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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 23/06/2009 @ 18:32:25, in un po' di rassegna stampa..., letto 1022 volte)
RIMINI – Romanzo d’esordio, centro al primo colpo, e anche una copertina con una firma che in pochi si possono vantare di avere, quella del maestro dell’illustrazione Gianni De Conno.
Ma cos’ha di speciale Setalux da costringere la Barbera a pubblicare un genere, il fantasy, che non aveva mai pubblicato prima, da consegnare la copertina a Gianni De Conno e da presentarlo come “l’Harry Potter italiano”? Ha quello che hanno le belle opere, cattura subito e ti costringe a non andare a dormire se prima non hai letto un’altra pagina (un po’ come le ciliegie, una tira l’altra) per scoprire come va a finire l’avventura alla quale vengono chiamati i protagonisti del libro, i quindicenni Sfaira, Matt, Leon e Joshua. Perché se un inevitabile archetipo fantasy c’è nel libro, è proprio quello del “Richiamo all’Avventura” e della presenza del “Mentore”, il saggio Prometero, che svela ai quattro amici il potere del Setalux e li indirizza verso la loro missione speciale. Inserito nella collana Radio Londra (la raccolta di maggior spicco della casa editrice Barbera), Setalux è catalogato come fantasy; un tempo forse quando la parola fantasy andava per la minore sarebbe stato inserito sotto il genere avventura, noi sottoscriviamo chi lo inserisce sotto il catalogo di romanzo di formazione, perché dentro le 288 pagine piene zeppe di colpi di scena, Sfaira, Matt, Leon e Joshua affrontano un’avventura persino più grande e decisiva per il loro cammino, quella dell’adolescenza, dove tutto muta in fretta e dove si costruiscono parti fondamentali del carattere e della crescita di una persona. Nemico giurato dei quattro amici è il perfido Serparatur, l’Uomo-Non-Più-Uomo, attorniato da una cerchia di soggetti poco raccomandabili, gli Umbrusis e i Mortivì. No, non ci sono elfi, folletti, draghi e mostri tipici dei romanzi fantasy, perché chi ha “poteri speciali” per vedere sa da sempre che il fantastico si trova anche nella vita reale.
Gabriele Nanni
10 agosto 2007 - La Voce di Romagna - recensione
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Di Admin (del 23/06/2009 @ 18:34:24, in un po' di rassegna stampa..., letto 1208 volte)
C’è una città che si chiama Inimbis, in un luogo e in un tempo imprecisati del nostro mondo. Un posto abitato da esseri umani fatti di sentimenti e pensieri, proprio come noi. Ma le loro anime ormai sono deserte. Invidia e risentimento la fanno da padroni, le persone hanno dimenticato libertà e bellezza e vivono di apparenze, inseguendo senza scrupoli i loro obiettivi. Per fortuna aleggia una speranza sulla bella città in riva al mare. La incarnano alcuni adolescenti buoni e pieni di talento, destinati a salvare il mondo con una caccia al tesoro dalla posta molto alta. Sono quattro come gli elementi i protagonisti di “Setalux”, romanzo d’esordio di Simona B. Lenic (Barbera Editore, pp. 288, euro 16,5) autrice di favole e racconti dalla fervida fantasia. Sfaira, il cuore della vicenda, una ballerina leggera come una piuma che con la sua danza dà il ritmo alla storia, e i suoi amici prediletti, Joshua, il disegnatore, egli stesso tanto simile a un fumetto; Leon, il coraggioso figlio di Gec e Layla Flumeni, esploratori dei mondi sospesi; infine Matt, l’intellettuale del gruppo, nelle cui vene scorre inchiostro al posto del sangue. Il destino affida loro il compito di ritrovare le sorgenti del setalux, sottilissimi fili di seta e luce da cui, in tempi remoti, erano percorse le fibre di tutti gli uomini. Il setalux scorreva nel corpo sin dall’infanzia e per il suo tramite