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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 29/05/2012 @ 22:58:50, in Progetti per le scuole, letto 671 volte)

"La fantasia è solo un diverso modo di guardarela realtà"
Joshua in Setalux

Questo progetto - rivolto non solo ai ragazzi ma anche agli adulti - nasce dalla constatazione che l’elemento fantastico possa essere utilizzato non come estraniazione dal reale, ma come un diverso punto di vista da cui osservare e raccontare la realtà.
L’incontro offre ai partecipanti l’occasione di parlare di scrittura, di come concretamente nasca una storia o un personaggio, e di come un plot riesca poi a svilupparsi in un racconto o – perché no – in un libro. Ma non solo. L’incontro sarà strutturato come un vero e proprio laboratorio, dove protagonisti saranno i partecipanti che - armati di carta e penna - verranno guidati nella creazione di storie originali.
Info simonalenic@libero.it

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Di Simona (del 29/05/2012 @ 22:54:56, in Progetti per le scuole, letto 1670 volte)

"Anziani fatti di pagine" è un progetto di lettura e scrittura rivolto ai bambini delle elementari.
Un lavoro sulla memoria per riscattare il grande valore che gli anziani - e le loro esperienze - hanno nella società, ma anche per far capire ai ragazzi quanto sia fondamentale il valore del ricordo e dell’ascolto di questi ricordi.
Gli anziani sono pezzi di storia vivente, capaci di raccontare e farci rivivere anni che noi non abbiamo mai visto. Ma gli anziani sono anche il presente perché hanno in loro la forza di comunicare, di tramandare e di insegnare ai più giovani ciò che loro ancora ignorano.
Il dialogo tra generazioni è l’obiettivo di questo laboratorio.
Info simonalenic@libero.it

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Di Simona (del 29/05/2012 @ 22:39:25, in Progetti per le scuole, letto 546 volte)

 

Questo progetto - rivolto ai ragazzi delle medie e del biennio delle superiori - prevede la lettura, in classe o individuale, del mio romanzo "Setalux", e un incontro tra me e i ragazzi per parlare del libro e del mestiere di scrivere.
L'obiettivo è stimolare la lettura e l’approfondimento di un testo grazie a al coinvolgimento in prima persona degli studenti che – prendendo spunto dal libro – dovranno realizzare una creazione originale (che può spaziare dal racconto a una performance o un video).
Inoltre, il libro affronta temi importanti per i ragazzi come la scuola, la famiglia, l’amicizia, il rapporto con culture diverse dalle proprie, offrendo lo spunto per discussioni in classe, favorendo un dialogo tra ragazzi e insegnanti e un incontro tra generazioni diverse.
Per info simonalenic@libero.it

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Di Simona (del 14/05/2012 @ 10:19:19, in I miei articoli su Fixing, letto 508 volte)

