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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 23/06/2010 @ 17:47:21, in Letture e spettacoli, letto 1358 volte)

 “Le storie fanno miracoli” scrive Beatrice Masini. E lei un piccolo miracolo lo ha fatto davvero. Quest’anno il suo “Bambini nel bosco” – edito da Fanucci - è stato candidato al Premio Strega. Una vera e propria impresa: il primo libro per ragazzi nella storia a rientrare nella rosa dei dodici finalisti.
E questa “scrittrice che fece l’impresa” è stata tra i protagonisti a Rimini della terza edizione di “Mare di libri”, il festival dedicato alla letteratura per ragazzi (non bambini, ma adolescenti!), organizzato dalla libreria Viale dei Ciliegi 17. A intervistarla la sua amica e collega Lodovica Cima, che è partita proprio chiedendo qualche impressione sull’esperienza allo Strega. “L’ho presa come un’avventura totalmente imprevista. È stato un divertimento ma non mi sono mai fatta illusioni” ha confessato Beatrice Masini. L’attenzione è stata poi rivolta interamente a quel mondo azzerato, come lo ha definito Lodovica Cima, il mondo senza passato e senza futuro tratteggiato nel romanzo.
“La prima immagine che ho avuto di questa storia è stata un gruppo di bambini sporchi, vestiti approssimativamente, che facevano giochi ripetitivi. Ci ho impiegato cinque anni per scrivere questo libro: ha avuto tutto il tempo di crescere e prendere la sua strada”.
Protagonista della storia è Tom. “All’inizio Tom assomiglia ai personaggi dei miei libri precedenti: solitario, in confronto con se stesso più che con gli altri. Poi decide di aprirsi e di diventare il capo. Un capo che vuole sostenere e aiutare, non essere un tiranno. Così diventa un eroe che si mette a servizio degli altri”.
Anche gli adulti hanno però un ruolo fondamentale. “In realtà non ne escono molto bene. Ci sono bambini sopravvissuti a una catastrofe, bambini che sono il futuro, ma gli adulti non sanno come trattarli, li tengono rinchiusi in un campo aspettando che qualcuno decida cosa farne. Tra questi adulti c’è Jonas che ha il compito di controllarli attraverso una telecamera. Ma a un certo punto si affeziona ai ragazzi, smette di sorvegliarli e comincia a osservarli. Quando scappano li asseconda e a distanza cerca di aiutarli, perché si accorge che lì dentro si stavano perdendo. È anche grazie a lui che ci potrà essere qualcosa di nuovo”.
L’oggetto magico di questa vicenda è un libro di fiabe.
“Qui le fiabe diventano uno strumento di salvezza: le letture di Tom sono un momento di condivisione, di affetto. Poi Tom smetterà di leggere e comincerà a raccontare, perché tutti abbiamo delle storie da raccontare, storie che fanno bene sia a chi le racconta che a chi le ascolta. Le storie curano, medicano”.
E per chi si chiede se questo libro che parla di tredicenni sia adatto ai tredicenni, riporto il commento di una ragazza di questa età che si è alzata dal pubblico cacciando ogni dubbio: “Questo libro è come un puzzle: ogni pezzo ti fa venire voglia di scoprire qual è il pezzo successivo”.


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Di Loris (del 18/06/2010 @ 11:13:21, in Flying on line, letto 613 volte)

E' on line il numero 2 di Flying, il giornale realizzato dai ragazzi del nostro corso di giornalismo del Laboratorio di Myriam. Tra l'altro oggi la redazione di Flying al gran completo è ospite di Mare di Libri di Rimini, festival di letteratura per ragazzi, dove avranno il compito di inaugurare il festival conversando sul giornalismo con Fabrizio Gatti, autore del libro "L'eco della frottola". Se siete da quelle parti non perdeteveli!
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Di Simona (del 14/06/2010 @ 15:55:14, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 483 volte)