le persone ricevevano il dono della conoscenza, grazie al quale sapevano discernere tra il bene e il male. Era un antidoto al conformismo, alla superficialità e al pregiudizio: una sorta di elisir di eterna giovinezza per l’anima. Ma un giorno è scomparso, lasciando la terra intera in balia degli umbrusis, esseri malvagi, e dei mortivì, uomini vivi solo all’apparenza perché, da bambini, non hanno attivato il setalux attingendo alle sue immense fonti fatte di luce pura. Così queste si sono prosciugate e l’umanità, quella vera, forse è perduta per sempre. Finché un bel giorno compare un vecchio saggio che parla una lingua sconosciuta, comprensibile solo a Sfaira e ai suoi amici, e consegna loro la chiave di antichi segreti. Si aprono così le mirabolanti avventure di una ricerca piena di mistero. I piccoli eroi sono combattuti da nemici privi senza pietà capitanati da Serparatur, il principe del male a forma di pantera, adorato dai suoi giovanissimi e crudeli seguaci. Scamperanno a mostri nascosti nel bosco, formiche giganti, incantesimi e tranelli, nel crescendo di una storia ravvivata da qualche colpo di scena e dal primo amore della dolce ballerina. Se possiamo chiamarla favola moderna è perché nasconde una orale, dietro i giochi di parole e gli scenari fantastici. Suggerisce che l’adolescenza è la stagione più piena e chi non la vive a briglie sciolte perde il sale della vita. Perciò i ragazzi cattivi, scimmiottando il cinismo dei grandi, hanno perduto il gusto per la libertà. Di far galoppare la fantasia, di essere creativi e coccolare i propri sogni conservando il cuore puro. Il segreto da ritrovare e custodire gelosamente è nascosto in un ciondolo appartenuto alla famiglia di Sfaira per intere generazioni, un oggetto che indica tre simboli che lei conserva ignara nel comodino della sua camera da letto. Il setalux è vicino: per trovarlo basta squarciare il velo dell’ipocrisia, per imparare a vedere le cose per quello che sono.
Claudia Gualdana 
27 luglio 2007 – Libero - Recensione
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Di Admin (del 23/06/2009 @ 18:50:39, in un po' di rassegna stampa..., letto 956 volte)
Simona B. Lenic, riminese, giornalista. Ma soprattutto scrittrice. Il suo primo romanzo, Setalux (Barbera Editore), è piaciuto molto al pubblico e ha riscosso un notevole successo di critica, tanto da essere addirittura candidato al Bancarellino, che è una specie di piccolo Premio Oscar della letteratura per ragazzi in Italia. Simona, in sostanza, può essere considerata una sorta di promessa della narrativa.
E’ un’etichetta che ti pesa? Sappiamo che stai ultimando il tuo secondo romanzo.
“Sono solo una che ha avuto una buona occasione, perché per un esordiente pubblicare non è così semplice. Amo scrivere e condividere le storie e i personaggi che mi girano per la testa, così mentre scrivo il secondo romanzo, tengo i piedi per terra, la testa tra le nuvole quel tanto che basta per prendere qualche pensiero, e un taccuino sempre vicino perché l’idea quando arriva arriva”.
Il tuo sguardo, in Setalux, si è soffermato sul mondo dei più giovani. Ci parli un po’ del tuo libro?
“Parto dai miei compagni di viaggio in questa avventura, i quattro giovani protagonisti: Sfaira, una ballerina con un bel caratterino; Matt, bello e misterioso, quindi terribilmente affascinante; Leon, avventuroso, esuberante e anche lui niente male; e Joshua, che ha la capacità di trasformare il mondo in fumetto. Questi ragazzi, uniti da un’amicizia profonda – e anche da un amore non dichiarato - capiscono che intorno a loro c’è qualcosa di meraviglioso e si danno da fare per scovarlo, tentando e rischiando come si fa solo quando si è davvero convinti. O folli”.
