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Architetti della nostra esistenza
Di Simona (del 25/10/2016 @ 17:34:15, in I miei articoli su Fixing, letto 482 volte)

Possiamo vincere una partita, ricevere congratulazioni, qualche complimento e a volte avere addirittura ragione. Ma non c’è niente di più accattivante che costruire qualcosa. Architetti della nostra esistenza, progettiamo il nostro caos ed edifichiamo le giornate a disposizione, nell’unico lavoro rimasto a tempo indeterminato: vivere.
Andrea De Carlo scrive che “È un lavoro essere felici. È una costruzione. Devi metterla giù tavola per tavola e chiodo per chiodo, e controllare di continuo che tutto sia a posto, e tenere ben spalato tutto intorno. Ci vuole un sacco di manutenzione” (da “Uto”).
Costruiamo risate. Paranoie. Piccole tragedie e grandi passatempi.
Fabbrichiamo giustificazioni. Inconvenienti. Perplessità.
“Porto la catena che mi sono fabbricato in vita” rispose a Scrooge il suo vecchio socio Marley, che trascinava a fatica i piedi pur essendo un fantasma (Charles Dickens, “Canto di Natale”).
E quando proprio ci impegniamo, quando siamo fortunati e non siamo disposti ad arrenderci, costruiamo relazioni, amicizie, famiglie. “La famiglia. Eravamo uno strano piccolo gruppo di personaggi che si facevano strada nella vita condividendo malattie e dentifrici, bramando gli uni i dolci degli altri, nascondendo gli shampoo e i bagnoschiuma, prestandoci denaro, mandandoci a vicenda fuori dalle nostre camere, infliggendoci dolore e baci nello stesso istante, amando, ridendo, difendendoci e cercando di capire il filo comune che ci legava” così la scrittrice statunitense Erma Bombeck riassume le dinamiche e le meraviglie che edificano le fondamenta - collettive e individuali - di chi vive sotto uno stesso tetto.
Ma ogni volta che siamo pronti a costruire qualcosa, dobbiamo anche essere risoluti nello smantellare ciò che non serve. “Che sia bene o male, talvolta anche rompere qualcosa è molto piacevole” (Fedor Dostoevskij).
L’essenziale è portare rispetto per i muri portanti: non toccate i vostri principi, custodite i valori che vi hanno insegnato da piccoli, siate sempre pronti a dire “buongiorno” e “grazie”, o l’edificio che state costruendo - per quanto nuovo, innovativo e necessario - vi crollerà addosso. Perché avere il coraggio di demolire non significa annullare, non implica annullarsi, ma abbattere le barriere e andare più in là, spinti dal desiderio di crescere. “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito” (Antoine de Saint Exupery, “Cittadella”). L’infinito, quello no, non si costruisce. Quello si può solo scoprire, a piccole dosi, pezzettino dopo pezzettino. Mentre si tenta di costruire qualcosa. Qualcosa che non sia solo nostro, ma possa essere condiviso con qualcuno.

Simona Bisacchi
da Fixing