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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loris (del 30/06/2009 @ 20:45:30, in Laboratori e Incontri, letto 473 volte)
Simona Bisacchi Lenic venerdì 10 luglio sarà a San Marino con il suo romanzo Setalux nell’ambito della rassegna di incontri con gli autori intitolata “L’albero delle foglie Vive”. Appuntamento alle ore 21.15 al Bar del Pattinaggio (fra i parcheggi 6 e 7). Per chi attende con ansia il nuovo libro ci sarà una piccola sorpresa…
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:29:35, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 1262 volte)
“Non posso dirvi altro.
Non è la mia battaglia, non più. Ma sarò sempre in ascolto”. E con la naturalezza con cui le foglie si staccano dagli alberi, il suo corpo divenne vento…

Per Sfaira la danza è più di una passione. È qualcosa che la mette in comunicazione con il mondo. Leon è nuovo in città, è un viaggiatore, un tipo tosto che sa adattarsi alle difficoltà. Joshua, invece, fa del fumetto la sua filosofia di vita. Si veste come un fumetto, trasforma le cose in un fumetto.
E poi c’è Matt con la sua aria misteriosa, la bellezza oscura e il sapere enciclopedico. Cosa mai avranno in comune quattro tipi così? Un arcano è al cuore della loro amicizia, un’antica leggenda che sembra perduta: il Setalux.
Dopo l’incontro con il vecchio Prometero, che li sprona a mettersi sulla via maestra dell’avventura, la vita dei quattro amici non sarà più la stessa. La loro missione è riportare in vita il Setalux; la loro missione è salvare le terre salate dal temibile Serparatur, l’Uomo-non-più-uomo, l’intenzione Pura che ha sedotto le menti degli Umbrusis, inquietante setta al suo soldo.
Tra avventure fantastiche e personaggi esilaranti, tra vecchie profezie e nuove minacce, i quattro ragazzi cresceranno diventando degli uomini consapevoli dei propri limiti e delle proprie abilità.
Una potente allegoria della società contemporanea in un viaggio fantastico e delicato come un soffio di vento d’estate.
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:28:59, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 547 volte)
Prendete un libro per ciò che è, ovvero un dispensatore di emozioni. Ci si può perdere tra le sue pagine, fremere per i protagonisti di un romanzo, commuoversi per una storia. Ma si può anche andare oltre e godere del profumo inconfondibile della carta, accarezzare la liscia superficie delle pagine… Per alcuni invece la sensazione tattile è lo strumento della lettura, grazie al braille, l’alfabeto in rilievo studiato per i non vedenti.
La traduzione dei libri in braille offre anche l’opportunità a tutti di approcciarsi ai piaceri della lettura. L’importante però è che i libri vengano tradotti: tutto dipende dalla sensibilità degli autori e degli editori, perché l’opportunità di trascrivere nell’alfabeto in rilievo qualsiasi testo è garantita dalla stamperia Braille della Regione Toscana, l’unica pubblica in Italia.
Setalux, di Simona B. Lenic, è disponibile anche in braille.
“È un piacere poter scegliere quale libro leggere - afferma l’autrice - a seconda dei propri gusti, del momento o degli interessi personali. Ma di tutte le migliaia di libri che escono, solo una piccola parte viene tradotta in braille, il che significa togliere delle alternative di lettura ai lettori non vedenti. Ed è un vero peccato, un’occasione persa per comunicare”.
“Speriamo che altri autori ed editori – afferma Cecilia Trinci, della stamperia Braille di Firenze - rendano disponibili le loro opere per arricchire il catalogo della stamperia. La stamperia è regionale, ma le opere presenti nel catalogo sono a disposizione di tutti i non vedenti”.
Per informazioni e per avere a disposizione il catalogo, il numero telefonico della Stamperia Toscana è 055-4382800.
