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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

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Di Simona (del 20/02/2013 @ 09:46:42, in I miei articoli su Fixing, letto 1095 volte)

È abitudine assai comune svegliarsi al mattino e chiedersi cosa sarà.
Potrebbe essere un effetto della crisi, o forse è solo il naturale tentativo dell’uomo di andare un po’ più in là, dove tutto sembra sempre migliore.
Ma quando il futuro diventa così incerto, e chiedersi cosa sarà provoca una smorfia più che un sollievo, allora il presente diventa tutto.
In realtà, nella pratica, il presente è l’unico tempo che all’uomo è dato di vivere. Eppure non gli viene dato un gran valore, perché mentre lo si vive si pensa al passato o si organizza il futuro.
Dato però che il mondo di ieri non assomiglia nemmeno un po’ a quello di oggi, e dato che progetti che vadano al di là di pochi mesi sono praticamente impossibili, il presente riacquista finalmente il suo valore, il suo senso originario.
“La vita è solo il ricordo, se non per quest’attimo presente che ti passa accanto così veloce che quasi non te ne accorgi” sosteneva lo scrittore e drammaturgo Tennessee Williams. Va veloce il presente, è vero. È un attimo, o un insieme di pochi attimi. Richiede attenzione, partecipazione, impegno. È vero. Ma lo scrittore Gustave Flaubert nelle sue “Lettere a Louise Colet” sembra trovare le radici di questa difficoltà: “Il futuro ci tormenta, il passato ci trattiene, ecco perché il presente ci sfugge”.
Liberarsi dalle catene di chi si è stati e dalla paura di chi si potrebbe diventare significa liberarsi del tempo. Godersi non solo il presente, ma la vita. Non come un vagabondo senza obiettivi. Non come chi perde tempo, demandando agli altri la propria salute e la propria salvezza. Chi vive il presente non si nasconde dietro ai propri vizi, non si crea alibi, non tenta disperatamente di sopravvivere a se stesso. Chi vive il presente mette tutto se stesso ora e qui, e domani sarà già sul primo gradino di quella lunga scala che tutti devono salire per andare avanti.
“Il presente non è un potenziale passato, è il momento della scelta, dell’azione”, scrive la scrittrice e filosofa Simone De Beauvoir nel saggio “Per una morale dell’ambiguità”.
Il presente è vivo. È degli anziani, che non solo possono dire la loro, ma hanno un mondo da insegnare e di cui sappiamo sempre meno. È dei giovani, che devono essere svegli o si accorgeranno tardi che la loro vita è iniziata da un bel pezzo. È di chi lavora e vede il tempo scorrere su un computer o in mezzo a un campo. È di chi resta a casa, e - se si è in salute - solo chi ha poca fantasia o poca forza di volontà può annoiarsi.
Se il presente è di tutti, se – come scriveva Albert Camus, filosofo oltre che scrittore - “La vera generosità verso il futuro è donare tutto al presente”, non ci sono tante parole da spendere. C’è solo una rivoluzione – intima, pacifica e totale – da attuare.

Da Fixing n.4

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Di Simona (del 17/02/2013 @ 17:43:46, in I miei articoli su Fixing, letto 2644 volte)

Compie due anni il concorso internazionale di narrativa Premio Stefano Benassi, promosso da Università Aperta Giulietta Masina e Federico Fellini di Rimini e aperto a tutti i maggiorenni – di ogni nazionalità - che hanno un racconto in testa o nel cassetto. Cinquemila battute e una piccola quota d’iscrizione (10 euro) permetteranno di partecipare a questa iniziativa, che rende omaggio a un uomo che amava la parola scritta, i libri e i lettori.
Il professor Stefano Benassi - che era mio professore all’Università e che per anni ha tenuto corsi di narrativa – promuoveva la scrittura con lo stesso spirito con cui si cerca di comunicare il piacere della lettura ai bambini. Non perché scrivere sia una possibilità di successo, ma perché scrivere è una possibilità di comunicazione.
Per partecipare al premio è necessario inviare un racconto inedito, a tema libero, a Università Aperta, entro il 20 aprile 2013. I racconti verranno valutati prima da una giuria - presieduta dallo scrittore Michele Marziani, affiancato dall’agente letteraria imolese Carla Casazza, dallo scrittore lombardo Angelo Ricci e dalle insegnanti Giovanna Gazzoni e Angela Grossi – poi da uno dei gruppi di lettura della biblioteca Gambalunga di Rimini.
Chi ha un racconto si butti, osi.
La scrittura non è solo per addetti ai lavori.
Si scrive perché si è attraversati da una storia, anche piccola, anche ingenua, e scrivendo si tenta di trattenerne almeno la scia, almeno un’idea. E forse è proprio l’idea che qualcuno stava cercando.
Info Università Aperta, tel. 0541.28568 - 22323, segreteria@uniaperta.it

Da Fixing n.4

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