È affidato a un pacchetto di Nazionali il compito di accogliere i lettori di “Dizionario delle cose perdute” di Francesco Guccini. Il marchio delle sigarette è proprio in copertina, quasi a dirci che un tempo si poteva fumare dove si voleva. Era un tempo in cui il letto si scaldava con il prete. Per tenere le cose al fresco non c’era il frigo, che produce ghiaccio, ma la ghiacciaia, dove il ghiaccio dovevi metterlo tu. Per le strade si girava con la topolino. Ci si conosceva a ritmo di un ballo in balera, ci si baciava nel buio del cinema, e si aveva freddo, a volte.
“Non ho scritto questo libro con nostalgia, forse c’è un certo rimpianto che è rimpianto della giovinezza… Ma fino a un certo punto! – ha spiegato il cantautore modenese durante un incontro a Rimini – Era tremendo da ragazzino infilare la maglia di lana, pizzicava dappertutto, ed era tremendo anche svegliarsi e non avere acqua corrente. Insomma, sono cose che guardo più con ironia che con nostalgia”.
La vita quotidiana degli italiani nell’immediato dopoguerra e prima del grande boom economico era caratterizzata da oggetti e situazioni che piano piano sono spariti o sono diventati altro. In questo libro Guccini raccoglie aneddoti, ricordi e sensazioni per fissare nella memoria un tempo che sembra lontano non pochi decenni ma diversi anni luce.
“L’idea non è nata da me, è venuta a un editor che mi ha proposto il progetto. Pensando alle cose perdute mi sono subito venute in mente le braghe corte che si portavano anche d’inverno e arrivavano a mezza coscia. Quelle al ginocchio erano da fighetti!”.
Un capitolo è dedicato ai cantastorie, di cui Francesco Guccini sembra portare avanti l’eredità.
“Da piccolo, quando li incontravo in piazza, esercitavano un grande fascino su di me, tanto che la mia tesi, mai fatta, doveva essere proprio sui cantastorie del Nord. Erano grandissimi personaggi, davvero professionali: sapevano come attirare la gente, portavano nelle piazze i fatti e le loro canzoni erano patrimonio dell’umanità, la gente le canticchiava senza neanche ricordarsi dove le avevano sentite. Con l’arrivo della tv i cantastorie hanno perso il loro fascino, così si sono messi a vendere fogli dove c’erano i testi delle canzoni che si ascoltavano per radio e le foto delle dive americane in costume: questi fogli si chiamavano Sorrisi e canzoni”.
Era il tempo dei primi chewingum. Dei caffè d’orzo. Del Flit.
Era il tempo delle balere.
“Io in balera non ballavo ma suonavo, quando ero studente. Dopo la guerra c’era una voglia di ballare incredibile, anche perché il ballo era un modo per conoscere persone dell’altro sesso. Io facevo l’orchestrale e l’orchestrale era un po’ come un marinaio: una donna in ogni balera! Avevo anche diritto a una consumazione. Non alcolica… Era una vita divertente da fare a vent’anni”.
Guccini confessa che avrebbe voluto intitolare il libro Quando al cinema pioveva, ed è proprio un capitolo dedicato al cinema a concludere il volume.
“Nelle sale di terza visione pioveva dentro e la pellicola si rompeva. Però si passavano bei momenti. Si poteva fumare e si vedevano i cerchi di fumo fondersi con le luci del videoproiettore. In galleria si andava con le morosine e le ultime file si trasformavano in alcove. Poi c’erano i cinema delle parrocchie dove passavano sempre Lassie o Berdette, o quelli specializzati in fughini… La televisione ha ammazzato tante cose e ha ammazzato anche il cinema”. Ma tra tanti film ce n’è uno a cui il cantautore è particolarmente legato. “Uno dei film che guardo più spesso è Amarcord. Ringrazio Federico Fellini, che ho incontrato una sola volta, un incontro fugace, di cinque minuti, in un ristorante di Roma”.

Da Fixing n.17
Foto Alessandro Carli

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Di Simona (del 11/05/2012 @ 12:44:48, in I miei articoli su Fixing, letto 510 volte)