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:26:43, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 1135 volte)
Sfaira Evorìa_Il mio nome significa Sfera Celeste. Ci tengo un sacco a dirlo perché per quanto uno si guardi intorno non c’è nulla di più grande e bello del Cielo. Certo, io non sono bellissima… ma carina decisamente sì! E di grande in me c’è giusto l’amore per la danza e per i miei amici, per il resto ho un fisico piuttosto secchino e una ancor più magra voglia di studiare. Insomma, sono una ragazza come tante: adoro piacere ma non a costo di star zitta, non vado d’accordo con i genitori, e – soprattutto - non sarò mai perfettina e alla moda come loro mi vorrebbero. Però, a differenza delle ragazze della mia età io non ho un’amica del cuore… È che a quindici anni sembra obbligatorio cercare un fidanzato! Quelle che conosco non fanno altro, e pensano che io sia strana perché per essere felice mi basta parlare con Joshua e Matt, danzare e magari farmi un bagno al mare. Pensano che io sia strana perché io credo sia possibile essere felici. Da queste parti non ci crede praticamente più nessuno. Qui sono tutti interessati ad avere qualcosa più degli altri, qualcosa che ti possano invidiare, non so, un bel vestito, un motorino nuovo, il ragazzo… Ma la felicità - dato che non ci credono - nessuno te la invidia. Forse è per questo che mi sembra di essere sempre un po’ fuori dal mondo. Come se il mondo fosse una foto di classe in cui io sono nascosta dal compagno spilungone: tutti sono convinti che io ci sia ma io non mi vedo.
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:25:39, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 968 volte)
Joshua Grimm_Ammettiamolo, non è che guardandosi intorno ci sia granché da ridere. E non mi riferisco solo alla guerra. O meglio, non solo a quella che si combatte a colpi di iàstoriz. Il fumo invisibile che ti perfora la dignità, per lasciarti trapassare – o morire, come qualcuno insiste a dire - nel rimpianto e nel senso di colpa, è solo uno dei tanti modi in cui si uccide. Anche quei variopinti pacifisti - tutti scritte e urlettini - non so se non hanno mai fatto soffrire qualcuno. Non sono certo che non abbiano mai lacerato il cuore a una tipa, che non abbiano mai picchiato di parole il vicino o mentito per mettersi in una buona luce a scapito di qualcun altro.
Il fatto è che viviamo in un marasma di terrorismo mentale e sentimentale ma i più preferiscono guardare la televisione. Del resto si affogano di CremaBrilla, pur sapendo che è fatta con caccole di alligatore sotto spirito. È che preferiscono non pensarci.
Agghiacciante, direte voi! Sì, ma stimolante, vi dico io. Perché se la realtà non fosse così drammatica forse non avrei intrapreso con tanta determinazione la mia missione.
Una missione non da ridere… Ma da divertirsi sì! Il mio scopo nell’esistenza è rendere questo mondo un fumetto.
Cerco di disegnarlo come voglio. Quando però la situazione assume una forma che non avevo previsto - e che proprio non mi piace - faccio una smorfia, due versi idioti e passo alla vignetta successiva. Certo, non è che il problema si risolve, ma almeno mi sono fatto una sana risata. O qualcuno se l’è fatta grazie a me.
Il fumetto è un posto dove se ti cade un camion sulla testa non ti fa male, ti lascia la faccia un po’ sbilenca magari, ti compare un enorme SCRASH tutto intorno, ma nella vignetta dopo, se la matita vuole, sei già in piedi per una nuova avventura. E la mia matita vuole. È una di quelle buone. Una matita pazzesca, che mi permette di non rimanere intrappolato in un fumetto che non mi piace. E questo mondo - con tutte le sue insicurezze e quel viscerale desiderio di potere - è il peggior fumetto che l’essere umano abbia mai partorito.
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:16:14, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 974 volte)
Leon Flumeni_Spostarmi continuamente mi ha insegnato che il bello del viaggio è riuscire a gioire di tutto ciò che accade, per quanto imprevedibile. Una volta io e i miei siamo arrivati a Città di Fiammelle in bermuda e canottiera convinti che facesse caldo, per scoprire poi che era tutta coperta di neve e il cielo era una lastra di ghiaccio. Non vi dico il freddo ma se invece di adattarci avessimo passato il tempo a lamentarci non avremmo mai scoperto l’acqua freddissima ricoperta di fiammelle di fuoco: una meraviglia!
Il fatto è che si è sempre così presi a considerare strano tutto quello che non ci aspettiamo, da non capire quanto sia interessante.
Odio chi non lo capisce. È una di quelle cose che mi fanno arrabbiare da matti.
Gec e Layla mi dicono sempre che sono troppo impulsivo, che non posso prendermela ogni volta che qualcuno ragiona come un pazzo in preda a convulsioni - a dir la verità, loro dicono semplicemente ogni volta che qualcuno la pensa diversamente da me - ma vedere un uomo adulto che si fa prendere dal panico perché il pranzo è pronto all’una invece che a mezzogiorno e mezzo o perché il vicino ha il balcone più grande del suo mi fa venire da piangere. Veramente mi fa venire da vomitare, ma Gec e Layla apprezzerebbero di più “piangere”. Sono dei genitori pazzeschi, dei maestri di vita. Mi fido ciecamente di loro ma non è sempre facile capirli e tanto meno seguirne l’esempio.
