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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Simona (del 23/01/2012 @ 17:50:07, in I miei articoli su Fixing, letto 86 volte)

 

Prendete un giorno, non uno qualsiasi, ma uno che per voi ha un significato. Quel giorno che ha irrimediabilmente cambiato tutto. Allora non lo sapevate, ma a distanza di tempo quel giorno ha dettato il ritmo al resto della vostra vita. È un giorno speciale, a pensarci ora, ma non lo avete mai considerato un giorno da celebrare. Era uno come tanti, a cui non avete dato peso ma oggi dovete ammettere che lì è iniziato tutto, gioia o dolore che sia, ha avuto lì il suo preludio. Come succede in “Un giorno” (Neri Pozza editore) di David Nicholls. L’autore racconta la storia di Emma e Dexter, che passano una sola notte insieme, quando hanno poco più di vent’anni, e non sanno ancora cosa fare della loro vita, sanno però che quella mattina scozzese del 15 luglio potrebbe essere l’ultima volta che si vedono, o forse no, forse si incontreranno ancora, non capiscono proprio che saranno legati per sempre, non potranno più prescindere uno dall’altra, per quanto si riveli doloroso o salvifico. L’autore scrive la loro storia, vent’anni della loro vita, raccontandoci un unico giorno all’anno, il 15 luglio, giorno di san Swithin.
Ogni capitolo segna un anno, a partire dal 1988, e a ogni capitolo noi incontriamo Emma e Dexter nel giorno di san Swithin: in qualsiasi luogo siano, con chiunque siano, noi sapremo cosa stanno facendo. Li ritroviamo in quel giorno mentre cercano di cavarsela, di affrontare eventi, delusioni, disillusioni, uniti anche se lontani, distanti anche se uno accanto all’altra. Tutto quello che accade prima o dopo il 15 luglio lo sappiamo di riflesso: conosciamo quello che è accaduto leggendone gli effetti, le conseguenze, non la presa diretta. Una struttura accattivante, che racconta con profondo disincanto due vite complici ma non abbastanza forti, oneste o umili da ammettere di essere indispensabili l’uno all’altro. Gli anni Novanta con tutti i loro lustrini e le promesse non mantenute scivolano lungo le pagine, quasi a sottolineare che quegli anni potevano essere qualcosa di differente, la giovinezza poteva essere spesa diversamente, gli affetti, i dolori potevano essere affrontati diversamente. I due protagonisti esprimono appieno gli anni di cui sono figli, i tentativi, le utopie, il successo, l’eccesso. E anche se l’ironia di Emma a volte crolla nell’autolesionismo, e anche se l’esuberanza di Dexter sfocia largamente nell’idiozia, Emma e Dexter sono due protagonisti a cui ci si affeziona, perché sono persone comuni, con difetti e possibilità, con un bagaglio di sbagli e occasioni mancate da far invidia ai protagonisti del romanzo russo ottocentesco, eppure sempre pronti a rimettersi in gioco. L’autore pennella un ritratto corale: il ritratto di due personaggi, di una società, ma anche di un’epoca, di un modo di vivere e sentire che oggi non è già più lo stesso, ma di cui oggi si affrontano le conseguenze. Cosa ne è stato di quegli anni Novanta? Cosa ne è stato di Emma e Dexter? Il ritratto prende forma mentre si legge, per arrivare a un finale cesellato, scritto in punta di penna, affilato come una spada.
È un viaggio che inizi con curiosità, perché vuoi proprio sapere cosa ne sarà di questi due folli che incontri mezzi nudi in un letto a parlare, poi però la curiosità diventa vero e proprio interesse, perché c’è qualcosa di reale in Emma e Dexter - persi, audaci, coraggiosi, innamorati, affranti, afflitti, mai pienamente sconfitti - qualcosa che a tutti è capitato di essere, almeno in un’occasione, in un momento della vita. Almeno per un giorno.

