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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 14/04/2016 @ 10:39:30, in I miei articoli su Fixing, letto 577 volte)

 

E a un tratto l’uomo si alzò in volo. I dodici secondi dei fratelli Wright - non durò più a lungo il viaggio del primo aeroplano della storia - rivoluzionò il tempo e lo spazio. Dodici secondi è la durata di tre salti con la corda, di una camminata intorno al tavolo. Dodici secondi sono un piccolo nulla. Ma se quei dodici secondi li passi in aria, a quaranta metri di altezza, portato da ali che fino a quel momento erano prerogativa assoluta degli uccelli, allora non stai vivendo il tempo di un lungo sbadiglio, stai entrando nella storia.
C’è qualcosa di eroico e di romantico - di quel romanticismo che solo gli eroi sanno suscitare - nel fidarsi che quelle lamine e quel motore voleranno e porteranno in volo anche te, e finalmente il cielo sarà un luogo da abitare, non solo da osservare.
C’è qualcosa di grandioso nell’uomo che vuole andare al di là di se stesso e vedere il mondo da dove nemmeno le montagne possono osare. E c’è qualcosa di drammatico quando con quelle ali l’uomo decide di farci la guerra. Perché dopo quel grande balzo.
Dopo la sfida dell’uomo con se stesso. Dopo che New York e Parigi si avvicinarono in una notte di maggio del 1927 e Lindbergh dimostrò che attraversare l’Atlantico, in solitaria, era possibile... Gli aeroplani divennero un simbolo di guerra, portatori di bombe, non solo di uomini. Eppure non era così che era partita. Non era per quello che si sognava di volare. Non era per quello che Icaro si attaccò sulla schiena due ali con la cera. Doveva fuggire Icaro. Doveva sollevarsi dal labirinto in cui era imprigionato. Volando. Volando poteva sollevarsi, oltrepassare il muro. E se non avesse sfidato il sole, il sole avrebbe scoperto. Il sole, la conoscenza, da quel punto lì, lì in alto, avrebbe sperimentato, come nessuno prima. Come nessuno se non gli dei. Ma gli uomini fanno di tutto per imitare gli dei, per poi credersi più di loro e cadere da così in alto da ridursi a fango.
Eppure il cielo rimane una grande possibilità. “La terra ci fornisce, sul nostro conto, più insegnamenti di tutti i libri. Perché ci oppone resistenza. Misurandosi con l’ostacolo l’uomo scopre se stesso. Ma per riuscirci gli occorre uno strumento. Gli occorre una pialla, o un aratro. Il contadino, nell’arare, strappa a poco a poco alcuni segreti della natura, e la verità che’egli trae è universale. Non diversamente l’aeroplano, strumento delle vie aeree, coinvolge l’uomo in tutti gli antichi problemi” Saint Exupery, in “Terra degli uomini”, parla di un rapporto ancestrale dell’uomo con il cielo. E da quel cielo lui ha fatto arrivare il piccolo principe, in una terra che era deserto, e non conteneva nulla se non un aeroplano rotto. Saint Exupery che visse con il suo aereo per tutta la vita, fino a sparire con lui, non compì viaggio più grandioso e maestoso di quello che intraprese con “Il piccolo principe”. Perché puoi volare per chilometri, trattare il cielo come se fosse asfalto, e ritrovarti un giorno appoggiato per terra e varcare l’universo. Raccontarlo come fosse una favola. E iniziare un viaggio che dopo 72 anni non si è ancora fermato. Ha sostato in tutti i continenti. Parla ogni lingua. E tocca quegli antichi problemi che sempre risiedono nello stesso luogo, da secoli. Perché puoi volare più in alto dei temporali, rendere la distanza tra San Paolo e Roma una questione di qualche ora. Ma fare un balzo di dodici secondi nelle profondità del cuore dell’uomo è un’impresa da re. O da principe. Purché sia piccolo. Simona Bisacchi

Da Fixing

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Di Simona (del 02/04/2016 @ 10:33:12, in I miei articoli su Fixing, letto 614 volte)



Quale sarà la tua parte su questo palcoscenico?
Prendi il mondo.
Prendi la tua vita.
Afferra che sia il più grande spettacolo che sia mai stato portato in scena dall’inizio dei tempi.
Accetta di essere l’attore principale. Ma non l’unico.
Accetta di essere il protagonista. Ma non il regista.
Il regista non si fa vedere ma scandisce i tuoi passi con la precisione disinvolta che di solito si attribuisce al destino. E siccome non ha più voce a forza di gridare cosa sarebbe meglio per la tua interpretazione, da qualche tempo è passato ai fatti, ti solleva e ti fa inciampare ogni volta che reciti il ruolo sbagliato.
Studia bene la parte, ma sappi che l’imprevisto fa parte della compagnia: non puoi cacciarlo dal palco, puoi solo imparare a improvvisare al meglio.
Porta uno specchio con te, perché tu possa riconoscere sempre te stesso qualunque sia il personaggio che devi recitare oggi.
Stira bene i vestiti di scena, cura trucco e pettinatura, e accudisci il tuo cuore, unico a dare vita ai tuoi quotidiani travestimenti. Senza di lui mantelli e scettri non ti farebbero apparire come un re, ma come un mendicante pazzo. Accudisci il tuo cuore e non pretendere di scoprire quello degli altri, rispetta il loro travestimento, e allora forse scoprirai che la loro corona di latta contiene dell’oro.
Rifugiati in camerino o dietro le quinte, ma non scendere in platea perché “Gli uomini devono sapere che in questo teatro, che è la vita umana, è concesso solo a Dio e agli angeli di fare da spettatori” (Francesco Bacone).
Impara il copione attentamente, “a teatro il testo va rispettato nelle sue virgole, va approfondito, perché tutto è nella parola” (Marcello Mastroianni). Non sei la maschera che indossi, ma le parole che pronunci.
E quando avrai imparato a inchinarti davanti ai fischi, quando tra inciampi e cambi di programma sarai comunque in grado di sostenere la tua parte, quando sarai talmente regale da non dover indossare corone di latta e mantelli per far capire agli altri chi sei... Allora finalmente potrai sentire il regista. Non la sua voce. Il suo applauso.
Simona Bisacchi

Da Fixing

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