Setalux è un fantasy in senso tradizionale?
“La fantasia è solo un modo diverso per guardare la realtà. Non è così utopico un mondo in cui l’invidia prende le sembianze di rabbia e rancore, e in cui dei ragazzi hanno così bisogno di una guida da essere disposti a seguire il Male in persona. Fortunatamente non sono utopia neanche l’amicizia, la famiglia spesso costituita da persone che non sono parenti, e degli adulti così forti e stravaganti, da non far rimpiangere il fatto che prima o poi bisogna crescere”.
Quali sono i tuoi autori preferiti? Ci consigli un libro da leggere assolutamente?
“Leggo di tutto, da autori impegnati come Marquez, a libri spassosi come quelli della Kinsella o di Stefania Bertola, passando per favole e fumetti. Ho però sempre a portata di mano ‘Il piccolo principe’ di Saint Exupery. Quello non è un libro, è un mondo che si apre piano piano, di lettura in lettura”.
L’ultima domanda non è particolarmente fantasiosa, ma non possiamo non farla. Come si diventa scrittori?
“Fondamentalmente leggendo e scrivendo. Per me scrivere è sempre stato qualcosa di spontaneo, non potevo farne a meno. Ma quando scrivere diventa qualcosa da condividere, allora la scrittura diventa comunicazione e per comunicare sono necessarie una chiarezza e una semplicità che prima devi crearti dentro, poi tentare di trasferire sul foglio, spesso a forza di storie mal riuscite e scritti cestinati”.
Chiudiamo con due “informazioni” che possono essere utili per inquadrare meglio Simona, o possono essere utili punto e basta. Innanzitutto tra le sue molteplici attività, l’autrice di Setalux tiene corsi di scrittura per giovani e giovanissimi (“Spaziamo dalla scrittura di fiabe alla realizzazione di canzoni - racconta - Abbiamo realizzato anche un piccolo Tg di buone notizie”). E poi concludiamo dicendo che Setalux, grazie alla preziosa collaborazione con la Stamperia Toscana, è stato anche tradotto in braille, il linguaggio scritto per non vedenti (Info 055.4382800).
Aprile 2009 - Generazione Y - Intervista
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Di Loris (del 23/06/2009 @ 18:54:04, in Laboratori e Incontri, letto 919 volte)

Uno spettacolo teatrale scritto da bambini e messo in scena da bambini. Perché il teatro, si sa, è una cosa seria, e anche se vuole strappare un sorriso può offrire qualche spunto di riflessione. Domenica 7 giugno alle ore 16 al Mulino di Amleto “L’Allegra Compagnia” de Il Laboratorio di Miryam che, dopo il successo dell’anno passato, presenta lo spettacolo “Non è un paese per tutti”, frutto del lavoro di una stagione degli attori in erba che hanno preso parte al laboratorio di teatro tenuto da Stefania Succitti e, per il testo e la sceneggiatura, merito della fantasia dei bambini che hanno preso parte ai corsi del laboratorio Parole e Fantasia (appunto) tenuto da Simona B. Lenic, sempre all’interno del Laboratorio di Miryam.

La storia, brevissimamente, è quella di un paese dove l’antica pace è andata perduta e gli abitanti sono in lite tra loro, fino a quando un grosso incendio li costringe a cooperare.

In scena ci saranno: Anna Bettini, Liliana Cogliandro, Lorenzo Dellarosa, Viola Emiliani, Federica Ripa, Elisa Poggiali, Elena e Serena Rossi e, per un fugace caotico momento, Stefano Dellarosa.

La sceneggiatura è stata scritta dai piccoli Elia Di Benedetti, Gabriel Giannini, Arianna e Alessia Pesaresi e Vittoria Volanti.

Lo spettacolo è a cura di Stefania Succitti, Simona B. Lenic e Maurizio “Muro” Vettraino. Costumi e scene sono di Sonia De Angelis.