Da Fixing n. 2

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Di Simona (del 23/01/2012 @ 17:27:46, in Flying e altre storie, letto 70 volte)

Articoli scritti da ragazzi, per i ragazzi. Questo è l’obiettivo di Flying, magazine on line frutto del lavoro di una piccola redazione Under 16.
Da tre anni, insieme a Loris Pironi, tengo un corso di giornalismo dedicato ai ragazzi, presso l’associazione culturale Laboratorio di Myriam di Rimini, e da questo corso è nato Flying, che ha anche un blog e una pagina facebook gestiti dai ragazzi.
La redazione sta crescendo e il giornale con loro, come dimostra il nuovo numero di Flying.
Il giornale si apre con una riflessione – a tratti ironica - sulle gioie e le difficoltà di avere dei fratelli. Si prosegue poi con il ritratto di Bill Hicks, caustico comico statunitense, che ha conquistato tante persone proprio per il suo spirito irriverente e per il suo invito a pensare sempre con la propria testa. Le pagine centrali di questo numero sono dedicate ai telefilm, da I diari del vampiro a Gossip Girl. Non manca, infine, lo spazio per affrontare una questione delicata e profonda come quella legata ai nostri sogni: cosa succede mentre dormiamo? E poi rubriche di cucina, sport, videogiochi e libri.
A questa punto, non mi resta che dirvi buona lettura, di Flying numero 7.

Per info sui corsi simonalenic@libero.it

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Di Simona (del 24/12/2011 @ 13:06:40, in I miei articoli su Fixing, letto 212 volte)

“Scrooge divenne il migliore degli amici, il migliore dei padroni, il migliore degli uomini della vecchia città, di ogni altra vecchia città, paese o borgo del buon vecchio mondo. Qualcuno rise di questo mutamento, ma egli lo lasciò ridere e non ci fece caso, perché era abbastanza saggio da sapere che nulla di buono succede su questa terra, senza che qualcuno, sulle prime, si prenda il gusto di riderne… Del resto anche il suo cuore era tutto un sorriso, e ciò era per lui più che sufficiente.

Non ebbe più nulla a che fare con gli spiriti, ma visse sempre secondo i dettami della temperanza integrale e sempre si disse di lui che sapeva festeggiare degnamente il Natale, se mai creatura vivente può attribuirsi questo vanto”.

Charles Dickens, Canto di Natale

 
Saper far festa è un’arte. Un’arte che s’impara,  come è successo al vecchio Scrooge di Dickens, per cui si sono dovuti scomodare ben tre spiriti – del Natale presente, passato e futuro - per fargli imparare la lezione in tempo. Del resto, è un’arte di cui non si può far a meno, se non si vuole correre il rischio di inaridirsi.

I libri di favole raccontano di feste con abiti sfarzosi, spartiti d’orchestra e cibo raffinato. Ma se lo sguardo si sposta dal salone principale, se scavalca la finestra e si butta giù in strada, si può vedere l’intero mondo danzare. Mentre il re apre il gran ballo, mentre il signorotto butta cosciotti al giullare, nel cortile c’è gente che fa festa. Ci sono danze, musica e chiacchiere di un intero popolo. C’è la voglia di non rimanere soli, di stare tutti insieme, non per dimenticare le proprie miserie ma per ballarci sopra. C’è la voglia di ridere per una battuta, anche se riesce male, perché quando l’allegria aleggia sulle teste poi strabocca sulle labbra.

C’è la fantasia in una festa. C’è il colore. C’è “il momento in cui raccontare le storie più incredibili, adesso che siamo accanto al fuoco e le lampade a gas gorgogliano come palombari” (Dylan Thomas, Un Natale). C’è una giornata che è finita, un periodo che è concluso, e prima di cominciare daccapo, prima di buttare giù buoni propositi e cambi di direzione, c’è questo grande tuffo nel mare, questo momento in cui spogliarsi delle preoccupazioni, in cui sospendere progetti e aspettative, per tornare a essere semplici. Ci sono feste in cui si è semplicemente una famiglia, e ogni membro della famiglia si sistemerà i capelli al meglio, metterà da parte gli affanni per essere in grado di sorridere più spontaneamente, e porterà forse una bottiglia o un dolce, ma non è necessario perché sta andando nell’unico posto, dalle uniche persone, che non pretendono nulla.

Per partecipare alla festa bisogna solo averne voglia, trovare dentro di sé un motivo per brindare e fare tutta la strada necessaria per arrivare. Non importa se quella strada è lunga, fredda e senza mezzi: la festa è cominciata nel momento in cui si è deciso di partecipare.