Tre guardie del corpo già posizionate. Teatro degli Atti di Rimini pieno, e non solo di ragazzi.
Con una puntualità ammirevole – e del tutto insperata – entra lui, Christopher Paolini, un ragazzone con occhiali e camicia ben infilata nei jeans a vita alta.
Si accomoda nella sua postazione sul palco e scatta una foto al pubblico in delirio.
Esordisce con un ciao, che sprigiona un ulteriore fragoroso applauso, si dichiara felice di vedere così tante persone e – con genuina onestà - rivela che spera di firmare un sacco di libri.
Inizia così lo show di Christopher Paolini, acclamato scrittore fantasy statunitense, autore di Eragon (scritto quando aveva solo quindici anni) e di tutto il Ciclo dell’Eredità, trilogia che a dispetto del nome doveva concludersi con un quarto libro ma di cui Paolini ha già annunciato il quinto. “Ci sono tante idee che non ho inserito nelle saghe, ci sono domande lasciate senza risposta che saranno la base del quinto volume” ha confermato alla platea, entusiasta della notizia.
E con un tempismo sapiente, annuncia che per la prima volta gli è venuta un’ispirazione durante una presentazione. “Mi è venuta un’idea proprio in questo momento! Proprio qui!”. Fosse davvero così, tra i ringraziamenti del nuovo romanzo dovrebbe esserci posto anche per i ragazzi accorsi al teatro di Rimini e per Mare di libri, l’associazione che promuove l’omonimo festival che con impegno titanico è riuscita a strappare a città ben più grandi – come Napoli e Roma - uno dei tre incontri italiani dell’autore.
Paolini annuncia anche che non potrà dire di più sul nuovo libro o sarebbe obbligato a chiudere tutti i presente nel suo scantinato per almeno un paio di anni “Mi sembrate tutti molto simpatici, non mi dispiacerebbe portarvi con me, ma non credo che mia madre sarebbe disposta a cucinare per tutti per un tempo così lungo”.
Questo ragazzo certamente talentuoso - a confermarlo un tour mondiale e più di trenta milioni di copie vendute – ha costruito il mondo di Alagaesia per vincere la noia: non frequentando la scuola, studiando a casa con i genitori, diplomandosi a soli 15 anni ed essendo un appassionato di fantasy, gli è venuto naturale cominciare a porsi delle domande per occupare un po’ il tempo. Prima fra tutte: “Cosa farebbe, cosa penserebbe un ragazzo se trovasse un uovo di drago?”. Questa semplice domanda ha buttato le fondamenta di un universo cementato dalla sua naturale curiosità, che lo spinge a cercare e apprendere, per poi far finire tutto nelle sue storie.
Ha un modo di fare da vero istrione, è ironico, tanto da non risultare antipatico nemmeno quando muove critiche a Il signore degli anelli, il fantasy per eccellenza, quello con cui anche la Rowling, la mamma di Harry Potter, ha dovuto fare i conti (i riferimenti sono diversi, ma senza entrare troppo nel dettaglio diciamo che il ragno gigante che tanto spaventa Ron lo aveva già incontrato anche Frodo).
“A me piace giocare con le parole ma è importante avere un rapporto emotivo con i personaggi – sottolinea Paolini – Per esempio, io adoro Il signore degli anelli, ma alcune cose sono inverosimili: ci sono personaggi totalmente buoni e altri totalmente cattivi, se nasci orco, orco rimani. In Eragon invece i personaggi sono alle prese con quesiti su ciò che è buono o cattivo. L’assenza di realismo mina le fondamenta di una storia”.
Immancabile la richiesta di consigli per aspiranti scrittori.
Primo. “Scrivete tutti i giorni, nei week end, per il vostro compleanno, potete fare giusto una pausa per Natale, per il resto scrivete sempre”. Anche se lui dichiara che ora si prenderà una pausa perché scrive ininterrottamente da quindici anni, tanto che ha almeno venti storie in testa, di diversi generi, dalla fantascienza al romanzo storico.
Secondo. “Non aspettate l’ispirazione: a me arriva una volta ogni tre mesi”. E noi abbiamo assistito all’evento in diretta?
Terzo. “Imparate tutto sulla vostra lingua: è lo strumento con cui entrare in contatto con il lettore”.
Quarto. “Scrivete quello che vi piace. Qualsiasi cosa vi venga in mente scrivetela, fosse anche la storia di un tostapane volante: c’è qualcuno al mondo a cui piacerà”.
Quinto. “Trovate qualcuno che legga quello che scrivete, un amico, un parente, un insegnante, o un bibliotecario, e vi dia consigli critici: imparerete molto della scrittura dalle parole di chi vi legge”.
And last but not least, “Prima di buttarla giù , costruite la storia nella vostra testa e divertitevi! Non sempre è possibile, ma cercate di farlo”.

Domande dal pubblico
Quando ha inizio il confronto diretto con il pubblico, cortesemente Paolini chiede di non fare domande che possano essere spoiler per chi ancora non ha letto Inheritance.
Quasi tutti gli interventi iniziano con Grazie per i tuoi libri o Sei un grande. C’è chi si butta in spoiler nonostante le raccomandazioni. “Spoiler! Sorry, guys!”. C’è chi chiede perché uno muore e l’altro vive. C’è chi gli chiede di leggere in elfico e lui pronto ad arrotondare la r facendola vibrare per rendere al meglio la lingua. C’è chi non ha mai letto i suoi libri, ha semplicemente seguito le amiche, pensando inizialmente che si trattasse del Paolini che disturba i tg, e vuole che lui spieghi perché dovrebbe iniziare a leggere le sue storie (un’ottima domanda a mio parere). C’è chi vuole sapere perché ha delle guardie del corpo al seguito: “A volte i lettori sono troppo entusiasti”. E c’è chi gli chiede cosa ne pensa del film tratto da Eragon.
“Sono contento che abbiano fatto il film perché ha avvicinato tanti nuovi lettori al libro. Per la trasposizione ho cercato di dire la mia ma alla fine riflette la visione del regista e della casa di produzione, mentre il libro riflette la mia. Spero ci siano altre pellicole tratte dai miei libri ma la decisione spetta alla casa di produzione, quindi se volete un nuovo film potete scrivere alla Fox”. Svela inoltre un retroscena. “Dovevo avere una porticina anch’io: un Urgali che veniva decapitato da Eragon, poi per una serie di impegni non sono riuscito a esserci. Forse è meglio, perché sarei stato l’Urgali più piccolo della storia. Però chissà, se ci sarà un altro film, forse riuscirò a farmi decapitare”.
È Paolini stesso ad annunciare che c’è posto per una sola ultima domanda, e alle sue parole i ragazzi cominciano già a muoversi, a mettersi in fila per farsi fare l’autografo (un solo libro a testa o nessuno riuscirebbe ad uscire dal teatro fino al giorno seguente). L’organizzazione di Mare di Libri fa procedere tutto senza intoppi, grazie anche ai giovani volontari capaci di gestire le situazioni con una maturità che in pochi hanno (pochi adulti, intendo).