Comunicato stampa

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Di Admin (del 23/06/2009 @ 18:59:45, in un po' di rassegna stampa..., letto 1273 volte)
RIMINI - Per la prima uscita ufficiale da scrittrice, la notte di San Lorenzo al Porto di Rimini, non si è fatta mancare niente. Neppure la pioggia e folate di vento gelido, a ricordare che tra poco sarà già autunno. Eppure per Simona B. Lenic, 30enne riminese, giornalista e scrittrice, autrice del romanzo fantasy Setalux (Barbera Editore), è stata calda come un lungo applauso. Quello che l’ha accompagnata sul palco della rassegna Moby Cult, dove ha mosso i primi passi di una carriera che - sono già in molti a scommetterci - sarà ricca di soddisfazioni. Intanto stasera Simona B. Lenic sarà l’ospite d’onore di una serata di gala a Praiano, piccola perla incastonata nella Costa Amalfitana: in quest’occasione per la prima volta presenterà Setalux ad un pubblico che non annovera amici e conoscenti. Un piccolo ’trauma’, ma soprattutto un importante successo. Oltrepassare la soglia di casa per mostrare la propria ’creatura’, per uno scrittore è un momento di svolta.
Che effetto fa per un’esordiente varcare questo confine?
“Per me è davvero un onore, oltre che una bella opportunità. Non nascondo che mi fa sempre un certo effetto quando qualcuno fuori da Rimini e circondario dice di aver letto il mio romanzo e magari mi cerca per invitarmi ad un incontro con l’autore o per intervistarmi. A Rimini vedo il mio libro in vetrina, le persone mi chiedono come sta andando, c’è un rapporto molto diretto, e mi piace davvero. Pensare di poter costruire un rapporto simile ’fuori casa’ mi sembra incredibile”.
Si dice che nessuno è profeta in patria. Eppure a Rimini hai un gran numero di appassionati lettori.
“Beh, il mio segreto è che ho molti parenti e amici... ”.
Il romanzo, in libreria da poco più di due mesi, ha già avuto un discreto successo di critica e anche di vendite. Perché tra le migliaia di volumi pubblicati in Italia ogni anno un lettore dovrebbe comprare proprio Setalux?
“A me piacerebbe che le persone leggessero il mio romanzo perché credo sia un buon compagno di viaggio sia per i ragazzi che per gli adulti, perché la fantasia è solo un modo diverso per guardare la realtà e con la realtà tutti dobbiamo farci i conti, meglio se con un sorriso e una speranza in più, no?”
Ma che cos’è esattamente il Setalux? Che importanza ha l’amicizia in questo romanzo?
“Setalux è una leggenda, è la possibilità che anticamente avevano gli uomini di vivere veramente, al di là delle paure e dei pregiudizi. È qualcosa di cui avremmo molto bisogno oggi. Proprio come abbiamo bisogno dell’amicizia vera, di rapporti che non si basino sulla convenienza ma sul confronto, sullo scambio reciproco. Da soli non si cresce. I protagonisti di questa storia sono dei ragazzi ma riescono ad instaurare tra loro un rapporto maturo: non annullano se stessi per diventare un branco ma sviluppano la propria individualità, i propri talenti accettando e condividendo le diversità proprie e degli altri ”.
In molti hanno provato a raccontare Rimini e il suo mare, con più o meno fortuna, senza mai riuscire ad avvicinarsi a cogliere quello che è il suo vero spirito. In Setalux l’avventura dei quattro protagonisti e di tutti i personaggi che li attorniano si svolge in una città di mare, Inimbis. Che pare lo specchio di Rimini.
