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Una frase ogni mille parole
Di Simona (del 29/04/2019 @ 08:01:33, in I miei articoli su Fixing, letto 51 volte)

E mentre tutti parlano, nessuno più dice qualcosa.
Che tu stia guardando la tv, bevendo un caffè al bar o assistendo alla lectio magistralis di qualche illustre (studioso, guru, scegli tu), hai la netta impressione che i concetti si rincorrano di bocca in bocca, lasciando vuoto il piatto della concretezza.
In tv accade perché c’è una ricerca maniacale del proprio personaggio. Commentatori ed “esperti” sono così concentrati a dare un’immagine di sé - e a catturare l’attenzione - da ridurre ogni riflessione alla manifestazione del proprio ego, trascurando buonsenso, bene comune e spesso anche la lingua italiana.
Al bar si ha voglia di parlare, sfogando su casi di carattere nazionale e internazionale le proprie frustrazioni. Non potendo ammettere quanto si è stanchi, avviliti e preoccupati, si sfoga tutta la stanchezza, l’avvilimento e la preoccupazione addosso alla prima pagina del giornale, ai risultati della partita di ieri o a quello che è successo ai vicini di casa.
Infine, ci sono loro. Gli illustri oratori tanto attenti allo stile e ai concetti, da aver perso completamente di vista il vero destino della parola, la comunicazione. Per cui, in aule, comizi e sale piene di persone, si assiste a eccellenti “soliloqui”.
Non è sempre così, ovviamente. Ma è così sempre più spesso. E non da oggi.
Pier Paolo Pasolini scriveva “In un momento storico in cui il linguaggio verbale è tutto convenzionale e sterilizzato (tecnicizzato) il linguaggio del comportamento (fisico e mimico) assume una decisiva importanza”. Si torna bambini, quando prediche e sgridate non lasciavano traccia, ma bastava un gesto - corretto o sbagliato - di mamma e papà per imparare qualcosa di nuovo, corretto o sbagliato che fosse. Si torna a cogliere l’importanza dell’esempio, del modello, dell’emulazione. A volte con risultati terribili. A volte con cambiamenti meravigliosi. Perché quando incontri un professore che ama il suo lavoro, o quell’uomo semplice che con una frase ti ricorda le tue vere radici, e quella donna che con due parole scioglie il tormento in cento piccole risate, allora prendere ispirazione dalle loro azioni diventa una salvezza. E chi è capace di un comportamento genuino non pronuncia parole deboli. Può pronunciare silenzi. Questo sì. Ma quando parla, le parole hanno senso, coerenza.
Il poeta santarcangiolese Raffaello Baldini definiva il dialetto la “lingua più discreta che ci sia”. Anche la discrezione è una qualità sottovalutata. Si tende a esternare tutto quello che si ha in mente, senza aver prima sviluppato un pensiero di senso compiuto. Non si pensa, si dice. Quella che viene definita la “propria opinione” in realtà è un riassunto approssimativo di discorsi sentiti dire, in cui di “proprio” c’è poco o nulla. Ed è un peccato! Perché per quanto piccole e insignificanti, la propria esperienza e la propria intuizione sono le uniche considerazioni davvero originali che saremo mai in grado di raccontare.

Simona Bisacchi, dal settimanale San Marino Fixing