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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 15/02/2018 @ 17:39:11, in I miei articoli su Fixing, letto 305 volte)

C’era una volta...
E c’è ancora...
Un lupo che si aggira famelico in quel bosco in cui non dovremmo proprio entrare, perché è troppo buio. Troppo intricato. E noi abbiamo ancora troppa paura, per capire che quel lupo aspetta qualcuno che gli dia da mangiare. Qualcuno che lo ammansisca. Aspetta un amico che lo metta al suo posto.
C’è un gigante, per cui non siamo altro che formichine. E chi se ne importa se camminando ci calpesta! Ci considera piccoli e non così rilevanti, ma forse sta solo suggerendo la nostra giusta misura nel mondo, a noi che ci crediamo tanto grandi e importanti.
E ci sono i draghi. Che volano sulle nostre teste, enormi e minacciosi. Potrebbero proteggere la città, invece la incendiano. E mentre tutto brucia, siamo così impegnati a dare la colpa a chi li ha fatti entrare, e a cacciare il mostro con frecce e spade, da dimenticarci di spegnere il fuoco.
C’era una volta... E c’è ancora...
Una matrigna e una fata, una davanti all’altra, come in uno specchio. Come due facce di un’antica moneta. Come se fossimo noi a scegliere chi essere. Ogni giorno.
C’è una bambina persa in un bosco di perplessità e dubbi. Una bambina, qualunque sia la sua età.
C’è una sguattera che ancora non sa di poter diventare regina. E si ostina a vivere nella cenere.
C’è un’orfanella. Senza più padre e madre ha perso le sue radici, e non sa proprio come costruire una speranza.
C’è un principe, che gironzola su un cavallo bianco in attesa che qualcuno chieda il suo aiuto. Non è un principe vero. Le favole lo chiamano così, ma è solo un pensiero arrivato da un paese lontano lontano per sollevare il morale. È solo la voce di un amico. Lo chiamano principe, perché non c’è niente di più regale di una parola che ti salva.
E c’è la bella che deve affrontare la sua bestia, per andare oltre alle apparenze e innamorarsi di ciò che non ha un bel aspetto ma fa parte di lei.
C’era una volta... E c’è ancora...
Chi non crede alle favole, perché raccontano solo fantasie. Chi non vede, nelle storie degne di essere raccontate a un bambino, la complicata vita degli esseri umani e il loro riscatto. Chi non coglie il lieto fine, se avviene seguendo disegni misteriosi e perfetti, e non secondo piccoli progetti mentali.
C’era una volta... E c’è ancora... La possibilità di cambiare punto di vista.

Simona Bisacchi, da San Marino Fixing

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Di Simona (del 02/02/2018 @ 18:35:58, in I miei articoli su Fixing, letto 339 volte)

