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Beata adolescenza: un'Iliade dei polverosi campetti di provincia
Di Simona (del 24/06/2009 @ 18:25:10, in I miei articoli su Fixing, letto 1044 volte)
Succede a volte nella vita.
Una cosa brutta che inciampa in una bella, all’improvviso.
Come un gatto nero che entra in campo e rivolta come un calzino l’esito di una partita. “Siamo ancora qua” urlava Bubani Enzo quel pomeriggio “siamo ancora qua”.
Cerco di non dimenticarlo mai, quando capita qualcosa di storto.
(Marcos y Marcos)
 
In questo periodo può capitare spesso di sentir parlare di Cristiano Cavina, uno scrittore romagnolo candidato al prestigiosissimo premio Strega con il libro “I frutti dimenticati” (Marcos y Marcos).
Ma Cavina è anche l’autore di “Un’ultima stagione da esordienti”, una storia semplice, scorrevole. Ed epica. Questo è l’incredibile: che 219 pagine, dedicate a un gruppo di tredicenni di provincia che passano l’estate a giocare a calcio sul ghiaino e che in campo indossano magliette con il numero scucito sulla schiena, possano essere tanto epiche.
Sarà lo stile, leggero e spontaneo, sarà che parla di vicende vissute sulla pelle, sarà che niente è più totalizzante di una passione adolescenziale, fatto è che il campionato di calcio di questi ragazzi diventa un archetipo di facce, speranze e modi di affrontare la sorte. E man mano che leggi, non hai più sotto gli occhi una carrellata di personaggi ma di destini. E il destino un po’ fa ridere, un po’ commuove, e un po’ ti andrebbe di cambiarlo. Ma quando hai tredici anni ti va di viverlo e basta, perché domani è solo un’altra partita, perché domani è ancora un’altra partita, e ci metterai solo e semplicemente tutto te stesso.
Non perché così si deve fare. Ma perché non conosci altro modo di giocare.