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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 17/09/2009 @ 16:38:33, in Letture e spettacoli, letto 921 volte)

Tiempo y silencio, gritos y cantos, cielos y besos, voz y quebranto

Tiempo y silencio, Cesaria Evora

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Di Simona (del 10/09/2009 @ 10:50:48, in Letture e spettacoli, letto 944 volte)
La creatività segue meccanismi misteriosi. Sa cogliere idee e vita anche da un luogo decadente e all’apparenza finito. Un luogo che sembra non aver più niente da fare se non richiamare lo sguardo attonito di chi non conosce la sua storia o la nostalgia di chi passando da lì ripensa a quando era giovane. La Colonia Bolognese, desolata e sola sul lungomare tra Rimini e Riccione, ha attirato l’attenzione della compagnia NNChalance, composta da Valeria Fiorini e Eleonora Gennari due danzatrici che - prendendo spunto da questo dinosauro architettonico - hanno creato la performance “Se nn ricordo male”. Una coreografia così speciale da conquistare la finale del concorso Giovani Danz’Autori (a Ravenna sabato 11 settembre nell’ambito del Festival Ammutinamenti) e da essere selezionata tra 50 compagnie nazionali per la Vetrina della Giovane Danza d'Autore (sempre a Ravenna il 18 settembre).

Come è nata questa performance?

“La Colonia Bolognese, questo luogo-simbolo dell’immaginario turistico della costa romagnola, ora abbandonato a se stesso, ha suggerito e ispirato la coreografia – sostiene Eleonora Gennari - Ci ha suggerito una storia inaccessibile, morta e da qui è cominciata la ricerca, lo scavare nella memoria per cercare tracce che richiamassero in vita quel luogo e scuotessero il corpo”.

Qual è stato il passaggio dall’idea alla danza?

“La nostra coreografia è la composizione di immagini, la fusione di nostre memorie con quelle del luogo da cui siamo partite – spiega Valeria Fiorini - Inizialmente ci siamo concentrate sullo spazio attraverso lavori di improvvisazione e questo via via si è trasformato in ‘piedi nello spazio’, piedi che disegnano sul pavimento parole all’occhio esterno incomprensibili, piedi che lasciano tracce… Il disequilibrio, l’inciampo ci sono stati suggeriti dai vari ‘ostacoli’ presenti nella Colonia, come vetri, sassi, escrementi. Il risultato finale è un monologo recitato a due voci, dove le parole rimangono invisibili sul pavimento mentre è il corpo a parlare”.

Il progetto scenico procede parallelamente ad un progetto video girato all’interno della colonia stessa, curato dal video-maker Matteo Conti e volto alla riqualificazione e utilizzo dei luoghi storici del nostro territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Di Simona (del 05/09/2009 @ 11:47:07, in I miei articoli su Fixing, letto 954 volte)

“Non hai più fede nel tuo Dio, don Camillo?”
“L’anima è di Dio, i corpi sono della terra. La fede è grande, ma questa è una paura fisica. La mia fede può essere immensa, ma se sto dieci giorni senza bere, ho sete. La fede consiste nel sopportare questa sete accettandola a cuore sereno come una prova impostaci da Dio. Gesù, io sono pronto a sopportare mille paure come questa per amor Vostro. Però ho paura”.
Il Cristo sorrise. “Mi disprezzate?”.
“No, don Camillo, se tu non avessi paura, che valore avrebbe il tuo coraggio?”.

Da Don Camillo di Giovanni Guareschi (BUR)


Nessuno ci chiede di essere perfetti. Ma possiamo sforzarci di essere migliori. È lo sforzo, il tentativo, le lacrime e il sudore di cui parla Vecchioni, la sete di don Camillo, è l’impegno che ci mettiamo per diventare qualcosa di meglio che fa la differenza. E se lo sforzo non viene apprezzato, è lì che la fede in ciò che facciamo deve essere forte, per non demordere. Decidere di non rivolgere la parola a chi la pensa diversamente da noi è facile quanto rispondere veleno a una provocazione. Ma se per una volta provassimo a invertire parole e silenzio, se provassimo a parlare con chi la pensa diversamente da noi e a tacere davanti a una provocazione? Se il tentativo ci sembra difficile, pensiamo allora che tutto il tempo che impieghiamo a giudicare gli altri e cercare di cambiarli perché sbagliano, potremmo impiegarlo per guardare noi stessi e cercare di cambiarci perché sbagliamo.
da Fixing n. 32 - 2009