Fuori dall’incontro
Finito l’incontro, un gruppo di Firenze cammina per il Corso d’Augusto, commentando la bellezza di Rimini. “Proprio carina questa città, non l’avevo mai vista prima”.
A conferma che i libri, le belle storie, gli autori interessanti fanno muovere le persone, portano gente nelle città anche in un comune pomeriggio in mezzo alla settimana, e fanno scoprire nuovi posti. Non solo inventati.


Dopo questo primo assaggio internazionale, Mare di Libri, il festival dei ragazzi che leggono, torna dal 15 al 17 giugno, nel centro storico di Rimini.

Da Fixing



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Di Simona (del 02/05/2012 @ 10:10:38, in I miei articoli su Fixing, letto 777 volte)

A Marco Bianchini, attore e regista teatrale di Rimini, che ci ha lasciati lo scorso 29 aprile, a soli 43 anni.

Si apre il sipario. Potrebbe essere uno degli infiniti atti di una commedia così ben fatta da replicare per anni e anni.
Ma non questa volta.
Questa volta è l’ultimo atto. Non si muove nulla. Solo un sorriso appena sotto una testa riccia. Solo un sorriso appena sotto gli occhiali. Non dice nulla l’attore. Prepara le valigie, con discrezione.
Si dice che un attore abbia tante vite quanti sono i personaggi che interpreta. Tante vite che scorrono sul palco sorrette da un uomo solo, da un attore che le fa pulsare tutte.
Dentro la sua valigia, Marco Bianchini ci mette l’amore per la tradizione romagnola. La voce con cui recitava le poesie di Raffaello Baldini. Gli spettacoli che hanno ridato al nostro dialetto la dignità di una lingua. Le risate che ha fatto fare. Il folle del villaggio in “Acqua”. Uno spettacolo recitato su un palco in mezzo a un bosco. Il tango appassionato de “Il santo”. Ci sono “L’ultimo sarto”, la sua prima regia con “I lunatici”, c’è un amore speciale per “I lunatici”. Ci sono le lezioni che ha dato, il teatro che ha macinato al Mulino d’Amleto, insieme all’amico e maestro Gianluca Reggiani.
Prepara la valigia e non dice nulla, solo sorride.
E già ti rende felice, perché non è facile sorridere durante l’ultimo atto. Alcuni griderebbero. Alcuni si arrabbierebbero. C’è chi se la prenderebbe col pubblico e col regista, perché no, non doveva finire così, il regista poteva inventarsi qualcosa di meglio.
Ma lui no. Lui sorride. Coinvolge il pubblico nel suo sorriso e tutti a imparare come si fa. Come si fa ad aver voglia di sorridere. Come si fa a non lamentarsi, e accettare che questo spettacolo – difficile, incomprensibile e meraviglioso – è durato davvero poco.
Tutti lì a imparare e intanto l’attore saluta. Comincia a chiudersi il sipario e lui tranquillo a salutare. Verrebbe voglia di strapparlo quel sipario per non farlo chiudere. Verrebbe voglia di pregare il regista di concedere almeno un bis. Ma l’attore dignitosamente s’inchina, al suo pubblico, al regista, alla vita. Saluta tutti. Noi salutiamo lui.
Il sipario è chiuso. E cosa succede lì dietro noi non lo vediamo più.
“Vorrei riposare molto - aveva scritto ne "Il santo" - Fermo anche una vita senza preoccuparmi di fare qualcosa. Ecco mi vorrei fermare, se potessi rinascere. Fermarmi su qualcosa che conta veramente, non cercare tutto e scappare da tutto. Fermare mi vorrei”.
Fermare nei nostri cuori le tue parole, vorremmo.

Da Fixing



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