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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 13/05/2011 @ 15:45:30, in Diario, letto 1750 volte)
Questo post contiene – assolutamente e senza alcuna vergogna – messaggi promozionali.
Il fatto è che la golosità è il vizio più dolce in cui si può cadere. E tra tutte le cose golose a disposizione su questa terra, io scelgo pizza e gelato (e piada naturalmente, o mi tolgono la cittadinanza riminese).
Ora, si dà il caso che due miei amici si sono armati di coraggio, latte e farina, per aprire un panificio e una gelateria bio. Considerando la simpatia degli imprenditori, considerando che venderanno le mie golosità preferite, io non posso non fare pubblicità. Quindi, prendete penna e taccuino, l’iPhone o il palmare, e segnate bene: domenica 15 maggio, alle 18, al Borgo Sangiuliano di Rimini ci sarà una bella festa con buffet e gelato per l’inaugurazione di Crosta e Muliga e di Dolceneve Bio. Se avete voglia di una merenda ci vediamo lì, così potete provare delle cose buone, scoprire (se già non lo sapete) che salute e golosità non sono nemici, e conoscerete pure dei ragazzi che si danno davvero da fare.
Quante cose in una sola domenica…
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Di Simona (del 10/05/2011 @ 20:36:33, in I miei articoli su Fixing, letto 1376 volte)

I libri sanno cosa sia la realtà. Si servono di idee, storie, indagini per mostrare l’andamento di un tempo sempre più confuso: il nostro. Forse è sempre stato così. Forse non esiste nulla di più difficile da comprendere di quello che si sta vivendo. Eppure bisogna tentare. Solo capendo – comprendendo, come in un grande abbraccio – si può davvero risolvere. O meglio, si può intraprendere un cammino che porti alla soluzione. Non è quindi un caso che uno dei temi portanti del 24° Salone internazionale del libro di Torino – in programma al Lingotto dal 12 al 16 maggio - sia il “futuro prossimo”, ovvero “questioni irrisolte che richiedono analisi rigorose”.
Giornalisti, scrittori, filosofi affronteranno i grandi punti interrogativi che segnano (e sfregiano) la contemporaneità, nel tentativo di capire l’oggi e dall’oggi partire per una semina di nuovi gesti e nuove consapevolezze, che daranno frutto domani.
Il procuratore antimafia Pietro Grasso parlerà di crimine organizzato, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo – autori di “Vandali. L’assalto alle bellezze d’Italia” (Rizzoli) punteranno i riflettori sulle ombre nella gestione dei beni culturali, mentre Lorenzo Pinna partendo dal suo “Autoritratto dell’immondizia” (Bollati Boringhieri) affronterà la scottante questione dei rifiuti. Ma non solo, ci saranno incontri dedicati alla scuola con Paola Mastrocola (autrice di “Togliamo il disturbo”, Guanda), alla situazione degli operai nei tempi della crisi con il giornalista Antonio Sciotto, all’immigrazione con il magistrato Paolo Borgna (autore di “Clandestinità”, Laterza), e alla fuga dei cervelli con il sociologo canadese Derrick De Kerckhove, a testimonianza di una cultura che non vive sospesa in una torre d’avorio ma che impasta le sue mani nella realtà per indagare, informare, proporre spunti di riflessione e per non permettere a nessuno di poter dire “ma io non lo sapevo”.
Le tematiche messe in gioco dal Salone del libro non riguardano solo i lettori più o meno accaniti, non riguardano un circolo eletto di intellettuali, né si rivolgono a vecchi dandy nostalgici dal vocabolario forbito. Queste tematiche riguardano tutti, per il semplice fatto di essere membri di una società caratterizzata – inevitabilmente – anche da queste problematiche.
Leggere non significa solo appassionarsi a un romanzo. Leggere significa appassionarsi alla realtà, sentirsi parte della realtà, e procurarsi gli strumenti giusti – conquistare un nuovo modo di pensare e agire - per arrivare un giorno a cambiarla questa realtà.