“Inimbis non è Rimini però è una città di mare e per me Rimini è la città di mare per eccellenza, non perché sia la più bella o la più meritevole, semplicemente perché è la mia città. Avrei potuto prendere spunto da Malibù o da Jesolo, documentandomi bene e magari facendo un viaggetto, ma temo che nel racconto sarebbero rimaste città viste, visitate, solo di carta. Mentre Rimini io la vivo e quando scrivo mi piace pescare più dentro che fuori di me”.                  
                                                                      
RIMINI - Setalux, romanzo d’esordio di Simona B. Lenic, in quattro parole è la storia del mondo. Il bene in lotta contro il male. Ed è anche la storia di un’amicizia, l’amicizia tra quattro ragazzi un po’ speciali, speciali soprattutto perché sono riusciti a grattare sotto la crosta dell’indifferenza, dell’uniformità. Parliamo di un romanzo che va archiviato nello scaffale del genere fantasy perché è ambientato in luoghi che non sono i nostri, perché ci sono personaggi con caratteristiche decisamente fuori dal comune. E poi anche perché i ragazzi, a Inimbis - la città dove si svolge la vicenda - non usano telefoni cellulari o il computer. Già. Si fa in fretta anche a dire cosa non c’è in Setalux. Non ci sono orchi, gnomi e folletti che affollano - purtroppo - i romanzi fantasy. Non ci sono scope volanti, pozioni magiche e intrugli vari tanto di moda nell’era di Harry Potter. E soprattutto non c’è quella trascuratezza nel linguaggio, quell’impoverimento lessicale che oggi affiora dai luoghi più impensati, anche in romanzi in cui ci si aspetterebbe che i protagonisti, ancorché giovani, siano capaci di usare un verbo al congiuntivo. Setalux, pubblicato da Barbera Editore, è un libro ben scritto, con passaggi da sottolineare per poi rileggere. Un romanzo che non ha assolutamente nulla da invidiare ai classici di questo genere.
22 agosto 2007 - La Voce di Romagna - Terza Pagina
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 18:17:49, in I miei articoli su Fixing, letto 1745 volte)

Dal mese di giugno è iniziata la mia collaborazione con Fixing, il settimanale di economia di Assindustria della Repubblica di San Marino. Sullo Speciale Cultura terrò ogni mese una rubrica dedicata alla narrativa, a chi i libri li scrive, ma soprattutto a chi come me ama leggerli. Segnalerò libri e frasi che mi hanno colpita, dialogherò di scrittura e letture con autori ed esperti, cercando insieme nuove pagine e tutto ciò che sta tra le righe. La rubrica avrà ogni mese un filo conduttore, che in questo primo numero è un argomento caro non solo agli appassionati del genere ma a tanti giovani, genitori, insegnanti ed educatori: la letteratura per ragazzi.

Chi crede che i giovani d’oggi siano tutti bulli, sbandati e superficiali, che apprezzino solo videogiochi e scherzi al limite della legalità, dovrebbe fare un giro a “Mare di libri” un festival dedicato alla letteratura per adolescenti che si svolge a Rimini dal 12 al 14 giugno. Quest’anno è alla sua seconda edizione e io ho avuto il piacere di partecipare anche alla prima e di vedere con i miei occhi ragazzi di 15 anni seduti sui gradini di antichi palazzi discutere animatamente di autori del calibro di Licia Trosi e Aidan Chambers. Ho visto i nasi di lettori navigati – rigorosamente sotto i venti - arricciarsi solo a sentir parlare di Federico Moccia. E ho visto platee di teatro piene per gli autori del momento. Anche questi sono i giovani. Anche queste scene sono da riprendere con il telefonino e caricare su youtube. Ho il privilegio di lavorare spesso con i ragazzi, e basta davvero una piccolissima spinta perché inventino racconti bellissimi, scenette e addirittura canzoni. E basta poco perché si appassionino alla lettura. Il più delle volte è sufficiente scegliere il libro giusto. Fino ai primi anni Ottanta la letteratura per ragazzi corrispondeva soprattutto ai grandi classici, da L’isola del tesoro a Ventimila leghe sotto i mari, ora c’è una vasta scelta di romanzi, saghe e graphic novel. Un vero e proprio mondo. E definire un mondo, con le sue complessità, le sue eccezioni e le immancabili contraddizioni, non è affatto semplice. Così mi sono rivolta a un’esperta in questo campo: la scrittrice, traduttrice (chi non conosce l’inglese deve a lei la possibilità di gustarsi una lettura come Harry Potter) ed editor della Rizzoli, Beatrice Masini.