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Di Simona (del 05/09/2009 @ 11:37:44, in I miei articoli su Fixing, letto 1428 volte)

È incredibile quante persone ci possano essere dentro un solo nome. Roberto Vecchioni è un grandissimo cantautore. Un professore che racconta la sua immensa cultura con la delicatezza dei poeti. Ed è anche uno scrittore. Non è uno del mondo dello spettacolo che s’improvvisa narratore. No, lui sa scrivere davvero, e non solo canzoni. Ho avuto il piacere di intervistarlo e presentare con lui il suo “Scacco a Dio” (Einaudi).
“In questo libro Dio è depresso perché non capisce più gli uomini – racconta Roberto Vecchioni - Ha creato un Disegno per renderli felici ma loro lo rifiutano, vogliono essere altro, così allontanano la felicità. Dio allora interroga l’angelo Teliqalipukt, che ha vissuto con gli uomini e può riferire le storie di grandi personaggi come Oscar Wilde, Jfk, Catullo in una chiave per noi inaspettata. Ho reinventato le esistenze di questi uomini per raccontare che ci sono infinite possibilità di vita. Si può fare altro da quello che facciamo ogni giorno, andare oltre noi stessi, dipende da cosa scegliamo. Noi non siamo la domenica, il riposo, la quiete. Noi siamo il sabato, l’attesa, la preparazione, il darci da fare per il giorno di festa”.
Vecchioni racconta in modo semplice meccanismi sofisticati come il caso o la fede.
“La mia non è una fede piccina, imparata al catechismo. È una fede che è stata picchiata. Per quanto sembri una contraddizione sono un laico credente. Per me l’esistenza di Dio è provata dal Caso: questo qualcosa che sfugge alla legge di Causa-Effetto mi fa credere che esista Qualcuno di più grande. Anche nelle situazioni più drammatiche. L’ho provato quando mio figlio si è ammalato e mi chiedevo perché proprio lui. In questo momento di disperazione la mia famiglia si è riavvicinata, io mi sono innamorato di nuovo di mia moglie e lei di me: dal dolore è nato qualcosa di grande. Non posso sapere perché accadano certe cose, quello che mi è dato di vedere è solo un segmento di una retta infinita a me invisibile. Ma non vivo questa esistenza come un passaggio in attesa dell’al di là perché lo scopo è vivere qui e ora, giocarcela al meglio: lacrime e sudore hanno un valore enorme”.
Nell’angelo Teliq - che ha il compito di insegnare chi sono gli uomini ai piccoli immortali - sembra di rivedere un po’ il professor Vecchioni.
“A Teliq manca l’insegnamento, proprio come a me. Io cercavo di insegnare non solo a riconoscere un aoristo o un perfetto latino ma perché nel 2000, nell’era dell’inglese e di internet, studiare le lingue antiche aveva ancora senso: perché raccontano la meraviglia della parola, il suo importantissimo valore, che rischia di andare perduto. Spesso i ragazzi non sanno parlare, esprimersi. La poesia ha una potenza e una grandezza che non sta in un sms”.
I ragazzi vanno seguiti sin da bambini, e non solo dagli insegnanti.
“Quando stai da solo puoi fare quello che vuoi e pensare solo a te. Se stai con una persona, devi accettare che sei al 50%. E se nasce un figlio diventi al 25%. Non puoi fare un figlio e fare il dentista 12 ore al giorno. Entreranno meno soldi, ma lavorare fino a mezzanotte non è una questione di denaro ma di potere e questo è molto maschile: se non siamo qualcuno non siamo maschi. Ho detto no a tanti contratti per stare con la mia famiglia e non mi pento, perché solo così oggi posso dire di essere contento”.
Da Fixing n. 32 - 2009

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