Da Fixing n. 18

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Di Simona (del 20/04/2011 @ 17:09:25, in Laboratori e Incontri, letto 1455 volte)

“Anite nella vita e nella letteratura” questo è il nome dalla serata a cui parteciperò domani, giovedì 21 aprile, a Cesenatico. Devo ammettere che quando l’organizzatrice Elisa Mazzoli mi ha invitato ho pensato che mi volesse tra il pubblico e non vicino a due scrittrici come Lia Celi e Paola Zannoner. Invece sarò proprio insieme a loro, per parlare dell’indimenticabile Anita Ribeiro da Silva e di tutte quelle donne che nemmeno se ne accorgono ma le assomigliano tanto.
Informazioni, tempi e luoghi dell’incontro si trovano qui

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Di Simona (del 13/04/2011 @ 15:35:28, in I miei articoli su Fixing, letto 2012 volte)
Nell’ultimo mese sono stata molto a scuola. In particolare, un laboratorio di scrittura creativa mi ha riportata alle elementari.
Tutto ha avuto inizio con un articolo scritto per Fixing, dedicato agli anziani nel mondo della letteratura. Un articolo che ha spinto una maestra di Cattolica a contattarmi per un laboratorio dedicato alla memoria e ai suoi custodi a noi più vicini, i nostri anziani, i nonni dei bambini.
Nel caso qualcuno avesse dei dubbi, confermo che a scuola si va sempre per imparare qualcosa, anche quando non hai più l’età per essere uno scolaretto, e anche quando stai dalla parte opposta della cattedra rispetto a quando avevi nove anni. E se le maestre sono la guida dei bambini, i bambini sono gli insegnanti di tutti i maggiorenni che entrano in classe. E devo ammettere che il più delle volte sono insegnanti spassosi, perché se non fosse per loro certe realtà rimarrebbero del tutto sconosciute a noi adulti. Se non fosse per loro non avrei scoperto che ci sono nonni più saggi di google. Ci sono anziani che – per il solo fatto di essere anziani – non possono avere difetti. Ci sono persone uniche come tesori in fondo al mare. Ma soprattutto ci sono bambini con una grande voglia di raccontarsi, perché a volte anche se si è molto giovani si hanno già storie importanti sulle spalle e nel cuore, e sarebbe un peccato non metterle nero su bianco, perché una volta adulti quegli stessi ricordi avranno altre sfumature, altri contorni. Crescendo si rischia di dimenticare con quali occhi si guardava il mondo da bambini, e si perde per sempre cosa pensavamo di nostro nonno, e cosa combinava di buffo la nonna. La donna che è stata bambina non si ricorda più di quando il nonno la chiamava amore della mia vita e non si ricorda della risatina che le scappava quando la nonna la incolpava dei piccoli pasticci che lei – e non la bambina – faceva in cucina.
E il bambino diventato uomo si dimentica di quanto fosse divertente stare steso sul divano col babbo e la mamma a guardare il nonno che imitava Fantozzi, tirandosi i pantaloni su su fin quasi alle ascelle. Nello stesso modo si perdono i racconti dei nonni, che sono una memoria orale che non durerà per sempre, se non ci sarà qualcuno a tramandarla. Sono preziose le parole dei nostri anziani perché ci parlano di un tempo che noi non abbiamo conosciuto e che - anche se possiamo leggerlo sui libri - acquista tutto un altro sapore quando a descrivercelo è chi lì c’era per davvero. I ricordi dei nonni sono testimonianze di un mondo che non abbiamo vissuto. I ricordi di un bambino sono il seme di un futuro che non possiamo prevedere. La scrittura non può modificare il passato e non può salvaguardare il futuro, ma può ricordarci chi siamo stati per un certo periodo e chi ci ha accompagnati per un tratto del viaggio. Azioni e conclusioni, poi, non spettano alla penna.

