gli alcolici e chissà poi cosa vi rivelo ; - )

Edicolè si trova a Savignano sul Rubicone in Via della Pace 15/C. Tel. 0541.944457

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Di Simona (del 12/10/2010 @ 11:31:06, in Laboratori e Incontri, letto 1481 volte)

Attenzione! Sta per riunirsi la redazione di Flying!
Giovedì 21 ottobre riparte Giornalisti in erba, il laboratorio che tengo insieme a Loris Pironi - direttore di Fixing nonché giornalista “serio” della famiglia – e dedicato ai ragazzi delle medie e del biennio delle superiori.
Dieci incontri per dar vita al nuovo numero di Flying, la rivista on line che esce quando ne ha voglia. Una rivista che vede la supervisione mia e di Loris ma che è frutto del lavoro dei ragazzi: loro hanno scelto il titolo, hanno disegnato la testata e sempre loro propongono gli argomenti e le rubriche. E a volte succedono cose fuori dall’ordinario, come intervistare Fabrizio Gatti durante Mare di libri, il (bel) festival dei ragazzi che leggono.
Flying ha anche un blog correlato, se volete farci un giro lo trovate qui.
Se invece avete voglia di far parte della redazione, vi aspettiamo!

Il corso si svolge ogni giovedì dalle 17.15 alle 18.30, a Rimini, presso l’associazione culturale Laboratorio di Myriam (vicolo Gioia 8, proprio dietro la Coin).
Per info e prenotazioni tel. 0541.24138

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Di Simona (del 05/10/2010 @ 16:38:07, in I miei articoli su Fixing, letto 1612 volte)

Non sono ancora entrata nella mentalità dell’eBook. Il libro elettronico da leggere sull’eReader (che può essere il telefonino, il computer e i suoi derivati più snelli) non mi dà soddisfazione. Mi piace avere carta tra le mani, sottolineare con la matita, fare delle belle orecchie alle pagine se c’è un punto che vorrei ritrovare per sempre. Mi piace leggere senza essere obbligata a guardare uno schermo. Mi piace scegliere un romanzo vagando da scaffale a scaffale in libreria.
E se sono in fila alle Poste, se sto aspettando qualcuno, o se sono in giro e vedo una panchina o un bel muretto dove sedermi a gambe incrociate, mi piace tirar fuori il mio vetusto libro e leggere, e magari schiacciarci nel mezzo un fiore, lo scontrino delle Poste, il tovagliolino del bar dove ho preso il caffé con un amico.
Ma non siamo tutti uguali. Ed è questo il bello. Sempre. Conosco persone che nell’eBook vedono il futuro della scrittura e dell’editoria (soprattutto per i piccoli editori è una possibilità in più per diffondere le proprie opere, contenendo i costi). Conosco anche persone che hanno tentato questo nuovo modo di leggere ma ne sono rimasti delusi. Soprattutto quelli che hanno comprato un eBook, poi lo hanno stampato e rilegato, spendendo – a livello monetario e ambientale – quasi quanto comprare un libro tradizionale.
Ma come fa un lettore cosiddetto forte a trovare spazio per tutti i libri se non convertendosi all’eBook, che avrà pure i suoi limiti ma è indubbiamente a ingombro zero?
Innanzitutto ci sono le biblioteche, mai abbastanza frequentate.
In secondo luogo, non è necessario tenere con sé tutti i libri che si leggono.
Personalmente tra i miei scaffali ci sono solo quelli che per me hanno un valore e che – negli anni – avrò il piacere di riprendere in mano, fosse anche solo per una frase.
Per tutti quei libri che invece non mi lasciano granché ho delle alternative di vita.
Seguendo il presupposto che il libro che non piace a uno può diventare il preferito di un altro, valuto se tra i miei amici c’è qualcuno che può apprezzare quello che non ho apprezzato io.
Libri da intellettuali per cui io sono troppo frivola, libri rosa per cui non sono abbastanza romantica, libri di fantascienza per cui non sono abbastanza sveglia diventano così regali per amici più intellettuali, romantici o svegli di me. Un regalo dichiaratamente“riciclato” ma sentito, che crea anche un’occasione di confronto, che non fa mai male.
Ci sono poi libri che non abbiamo amato – o che non amiamo più - ma che se hanno un loro perché possono essere donati a biblioteche, scuole o associazioni.
Non è da scartare nemmeno la soluzione del book crossing. Si lascia un libro su una panchina e qualcuno lo prenderà. Ci sono centri commerciali che hanno uno spazio apposito dedicato a questa pratica: uno scaffale in cui appoggiare il libro, come a casa, solo che lo scaffale è di tutti.
Se il libro che ho letto, invece, è proprio brutto - così brutto che mi dispiace che qualcuno lo legga per mano mia - lo tengo da parte e aspetto l’inverno per seguire l’esempio di Pepe Carvalho - investigatore protagonista di tante geniali storie di Vazquez Montàlban - che brucia i libri nel camino, pagina per pagina, con mal celata soddisfazione.

Da Fixing n. 37


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Di Simona (del 22/09/2010 @ 12:18:01, in I miei articoli su Fixing, letto 1053 volte)

“Da una parte c’era il mare, invaso di adolescenti in quell’ora bestiale. Dall’altra il muso dei casermoni popolari. E tutte le serrande abbassate lungo la strada deserta. Il mare e i muri di quei casermoni sotto il sole rovente del mese di giugno, sembravano la vita e la morte che si urlavano contro. Non c’era niente da fare: via Stalingrado, per chi non ci viveva, vista da fuori, era desolante. Di più: era la miseria”.
Silvia Avallone, Acciaio (Rizzoli)

Il romanzo d’esordio di Silvia Avallone non ha bisogno di presentazioni. Vincitrice del Premio Campiello Opera Prima e seconda al Premio Strega (non ha vinto per un soffio contro Antonio Pennacchi e il suo “Canale Mussolini” Mondadori), in “Acciaio” l’autrice racconta la storia di Anna e Francesca, amiche inseparabili che vivono nei casermoni di via Stalingrado, a Piombino, una periferia operaia dove non è facile avere 14 anni.
“La mia intenzione era di parlare della realtà – racconta Silvia Avallone - La città di Piombino mi ha criticata, perché c’è chi crede che la letteratura debba fare pubblicità. Invece la letteratura può toccare tasti dolenti, ha un valore etico, là dove la tv tende a semplificare. Con il mio libro ho scardinato il mito operaio”. Una storia dove si alternano bellezza e squallore, arroganza e fragilità. “Dentro la bellezza e la verità c’è un nucleo di inquietudine che però secondo me aggiunge, non toglie – spiega Silvia Avallone - Sono andata a caccia di operai, di maschi che tradiscono le loro donne nei night, di donne che stanno a casa ad aspettare e in tutto ciò io ci ho visto la vittoria delle persone, dell’affetto, della comprensione. L’emancipazione della donna l’ho incontrata più in tv che nella realtà. E poi si parla molto di queste donne tanto emancipate, non hanno bisogno che la letteratura si scomodi per loro. Io invece racconto la realtà di donne brutte, grasse e che sanno poco l’italiano”.

Fixing n. 34 - 2010

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