Colore e acqua, per catturare la luce.
L’acquerello nasce così.
Nasce da WIlliam Turner (1775 - 1851), che si innamora della luce, di come cade sull’acqua e sui ponti, e comincia a dipingere paesaggi, e a viaggiare, per catturare ciò che non si può toccare ma illumina il mondo.
Il pittore inglese, precursore dell’impressionismo, “andò alle cascate per i colori dell’iride, guardò all’esplosione per le sue fiamme, chiese al mare l’azzurro più intenso e al cielo l’oro più puro”, come scrisse il critico inglese John Ruskin.
Inseguì la luce per tutta la vita.
Cercò di coglierne le sfumature e gli umori, quasi fosse un’amica accanto a lui.
Colse la sua delicatezza alla foce del Canal Grande di Venezia. La sua intensità bruciante nell’eruzione del Vesuvio. Riuscì ad afferrarla anche nella notte in mare dei pescatori. Tutta la vita a esplorarla. A cercare di mostrarla e rappresentarla. Tanto che nelle ultime opere non si vedevano più i contorni della natura e delle creazioni dell’uomo, ma la luce era il confine e la forma. La luce era l’essenza e il perimetro. Come se le onde, gli alberi e perfino le persone non meritassero di essere rappresentate per come apparivano. Il loro valore, la loro bellezza, non era nella conformazione, nei lineamenti. Il loro valore, ciò per cui valeva la pena dipingerli, era la luce che irradiavano.
A Turner non interessava più il contenitore. A Turner interessava la sostanza. Quella vita che sprigionava la sua forza al di là delle figure. E anche al di là dell’armonia.
In un suo dipinto, “Tempesta di neve” (1842), una nave è sorpresa in mare da una possente bufera. La tempesta sembra una spirale, un vortice destinato ad inghiottire l’imbarcazione. Eppure, anche nel caos, l’occhio segue la luce: la vela bianca, un cielo che non dimentica il suo celeste e, tra il buio delle onde, lo sprigiona.
Turner insegue la luce, cogliendola anche in situazioni estreme, in armonie interrotte da incendi e tumulti. La coglie anche là dove sembra che regni il caos. La luce c’è. È bellissima e splendente nel mattino dopo il diluvio. È un metro di misura nella bufera di neve che sorprende Annibale e il suo esercito mentre attraversano le Alpi: la luce si irradia dal cielo, dalle montagne, dalla bufera e gli uomini - per quanto gloriosi e forti - sono puntini inginocchiati davanti alla sua potenza.
Tutta la vita a seguirla, quella luce, per poi trovarla dappertutto. E dichiarare, sul letto di morte, che “La luce è Dio”.

Simona Bisacchi, da Fixing

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Di Simona (del 01/02/2018 @ 18:34:20, in I miei articoli su Fixing, letto 309 volte)

 

E vissero tutti felici e contenti.
Dame e cavalieri. Re e regine. Principesse irrequiete e improbabili consorti.
Nascono destinati a qualcosa di grande, poi lungo il tragitto qualcosa va storto e ha inizio la battaglia.
Per quanto la principessa sia bella, per quanto il cavaliere sia senza macchia sono costretti a mettere da parte sogni immacolati e teorie deliziose, per cominciare a vivere sul serio. La battaglia è dura e la soluzione non è assolutamente a portata di mano, ma quando riescono il lieto fine è lì ad aspettarli.
Sono belle le favole perché ti insegnano a spingere lo sguardo e la mente verso soluzioni che non avresti mai considerato. Perché “La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”, scriveva Gianni Rodari.
Insegnano le favole che un cavaliere che non è pronto a combattere per ciò che gli sta a cuore è destinato a vivere nella solitudine e nell’insoddisfazione. E se una principessa non osa, non tenta, a costo di cadere e sporcarsi di fango mentre la sua carrozza torna a essere zucca, allora rimarrà sempre schiava di chi in lei vede solo una povera Cenerentola.
E quel “vissero tutti felici e contenti” che sta tanto antipatico agli adulti, perché secondo loro non corrisponde alla realtà, è invece quello che fa sognare i bambini, che li fa fantasticare su tutto quello che può accadere dopo.
Perché dopo accade sempre qualcosa.
Ma è assolutamente verosimile che il cavaliere e la principessa vivano comunque felici e contenti, perché le avventure terribili che hanno vissuto, le streghe che hanno dovuto sconfiggere e gli incantesimi che hanno spezzato hanno insegnato loro come si affronta la vita. Forse hanno perso un po’ della loro spensieratezza, ma hanno acquistato la consapevolezza di potercela fare. Anche nel fango.
Lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton scriveva “Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti”. E allora certo che vivono tutti felici e contenti. Perché ora sanno. Sanno che nemmeno il fuoco di un drago può carbonizzare il coraggio. Nemmeno il sortilegio di una strega invidiosa può durare all’infinito se interviene la forza di un’unione. E anche un volto sfregiato dall’arroganza può guarire se c’è una Bella a far nascere un sorriso.
“In ogni istante della nostra vita abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso”, sostiene Paulo Coelho. E in questo precario equilibrio umano, la contentezza è l’asta che può far mantenere l’armonia mentre si procede in quel vuoto, che sempre unisce due vette distanti.

Simona Bisacchi, da Fixing

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