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Rivoluzionaria biblioteca
Di Simona (del 03/10/2018 @ 10:45:44, in I miei articoli su Fixing, letto 64 volte)

In biblioteca nulla è “solo” tuo, ma tutto è “anche” tuo.
È un territorio di condivisione. È uno spazio ideale - al limite dell’utopistico - in cui tutti possono prendere tutto, al patto di essere consapevoli che non appartiene a loro.
È un luogo rivoluzionario, perché ti permette di conoscere e viaggiare, anche se non hai un soldo in tasca, anche se non hai nemmeno uno scaffale in cui appoggiare un romanzo.
È un posto in cui ti occupi degli altri tenendo in mano un libro, perché trattarlo bene significa lasciarlo in ordine e pronto per chi lo prenderà dopo di te. Un po’ come si dovrebbe fare con il mondo, con i valori e i sogni.
“La biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta”, scrive Jorge Louis Borges (in “La biblioteca di Babele”).
La biblioteca è armata. Armata di tutto lo scibile umano. Di tutta quella storia grandiosa e di tutte quelle storie piccine, che vedono protagonista il genere umano. E se si spegnessero i computer, se le tv interrompessero le trasmissioni, lei rimarrebbe lì. Manterrebbe intatta la sua voce. I suoi archivi sarebbero ancora pronti per essere consultati. Per raccontarci ancora del mondo, attraverso parole che nemmeno un blackout totale può spegnere.
“Quand’ero piccolo da grande volevo fare il libro. Non lo scrittore, il libro: perché le persone le si può uccidere come formiche. Anche uno scrittore, non è difficile ucciderlo. Mentre un libro, quand’anche lo si distrugga con metodo, è probabile che un esemplare comunque si salvi e preservi la sua vita di scaffale, una vita eterna, muta, su un ripiano dimenticato in qualche sperduta biblioteca a Reykjavik, Valladolid, Vancouver”, scrive Amos Oz in “Una storia di amore e di tenebra”.
I libri resistono. Anche al fuoco. Anche quando c’è qualcuno che ha come unica missione quella di incendiarli. In “Fahrenheit 451” di Bradbury, i pompieri devono eliminare non solo tutti i volumi, ma ogni casa che ne contenga uno. Roghi di libri, di abitazioni, ma non di idee. Perché la gente continua a pensare, a trovare soluzioni, e i libri li impara a memoria. Ogni uomo diventa parte di una grande biblioteca di voci.
Perché come ci ricordano “Le memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, “Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”.

Simona Bisacchi dal settimanale San Marino FIxing