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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 31/12/2009 @ 12:18:56, in Diario, letto 886 volte)
Mi hanno insegnato che il cielo è meraviglioso. Più meraviglioso di quanto la nostra vista possa raccontarci. Il cielo è uno splendido arazzo di cui noi vediamo  il retro. Da qui si vedono solo i punti del ricamo, non il suo disegno. Eppure quei punti sono meravigliosi. Quei punti sono le stelle e sono tra le cose più belle che ci stanno intorno. La bellezza è lì. Ma non solo. La bellezza è nel mare, anche nel mio, che per quanto scuro e bistrattato è una vastità e una potenza che non si doma, si può solo rispettare. E accanto al mare e alle stelle appoggio il tramonto e tutti i suoi colori, anche quelli che non ho visto perché in quei giorni ero troppo presa da questioni e passioni. Vicino al mare, alle stelle e al tramonto, ci metto tutte le risate, i momenti pieni di baci e abbracci, la necessità di solitudine di certe giornate, tutte le volte che affacciandomi alla finestra ci ho visto un mondo, e le volte in cui quel mondo era davvero troppo. E poi gli amici, la famiglia, il grande amore e tutte quelle cose che dicono che non esistano più, che le soap hanno contribuito a banalizzare, che i potenti della terra utilizzano come slogan. Ma per me esistono davvero, non sono banali, non sono uno slogan. Solo bisogna accettare che non sono trascurabili, che non si possono dare per scontati, che richiedono impegno e dedizione e qualche “io” e “mio” in meno. Bisogna accettare che la bellezza ha bisogno di uno sguardo in grado di coglierla. E che la bellezza del nuovo anno sarà dove lo sguardo saprà raccoglierla.
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Di Simona (del 24/12/2009 @ 09:56:06, in Diario, letto 1061 volte)

"Quest'acqua era ben altra cosa che un alimento.

Era nata dalla marcia sotto le stelle,

dal canto della carrucola, dallo sforzo delle mie braccia.

Faceva bene al cuore come un dono.

Quando ero piccolo,

le luci dell'albero di Natale, la musica della Messa di mezzanotte,

 la dolcezza dei sorrisi

facevano risplendere i doni di Natale che ricevevo.

"Da te gli uomini - disse il piccolo principe - coltivano cinquemila rose nello stesso giardino... e non trovano quello che cercano..."

"Non lo trovano" risposi.

"E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po' d'acqua..."

"Certo" risposi.

E il piccolo principe soggiunse: "Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore".

Antoine De Saint - Exupéry, "Il piccolo principe"

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Di Loris (del 21/12/2009 @ 09:37:42, in un po' di rassegna stampa..., letto 1203 volte)

di Leonardo Agolanti

L’acqua è il filo conduttore dello spettacolo teatrale “Nato da donna” che farà il debutto assoluto sabato 19 dicembre al Mulino di Amleto di Rimini (ore 21, con replica domenica 20 dicembre ore 16 e ore 21), all’interno della rassegna “La nube di Oort”. L’acqua come principio femminile, che sgorga dal mito, che scorre e non si lascia afferrare, che non oppone resistenza ma può essere irresistibile. Uno spettacolo che è il culmine di un lungo lavoro sulla simbologia e sulla poesia. Che proietta ai giorni nostri quattro archetipi di donna dell’antichità.
“Nato da donna” è ideato e diretto da Stefania Succitti.
“Lo spettacolo parte dal presupposto di raccontare quattro personaggi femminili dell’antica Grecia – racconta la regista – Se queste donne antiche vivessero ai giorni nostri , ci siamo chieste, come vivrebbero? Cosa sentirebbero? Penelope aspetterebbe comunque il suo sposo, Cassandra avrebbe ancora le sue crisi esistenziali nell’anelito di modificare se stessa e il suo destino? E Polissena sarebbe ancora una seduttrice a cui interessa solo avere in pugno l’uomo? E poi Teti: quali tentativi, quali errori, compirebbe per far emergere le potenzialità, la divinità, di suo figlio Achille?”.
Il messaggio che c’è dietro “Nato da donna” è profondo. Da dove nascono i testi?
“C’è stata una ricerca approfondita sui libri dietro questi personaggi, e il testo di Teti in particolare è stato creato dal nulla dalla scrittrice Simona B. Lenic. Mi piace pensare che il cambiamento, il nuovo pensiero, siano rappresentati dal parto, quindi da un principio femminile. E questo spettacolo è un vero e proprio parto che nasce da una lunga gestazione, durata due anni, durante i quali tutti i personaggi sono cambiati radicalmente. Hanno collaborato tante persone, ciascuna ha dato qualcosa e poi ha preso la sua strada. Quindi si è formato un gruppo che ha finito per dar voce ai rispettivi archetipi”.
Cosa possiamo ritrovare oggi di Penelope, Polissena, Cassandra, Teti?
“Le sfaccettature di queste donne del mito ci sono ancora tutte. C’è la donna in carriera, la seduttrice, la madre, c’è la donna che attende l’uomo della sua vita. Ciò che mi piace è che tutte le nostre donne non subiscono il proprio destino: per esse c’è una svolta dietro l’angolo, e riescono a prendere in mano la loro esistenza. Confrontandosi con i propri mostri, i propri limiti, con tutto quello in cui la società le vorrebbe trasformare”.
Lo spettacolo s’intitola “Nato da donna”, regista e attrici sono tutte donne. Ma c’è spazio per l’uomo, almeno in platea?
“A parte il fatto che dietro le quinte c’è un lavoro preziosissimo svolto dagli uomini, a partire dal nostro tecnico audio e video Maurizio ‘Muro’ Vettraino, il fatto che voglio sottolineare è che dove ci sono tutte donne, gli uomini sono assolutamente essenziali. Noi vogliamo platee maschili. Perché i cambiamenti innescati dalle donne mettono in movimento cambiamenti ancora più significativi nell’uomo. E questo rappresenta la crescita”.
In scena un cast interamente al femminile: ci saranno la stessa Stefania Succitti (a reinterpretare Penelope), Julia Alimasi (Polissena), Emanuela Neri (Cassandra) e Simona Bisacchi (Teti) con il contraltare di Lara Balducci a simboleggiare la società

