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La pioggia un gioco da bambini
Di Simona (del 21/12/2015 @ 21:29:05, in I miei articoli su Fixing, letto 1000 volte)

Ci sono giorni in cui la pioggia sembra battere non sull’asfalto, ma direttamente sull’umore delle persone. Come se ogni goccia fosse uno scrigno di malinconia. Ma se si guarda un pochino oltre, un pochino più in là, si può intravedere in questo sipario di acqua un invito, una promessa. Un invito alla confidenza, al tepore. La promessa di un nuovo punto di vista, perché “Senza un temporale ogni tanto, come faremmo ad apprezzare i giorni di sole?” (Kevin Alan Millen, “Il gusto segreto del cioccolato amaro”). Il problema della pioggia sembra risiedere proprio lì, nel sole, o meglio nella nostalgia per la sua assenza. Come se ci si dimenticasse che “Anche quando il cielo è coperto, il sole non è scomparso. È ancora lì dall’altra parte delle nuvole” (Eckhart Tolle, “Il potere di adesso”). Anche in una mattinata di pioggia la luce filtra e illumina il giorno, perché ciò che è nascosto esiste comunque e fa avvertire la sua forza. Ma a volte si è troppo imbronciati per ciò che non c’è, per riuscire ad assaporare ciò che ci circonda. Non ci si accorge che anche “Un acquazzone impartisce i suoi insegnamenti. Se la pioggia sorprende a metà strada, e camminate più in fretta per trovare un riparo, nel passare sotto alle grondaie o nei punti scoperti vi bagnerete ugualmente. Se invece ammettete sin dall’inizio la possibilità di bagnarvi, non vi darete pena, pur bagnandovi lo stesso. La stessa disposizione d’animo, per analogia, vale in altre occasioni” (Yamamoto Tsunetomo, “Hagakure”). La pioggia ha il sapore della casa. Del guardare di fuori, e sentirsi al riparo, al sicuro. Ha il gusto di una pausa, dell’essere autorizzati a fermarsi, a non correre, almeno per un’ora, perché tanto fuori piove. La pioggia è un gioco da bambini. È buttarsi nelle pozzanghere e stare a testa in su con la bocca aperta, a bere. La pioggia insegna l’armonia. Lei che batte per terra, sul mare, disegnando cerchi, piccoli e perfetti. La pioggia crea un movimento. Muove la natura. Riunisce le zolle di terra spezzate dall’afa. Rinfresca. Rinnova. “Come accade alle piante quando la pioggia le bagna dopo la siccità, l’amore è un’esperienza attraverso la quale tutto il nostro essere viene rinnovato e rinfrescato” (Bertrand Russel, “La conquista della felicità”). Ma se il suo tintinnare sul tetto vi infastidisce, se guardando fuori vedete solo traffico, schizzi e umidità, se il suo profumo per voi è l’odore della tristezza, non preoccupatevi, in “Cent’anni di solitudine” Gabriel Garcia Marquez assicura: “Non può piovere per tutta la vita”.