Da Fixing n.46

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Di Simona (del 10/11/2011 @ 08:47:06, in I miei articoli su Fixing, letto 245 volte)

Abbiamo tutti bisogno di sogni. Non fughe, non scappatoie, ma il bisogno di concentrare le nostre forze in qualcosa in cui crediamo. In qualcosa che a volte solo noi vediamo, solo noi consideriamo davvero importante.
Svegliarsi la mattina e avere uno scopo, un obiettivo che vada al di là delle necessità primarie, qualcosa che fa intuire che noi siamo anche altro. Non siamo solo la fretta, il traffico, la spossatezza che inchioda al divano la sera. Siamo qualcosa di più che carne da telegiornale, pubblicità di profumi, lacrime di orgoglio, di dolore, di insoddisfazione. Siamo qualcosa di più della schiena curva su un banco, una scrivania, un campo.
Possiamo anche fare di meglio che provare fastidio davanti a certe persone, o a certe situazioni. Di meglio che impiegare tempo a etichettare gli altri, pretendendo di conoscerli alla perfezione, noi che così poco conosciamo noi stessi.
Siamo peccatori, e chi non lo ammette pecca più di tutti.
Siamo spaventati, curiosi, furiosi.
Siamo così piccoli che potremmo perderci in un pugno, se capitassimo nella mano sbagliata.
Siamo così infiniti, da poter contare ogni nostro passo, senza mai scorgere il mistero che li racchiude tutti.
Siamo così imprevedibili, da cambiare strada per seguire un sorriso, se solo pensiamo che sia un sorriso buono.
Siamo “le catene che ci siamo forgiati”, direbbe Charles Dickens. Siamo i buffoni della sorte, come il Romeo di Shakespeare. “Siamo l’acqua, non il diamante duro/ che si perde, non quella che riposa” scrive Borges. Ed è bello pensare che quando ce la mettiamo tutta, quando non ci arrendiamo, costi quel che costi, in quel momento lì succede qualcosa che nemmeno il sole è in grado di fare, perché in quel momento lì – come ha scritto il dottor Costa parlando di Marco Simoncelli - “io sono i miei sogni”.

da Fixing n. 42

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Di Simona (del 24/10/2011 @ 17:23:26, in Appunti, letto 279 volte)

"Quello che si prova non si può spiegare qui
hai una sorpresa che neanche te lo immagini
Dietro non si torna, non si può tornare giù
quando ormai si vola non si può cadere più"

Gli angeli, Vasco

 

 

Qui, un pezzo di Loris Pironi su Marco Simoncelli.
La lettera di un giornalista a un campione. Stupenda

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Di Simona (del 11/10/2011 @ 08:12:30, in Laboratori, letto 229 volte)

Come possiamo raccontare le nostre passioni, la musica, lo sport, il mondo come lo vediamo noi, con un linguaggio che possano capire tutti, anche chi non abbiamo mai visto in faccia? Con un taccuino e le parole appropriate si possono raccontare storie, esprimere opinioni e arrivare anche a fare interviste.
Un percorso che da anni Loris Pironi e io stiamo portando avanti con i ragazzi della redazione di Flying, il giornale che esce solo quando ne ha voglia e da cui è nato anche un blog. I ragazzi della redazione – che frequentano il nostro corso di giornalismo da tre anni e hanno intorno ai 16 anni – torneranno a riunirsi giovedì 13 ottobre, dalle 17.30 alle 18.45 per lavorare su un nuovo numero del magazine (per un totale di 8 incontri).
Per chi invece ha tra gli 11 e i 14 anni partirà giovedì 27 ottobre un laboratorio di giornalismo ex novo, che si svolgerà dalle 16.15 alle 17.15 (per un totale di 10 incontri).
Le redazioni si riuniscono al Laboratorio di Myriam di Rimini, in centro storico (Vicolo Gioia, n 8, dietro alla Coin).