Da Fixing n. 13
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Di Simona (del 06/03/2011 @ 08:13:40, in I miei articoli su Fixing, letto 1557 volte)

Mi piacerebbe che una donna camminasse per strada stretta nel suo cappotto per il freddo, non per la paura.
Mi piacerebbe che una donna potesse tremare di felicità all’idea di avere una figlia, e non di terrore per quello che potrebbe capitarle.
Mi piacerebbe che una donna non fosse un filo d’erba in un fascio stantio, perché è quello che lei fa che definisce chi è, non quello che fanno gli altri. O le altre. E nemmeno quello che gli altri pensano o pretendono.
Mi piacerebbe che una donna credesse nell’ispirazione, credesse di essere ispirazione. Lei che può ispirare uomini e popoli, una famiglia o una generazione, e non come una musa immobile e distaccata, ma come chi per prima – e senza avere nulla in mano – sa accendere il fuoco e con sforzi da raffinata equilibrista sa mantenerlo acceso. Anche sotto gli sputi. Anche sotto gli anni.
Mi piacerebbe che una donna potesse essere libera di fare tutto – libera di essere e diventare - e in questa libertà scegliesse sempre la dignità.
Mi piacerebbe che una donna non fosse un’imitazione del maschio. Ma mi piacerebbe anche che fosse molto di più di una femmina.
Mi piacerebbe che in ogni donna abitasse una determinazione e una forza che non dimenticano mai la dolcezza, che preserva la sua più profonda bellezza.
Mi piacerebbe che una donna sapesse accadere, come accadono le stagioni e le imprese storiche, che cominciano così piano, così da lontano, che quasi non te ne accorgi, che quasi non le prendi in considerazione, ma intanto accadono, lavorano e vivono, e trasformano, e si trasformano.
E un po’ mi dispiace. Mi dispiace per tutti quelli che non ci credono, per quelli (e quelle) che non credono che una donna possa essere poi questa gran cosa, per quelli che non credono che in una donna viva questa gran volontà, questo vivo desiderio, per quelli che di una donna non colgono i silenzi, gli sguardi accesi e poi subito quieti, il suo fare nascosto a occhi ciechi, il suo fare perpetuo a occhi onesti. Mi dispiace. Mi dispiace perché anche se loro non ci credono, le donne accadono e dopo nulla sarà più come prima.

 

Da Fixing n. 9

Si parla così tanto di donne in questo periodo, che sinceramente non credo che qualcuno sentisse l’esigenza di un nuovo – ennesimo - articolo. Ma poi ho pensato che l’8 marzo è la festa delle donne, e ancora di più ho pensato che il 17 marzo si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia e il mio pensiero è andato chiaramente a Garibaldi, ma ancora di più ad Anita, eroina del Risorgimento, ma soprattutto una donna come poche al mondo. E allora ci tenevo a sottolineare che la categoria di “donne come poche al mondo” non si è esaurita con la sua morte nel 1849. Il mondo è andato avanti. E così le sue donne.


 

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Di Loris (del 22/02/2011 @ 15:48:06, in Flying on line, letto 1152 volte)


E' on line il numero 3 di Flying, il giornale dei ragazzi della redazione del laboratorio "Giornalisti in erba", il giornale - come ci tengono a sottolineare - "esce quando ne ha voglia"!
Cliccate sulla copertina per sfogliarlo!
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Di Simona (del 19/02/2011 @ 16:34:48, in Laboratori e Incontri, letto 1118 volte)
Tempo fa ho scritto per Fixing un articolo dedicato agli "anziani fatti di pagine". Da questo articolo è nato un laboratorio di scrittura creativa, che terrò nelle scuole elementari di Cattolica, nelle prossime settimane. L’idea è stata della maestra Nadia Vagnini, che mi ha contattata - dopo aver letto l’articolo - per un progetto dedicato alla memoria, ma soprattutto ai custodi della memoria: i nonni. Inutile dire che ho accettato semplicemente volentieri. Ora aspetto solo di sentire cosa mi racconteranno i ragazzi…
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Di Simona (del 17/02/2011 @ 15:56:40, in I miei articoli su Fixing, letto 1610 volte)