“La letteratura per ragazzi comprende tutti i libri che parlano di ragazzi e ai ragazzi. Senza abbassare i registri linguistici e proponendo anche lavori complessi, chi scrive per ragazzi mette al centro della narrazione elementi e temi cari ai più giovani, situazioni in cui identificarsi o scoprire realtà nuove. Ed è una letteratura adatta anche agli adulti, anche come momento di condivisione con i propri ragazzi”.
I ragazzi amano le storie che parlano di loro, storie in cui possono riconoscersi, ma anche storie che li aiutano a scoprire qualcosa del mondo che li circonda, perché le domande che si pongono sono infinite e spesso non sanno dove andare a prendere le risposte. Può una lettura suggerire queste risposte?
“Un libro deve far nascere domande, più che dare risposte. Il libro non è un conforto, né un rifugio: oggi l’essere sociale pervade tutto, anche la lettura, tanto che spesso anche giocare ai videogiochi diventa un momento di condivisione, più o meno superficiale. Il libro non è una via di fuga dalla realtà ma semmai un modo di guardarla, conoscerla e scoprirla”.
Le case editrici investono tanto sulla letteratura per ragazzi per motivi puramente commerciali o c’è anche un fine “pedagogico”, un tentativo cioè di istruzione alla lettura sin da giovani?
“Chi si occupa di libri per ragazzi dovrebbe aver chiaro questo messaggio: tu stai gettando i semi per crescere i lettori di domani. Ma non sempre è così. L’uscita di Harry Potter ha fatto scoprire una fetta di mercato che già c’era ma che non si pensava tanto forte. Questo ha portato alla pubblicazione di sin troppi libri, con alcuni prodotti pensati solo per riempire vuoti di mercato. È una situazione complessa in cui è importante il consiglio di un libraio attento e preparato per orientarsi nella scelta”.
I libri per ragazzi sono prodotti ben curati, con illustrazioni impeccabili, copertine accattivanti, un’attenzione per i particolari che supera anche i libri destinati agli adulti. Indice che i giovani lettori sono più attenti alle sfumature o cedono più facilmente a un marketing accurato?
“In realtà è difficile capire cosa affascina i ragazzi e questa imprevedibilità è uno degli aspetti più stimolanti del mio lavoro. Spesso le copertine sono scelte nel tentativo di educare al gusto, sperando che proponendo qualcosa di bello il lettore sia poi spinto a cercare e riconoscere sempre il bello. Per far capire che il libro è anche un oggetto, da tenere tra le mani, sfogliare e toccare”.
Da Fixing n.22-2009

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Di Simona (del 24/06/2009 @ 18:25:10, in I miei articoli su Fixing, letto 1082 volte)
Succede a volte nella vita.
Una cosa brutta che inciampa in una bella, all’improvviso.
Come un gatto nero che entra in campo e rivolta come un calzino l’esito di una partita. “Siamo ancora qua” urlava Bubani Enzo quel pomeriggio “siamo ancora qua”.
Cerco di non dimenticarlo mai, quando capita qualcosa di storto.
(Marcos y Marcos)
 
In questo periodo può capitare spesso di sentir parlare di Cristiano Cavina, uno scrittore romagnolo candidato al prestigiosissimo premio Strega con il libro “I frutti dimenticati” (Marcos y Marcos).