Mi mancheranno tantissimo. Ma avere una scuola e una classe uguale per tutto l’anno è un’esperienza che mi affascina.
L’imprevisto, ragazzi. Non sapere mai cosa ti aspetta ma sorridergli quando arriva!
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 19:13:31, in Setalux e i suoi protagonisti, letto 955 volte)
Matt Encauston_Inchiostro al posto del sangue.
Una stravaganza del destino. Un’eccentrica svista da nulla.
Da ridere.
Ma quanto può far ridere possedere tutta la conoscenza che un libro può darti? Nozioni. Leggi. Tecniche. Filosofie.
Tutto.
È un meccanismo pericoloso. Questo inchiostro, che annaffia il corpo, fa crescere pensieri maledetti: pensieri di onnipotenza.
Ai tempi degli scribi, c’erano uomini che usavano lo studio, la ricerca, per trovare risposte a quesiti enormi, importantissimi. Divoravano libri per nutrire la loro anima inquieta, alla ricerca di uno spirito da servire. Ma quella ricerca ben presto si staccò dall’anima per finire nella vanità. La conoscenza che proveniva dai libri non serviva più per ricercare. Era diventata un forziere dalle pareti troppo robuste per far filtrare la luce e così piene di orgoglio da far spuntare l’invidia.
A pochi interessava conoscere. Perché ormai l’importante era sapere più dell’altro. Le dita si consumavano tra i libri insieme agli sguardi. La mente era ormai serva dell’ambizione, ricompensata a suon di vanagloria.
Il loro sangue non abitava più un corpo reale, non vibrava più di gioia, non si scaldava d’amore, né si addolciva di frutta. Il loro sangue si nutriva solo di manoscritti. Di scienza.
Divenne denso, scuro, come l’umore che ti prende in certe mattine, quando ti accorgi di essere rimasto solo.
Finché un giorno la carne di quegli uomini venne invasa brutalmente dalla loro stessa scienza. Tutti quegli scritti, quelle dottrine, si ribellarono come se non avessero aspettato altro sin dalla prima pagina e iniziarono a mordere ferocemente quei corpi sciocchi per quanto colti. Morsi così profondi e tremendi da dissanguare le creature. Urla strazianti accompagnarono la carneficina, fino a quando anche l’ultima goccia di sangue cadde fuori. E fu in quei corpi prosciugati che la scienza prese dimora, impregnandoli come inchiostro su un pennino secco.
Si racconta che quei corpi si ripresero, continuarono a vivere, ma cosa avvenne dentro di loro non è dato saperlo. Non lo raccontarono. Mai.
Forse qualcuno cercò di redimersi, di farsi perdonare diventando un ponte tra scienza e uomo comune. Ma i più cercarono di trasformare quella sapienza oscura in potere personale per incantare gli altri, per rendere schiavo chi non capiva, servendosi di parole che invece di chiarire nascondevano.
Se dentro di loro ci fosse ancora un’anima o anche solo un desiderio, se fossero ancora capaci di sentimenti o anche solo di ricordi, sono leggende. Opinioni. E ognuno crede a quella che preferisce. A quella che gli è più comoda.
Ma è certo che non tutte quelle creature morirono senza procreare.
Una stirpe nacque da quei corpi d’inchiostro. Una stirpe, come una maledizione senza fine. Per chi ne fa parte. Come me.
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 18:45:17, in Laboratori e Incontri, letto 367 volte)
Laboratorio di favole e racconti fantastici dedicato a bambini delle scuole elementari
C’è un mondo variopinto tutto intorno a noi, uno altrettanto fantastico dentro di noi, e i bambini possono raccontarcelo, scoprendo le parole adatte per farlo. Attraverso giochi e letture, lasciando libera la fantasia o descrivendo la realtà, i bambini potranno divertirsi, avvicinandosi al gusto della scrittura e della lettura – senza vincoli di compiti e interrogazioni – e sentendosi liberi di esprimere, nero su bianco, ciò che loro pensano e immaginano.
I corsi ripartono da ottobre 2009!
Info: Laboratorio di Myriam, Vicolo Gioia 8, Rimini Tel 0541.24138 – 53387.