Per informazioni: 0541.24138 (dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 12.20 e dalle 17 alle 19.30). Oppure scrivete a me: simonalenic@libero.it

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Quando si sceglie un libro ci si lascia guidare dai propri gusti, dal riassunto della storia, dalla copertina, ma anche da ciò che già si conosce o di cui in qualche modo si è sentito parlare, finendo spesso per scegliere libri di case editrici note, scritti da autori ancora più noti. A volte ci sarebbe anche la voglia di cambiare, di provare qualcosa di nuovo, di scoprire un autore che i più ancora ignorano ma non si sa davvero da che parte iniziare. A questa esigenza sembra rispondere il BookAvenue Book Festival, il primo festival on line della letteratura, a cui si può assistere semplicemente stando davanti a un computer e collegandosi a Facebook. Un festival nato e pensato soprattutto per far conoscere autori esordienti, scrittori di case editrici piccole o medie, che dal 13 al 16 ottobre saranno pronti a incontrare i lettori per vie virtuali. Sul sito dell’evento si possono già trovare le schede di alcune opere presenti al festival: il lettore può aggirarsi tra copertine, presentazioni degli autori, book trailer, e quando trova qualcosa che lo incuriosisce non deve far altro che chiedere all’autore l’amicizia su Facebook, in modo da poterlo incontrare in chat negli orari in cui l’autore stesso si rende disponibile. Su Twitter si possono invece seguire tutti gli eventi giorno per giorno. Un meccanismo complesso da spiegare ma semplice nella sua applicazione, tanto da aver raccolto lo scorso anno ben cinquantamila contatti. Da sottolineare che Sara Cicolani, con il suo libro Le parole del cuore ha ottenuto cinquemila contatti, risultando così l’autrice meglio accolta dal pubblico, tanto da vincere il Book Award, il premio del festival che le sarà consegnato il 13 ottobre alle 21, in diretta su Facebook, Twitter, e in differita su BookAvenue Tv.
Certo, il bello di un incontro con l’autore sta anche nel vedere la sua espressione mentre parla, sentire il suo tono di voce, il suo timbro, guardarlo negli occhi, coglierlo spiazzato, o divertito davanti a una domanda. Bisogna però ammettere che per Alessandro Baricco o Erri De Luca si è disposti a fare chilometri, viaggiare, fare file e prenotarsi con grande anticipo, mentre diventa spesso ostico spostarsi per autori poco conosciuti. In questa ottica il BookAvenue Book Festival non solo è un’iniziativa interessante ma diventa l’occasione per chi scrive di entrare in contatto con tante persone che mai avrebbe la possibilità di incontrare dal vivo, e per chi legge di poter vedere – senza troppi sforzi o spostamenti - anche là dove i riflettori di solito non arrivano.

Info su http://www.bookavenue.it/bookfestival/home.html



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Di Simona (del 21/09/2011 @ 16:01:42, in I miei articoli su Fixing, letto 232 volte)

Si dice che sia santa. Si dice che basta averne un po’ per riuscire a fare tutto. La pazienza è desiderata e difficile da scovare come la brezza da una finestra da cui entra solo afa.
Non c’è individuo che nell’arco della giornata non la invochi almeno per un attimo. Non c’è casalinga, commercialista, barista o nonno che non la trovi fondamentale. Eppure per quanto la si cerchi è davvero difficile da mettere in pratica. A volte sembra siano finite le scorte, forse siamo in un momento di carestia, o semplicemente è sottovalutata e quindi ignorata. Si ha così bisogno di imporre la propria opinione, il proprio punto di vista, che fare un passo indietro e aspettare il proprio turno è una possibilità che non viene nemmeno presa in considerazione.
Eppure anche la pazienza può diventare un’abitudine, a cui giungere tramite allenamento. Le persone per lo più sono costrette ad allenare la pazienza sul posto di lavoro, per evitare di scatenare una guerra ogni volta che si parla con il capo o il collega. Altre la devono dedicare ai figli, alle moglie e ai mariti, perché non c’è altra via per raggiungere l’armonia familiare. E c’è chi si allena fuori casa, curando piante e fiori, come ci spiega Paolo Pejrone ne “La pazienza del giardiniere. Storie di ordinari disordini e variopinte strategie” (Einaudi). Pejrone è un architetto di giardini, scrive quasi come se tenesse un diario, in cui annota osservazioni e sensazioni, educando l’occhio del lettore al bello e alla calma che la natura richiede. Il giardino qui non è una metafora della vita, è un luogo in cui lavoro e bellezza si incontrano, in cui ancora è possibile scovare il gusto della semplicità, o meglio ancora, della spontaneità. Ci sono piccoli piaceri che sono alla portata di occhi ma che spesso fuggono per mancanza di tempo, o per l’ormai consolidata tendenza a dare tutto per scontato, dal canto dell’usignolo al tappeto di foglie che invade i giardini quando l’estate finisce. E ci sono piaceri che hanno bisogno di fatica, come quando si cura un orto. Puoi spaccarti la schiena sopra semi e piantine, puoi vangare, zappare e rastrellare, ma se non hai la pazienza di aspettare, se non ci metti “affetto” oltre che sudore, non potrai mai gustare rucola, insalata e fragole della tua terra. Pejrone non racconta le difficoltà della vita servendosi dei problemi che puoi incontrare in un orto, ma con uno stile semplice e preciso – non pedante - condivide piccoli consigli, suggerimenti, viaggi, partendo dal presupposto che “in giardino non c’è fretta”. Il tempo che scorre tra queste pagine è altro da quello che respiriamo nelle strade di città. Altri gli obiettivi, altri i modi per raggiungerli. È come imparare un lavoro nuovo: all’inizio sembra difficile, poi ci prendi la mano, e alla fine ci prendi gusto. Così succede per la pazienza, sia dentro che fuori dal giardino. Anche perché bisogna ammetterlo, la pazienza è qualcosa che dobbiamo agli altri, per tutte le volte che gli altri l’hanno adoperata con noi.