Ma Cavina è anche l’autore di “Un’ultima stagione da esordienti”, una storia semplice, scorrevole. Ed epica. Questo è l’incredibile: che 219 pagine, dedicate a un gruppo di tredicenni di provincia che passano l’estate a giocare a calcio sul ghiaino e che in campo indossano magliette con il numero scucito sulla schiena, possano essere tanto epiche.
Sarà lo stile, leggero e spontaneo, sarà che parla di vicende vissute sulla pelle, sarà che niente è più totalizzante di una passione adolescenziale, fatto è che il campionato di calcio di questi ragazzi diventa un archetipo di facce, speranze e modi di affrontare la sorte. E man mano che leggi, non hai più sotto gli occhi una carrellata di personaggi ma di destini. E il destino un po’ fa ridere, un po’ commuove, e un po’ ti andrebbe di cambiarlo. Ma quando hai tredici anni ti va di viverlo e basta, perché domani è solo un’altra partita, perché domani è ancora un’altra partita, e ci metterai solo e semplicemente tutto te stesso.
Non perché così si deve fare. Ma perché non conosci altro modo di giocare.
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Una compagnia teatrale di otto bambini. Una vera compagnia teatrale, capace di mettere in scena veri spettacoli – non il classico saggio di fine anno, per intendersi – e di riempire un vero teatro. Il teatro in questione è il Mulino di Amleto, spazio provvidenziale per tante persone a Rimini, lo spettacolo che ha riscosso questo successo è “Non è un paese per tutti”, che domenica scorsa ha fatto registrare il tutto esaurito (oltre 120 persone, ben oltre la classica media dei due genitori e un fratellino per ogni bambino sul palco…). Uno spettacolo portato in scena dai bambini de Il Laboratorio di Myriam e addirittura scritto da altri bambini, che al Laboratorio – associazione culturale con una scuola d’infanzia e con corsi pomeridiani – seguono il corso ‘Parole e Fantasia’ tenuto dalla scrittrice Simona B. Lenic.
“Lo spettacolo – spiega la regista Stefania Succitti – è stato costruito sul totale rispetto dei bambini, che hanno lavorato in piena autonomia, naturalmente con l’assistenza degli adulti. Dall’ideazione alla realizzazione del testo fino alla scelta dei costumi. Hanno lavorato come una vera compagnia teatrale, e infatti ne è uscito uno spettacolo vero e proprio, non certo un’esibizione da fine corso”.
Dopo lo spettacolo “L’isola di Ness-uno” che ha sancito il loro divertente esordio lo scorso anno, questi attori in erba si sono appunto trasformati nella Allegra Compagnia.
“I nostri bambini sono cambiati tantissimo rispetto allo scorso anno – prosegue Stefania Succitti - Sono maturati, sanno stare in scena, è proprio bello vederli crescere così. E comunque vorrei specificare che lo spettacolo finale è forse il momento più entusiasmante, ma di fatto è quasi marginale rispetto al lavoro portato avanti durante i laboratori, un lavoro che vuole sviluppare sempre più la fantasia, l’immaginazione, la creatività dei bambini, puntando sull’improvvisazione e sulle tecniche teatrali”.
È giusto a questo punto citare tutti i baby attori saliti sul palcoscenico: Anna Bettini, Liliana Cogliandro, Lorenzo Dellarosa, Viola Emiliani, Federica Ripa, Elisa Poggiali, Elena e Serena Rossi (a cui si è aggiunto in un fugace caotico momento il “grande” Stefano Dellarosa). I bambini del corso Parole e Fantasia di Simona B. Lenic che hanno realizzato il testo sono invece Elia Di Benedetti, Gabriel Giannini, Arianna e Alessia Pesaresi e Vittoria Volanti. Maurizio “Muro” Vettraino ha curato il video iniziale e la parte tecnica, Antonio Vanzolini le luci, i costumi e le scene sono di Sonia De Angelis. Per informazioni sui corsi: Laboratorio di Myriam, tel. 0541.24138.