Avere a che fare con ragazzi svegli tieni in allenamento il pensiero e la capacità di riflettere.
Negli ultimi dieci giorni, due ragazzi – che hanno età diverse e che nemmeno si conoscono – mi hanno fatto delle domande sui personaggi di Setalux, il mio primo libro.
Due domande semplici, che mi hanno fatto ricordare come sono nati Joshua, Matt, Leon e Sfaira.
Un ragazzo mi diceva che non capiva perché avevo fatto parlare i personaggi subito all’inizio, perché avevo permesso loro di raccontare tanto di sé, prima ancora che la storia iniziasse.
La ragazza – una delle ragazze della redazione di Flying, del corso di giornalismo – mi ha chiesto come mai Sfaira era descritta come una magrolina, carina ma non bellissima.
I personaggi hanno una propria vita. Si presentano con una loro storia. Non sempre la capisci subito. A volte è necessario un po’ di dialogo attraverso le pagine per capire davvero chi hai tra le mani. E spesso i personaggi si vedono in un modo che non corrisponde proprio a come sono veramente.
Setalux comincia con un preludio a quattro voci perché ognuno dei quattro protagonisti è convinto di sapere tutto di sé. Ognuno di loro crede che nulla lo farà mai cambiare, perché il mondo intorno sarà sempre lo stesso e in quel mondo loro non riusciranno mai a sentirsi diversi da così. Alla ricerca della felicità sì, ma sempre un po’ fuori posto. Li ho lasciati fare, li ho lasciati raccontare, innanzitutto perché non puoi metterti tra il personaggio e la sua storia o finisci per trasformarlo in un burattino che fa solo quello che vuoi tu e questo non è proprio permesso. I personaggi devono andare per la loro strada, anche quando a te – autore - sembra la strada peggiore. Anche se ti dispiace tanto che a volte si comportino come degli imbecilli, non puoi farci niente. Non puoi mentire per loro. Né metterti al loro posto. Li devi lasciare andare.
Inoltre, quello che i personaggi di Setalux raccontano all’inizio fa capire meglio quanto cambieranno nelle duecento pagine successive.
Per rispondere alla domanda della mia giovane allieva di giornalismo, invece, come (le) ho già detto i personaggi bisogna buttarli giù così come si presentano, con bellezze e difetti. Se ti si presentano belli da mozzare il fiato, saranno belli da mozzare il fiato. Ma se ti si presentano carini, imperfetti, imprecisi, adorabilmente umani, affascinanti proprio nelle loro imperfezioni, così li devi accettare e riportare. E aggiungo una cosa. Sfaira si descrive in un modo che nelle pagine successive… Be’, qualcuno le dirà che lei non è esattamente così… Ma a quindici anni non viene spontaneo guardarsi allo specchio e trovarci qualcosa di bello.

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Di Simona (del 13/06/2010 @ 08:45:12, in Diario, letto 694 volte)

Uno spettacolo epico. E divertente. Uno spettacolo che s'ispira al testo di un poeta, Tonino Guerra, che a sua volta si è ispirato a Omero. Ulisse così non lo avevo mai visto. Ulisse raccontato dall'Allegra Compagnia del Laboratorio di Myriam rimane un eroe ma diventa un po' più uomo. Forse perché a portarlo in scena sono ragazzi delle elementari e delle medie. Forse perché parla bene in italiano ma anche un po' in dialetto. Fatto sta che questa Odisèa- liberamente ispirata all'omonimo libro del già citato Tonino Guerra - è racconto, letteratura ma anche tanto divertimento, sia per chi è sul palco che per chi sta in platea.
Oggi, domenica 13 giugno, alle 16, il Mulino di Amleto di Rimini ospiterà questo spettacolo, saggio finale del corso di teatro tenuto dall'attrice e regista Stefania Succitti.
L'anno scorso l'Allegra Compagnia aveva raccolto davanti a sè un pubblico di ben 120 persone.
Spero che quest'anno si ripeta il pienone. Ma soprattutto spero che insegnanti e presidi di scuole - elementari e medie - si interessino a un progetto che vede sul palco ragazzi che raccontano ad altri ragazzi una delle più belle storie della letteratura di tutti i tempi, resa più attuale da un linguaggio semplice e simpatico, che riprende anche la tradizione.
In scena Anna Bettini, Liliana Cogliandro, Lorenzo Della Rosa, Elisa Poggiali, Federica Ripa, Elena e Serena Rossi, e Filippo Selva, con la partecipazione di Stefania Succitti e Stefano Della Rosa. Le scenografie sono di Sonia De Angelis, il supporto tecnico di Niccolò Montini e Maurizio Muro Vettraino.