Dal free press Chiamami Città
http://www.chiamamicitta.net/1000/1904/notizie/RIMINI/Agolanti_Leonardo/articolo/Nato_da_donna_dall’acqua_dal_mito.html

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Di Simona (del 17/12/2009 @ 09:51:22, in Diario, letto 1054 volte)
Ho scritto un testo per uno spettacolo teatrale. Un testo dedicato alla figura di Teti, madre di Achille. Un breve testo che si inserisce in un progetto più vasto intitolato “Nato da donna”, ideato, curato e diretto da Stefania Succitti, la quale partendo dalla figure di Penelope, Cassandra e Polissena ha dato vita a una storia sospesa tra mito e realtà.
Penelope; Cassandra, Polissena; Teti. Sono acqua che sorge dal mito e che scorre anche ai giorni nostri. Sono acqua che scorre per far conoscere gesti antichi, per scoprirne di nuovi, per svelare segreti e sfatare credenze. Sono quattro personaggi femminili ancora innegabilmente attuali. Antiche memorie si fondono a immagini del presente, in un incontro-scontro tra la quotidianità e gli archetipi che queste donne rappresentano. Donne che si spogliano delle vesti di dee e eroine epiche per diventare donne mortali, per affrontare una quotidianità che pretende coraggio per essere affrontata, per affrontare i problemi e le speranze di un mondo lontano da favole antiche.

C’è Penelope, la sposa di Ulisse, simbolo della fedeltà coniugale e della caparbietà della fede, che attende suo marito. E nell’attesa racconta la sua storia di moglie e amante, ma anche di caparbia lavoratrice, di amministratrice dei beni. Una regina che difende la sua terra, che non si lascia annullare dal dolore ma decide di rimanere padrona. Prima di tutto di se stessa.

E poi c’è Cassandra, la profetessa a cui nessuno crederà.
“Volli a tutti i costi il dono della veggenza”, dice.
Un desiderio formulato non con l’intenzione di comprendere ma di comandare. In un mondo fatto da maschi, una donna infatti deve riuscire a vedere un po’ più in là per emergere. Ma una volta svelato il futuro, conosciuta la verità, Cassandra non riesce più a convivere con la falsità e con la menzogna. Tuttavia, negli abissi del mito come nella contemporaneità, chi vive nella menzogna non è pronto per ascoltare verità così scomode, e la giovane veggente diventa un’emarginata, una pazza. Attraverso un duro percorso interiore Cassandra giungerà a cogliere il senso profondo della veggenza, come consapevolezza di sé e non come potere da esercitare sugli altri. E solo allora sceglierà la verità e la vita.
Percorso inverso compirà Polissena, pronta a tutto per scappare dall’emarginazione, ossequiosa verso il potere, amata per la sua allegria e la sua spregiudicatezza, desiderata per la sua sensualità. Anche lei cerca il potere e usa la sua bellezza per soggiogare gli uomini. Ma un amore sbagliato la segnerà per sempre, obbligandola allo stesso destino tanto disprezzato della sorella.

E infine c’è Teti, un personaggio tra mitologia ed epica, la madre di Achille.
Teti ama a tal punto suo figlio da volerlo rendere un dio. Ma le sue attenzioni, il suo impegno per crescere un Uomo vero non le impediscono un unico, grande e fatale errore: Teti non lascia libero suo figlio, lo lega a sé, lo stringe così forte al tallone da non lasciarlo andare più. Riesce a formare un eroe, coraggioso e sprezzante, ma non un uomo capace di staccarsi dalla madre, non un uomo capace di resistere a una donna. Achille sa sconfiggere il più forte dei guerrieri ma non affrontare l’inganno di una donna. Con un unico, piccolo, all’apparenza insignificante gesto, Teti segnerà il destino di suo figlio.