8 giugno 2009 - La Voce - articolo
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 18:45:17, in Laboratori e Incontri, letto 1001 volte)
Laboratorio di favole e racconti fantastici dedicato a bambini delle scuole elementari
C’è un mondo variopinto tutto intorno a noi, uno altrettanto fantastico dentro di noi, e i bambini possono raccontarcelo, scoprendo le parole adatte per farlo. Attraverso giochi e letture, lasciando libera la fantasia o descrivendo la realtà, i bambini potranno divertirsi, avvicinandosi al gusto della scrittura e della lettura – senza vincoli di compiti e interrogazioni – e sentendosi liberi di esprimere, nero su bianco, ciò che loro pensano e immaginano.
I corsi ripartono da ottobre 2009!
Info: Laboratorio di Myriam, Vicolo Gioia 8, Rimini Tel 0541.24138 – 53387.
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:13:31, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 1595 volte)
Matt Encauston_Inchiostro al posto del sangue.
Una stravaganza del destino. Un’eccentrica svista da nulla.
Da ridere.
Ma quanto può far ridere possedere tutta la conoscenza che un libro può darti? Nozioni. Leggi. Tecniche. Filosofie.
Tutto.
È un meccanismo pericoloso. Questo inchiostro, che annaffia il corpo, fa crescere pensieri maledetti: pensieri di onnipotenza.
Ai tempi degli scribi, c’erano uomini che usavano lo studio, la ricerca, per trovare risposte a quesiti enormi, importantissimi. Divoravano libri per nutrire la loro anima inquieta, alla ricerca di uno spirito da servire. Ma quella ricerca ben presto si staccò dall’anima per finire nella vanità. La conoscenza che proveniva dai libri non serviva più per ricercare. Era diventata un forziere dalle pareti troppo robuste per far filtrare la luce e così piene di orgoglio da far spuntare l’invidia.
A pochi interessava conoscere. Perché ormai l’importante era sapere più dell’altro. Le dita si consumavano tra i libri insieme agli sguardi. La mente era ormai serva dell’ambizione, ricompensata a suon di vanagloria.
Il loro sangue non abitava più un corpo reale, non vibrava più di gioia, non si scaldava d’amore, né si addolciva di frutta. Il loro sangue si nutriva solo di manoscritti. Di scienza.
Divenne denso, scuro, come l’umore che ti prende in certe mattine, quando ti accorgi di essere rimasto solo.
Finché un giorno la carne di quegli uomini venne invasa brutalmente dalla loro stessa scienza. Tutti quegli scritti, quelle dottrine, si ribellarono come se non avessero aspettato altro sin dalla prima pagina e iniziarono a mordere ferocemente quei corpi sciocchi per quanto colti. Morsi così profondi e tremendi da dissanguare le creature. Urla strazianti accompagnarono la carneficina, fino a quando anche l’ultima goccia di sangue cadde fuori. E fu in quei corpi prosciugati che la scienza prese dimora, impregnandoli come inchiostro su un pennino secco.
Si racconta che quei corpi si ripresero, continuarono a vivere, ma cosa avvenne dentro di loro non è dato saperlo. Non lo raccontarono. Mai.
Forse qualcuno cercò di redimersi, di farsi perdonare diventando un ponte tra scienza e uomo comune. Ma i più cercarono di trasformare quella sapienza oscura in potere personale per incantare gli altri, per rendere schiavo chi non capiva, servendosi di parole che invece di chiarire nascondevano.
Se dentro di loro ci fosse ancora un’anima o anche solo un desiderio, se fossero ancora capaci di sentimenti o anche solo di ricordi, sono leggende. Opinioni. E ognuno crede a quella che preferisce. A quella che gli è più comoda.
Ma è certo che non tutte quelle creature morirono senza procreare.
Una stirpe nacque da quei corpi d’inchiostro. Una stirpe, come una maledizione senza fine. Per chi ne fa parte. Come me.
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