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In ascolto
Di Simona (del 16/05/2017 @ 08:57:12, in I miei articoli su Fixing, letto 299 volte)

 Quando si vuole conoscere meglio qualcuno, il modo più efficace è ascoltarlo.
Non solo ascoltare i suoi discorsi, ma mettersi in ascolto dei suoi gesti, delle parole trattenute, di quelle nascoste.
Prendete una donna. Prendete la donna che vi sta accanto, che sia vostra moglie, o la mamma, che sia un’amica o vostra sorella.
Potete conoscere i ricordi che lei è disposta a condividere con voi. Nel caso di una mamma potete elencare le regole che vi ha dato nel corso della vostra vita. E chi è stato più attento potrà ripescare dalla memoria i suoi consigli, anche se non li ha ascoltati. Potete essere così certi della risposta che vi darà a una domanda, da non porgliela nemmeno. Eppure, chi avete davanti rimarrà comunque un mistero, se non deciderete di ascoltare.
Tenendo bene a mente che “Sentire è facile perché esercizio dell’udito, ma ascoltare è un’arte perché si ascolta anche con lo sguardo, con il cuore, con l’intelligenza”, come scrive il saggista Enzo Bianchi.
Quando si vuole conoscere il mondo di una donna, il primo passo è il silenzio.
Silenzio su come appare, perché sicuramente è molto più forte - o fragile - di quello che mostra. Silenzio su tutto ciò che in lei trovate banale, perché non esiste qualcuno di ordinario sulla terra, ma se anche ci fosse non sarebbe una donna.
Quando il silenzio è stato fatto, allora l’ascolto ha inizio.
Il modo in cui cammina. I prodotti che compra quando fa la spesa. Le sue letture. La capacità di cucinare, o di cantare, o di parlare. L’innata abilità di aggiustare. Le foto che tiene sul comodino. La sua risata spontanea, e quella che usa quando non vuole offendere qualcuno. Questo può raccontarti una donna, senza nemmeno dire una parola. È facile da vedere, è sotto gli occhi di chi le sta accanto, ma per lo più si è impegnati in altro.
Come ha scritto il giornalista statunitense Patrick Jake O’Rourke, “Tutti vogliono salvare la terra, nessuno vuole aiutare la mamma a lavare i piatti”.
Conoscere qualcuno comporta che si sia interessati a farlo. Comporta impegno. Ma soprattutto comporta accettare di mettere da parte qualcosa: quello spropositato ego, che ci fa vedere gli altri come semplici proiezioni di noi stessi, delle nostre antipatie o simpatie, dei nostri limiti o delle nostre fortune.
Ma se si decide di fare un passo al di là di se stessi, allora l’incontro è possibile. E “tutto quel che ha valore è il prodotto di un incontro” (Simone Weil).

Simona Bisacchi, da Fixing