Foto di Loris Pironi

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Di Simona (del 08/09/2011 @ 19:51:43, in Libri, letto 186 volte)

Prendete una mattina un po’ assonnata, di quelle in cui il più piccolo gesto costa una fatica spropositata. Prendete dieci minuti di questa mattinata storta come un attaccapanni e prendete in mano L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono, possibilmente nell’edizione Salani, con le illustrazioni di Joelle Jolivet, con tanto di pop up che piacciono ai bambini e che qui commuovono gli adulti. Prendete questa storia con la leggerezza con cui è scritta, iniziate pure a leggere con la svogliatezza e tutto il pregiudizio tipici di queste mattinate, poi però non ingannate voi stessi e ammettete che questo libro comincia a cambiarvi l’umore. Forse non site diventati più svegli, ma avete la forza sufficiente per sorridere, vi sembra che improvvisamente le cose acquistino un senso, e avete una gran voglia di respirare profondamente, e darvi da fare.
Finito di leggere, scaduti i dieci minuti che avevate a disposizione, date un’occhiata a come eravate – il pop up iniziale, grigio e spoglio, ve lo farà ricordare molto bene – e guardare come vi sentite ora, specchiatevi nel pop up finale, verde e rigoglioso. Date un’occhiata e non perdete l’occasione di diventare quello che potete essere.

"Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d’errore, di fronte a una personalità indimenticabile."

Jean Giono, da L’uomo che piantava gli alberi

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Di Simona (del 13/08/2011 @ 10:53:42, in Flying e altre storie, letto 253 volte)

 

Riporto qui un annuncio speciale direttamente dalla redazione di Fixing... Aggiungendo solo che sono davvero contenta del lavoro che fa la redazione di Flying, perché i ragazzi non solo hanno idee ma sanno anche raccontarle bene.

C’era una volta un corso per “Giornalisti in erba”, promosso dall’associazione Laboratorio di Myriam di Rimini e curato da Simona B. Lenic e Loris Pironi. Dal corso è nato un giornale, Flying, interamente realizzato da una redazione di ragazzi Under 15. Poi è stato creato un blog, su internet, http://flyingonline.wordpress.com/, in cui è possibile sfogliare il giornale e leggere gli articoli di questa redazione very very young.
Ed ora la notizia. Venerdì 26 agosto San Marino Fixing, settimanale di economia e finanza (e non solo) della piccola Repubblica dedicherà due pagine a Flying. Una meritata vetrina per gli articoli scritti dai ragazzi, per dimostrare che il clichè dell’adolescente indolente e incapace di mettere insieme quattro parole di senso compiuto è un luogo comune che va sfatato.
Fixing esce in tutte le edicole di San Marino e in alcune edicole del circondario. A Rimini si trova in piazza Cavour, piazza Malatesta e via Covignano.

Per i ragazzi che compongono la redazione, Greta Gasperoni, Giada Gessaroli, Gabriel Giannini e Giacomo Pesaresi, si tratta sicuramente di una bella soddisfazione. Perché, come sa bene ogni giornalista, la prima firma non si scorda mai…

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