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Una compagnia teatrale di otto bambini. Una vera compagnia teatrale, capace di mettere in scena veri spettacoli – non il classico saggio di fine anno, per intendersi – e di riempire un vero teatro. Il teatro in questione è il Mulino di Amleto, spazio provvidenziale per tante persone a Rimini, lo spettacolo che ha riscosso questo successo è “Non è un paese per tutti”, che domenica scorsa ha fatto registrare il tutto esaurito (oltre 120 persone, ben oltre la classica media dei due genitori e un fratellino per ogni bambino sul palco…). Uno spettacolo portato in scena dai bambini de Il Laboratorio di Myriam e addirittura scritto da altri bambini, che al Laboratorio – associazione culturale con una scuola d’infanzia e con corsi pomeridiani – seguono il corso ‘Parole e Fantasia’ tenuto dalla scrittrice Simona B. Lenic.
“Lo spettacolo – spiega la regista Stefania Succitti – è stato costruito sul totale rispetto dei bambini, che hanno lavorato in piena autonomia, naturalmente con l’assistenza degli adulti. Dall’ideazione alla realizzazione del testo fino alla scelta dei costumi. Hanno lavorato come una vera compagnia teatrale, e infatti ne è uscito uno spettacolo vero e proprio, non certo un’esibizione da fine corso”.
Dopo lo spettacolo “L’isola di Ness-uno” che ha sancito il loro divertente esordio lo scorso anno, questi attori in erba si sono appunto trasformati nella Allegra Compagnia.
“I nostri bambini sono cambiati tantissimo rispetto allo scorso anno – prosegue Stefania Succitti - Sono maturati, sanno stare in scena, è proprio bello vederli crescere così. E comunque vorrei specificare che lo spettacolo finale è forse il momento più entusiasmante, ma di fatto è quasi marginale rispetto al lavoro portato avanti durante i laboratori, un lavoro che vuole sviluppare sempre più la fantasia, l’immaginazione, la creatività dei bambini, puntando sull’improvvisazione e sulle tecniche teatrali”.
È giusto a questo punto citare tutti i baby attori saliti sul palcoscenico: Anna Bettini, Liliana Cogliandro, Lorenzo Dellarosa, Viola Emiliani, Federica Ripa, Elisa Poggiali, Elena e Serena Rossi (a cui si è aggiunto in un fugace caotico momento il “grande” Stefano Dellarosa). I bambini del corso Parole e Fantasia di Simona B. Lenic che hanno realizzato il testo sono invece Elia Di Benedetti, Gabriel Giannini, Arianna e Alessia Pesaresi e Vittoria Volanti. Maurizio “Muro” Vettraino ha curato il video iniziale e la parte tecnica, Antonio Vanzolini le luci, i costumi e le scene sono di Sonia De Angelis. Per informazioni sui corsi: Laboratorio di Myriam, tel. 0541.24138.
8 giugno 2009 - La Voce - articolo
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Di Simona (del 24/06/2009 @ 18:25:10, in I miei articoli su Fixing, letto 437 volte)
Succede a volte nella vita.
Una cosa brutta che inciampa in una bella, all’improvviso.
Come un gatto nero che entra in campo e rivolta come un calzino l’esito di una partita. “Siamo ancora qua” urlava Bubani Enzo quel pomeriggio “siamo ancora qua”.
Cerco di non dimenticarlo mai, quando capita qualcosa di storto.
(Marcos y Marcos)
 
In questo periodo può capitare spesso di sentir parlare di Cristiano Cavina, uno scrittore romagnolo candidato al prestigiosissimo premio Strega con il libro “I frutti dimenticati” (Marcos y Marcos).
Ma Cavina è anche l’autore di “Un’ultima stagione da esordienti”, una storia semplice, scorrevole. Ed epica. Questo è l’incredibile: che 219 pagine, dedicate a un gruppo di tredicenni di provincia che passano l’estate a giocare a calcio sul ghiaino e che in campo indossano magliette con il numero scucito sulla schiena, possano essere tanto epiche.
Sarà lo stile, leggero e spontaneo, sarà che parla di vicende vissute sulla pelle, sarà che niente è più totalizzante di una passione adolescenziale, fatto è che il campionato di calcio di questi ragazzi diventa un archetipo di facce, speranze e modi di affrontare la sorte. E man mano che leggi, non hai più sotto gli occhi una carrellata di personaggi ma di destini. E il destino un po’ fa ridere, un po’ commuove, e un po’ ti andrebbe di cambiarlo. Ma quando hai tredici anni ti va di viverlo e basta, perché domani è solo un’altra partita, perché domani è ancora un’altra partita, e ci metterai solo e semplicemente tutto te stesso.
Non perché così si deve fare. Ma perché non conosci altro modo di giocare.
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