Immagine
 copertina... di Admin
 
"
Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
"
 
\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 30/10/2016 @ 17:31:41, in I miei articoli su Fixing, letto 288 volte)

Ogni bandiera è un simbolo. È un’appartenenza. La bandiera di un Paese rappresenta il valore di chi ha combattuto per unire un popolo sotto quei colori. Racchiude la forza di chi ha dato la vita per conquistare possibilità oggi date per scontate. E anche chi è inconsapevole, anche chi è in disaccordo, è figlio delle vicende che il drappo della propria nazione racconta.
C’è poi una bandiera più personale, più intima, incolore e impalpabile come solo un’idea riesce a essere. Non è vero che il patriottismo è morto, spesso ha solo cambiato indirizzo: dalla propria Patria alla propria opinione. Si è pronti a difendere a spada tratta il proprio pensiero. Si è disposti ad andare contro tutto e tutti in nome di un personale convincimento.
Ma come facciamo a sapere che il pensiero per cui lottiamo è davvero onesto? Come possiamo capire se una bandiera merita il nostro sacrificio?
Perché a volte quel pensiero per cui combattiamo - e che sembra il migliore dei pensieri mai saltati alla mente e pare sventolare libero sulla propria testa - è invece legato con un laccio intorno al collo di chi lo concepisce e rischia di strozzarlo al primo soffio di vento forte.
Ogni bandiera merita di essere difesa, se non si arriva a fare del male in suo nome. “La bandiera alla quale ho giurato fedeltà è la verità” scrive il filosofo Arthur Schopenhauer. Non c’è verità che pretenda la distruzione di qualcuno. Se un pensiero è così forte da alzarsi in alto e sventolare fiero come una bandiera, allora non pretende stragi, non porta separazione. Può causare rotture, momentanee disarmonie, ma solo per ricreare un equilibrio nuovo e più forte. È l’azione che ne deriva che dimostra se il pensiero che si sta servendo è meritevole o mediocre. L’onestà di un’idea, come di un’intenzione, si riconosce dai suoi frutti.
Non esiste azione che possa definirsi costruttiva se non porta un sollievo agli altri, se non porta un vantaggio anche a chi non è coinvolto nel combattimento, anche a chi ignora che ci sia un combattimento. “Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena lottare” sosteneva quel genio di Albert Einstein. E vale la pena lottare anche per chi non crede che il mondo sia questo gran bel posto. Anche per chi non si accorge che disprezzarlo è come disprezzare noi stessi, che abitiamo - e creiamo ogni giorno - questo mondo.

Simona Bisacchi
da "Fixing"

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Simona (del 25/10/2016 @ 17:34:15, in I miei articoli su Fixing, letto 395 volte)

Possiamo vincere una partita, ricevere congratulazioni, qualche complimento e a volte avere addirittura ragione. Ma non c’è niente di più accattivante che costruire qualcosa. Architetti della nostra esistenza, progettiamo il nostro caos ed edifichiamo le giornate a disposizione, nell’unico lavoro rimasto a tempo indeterminato: vivere.
Andrea De Carlo scrive che “È un lavoro essere felici. È una costruzione. Devi metterla giù tavola per tavola e chiodo per chiodo, e controllare di continuo che tutto sia a posto, e tenere ben spalato tutto intorno. Ci vuole un sacco di manutenzione” (da “Uto”).
Costruiamo risate. Paranoie. Piccole tragedie e grandi passatempi.
Fabbrichiamo giustificazioni. Inconvenienti. Perplessità.
“Porto la catena che mi sono fabbricato in vita” rispose a Scrooge il suo vecchio socio Marley, che trascinava a fatica i piedi pur essendo un fantasma (Charles Dickens, “Canto di Natale”).
E quando proprio ci impegniamo, quando siamo fortunati e non siamo disposti ad arrenderci, costruiamo relazioni, amicizie, famiglie. “La famiglia. Eravamo uno strano piccolo gruppo di personaggi che si facevano strada nella vita condividendo malattie e dentifrici, bramando gli uni i dolci degli altri, nascondendo gli shampoo e i bagnoschiuma, prestandoci denaro, mandandoci a vicenda fuori dalle nostre camere, infliggendoci dolore e baci nello stesso istante, amando, ridendo, difendendoci e cercando di capire il filo comune che ci legava” così la scrittrice statunitense Erma Bombeck riassume le dinamiche e le meraviglie che edificano le fondamenta - collettive e individuali - di chi vive sotto uno stesso tetto.
Ma ogni volta che siamo pronti a costruire qualcosa, dobbiamo anche essere risoluti nello smantellare ciò che non serve. “Che sia bene o male, talvolta anche rompere qualcosa è molto piacevole” (Fedor Dostoevskij).
L’essenziale è portare rispetto per i muri portanti: non toccate i vostri principi, custodite i valori che vi hanno insegnato da piccoli, siate sempre pronti a dire “buongiorno” e “grazie”, o l’edificio che state costruendo - per quanto nuovo, innovativo e necessario - vi crollerà addosso. Perché avere il coraggio di demolire non significa annullare, non implica annullarsi, ma abbattere le barriere e andare più in là, spinti dal desiderio di crescere. “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito” (Antoine de Saint Exupery, “Cittadella”). L’infinito, quello no, non si costruisce. Quello si può solo scoprire, a piccole dosi, pezzettino dopo pezzettino. Mentre si tenta di costruire qualcosa. Qualcosa che non sia solo nostro, ma possa essere condiviso con qualcuno.