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Di Simona (del 07/06/2010 @ 10:09:55, in I miei articoli su Fixing, letto 999 volte)

Una sera durante un incontro con i lettori, dal piccolo gruppo riunito davanti a me si alza una mano. Un signore anziano – un anziano vero, non uno di quelli stile “mi conservo come una mummia al botox”, e nemmeno di quelli che “non essere più giovani è un insulto”, insomma un anziano come quelli di una volta! - si solleva in piedi e mi chiede: “Perché nei libri i protagonisti sono sempre ragazzi? Non parlate mai dei vecchi?”.
Già, i vecchi. Quelli che hanno l’esperienza. Che hanno visto anni che noi possiamo a malapena ricostruire. Quelli che hanno fatto della loro esistenza saggezza. Dove sono i vecchi così? Non dappertutto, purtroppo. A volte si incontrano nei libri. Chi è fortunato – come me – può incontrarli nella realtà. Queste persone che hanno una struttura che non esiste più, capaci di andare in bicicletta a novant’anni e brindare con vino rosso. Capaci di vivere tranquilli, condividendo se stessi con i malanni (più o meno gravi) e una badante. Anziani che si annoiano davanti al Grande Fratello perché “quelli stanno in una casa a far niente, cosa c’è da guardare?”. Caratteri forti, spesso duri, che il tempo ha levigato fino ad ammorbidire, o rendere ancora più tremendi. Vecchi che non si vergognano di appartenere a un’altra generazione. Che danno un senso e un valore profondo ai loro anni. Vecchi come il Santiago di Hemingway (“Il vecchio e il mare”), con quella forza di volontà, capace di affrontare i pescicani, di tornare sconfitto ma degno, ancora più sofferto nel corpo e nell’espressione, ma vivo. Vecchi vivi perché vivi vogliono rimanere. Come l’Amaranta di Marquez - in “Cent’anni di solitudine” - che morirà solo quando avrà finito il suo sudario, e allora procede con calma poi con più fretta, e intanto organizza il suo funerale, decide la data, dove morire, e tutto avviene come lei ha scelto.
La letteratura parla di vecchiaia. E lo fa con una penna gentile e cruda. Come quando Sepulveda racconta di Antonio José Bolívar Proaño, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, che ha vissuto avventure e tragedie, pronto a mettere in gioco la sua stessa esistenza quando gli chiedono aiuto, pronto a mettersi da parte, con se stesso e i suoi libri, quando il mondo non ha più bisogno di lui. E poi c’è la vecchietta dipinta da Aarto
Paasilinna ne “Il bosco delle volpi” (Iperborea). Un’ultranovantenne che i figli vogliono rinchiudere in un ospizio proprio il giorno del suo compleanno. Ma lei non ci sta, scappa con il suo gatto fino al bosco, dove si rifà una vita in compagnia di un gangster e di un maggiore dell’esercito finlandese. Un capolavoro di vecchietta!
Questi sono gli anziani “fatti di pagine” a cui sono più affezionata. Anziani che non sono il capitolo finale dell’essere uomo, ma l’audace proseguimento di un cammino.

Da "Fixing" del 4 giugno 2010

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Di Simona (del 05/06/2010 @ 21:07:41, in Diario, letto 652 volte)

Puoi avere talento. Tecnica. Stile. Ore e ore di allenamento alle spalle. Ma se non hai carattere, come fai a vincere?
Se non credi in te quando hai di fronte un avversario potente. Se non rimani concentrata, quando l’arbitro decide contro di te e sei convinta che stia sbagliando. Se non mantieni alta la grinta, quando stai perdendo. Se non dai il massimo, anche quando sono in pochissimi a credere in te. Se non fai fino in fondo quello che sai fare, anche se sembra sempre meno di quello che sanno fare gli altri. Se non sai capire quanto vale il tuo avversario, senza sottovalutare te stesso. Se non sai rimanere con i piedi per terra, anche quando sei in vantaggio. Se non hai carattere, puoi essere bravo, preparato, fortunato ma non un campione. Se non hai carattere puoi riuscire in qualche gara ma non compiere l’impresa. E quella di oggi è un’impresa che entra nella storia e porta la firma di Francesca Schiavone, diventata la prima tennista italiana a vincere il Roland Garros – un torneo del Grande Slam - nel singolo femminile.
Il 5 giugno 2010 la numero 17 del mondo sconfigge la strafavorita numero 7 (l’australiana Samantha Stosur). Si rotola per terra, bacia la terra rossa, forse ne mangia anche un po’, come aveva annunciato in caso di vittoria. Si arrampica sulla tribuna e va ad abbracciare il suo staff. Poi sale sul palco della premiazione. Non sa cosa dire. Fa i complimenti all’avversaria. Saluta tutti, tecnici, parenti, amici, e – naturalmente – mamma e papà. Si dimentica di ringraziare l’ex campionessa franco-canadese Mary Pierce, che le ha consegnato il premio. Ma rimedia subito. Scesa dal palco annuncia in un’intervista una serata di festeggiamenti a base di champagne. Ricorda tutto quello che di straordinario c’è nel tennis. E con noncuranza butta lì una frase: “Amo rispettare il mio avversario. È un modo per rispettare me stessa”.
Questa frase mi ha fatto venir voglia di scrivere di lei.
Se lo sport fosse un libro, queste parole sarebbero letteratura.

