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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 22/02/2012 @ 12:55:26, in Letture e spettacoli, letto 11760 volte)

 

 Questa sera andrò a teatro con la giovanissima redazione di Flying.

Andremo a vedere “Sogno di una  notte di mezza estate”, la commedia di Shakespeare nella versione diretta da Gioele Dix, con alcuni attori comici di Zelig e i Musica Nuda, duo composto da Petra Magoni (voce) e Ferruccio Spinetti (contrabbasso), che suoneranno e canteranno dal vivo.

Gioele Dix ha rispettato la storia originale restituendole quella connotazione comica che inizialmente aveva, ma sia l’ambientazione – il locale di una periferia post industriale – sia i ritmi, il linguaggio, saranno contemporanei.

Insomma, sulla carta sembra davvero un’ottima occasione per avvicinare i ragazzi a Shakespeare, per far conoscere le sue storie nel luogo per il quale erano state pensate (il palcoscenico), per ascoltare le sue parole nella modalità in cui dovevano arrivare al pubblico (interpretate da attori) e per far scoprire che commedie e tragedie del Bardo non sono solo eterne ma anche molto attuali, e godibili.

Vedremo come andrà e cosa ne penseranno i ragazzi, che non mancheranno di recensire lo spettacolo (la recensione la trovate qui, nda).

E a chi trova profano questo connubio tra Shakespeare e Zelig dedico le parole di Gioele Dix:

“In 25 anni di teatro, avrò visto 10 diverse versioni di Sogno di una notte di mezza estate. Nessuna comica. Eppure, quando Shakespeare portava in scena questo testo, il pubblico si sbellicava. Abbiamo seguito la linea del Bardo. Anche se oggi sembra che far ridere sia una colpa” (intervista di Alessandro Carli, per San Marino Fixing).


"Sogno di una notte di mezza estate" andrà in scena stasera, mercoledì 22 febbraio, alle 21.15 al Teatro Nuovo di San Marino.

Per info e prenotazioni www.sanmarinoteatro.sm

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Di Simona (del 19/02/2012 @ 21:22:25, in I miei articoli su Fixing, letto 1121 volte)

Tra i miei ricordi universitari, il professor Stefano Benassi spicca come un faro.
Era il mio insegnate all’Università di Bologna. Il professore con cui mi sono laureata. Quello che mi ha concesso di scrivere la tesi su un pittore, anche se frequentavo filosofia. Quello che a diciannove anni mi ha insegnato che scrivere non è solo tenere un diario o redigere tesine, scrivere è anche narrativa, è inventare storie, osando, raccontare non solo quello che vediamo ma anche quello che immaginiamo, con la chiarezza che dobbiamo a un lettore.
Il mio professore è scomparso nel 2008, troppo presto.
Ha portato via con sé la sua pazienza, la sua voce sottile, la delicatezza dei suoi modi e quella penna rossa che non lesinava. Ma ha lasciato la voglia di continuare a scrivere, non solo a me, ma a tutti quelli che negli anni lui aveva accompagnato lungo i percorsi della narrazione e della poesia, e che una volta o dieci avevano partecipato ai corsi di scrittura che teneva a Rimini, all’associazione Università Aperta “Giulietta Masina e Federico Fellini”.
E proprio da Università Aperta parte una bellissima iniziativa in suo onore. Un concorso di scrittura narrativa che porta il suo nome, aperto a tutti i maggiorenni – sia italiani che sammarinesi – che hanno un racconto nel cassetto o che hanno voglia di scriverne uno ex novo, l’importante è che non superi le 5000 battute e che sia ispirato alla frase di Iosif Brodskij “Sulla bilancia della verità la forza dell'immaginazione pesa quanto la realtà e, anzi, persino di più”.
Spero che partecipino in tanti. E spero che partecipino anche tanti giovani, per rendere omaggio al professore che tutti vorrebbero, a un professore disponibile e attento alle singole peculiarità di ognuno. A un professore che amava le parole, i libri e i significati che si celavano dietro alle storie.
Il regolamento completo e la scheda di partecipazione al Concorso di narrativa “Premio Stefano Benassi” sono scaricabili sul sito di Università Aperta, www.uniaperta.it

Da Fixing n.6

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Di Simona (del 07/02/2012 @ 12:20:54, in I miei articoli su Fixing, letto 1419 volte)

“Credo di parlare di cose che stanno a cuore alla gente. Credo di fare la stessa cosa che fa la poesia a un livello superiore. Lo faccio per l’uomo della strada. Metto l’accento su cose che in genere le persone comuni percepiscono solo confusamente. Definisco emozioni. Un esempio perfetto per ciò che intendo dire è quando qualcuno dice Oggi mi sento proprio come Charlie Brown. Non deve aggiungere nient’altro. Perché sai benissimo come si sente”.
Charles Schulz

Capita a tutti di sentirsi piccoli come noccioline. E capita a tutti, una volta o l’altra, di assomigliare tanto a un personaggio dei Peanuts, le noccioline più famose del mondo del fumetto, pubblicate per l’ultima volta il 13 febbraio del 2000, il giorno dopo la morte del loro autore.
Un universo fatto di bambini, raccontato con quell’ironia quasi inconsapevole di cui i ragazzini sembrano non accorgersi e di cui gli adulti sanno fare tesoro, perché“quando si tratta di pensare un’idea divertente – scrive Schulz - hai bisogno di esperienza: per saper cogliere il lato divertente della vita occorre aver vissuto la propria parte di esperienze”.
In Sessant’anni di Peanuts (Panini Comics) sono raccolte alcune delle strisce più significative dagli anni Cinquanta al Duemila, intervallate da frammenti di interviste e commenti dell’autore, che ha alimentato i suoi personaggi con la sua stessa vita: “Se leggete la striscia, imparerete a conoscermi. Tutto ciò che sono finisce per entrarci… Tutte le mie paure, le mie ansie, le mie gioie”. Che sono le paure, le ansie e le gioie che toccano un po’ tutti.
La malinconia di Charlie Brown che non sa cosa fare, perché in certi momenti si sente così solo che non riesce a sopportarlo e altre volte vorrebbe soltanto essere lasciato in pace (“Cerca di vivere tra un momento e l’altro” gli consiglia la psicologa Lucy).
La necessità che ogni tanto si sente di avere una coperta di sicurezza come quella di Linus, quel cencio di flanella che ammorbidisce il mondo, lo rende meno freddo, e un po’ più distante.
Il sarcasmo di Lucy. La sua strafottenza, l’arroganza, e il suo sdraiarsi sul piano di Schroeder, il suo assecondarlo in quella passione che lei non capisce e non apprezza, sapendo benissimo – pur senza ammetterlo - che non l’avrà mai vinta su Beethoven.
La schiettezza di Piperita Patty, che crede che Snoopy sia un bimbo con il naso grande. Il sospetto che ci siano alberi così grandi e dispettosi da mangiarsi gli aquiloni. La paura di passare la vita sul sellino di dietro della bicicletta, come Replica. Le notti buie e tempestose scritte da Snoopy. L’amicizia che non ha bisogno di parole con Woodstock. E un’unica grande certezza per il futuro, come Linus, che alla domanda “Cosa vuoi essere da grande?”, candidamente risponde: “Vergognosamente felice”.

Da Fixing n.5

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