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La zolla di terra in cui alloggiamo
Di Simona (del 02/05/2016 @ 10:36:07, in I miei articoli su Fixing, letto 363 volte)

C’è un paese in ognuno di noi. Il paese in cui nasci. Quello da cui scappi. Quello che ti accoglie. Il paese che tieni dentro di te, ovunque ti porti il tuo vagabondare.
Non è solo casa. È il luogo in cui camminando per strada riconosci te stesso.
Lo scrittore statunitense George William Curtis, nel diciannovesimo secolo, pensava che “Il paese di un uomo non è una certa porzione di terra, di montagne, di fiumi, e di boschi, ma è un principio; e il patriottismo è la lealtà a quel principio”. Il risorgimento ci ha insegnato il principio della libertà, dell’indipendenza. Tanti, a volte contraddittori, sono i principi che guidano (o dietro cui si nascondono) oggi le nazioni.
Ma qual è in noi quel principio che rende speciale il luogo in cui abitiamo o da cui veniamo? Qual è quel principio che rende casa un’accozzaglia di polvere e sensi unici?
La zolla di terra in cui alloggiamo avrebbe ben poco valore se non fosse per l’intreccio di relazioni, di affetti, di abitudini e di ostacoli che riempiono l’esistenza di gioie, tormenti e inaspettate intuizioni, offrendo a ogni individuo la possibilità di diventare qualcosa di meglio rispetto a ieri. Se non fosse per chi lo abita, se non fosse per gli incontri che ti permette di fare, nessun paese lascerebbe traccia in te. Invece è qualcosa che ti accompagna per tutta la vita. Strade che conosci a memoria, in cui ancora hai voglia di perderti. Stralci di mare, montagna o colli, che ti rasserenano anche solo in fotografia. Il paese che ti porti dentro ha i confini dei ricordi, e racchiude buona parte delle tue speranze. Ha piazze di noia, di quando eri ragazzino e potevi permetterti di annoiarti. Ha l’odore della tua famiglia. Perché un paese avrebbe poco da raccontare se non fosse il luogo dove per la prima volta hai amato. “L’amore comincia a casa: prima viene la famiglia, poi il tuo paese o la tua città”, scrive Madre Teresa di Calcutta. E per quanto allettante sia potersene andare, tanto è necessario avere un posto in cui tornare, perché “Nulla è tanto dolce quanto la propria patria e famiglia, per quanto uno abbia in terre strane e lontane la magione più opulenta” (Omero).
Non c’è luogo che racconti chi sei. Ma tu puoi raccontare di quel paese che ha iniziato a costruirsi nella casa in cui sei cresciuto, che si nutre delle memorie che hai custodito, che ha le sembianze di dove sei nato, e che ti porti dentro in qualunque villaggio tu sia appoggiato.
Simona Bisacchi

Da Fixing