Simona Bisacchi
da Fixing

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Simona (del 22/10/2016 @ 16:46:33, in I miei articoli su Fixing, letto 349 volte)

Cicerone ci insegna che “Non solo per noi stessi siamo nati”.
Per il solo fatto di essere al mondo insieme ad altre persone, una sottile e intricata rete di diritti e doveri ricopre la nostra strada. Se troppi sono i doveri e scarsi i diritti, la rete si farà spessa, si aggrapperà alle nostre caviglie, costringendoci a trascinare i passi, sempre più pesanti e stanchi. Se si pretendono i diritti e si ignorano i doveri, i fili della rete diventano così affilati, così poco visibili da farci inciampare nei nostri stessi piedi. Ma se la trama dei diritti e l’ordito dei doveri si intreccia in un sapiente equilibrio, quella rete non è più una trappola, diventa una rete di sicurezza nelle acrobazie dell’esistenza.
Il dovere non è essere obbligati a compiere un gesto senza avere scelta, senza scappatoie. Il dovere è piuttosto sapere che una nostra determinata azione - per quanto faticosa o scomoda - può cambiare le cose, può fare la differenza.
La vita quotidiana è piena di piccoli doveri che se ben eseguiti potrebbero cambiare l’aspetto di una giornata. Il dovere di una risata. Di sdrammatizzare. Il dovere di dire no. Il dovere della gentilezza. Il dovere di essere se stessi ma di cercare di migliorare per chi ci sta accanto. Il poeta statunitense Wallace Stevens sottolinea che “Il buon umore è un dovere che noi abbiamo verso il prossimo”. Niente di più semplice, in teoria. Niente di più complesso da realizzare.
Eppure ogni dovere che portiamo a termine è un regalo che facciamo a noi stessi. “I doveri non vengono compiuti per amore del dovere, ma perché l’evitarli metterebbe l’uomo a disagio - spiega Mark Twain - Un uomo non compie che il dovere di accontentare la sua anima, il dovere di rendersi gradevole a se stesso”. Inutile, quindi, credersi generosi o meritevoli perché “La ricompensa per chi adempie ad un dovere è la capacità di adempierne un altro” (George Eliot). Si cresce così. Trascinando questa rete di diritti e doveri come se fosse una zavorra, come se aspettassimo solo il momento opportuno per abbandonarla in un angolo quando non ci vede nessuno. Fino a quando, passo dopo passo, quel dovere di ascolto, di silenzio e di lotta diventa necessario. Difficile magari, ma indispensabile. Non ci si sente più liberi, se non compiendo il proprio dovere. Allora, quando si arriva a quel punto lì, la rete si fa forte e splendida, perché come diceva Giovanni Paolo II “La libertà non consiste nel fare ciò che ci piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che dobbiamo”.