Dove sono le radici dell’uomo? A chi sentiamo di appartenere? A quale dove? O altrove?
Le radici più vicine e allo stesso tempo più “esterne”, più visibili, sono i genitori, che li si ami o li si odi si cresce avendoli in fronte. Il loro esempio scandisce le età, sia che si decida di imitarli che di contrastarli. Siamo figli, tutti. Nelle infinite differenze che rendono ogni individuo unico, c’è una radice comune a qualsiasi essere umano, siamo – obbligatoriamente – figli.
Figli esuberanti, così anticonformisti da non essere capiti dagli altri, da essere derisi e umiliati come la dolce “Stargirl” di Jerry Spinelli (Mondadori), che gira con un topolino in tasca e suona l’ukulele per il compleanno di ogni ragazzo della scuola, veste stravagante e conquista un cuore, solo uno, ma importante.
Figli che richiedono attenzioni speciali, come ne “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon (Einaudi), dove Cristopher è un ragazzo autistico, figlio di un padre che lo ama e lo accudisce ma che gli mente, e tanto si può perdonare a un genitore tranne la menzogna.
Figli stupiti dall’unicità che ogni uomo porta addosso, come una medaglia o un fardello. Un figlio-bambino come quello che ci racconta David Grossman ne “L’abbraccio” (Mondadori), spaventato dalla solitudine che ogni creatura deve affrontare, in nome di un’unicità che non sembra nemmeno questa gran cosa… Un racconto che ha la delicatezza della fiaba e il conforto di una madre (un racconto che si può trovare in “Ruti vuole dormire e altre storie” o in un libro a sé, con le suggestive illustrazioni di Michal Rovner). Figli che non possono contare su madri accasciate nel mondo ovattato dagli psicofarmaci e su padri in vacanza con la segretaria, come quelli raccontati da Isabella Santacroce in “Fluo” (Rizzoli), ragazzi che non possono ribellarsi a genitori assenti e si ribellano a se stessi, e ti chiedi come riescano a scorgere nel delirio ancora qualche valore.
Letteratura, narrativa, realtà sono piene di figli protagonisti di vite, di vicende che partono molto prima della loro nascita, dei loro primi passi, perché i figli sono inevitabilmente una storia che viene da lontano.

Da Fixing n. 5

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Di Simona (del 02/02/2011 @ 15:26:30, in I miei articoli su Fixing, letto 1111 volte)

 Il nuovo anno porta inevitabilmente con sé (buoni?) propositi. Anno nuovo, vita nuova, è un luogo comune a cui si scappa a fatica. Un po’ perché quando le cose non vanno esattamente benissimo a qualcosa bisogna aggrapparsi, per cercar di vedere il bicchiere mezzo pieno. Un po’ perché l’esistenza è movimento e allora tanto vale prepararsi al cambiamento.
A volte i cambiamenti sono plateali. Cambi di vita che comprendono cambio di lavoro, di amicizie, e – conseguentemente – di consuetudini. Qualcosa di drastico e definitivo, per ripartire daccapo.
A volte il cambiamento avviene per gradi, tanto che da fuori non si notano “evidenti novità” quanto “indizi di trasformazione”. C’è chi comincia con il taglio di capelli. C’è chi vuole sradicarsi dalle sue abitudini: una sera spegne la tv, la sera dopo accende lo stereo, e la sera dopo va ad ascoltare un po’ di musica dal vivo, e scopre che non puoi dire di aver ascoltato musica finché non hai assistito a un concerto, qualunque sia il genere che ami. E c’è chi uscendo di casa per una passeggiata o qualche compera decide di infilarsi in una libreria. Anche solo per curiosità. Anche solo per cercare una risposta alla domanda che gli è sempre sorta sulle labbra osservando un libro: perché leggere oggi? La televisione ci racconta di tutto. In radio passano più parole, fatti e opinioni che musica. Va bene sfogliare un giornale per essere informati, ma perché sforzare la vista su un libro? O addirittura su un romanzo?
Partendo dal presupposto che non è obbligatorio leggere, che ci sono persone felici, alcune addirittura sagge, che leggono pochissimo, bisogna comunque ammettere che l’essere umano ha bisogno di storie. E a volte non bastano quelle della tv, e non sono sufficienti quelle del cinema o del teatro, perché a volte non basta stare a guardare, c’è bisogno di storie a cui partecipare. Ogni lettore contribuisce alle storie dei libri con la propria immaginazione. Ogni sorriso che viene descritto, ogni profumo che si diffonde tra le pagine, ogni stanza che si apre tra le righe ha una luce, una fragranza e un’ampiezza diversa a seconda di chi la coglie. È come se l’autore dicesse “io il mio lavoro l’ho fatto, posso arrivare fin qui, ma ora tocca a te. Tocca a te completare questa creatura piena di eventi e caratteri, e dargli un senso – un senso che magari io, autore, non ho minimamente sospettato ma che per te è l’unica chiave di lettura di questa storia”.
Un buon autore racconta storie ma lascia al lettore la sua interpretazione. Un buon autore non scrive con l’obiettivo di dare messaggi o di convincere tutti della propria opinione. Ogni riflessione, sogno o delusione che scaturisce tra le pagine di un libro appartiene al lettore. È come trovarsi in centinaia davanti alla torre Eiffel. Lei è lì, grande, imponente, storica e simbolica. Ma alzando gli occhi verso la sua cima c’è chi griderà “è immensa!” e chi “me l’aspettavo più grande”, chi si stupirà nel trovarla meravigliosa e chi deluso la considererà una mostruosità. I libri sono la torre Eiffel, solo più sfaccettata. E ovunque.
Non sarà un romanzo a trasformare la vita, e forse nemmeno a innescare il cambiamento, così come non sarà un concerto a svelare il cuore della musica o una torta fatta in casa a risvegliare il gusto (di mangiare e cucinare). Ma se proprio si vuole cambiare da qualche parte bisogna cominciare. E allora si può cominciare immaginando una vita diversa, conoscendo storie e persone differenti da quelle cui siamo abituati, o scoprendo piccole azioni – e reazioni – che non avevamo mai preso in considerazione. Si può cominciare rallentando un po’, fermandosi un momento, con un libro in mano o davanti a un amico che ti racconta come va. Si può cominciare mettendosi in ascolto, perchè ogni giorno ci sono pagine, persone e atteggiamenti che raccontano. E ascoltare può non essere il primo proposito per il nuovo anno, ma sicuramente può rivelarsi una grande possibilità.


