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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 23/01/2010 @ 18:04:15, in I miei articoli su Fixing, letto 1121 volte)

C’è chi fa di tutta l’erba un fascio. E c’è chi fa di tutti i ragazzi un fascio di incolti, superficiali, privi di interessi e idee. Un fascio crudele come una morsa in cui finiscono schiacciati anche tutti quei bambini e quegli adolescenti che hanno voglia di conoscere e scoprire - magari a modo loro, magari in maniera originale, stravagante (che non significa per forza pericolosa)  – e che non si accontentano dei pensieri già masticati e sputati da altri. Ci sono - ne ho le prove - ragazzi che non sognano di fare i calciatori, ragazze che odiano stare ore a parlare di smalto per le unghie e borse firmate, adolescenti che negli sms scrivono xché, nn e cmq ma che poi sanno parlare per esteso e usare più di venti parole. Molte di più. Ci sono ragazzi per cui giocare ai videogiochi è un modo per stare insieme, ridere e “fare cagnara e bisboccia con gli amici” (testuali parole scritte da un ragazzo di terza media in un articolo). Ci sono ragazzini che leggono. Sì, leggono tanto e si appassionano ai romanzi in maniera totalizzante. Magari non sono i grandi classici, magari non sono i romanzi che noi adulti avremmo scelto per loro, ma quando trovano un genere che li appassiona, un fumetto d’autore, un libro illustrato, diventano lettori attenti, puntigliosi, critici feroci e pubblico fedele.
Ci sono ragazzi che scrivono storie (parlo per esperienza, li incontro tutte le settimane) e quando si devono buttare in progetti nuovi si esaltano a tal punto da schizzare come trottole per tutta la stanza. Ci sono ragazzi che raccontano le emozioni, i disagi e le risate della loro quotidianità con l’unica pretesa di essere ascoltati. Ci sono ragazzi svegli, a volte sin troppo. Ragazzi che sanno cosa vogliono e si impegnano così tanto per ottenerlo che a noi adulti fanno pure un po’ paura. Ci sono ragazzi che vanno bene a scuola. Altri che si dedicano a uno sport che non sarà mai la loro professione ma che comunque li aiuta a crescere, a conoscere la disciplina e il gusto di muoversi e provare la propria capacità fisica. Ci sono altri ragazzi che non sono un asso a scuola, né nello sport e che non sentono la necessità di essere un asso in qualche cosa, sentono solo l’impulso di avere amici, di essere contenti e mirano alla serenità senza nemmeno sapere bene cosa sia, senza capire che è l’armonia a cui tutti tendiamo, piccoli e grandi, professionisti e studenti, primi della classe e ultimi della società. Siamo tutti qui a cercare un senso, un obiettivo, una pace. E a volte è così dura che preferiamo perderci dietro lo smalto per le unghie, finte relazioni via sms, pensieri già masticati e sputati, frasi prive di senso e brutte fiction. E mentre lo facciamo i ragazzi ci osservano e ci imitano.

 

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Di Simona (del 16/01/2010 @ 10:06:14, in I miei articoli su Fixing, letto 488 volte)

“Da giovane è facile credere che ciò che desideri sia ciò che ti meriti… Pensavo che scalare il Devils Thumb avrebbe sistemato tutto quello che non andava della mia esistenza. Di fatto non cambiò quasi nulla, ma mi permise di comprendere che le montagne non sono un buon ricettacolo per i sogni.
E sopravvissi per raccontare la mia storia”.
da Nelle terre estreme, di Jon Krakauer (Corbaccio)

“Nelle terre estreme” è una sorta di reportage in cui l’autore ricostruisce la storia di Chris McCandless , che nell’aprile del 1992 lasciò casa, famiglia e abitudini, per immergersi negli spazi selvaggi dell’Alaska. Attraverso il diario del ragazzo e le testimonianze di chi lo ha incontrato e amato, Krakauer ricostruisce il viaggio di due anni intrapreso da Chris, alla ricerca della purezza e del senso profondo dell’esistenza. Da questo libro è stato tratto lo straordinario “Into the wild” di Sean Penn, che – distaccandosi dall’approccio “giornalistico” del libro – lascia che sia lo stesso Chris a raccontare la sua storia, tra paesaggi di una bellezza intatta, personaggi di una tenerezza disarmante e una colonna sonora che porta la firma di Eddie Vedder, leader dei Pearl Jam.