Simona Bisacchi
da Fixing

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Simona (del 18/10/2016 @ 16:43:07, in I miei articoli su Fixing, letto 228 volte)

Capita a volte che in qualche parte del mondo si formi una folla. Tante persone una accanto all’altra che si muovono all’unisono senza quasi guardarsi in faccia, tutti concentrati a far funzionare la loro realtà, ignari dell’universo che li circonda. E c’è sempre un momento in cui da questa folla si alza un braccio, ad indicare qualcosa. Sembra stia lì a puntare il cielo, o l’orizzonte, ma sta solo suggerendo di guardare un po’ più in là. Solo che gli occhi non vedono. Gli occhi sono troppo indaffarati a fissare quello che c’è, quello che si ha, e raramente colgono quello che potrebbe essere. Per riuscire a farlo serve l’immaginazione, che raccoglie tutti i dati che questo mondo offre e ne costruisce una barca per oltrepassare il possibile. Serve un animo da raffinato inventore, per guardare un po’ più in là. Serve un animo da scrittore. E nel diciannovesimo secolo, è toccato a Jules Verne alzare il braccio, per puntarlo dritto sul futuro. Innamorato della scienza e della storia, parlò di quello che la scienza non aveva nemmeno sospettato e quello che la storia pensava non avrebbe mai vissuto, raccontando il progresso come fosse un’avventura per ragazzi. Ci ha svelato che è possibile raggiungere la luna su un mezzo dalla forma cilindro-conica. E ce lo ha raccontato nel 1865, in “Dalla Terra alla Luna”. Un secolo prima dell’Apollo 11, dell’allunaggio di Neil Armstrong e Buzz Aldrin, un secolo prima di quel “piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”, Verne aveva descritto l’impresa dell’avventuriero francese Ardan, che non riuscirà a toccare il suolo lunare, rimarrà solo a girovagare nella sua orbita, ma darà al mondo una fatale ispirazione, perché come dichiarò lo scrittore statunitense Ray Bradbury “Senza Verne, molto probabilmente non avremmo mai concepito l’idea di andare sulla luna”. Nel 1873 ha informato tutti che la terra si era rimpicciolita, non per aver assunto nuove proporzioni, ma perché si poteva viaggiare dieci volte più veloci e si poteva tentare “Il giro del mondo in ottanta giorni”. Ma abbiamo dovuto aspettare il 1995 per scoprire la sua visione sul futuro della società. La sua opera “Parigi nel XX secolo”, scritta nel 1863, non vide la luce fino agli anni Novanta, perché la visione del mondo di Verne parve al suo editore del tempo, Pierre Jules Hetzel, così pessimistica che temeva potesse ripercuotersi negativamente sulla carriera dell’autore. Pertanto la descrizione di Verne di quella Parigi del 1960 in cui i treni sfrecciano ad alta velocità, le case sono grattacieli, una rete permette comunicazioni a livello mondiale e un artista si sente inutile in un mondo che tende solo all’economia, è rimasta sepolta in una cassaforte per oltre un secolo. Ma Michel Jerome Dufrenoy, il protagonista del libro, uno scrittore di talento in un mondo in cui nessuno legge, rimane a fissarci da quelle pagine, schiacciato in un mondo freddo, sterile, senza poesia. Rimane lì, dopo anni in una cassaforte, a chiederci “E adesso? Adesso che sapete che la mia storia è anche la vostra storia, che il mio disagio è il disagio di un’intera società, cosa pensate di fare? Cosa pensate di immaginare? Siete ancora in grado di immaginare?”. Ma c’è sempre un momento in cui dalla folla si alza un braccio, ad indicare qualcosa. Suggerisce di guardare un po’ più in là. Non verso un nuovo mondo. Verso un uomo nuovo.

Simona Bisacchi
da Fixing

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1

Ci sono 45 persone collegate

Bookmark and Share


< agosto 2017 >
L
M
M
G
V
S
D
 
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
     
             

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Breve bio (1)
Diario (18)
Flying on line (13)
I miei articoli su Fixing (109)
Laboratori e Incontri (34)
Letture e spettacoli (20)
Progetti per le scuole (3)
Setalux e i suoi protagonisti (7)
un po' di rassegna stampa... (8)

Catalogati per mese:
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017

Gli interventi più letti

Ultimi commenti:
Meraviglia Simo!Graz...
30/06/2017 @ 17:38:53
Di Loretta
Mi piace molto il tu...
09/02/2017 @ 07:05:18
Di Omar Vulpinari
Un piacevole impegna...
10/11/2016 @ 08:13:50
Di Moorow

Simona B. Lenic
Simona B. Lenic
Crea il tuo badge

diventa fan di Simona Lenic

Titolo
copertina (1)

Le fotografie più cliccate

Titolo
Ti piace questo blog?

 Fantastico!
 Carino...
 Così e così
 Bleah!





23/08/2017 @ 13:48:47
script eseguito in 31 ms