Nel ruolo di Penelope la stessa Stefania Succitti. Nel ruolo di Cassandra Emanuela Neri, in quello di Polissena Julia Alimasi. Nei panni di Teti troverete me con il contraltare della Società interpretata da Lara Balducci. Tecnico audio e video l’indispensabile Maurizio Muro Vettraino.

In scena al Mulino di Amleto di Rimini sabato 19 dicembre (ore 21) e domenica 20 dicembre (ore 16 e ore 21) all’interno della rassegna “La nube di Oort. Transiti di nuovo teatro”.
Info e prenotazioni tel. 0541.752056 – info@banyanteatro.com


Qui, su Fixing.com, trovate il foglio di sala dello spettacolo "Nato da donna"
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Di Simona (del 07/12/2009 @ 12:51:49, in I miei articoli su Fixing, letto 3258 volte)
“Il Natale non è un Natale che si rispetti, senza regali”. Inizia con questo inno al consumismo un libro non del secolo scorso ma di quello prima ancora. Era il 1867 quando Jo March  – la più irruenta delle “Piccole donne” tratteggiate da Louisa May Alcott – pronuncia questa frase così attuale. Il libro della Alcott poi prenderà tutta un’altra piega. Ma il mondo di oggi no. E Natale è fatto anche - si spera non “soltanto” - di regali.
Personalmente apprezzo i doni che richiedono un minimo di tempo e dedizione, in cui si vede che per dieci minuti o dieci giorni quella persona ha pensato a te. E tra tutti i regali che si possono fare, comprare e costruire, quello che quest’anno non dovrebbe mancare in nessuna casa è una bella risata! Ridere di gusto, con gli occhi appannati per le lacrime, con la bocca che lascia uscire quel rumore - poco attraente - di respiro che manca. Una risata che non risolve i problemi, la crisi e l’influenza, ma che almeno dà un’energia nuova per affrontare sempre le stesse cose. Una risata che non è voler far finta che tutto vada bene, è piuttosto un serbatoio a cui attingere per costruire un po’ di ordine nella tormenta quotidiana. Ma ridere non è così facile. Bisogna staccare il pensiero e niente è più difficile che smettere di pensare. Eppure, per riuscire a impacchettare una risata e metterla sotto l’albero il modo c’è. Ognuno deve trovare il suo, a seconda della persona che ha accanto, dei suoi gusti e del suo carattere. Considerati tutti questi aspetti, il mio personalissimo metodo è prendere una bella carta da pacchi colorata e avvolgerla intorno al libro giusto. Possibilmente un buon libro. Un libro d’autore.
Non c’è bisogno di buttarsi sui comici televisivi per ridere leggendo. Provate a dare un’occhiata a Stefano Benni: da poco è uscito “Pane e tempesta” ma se conoscete qualcuno che ancora non ha letto “Bar Sport” (Feltrinelli) metteteglielo sotto l’albero e gli basterà fare la conoscenza della Luisona - la pasta esposta nella vetrinetta trasparente da tempi immemorabili - per spacchettare una bella risata. Storie decisamente più femminili quelle raccontate da Stefania Bertola, che riesce a fare ciò in cui il cinema da anni fallisce, commedie romantiche che fanno ridere per davvero: da “Ne parliamo a cena” a “Biscotti e sospetti” fino al più recente “La soavissima discordia dell’amore” (Tea). Infine, c’è una risata che val la pena scatenare in ogni appassionato lettore: una bella risata con “Zia Mame” di Patrick Dennis (Adelphi). Un libro scritto (benissimo) negli anni Cinquanta ma per il quale non sembra essere passato un giorno. La storia è di un’attualità eterna, i personaggi non sono figli dell’età contemporanea, sono figli di domani, così alla moda, così aperti, così ironici che le pagine scorrono tra risate incontrollabili, un sorriso sbalordito davanti alla raffinatezza del narratore e un innato affetto verso zia Mame, eccentrica, esuberante, pazza, intellettuale, determinata. Candida e folle quel tanto da riuscire a fare di ogni piccolo o grande dramma un nuovo inizio. Dopo aver conosciuto una così, nulla vi sembrerà più tanto strano. Nemmeno un Natale con baci, brutte giacche e bigliettini al posto dei regali.

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Di Simona (del 01/12/2009 @ 12:17:34, in Letture e spettacoli, letto 809 volte)

"Practiced are my sins
Never gonna let me win...
Under everything, just another human being.
I don’t wanna hurt, there’s so much in this world to make me bleed..."
Pearl Jam, Just breathe

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