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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loris (del 22/02/2011 @ 15:48:06, in Flying on line, letto 538 volte)


E' on line il numero 3 di Flying, il giornale dei ragazzi della redazione del laboratorio "Giornalisti in erba", il giornale - come ci tengono a sottolineare - "esce quando ne ha voglia"!
Cliccate sulla copertina per sfogliarlo!
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Di Simona (del 19/02/2011 @ 16:34:48, in Laboratori e Incontri, letto 556 volte)
Tempo fa ho scritto per Fixing un articolo dedicato agli "anziani fatti di pagine". Da questo articolo è nato un laboratorio di scrittura creativa, che terrò nelle scuole elementari di Cattolica, nelle prossime settimane. L’idea è stata della maestra Nadia Vagnini, che mi ha contattata - dopo aver letto l’articolo - per un progetto dedicato alla memoria, ma soprattutto ai custodi della memoria: i nonni. Inutile dire che ho accettato semplicemente volentieri. Ora aspetto solo di sentire cosa mi racconteranno i ragazzi…
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Di Simona (del 17/02/2011 @ 15:56:40, in I miei articoli su Fixing, letto 847 volte)

Dove sono le radici dell’uomo? A chi sentiamo di appartenere? A quale dove? O altrove?
Le radici più vicine e allo stesso tempo più “esterne”, più visibili, sono i genitori, che li si ami o li si odi si cresce avendoli in fronte. Il loro esempio scandisce le età, sia che si decida di imitarli che di contrastarli. Siamo figli, tutti. Nelle infinite differenze che rendono ogni individuo unico, c’è una radice comune a qualsiasi essere umano, siamo – obbligatoriamente – figli.
Figli esuberanti, così anticonformisti da non essere capiti dagli altri, da essere derisi e umiliati come la dolce “Stargirl” di Jerry Spinelli (Mondadori), che gira con un topolino in tasca e suona l’ukulele per il compleanno di ogni ragazzo della scuola, veste stravagante e conquista un cuore, solo uno, ma importante.
Figli che richiedono attenzioni speciali, come ne “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon (Einaudi), dove Cristopher è un ragazzo autistico, figlio di un padre che lo ama e lo accudisce ma che gli mente, e tanto si può perdonare a un genitore tranne la menzogna.
Figli stupiti dall’unicità che ogni uomo porta addosso, come una medaglia o un fardello. Un figlio-bambino come quello che ci racconta David Grossman ne “L’abbraccio” (Mondadori), spaventato dalla solitudine che ogni creatura deve affrontare, in nome di un’unicità che non sembra nemmeno questa gran cosa… Un racconto che ha la delicatezza della fiaba e il conforto di una madre (un racconto che si può trovare in “Ruti vuole dormire e altre storie” o in un libro a sé, con le suggestive illustrazioni di Michal Rovner). Figli che non possono contare su madri accasciate nel mondo ovattato dagli psicofarmaci e su padri in vacanza con la segretaria, come quelli raccontati da Isabella Santacroce in “Fluo” (Rizzoli), ragazzi che non possono ribellarsi a genitori assenti e si ribellano a se stessi, e ti chiedi come riescano a scorgere nel delirio ancora qualche valore.
Letteratura, narrativa, realtà sono piene di figli protagonisti di vite, di vicende che partono molto prima della loro nascita, dei loro primi passi, perché i figli sono inevitabilmente una storia che viene da lontano.

Da Fixing n. 5

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Di Simona (del 02/02/2011 @ 15:26:30, in I miei articoli su Fixing, letto 587 volte)

 Il nuovo anno porta inevitabilmente con sé (buoni?) propositi. Anno nuovo, vita nuova, è un luogo comune a cui si scappa a fatica. Un po’ perché quando le cose non vanno esattamente benissimo a qualcosa bisogna aggrapparsi, per cercar di vedere il bicchiere mezzo pieno. Un po’ perché l’esistenza è movimento e allora tanto vale prepararsi al cambiamento.
A volte i cambiamenti sono plateali. Cambi di vita che comprendono cambio di lavoro, di amicizie, e – conseguentemente – di consuetudini. Qualcosa di drastico e definitivo, per ripartire daccapo.
A volte il cambiamento avviene per gradi, tanto che da fuori non si notano “evidenti novità” quanto “indizi di trasformazione”. C’è chi comincia con il taglio di capelli. C’è chi vuole sradicarsi dalle sue abitudini: una sera spegne la tv, la sera dopo accende lo stereo, e la sera dopo va ad ascoltare un po’ di musica dal vivo, e scopre che non puoi dire di aver ascoltato musica finché non hai assistito a un concerto, qualunque sia il genere che ami. E c’è chi uscendo di casa per una passeggiata o qualche compera decide di infilarsi in una libreria. Anche solo per curiosità. Anche solo per cercare una risposta alla domanda che gli è sempre sorta sulle labbra osservando un libro: perché leggere oggi? La televisione ci racconta di tutto. In radio passano più parole, fatti e opinioni che musica. Va bene sfogliare un giornale per essere informati, ma perché sforzare la vista su un libro? O addirittura su un romanzo?
Partendo dal presupposto che non è obbligatorio leggere, che ci sono persone felici, alcune addirittura sagge, che leggono pochissimo, bisogna comunque ammettere che l’essere umano ha bisogno di storie. E a volte non bastano quelle della tv, e non sono sufficienti quelle del cinema o del teatro, perché a volte non basta stare a guardare, c’è bisogno di storie a cui partecipare. Ogni lettore contribuisce alle storie dei libri con la propria immaginazione. Ogni sorriso che viene descritto, ogni profumo che si diffonde tra le pagine, ogni stanza che si apre tra le righe ha una luce, una fragranza e un’ampiezza diversa a seconda di chi la coglie. È come se l’autore dicesse “io il mio lavoro l’ho fatto, posso arrivare fin qui, ma ora tocca a te. Tocca a te completare questa creatura piena di eventi e caratteri, e dargli un senso – un senso che magari io, autore, non ho minimamente sospettato ma che per te è l’unica chiave di lettura di questa storia”.
Un buon autore racconta storie ma lascia al lettore la sua interpretazione. Un buon autore non scrive con l’obiettivo di dare messaggi o di convincere tutti della propria opinione. Ogni riflessione, sogno o delusione che scaturisce tra le pagine di un libro appartiene al lettore. È come trovarsi in centinaia davanti alla torre Eiffel. Lei è lì, grande, imponente, storica e simbolica. Ma alzando gli occhi verso la sua cima c’è chi griderà “è immensa!” e chi “me l’aspettavo più grande”, chi si stupirà nel trovarla meravigliosa e chi deluso la considererà una mostruosità. I libri sono la torre Eiffel, solo più sfaccettata. E ovunque.
Non sarà un romanzo a trasformare la vita, e forse nemmeno a innescare il cambiamento, così come non sarà un concerto a svelare il cuore della musica o una torta fatta in casa a risvegliare il gusto (di mangiare e cucinare). Ma se proprio si vuole cambiare da qualche parte bisogna cominciare. E allora si può cominciare immaginando una vita diversa, conoscendo storie e persone differenti da quelle cui siamo abituati, o scoprendo piccole azioni – e reazioni – che non avevamo mai preso in considerazione. Si può cominciare rallentando un po’, fermandosi un momento, con un libro in mano o davanti a un amico che ti racconta come va. Si può cominciare mettendosi in ascolto, perchè ogni giorno ci sono pagine, persone e atteggiamenti che raccontano. E ascoltare può non essere il primo proposito per il nuovo anno, ma sicuramente può rivelarsi una grande possibilità.


Da Fixing n.2

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