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Di Simona (del 15/01/2010 @ 10:02:15, in I miei articoli su Fixing, letto 667 volte)

Come si sa esiste una classifica dei libri. Anzi, ce ne sono diverse. La classifica proposta da Fixing è una di queste. Ma scartabellando qua e là se ne trovano tante su riviste, quotidiani, siti internet o blog. Sbirciando un po’ potrete vedere che alcuni dei libri in classifica sono anche film di successo, o almeno girati e pubblicizzati perché lo diventino.
Se una pellicola, una pubblicità o un attore fanno venire voglia di leggere un libro, per me va benissimo! Mi dispiace giusto un po’ se  qualcuno si limita a guardare il film senza leggere la storia da cui è nato. Un film – per quanto fatto bene e ben recitato – è comunque un’interpretazione della storia scritta, un punto di vista, a volte addirittura una rivisitazione. Non ho comunque la convinzione che il libro sia sempre meglio del film. Bisogna accettare che sono due cose diverse, a volte complementari, a volte di due livelli differenti.
Quanto il cinema sia potente lo dimostra L’eleganza del riccio di Muriel Burbery (edizioni E/O), caso letterario del 2007, di nuovo in classifica grazie al film Il riccio nelle sale italiane dal 5 gennaio ma annunciato in ogni forma pubblicitaria esistente già dallo scorso novembre. La storia della portinaia Renée (in alto a destra un’immagine del film) - donna di una cultura straordinaria e di grandissimo gusto ma che si finge sciocca e banale (non si sa bene perché, o meglio a un certo punto lo spiega ma è una motivazione piuttosto deboluccia) - ha incantato e commosso milioni di lettori. Tranne me. La sua amicizia con la giovanissima Paloma, ragazzina così intelligente e sveglia da volersi togliere la vita (?), il suo incontro con l’enigmatico monsieur Ozu, tutta la carrellata di personaggi minori (non poco stereotipati) - con vicende e vicissitudini a seguito - si mescolano a pagine di vera e propria filosofia e critica d’arte (le parti a mio avviso meglio riuscite). Un libro scritto benissimo ma che non mi ha affatto convinta, forse anche a causa delle grandi aspettative che mi ero creata ascoltando critici e lettori entusiasti. Le aspettative sono pregiudizi e il pregiudizio – anche nella sua connotazione “positiva”, anche inteso come “pensar bene” di qualcosa o qualcuno che comunque non conosci – non è mai un approccio corretto. Ammetto il mio errore e ammetto anche che in un caso come questo il film mi incuriosisce molto, perché il regista potrebbe aver trovato la chiave di lettura per farmi entrare dentro una storia che mi ha lasciata stranamente distaccata, una chiave di lettura che mi renda simpatici questi personaggi con cui non ho proprio legato, a cui non mi sono affezionata.
Altre volte capita che per quanto bello il film non riesca comunque a reggere il confronto con il libro. Un esempio per tutti Le ore di Micheal Cunningham (Bompiani), premio Pulitzer nel 1999, portato sul grande schermo con il titolo originale The hours, premio Oscar come miglior attrice a Nicole Kidman nel ruolo di Virginia Woolf. Se non avete visto il film pazienza. Se non avete letto il libro, prendetelo in mano e viaggiate nel tempo, nel cuore di una società che dal 1941 a oggi si evolve lasciando gli esseri umani a inseguirla.
Il tempo va avanti, sfregiato dalla guerra, ma anche quell’orrore si supera, la fragilità umana invece no. Quella rimane. Il peso di vivere, il peso ancora più grosso di non sentirsi mai abbastanza vivi, quel peso che trascina Virginia Woolf sul fondo del fiume è lo stesso peso di Laura Brown, giovane sposa e madre insoddisfatta del dopoguerra che vorrebbe scappare per un giorno, uno soltanto. Un peso che diventa il peso di Clarissa Vaughan e del suo Richard, che sta morendo di aids. Come si può rendere la complessità, l’attualità di personaggi così? Come si può trasmettere l’intreccio sottile e violento di vite all’apparenza così distanti? Non basta una colonna sonora coinvolgente, un cast di attori del calibro di Meryl Streep, alcune immagini d’impatto e nemmeno un’interpretazione da Oscar.

http://www.sanmarinofixing.com/public/fixing/La-passione-di-un-librobro-il-fascino-di-un-film-ita-a1220.php



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Di Simona (del 08/01/2010 @ 11:21:29, in Letture e spettacoli, letto 811 volte)

“La vita già vola da sé.
La credono un sogno e non lo è;
ha i tuoi occhi, i tuoi gesti, la tua bocca, i tuoi passi”.

