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Luna e ombre
Di Simona (del 19/06/2017 @ 16:45:58, in I miei articoli su Fixing, letto 240 volte)

Dove risiede la bellezza della luna?
Nel suo essere perfetta e discreta all’occhio.
Nel suo splendere velata.
Nel valore che le diamo, nei presagi che leggiamo nei suoi colori, nelle leggende che risiedono nel suo farsi piena.
Ma la sua bellezza è anche nel suo lato oscuro, in ciò che di lei rimane coperto, misterioso, in quella parte a noi invisibile che si nasconde dietro al suo incanto.
“Ognuno di noi è una luna: ha un lato oscuro che non mostra mai a nessuno” scrive Mark Twain.
Come la luna possiamo brillare di luce riflessa quando un’idea ci ispira e viene ad abitarci perché possiamo realizzarla.
Come la luna possiamo accogliere in silenzio confidenze e preghiere.
E come nella luna lo splendore convive con l’ombra.
Quando ci presentiamo diciamo il nostro nome, il cognome, la professione anche, e tiriamo fuori un sorriso. La nostra ombra no, non la presentiamo. Cerchiamo di renderla discreta, non predominante, attraverso quotidiani esercizi di gentilezza. Ma per riuscire a farlo, bisogna ammettere di possedere quell’ombra. Bisogna accettare di essere come la luna: capace di portare uno spiraglio di luce in mezzo alle tenebre più scure, ma anche di agitare gli animi, perché - come scrive Shakespeare - “È tutta colpa della luna, quando si avvicina troppo alla terra fa impazzire tutti”.
Chi crede di essere solo luce, chi si crede il sole, è destinato a incontrare il suo lato oscuro in continuazione, in ogni istante, e lo attribuirà a qualcun altro.
Non accettare la propria zona d’ombra, equivale a moltiplicarla all’infinito, fino a vederla riflessa in ogni essere umano che incrocia il nostro cammino.
Come la luna raccogliamo desideri, che ci fanno diventare pieni ma mai sazi. Come la luna siamo soli, perché non ci accorgiamo di quante stelle ci siano intorno.
Come la luna, che solleva interi oceani in maree, siamo capaci di imprese straordinarie.
Capaci di quiete. Di riservatezza. E di enorme conforto.
“Ciaula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva per il cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore” (“Ciaula scopre la luna”, Luigi Pirandello).

Simona Bisacchi, da Fixing