Da Fixing n.2

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Di Simona (del 16/01/2011 @ 13:05:42, in Laboratori e Incontri, letto 1654 volte)

“Le sentite? Le sentite queste voci? Voci che vengono da lontano e parlano al presente.
Sentite le preghiere di Penelope? Aspetta il suo Ulisse. Lo aspetta mentre le stagioni scivolano davanti alla finestra. Mentre le amiche la prendono in giro. Mentre nessuno crede più che lui ritornerà. Sentite la sua voce. La voce di una donna costretta a scoprirsi forte, nel profondo di una solitudine, di una speranza, che solo lei conosce.
Ma ascoltate!
Ascoltate le voci delle due sorelle. La bella Polissena, che ride e fa innamorare. La dura Cassandra, che vuole solo potere. Sentite il loro grido d’aiuto. Il desiderio d’amore della seduttrice. La paura della donna che vede al di là dell’oggi ma non verrà mai creduta. Guardate le due figlie di una stessa anima dividersi e ritrovarsi.
Ma silenzio. Rimanete in silenzio ancora un istante e sentirete una ninna nanna. Un bambino dal futuro poderoso riposa tra le braccia di Teti. La grandezza di Achille è già lì, mentre sua madre lo culla, lo cresce, lo prepara a essere un dio. Mentre la Società impietosa la deride, la condanna, in attesa di un suo fatale errore.
Ma ascoltate…”
Simona B. Lenic

Prossima replica di Nato da donna al teatro Astra di Bellaria, sabato 22 gennaio ore 21.

Spettacolo ideato e diretto da Stefania Succitti.
In scena Julia Alimasi (Polissena), Lara Balducci (la Società), io (Teti), Emanuela Neri (Cassandra) e Stefania Succitti (Penelope).
Video e Tecnico Audio Maurizio Vettraino. Disegno luci Antonio Vanzolini.
Testi di Stefania Succitti. Il testo di “Teti” è scritto da me medesima, Simona B. Lenic ; - )

Info e prenotazioni
Teatro Astra 339.4355515 (dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 20) - info@teatroastrabim.it



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