"La Nube di Oort. Transiti di nuovo teatro" si conclude con un fuori programma davvero speciale. Da venerdì 8 a domenica 10 gennaio alle 21.15 il Mulino di Amleto di Rimini ospiterà “I Lunatici” portato in scena dai 14 attori della compagnia Banyanteatro Lab. La regia è di Marco Bianchini - attore riminese noto anche per alcune piccole perle del teatro nato in Romagna come “L’ultimo sarto” - che insieme a Roberto Peruzzi ha ideato questo lavoro tratto da “Il poema dei lunatici” di Ermanno Cavazzoni, romanzo che a sua volta ispirò “La voce della luna” di Federico Fellini.
“Quando ho visto La voce della luna di Fellini mi è piaciuto così tanto da andare a cercare il libro da cui era tratto – racconta Marco Bianchini – A quel punto è nato dentro di me il desiderio di portare questa storia a teatro. Trasformare un romanzo in testo teatrale non è certo facile, così quando andavamo in crisi con il libro ci rifacevamo al film, da cui alla fine abbiamo attinto alcune atmosfere”.
La storia narra le vicende di Ivo Santini, un uomo che ad un certo punto della sua esistenza sente un richiamo costante e irresistibile provenire dai pozzi persi nelle campagne della pianura padana. Nel tentativo di seguire le voci che lo chiamano, comincia la ricerca di “quelli che son naufragati” o forse la ricerca di se stesso con il proposito di ritrovare “un maestro che si doveva sposare perché non ne poteva più di tutto l’umido che aveva in casa”. Entra così in un mondo popolato da figure che l’odierna ragione comune definirebbe borderline in un’oscillazione continua tra realtà e sogno dove tutto si manifesta in una luce diversa da quella che illumina quotidianamente le nostra vita. A interpretare questi personaggi ci sono Marco Moretti, Lara Balducci, Maria Teresa Lifonti, Emanuela Neri, Marco Bianchini, Sara Galli, Marco Lunedei, Alessandro Buresta, Riccardo Benghi, Luca Ravaglia, Roberto Peruzzi, Nazario Giordano, Filippo Molari, Francesca Sancisi e Paolo Dolci.
Questa storia porta in sé il tema universale della ricerca di qualcosa di più vero, qualcosa in grado di andare al di là delle illusioni, come se il mondo fosse altro rispetto a ciò che ogni giorno vediamo. Protagonista di questa storia sospesa tra sogno e realtà è appunto Ivo Santini – interpretato da Marco Moretti – un uomo scostante, che cerca qualcosa di profondo e diverso, un altro punto di vista forse. Roberto Peruzzi, ideatore e aiuto regista definisce questo personaggio come “Teseo spettatore e impersonale, che non trova il gomitolo nel labirinto della città invisibile”.
Una ricerca profonda che si concretizza in vicende ricche di poesia ma anche di comicità, grazie a un linguaggio quanto mai attuale.
“Cavazzoni, in diverse interviste, accosta le vicende narrate alla scienza dell’osservazione degli insetti – spiega Roberto Peruzzi - Non a torto, anche il buffo linguaggio che il testo teatrale rispetta, fa scattare la molla comica tarando sulla differenza di potenziale; cercando di catalogare i discorsi dei matti evoca il buffo. Umorismo padano, linguisticamente frutto anche di giochi di inversione, salti sulla linearità sintattica del discorso, ma anche inciucio tra italiano parlato sopra una dizione antropologicamente padana, quella dei nostri genitori che stiamo continuando, per intendersi filogeneticamente”.


La Compagnia Banyanteatro Lab in I Lunatici
tratto da “Il poema dei lunatici” di Ermanno Cavazzoni.
Ideazione Marco Bianchini, Roberto Peruzzi.
Regia Marco Bianchini.
Collaborazione alla regia Roberto Peruzzi. Scenografie Mauro Dall’onda.
Luci e Suoni Antonio Vanzolini.
Con Marco Moretti, Lara Balducci, Maria Teresa Lifonti, Emanuela Neri, Marco Bianchini, Sara Galli, Marco Lunedei, Alessandro Buresta, Riccardo Benghi, Luca Ravaglia, Roberto Peruzzi, Nazario Giordano, Filippo Molari, Francesca Sancisi, Paolo Dolci
Info e prenotazioni Mulino di Amleto, via del Castoro 7 (zona Grotta Rossa) Rimini
tel. 0541.752056 – info@banyanteatro.com



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