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Di Simona (del 04/06/2010 @ 12:13:54, in Letture e spettacoli, letto 523 volte)
Torno a parlare di teatro e ragazzi. Perché oltre a far imparare le lingue e far conoscere meglio la Storia, il teatro può unire, può trasformare una classe in un gruppo (di individui), può creare un linguaggio che vada oltre la parola, un linguaggio che fa sentire a proprio agio anche chi l’italiano non lo conosce ancora alla perfezione. Un linguaggio che pesca in quella cultura a cui tutti apparteniamo che è la cultura della narrazione, della fantasia, dell’avventura. Tutti abbiamo un’avventura in noi. E quella che si preparano a raccontare i ragazzi della IE della scuola media Dante Alighieri di Rimini è un’avventura che parte dall’epica classica, ma che cresce in pochi mesi, nella palestra di una scuola media, con l’appoggio di insegnanti e artisti. Sabato 5 giugno, alle 10, questa classe sarà di scena a teatro, al Tiberio di Rimini, con Il canto del cavallo, spettacolo liberamente ispirato a Odisèa di Tonino Guerra.
La rappresentazione è il frutto conclusivo del laboratorio teatrale condotto dall’attrice e regista Stefania Succitti, con la collaborazione di Niccolò Montini. Il laboratorio ha potuto contare sul sostegno della preside e degli insegnanti, in particolare della professoressa Giovanna Frisoni.
Le scenografia de “Il canto del cavallo” sono di Sonia De Angelis. Tecnico luci il prezioso Maurizio Muro Vettraino.
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Di Simona (del 02/06/2010 @ 11:47:50, in Letture e spettacoli, letto 621 volte)

Mi piace il teatro. E credo che per imparare, apprendere e ricordare il teatro sia un grande alleato. Portare in scena situazioni e personaggi – magari della storia o della letteratura – è un modo divertente per capire più da vicino mondi spesso lontani, nel tempo, nello spazio o nella sensibilità. Grazie al teatro, imparare la storia e le lingue straniere può essere uno spasso. Magari non sarà meno impegnativo ma decisamente accattivante.
Ne sanno qualcosa i ragazzi della scuola media Alighieri-Fermi di Rimini, protagonisti di 22 luglio 1588 spettacolo di ambientazione storica, interamente recitato in inglese e spagnolo, in programma giovedì 3 giugno alle 20 al teatro Rosaspina di Montescudo. L’iniziativa – che rientra nel progetto europeo “Label” – è stata sostenuta dalle professoresse Viviana Scandola e Donatella Sarti (che ne curano la regia) e dai professori Andrea Carlini e Stefano Montanari (scenografi) con l’appoggio degli insegnanti che hanno prestato ore per le prove, e con il sostegno (e la soddisfazione!) della preside Enrica Morolli. In scena i ragazzi della 3B nei panni di Elisabetta I e la sua corte, di Filippo II di Spagna e della sua invincibile armada. I ragazzi della 3C saranno invece i musicisti di questo spettacolo, incentrato sulla celebre battaglia tra Inghilterra e Spagna. Come finì è storia. E se non ve la ricordate potete ripassarla sui libri. O concedervi una sera a teatro (l'ingresso è libero).
Ho scritto questo post non solo per dare l'appuntamento dello spettacolo ma anche per continuare a ricordare - di continuo, incessanemente - che c'è vita su questo pianeta! Ci sono ragazzi che s'impegnano in progetti come questi e professori che si danno da fare, per rendere la scuola un posto dove imparare e crescere.

Per sapere qualcosa di più di questo spettacolo potete leggere qui il racconto di una delle sue protagoniste (nonché redattrice di Flying).

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