\\ Home Page : Articolo : Stampa
Il gioco continua anche dopo lo scacco matto
Di Simona (del 02/12/2014 @ 16:34:25, in I miei articoli su Fixing, letto 931 volte)

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” John Belushi, nei panni di Bluto, lo dichiara con passione nel film “Animal House”, del 1978. Perché se per i bambini il gioco è il contatto che hanno con il mondo, il loro modo per imparare e conoscere, per gli adulti è lo stato mentale con cui affrontarlo questo mondo.
Ogni giorno bisogna saltare la cavallina per imparare che non serve a niente evitare gli ostacoli. Quando l’ostacolo è davanti a te meglio rischiare di inciamparci sopra, e cadere, e rialzarsi, piuttosto che far finta che non ci sia. E puoi giocare a nascondino per tutto il tempo che vuoi, ma anche i bambini lo sanno che poi bisogna uscire dal proprio nascondiglio, e gridare “Tana per me” e tentare un “Tana libera tutti”, e liberare se stessi e gli altri dalla gabbia di un rifugio che non può essere casa. Per nessuno.
E i giorni passano troppo veloci, e a volte così lenti, e pensi che quando eri bambino bastava buttare un sassolino su un disegno di gesso per percorrere tutta la settimana. Ed era così divertente e così facile che potevi farlo anche con un piede solo. Ma gli adulti pensano che la settimana non sia un disegno. Pensano sia un tempo scontato, farcito di impegni e progetti, e non si riesce ad affrontarlo saltando con un piede solo, perché per riuscirci bisognerebbe avere la leggerezza che solo l’allegria ti sa dare. E in certi momenti è impossibile essere allegri, in certi momenti è difficile anche solo sentirsi vivi, eppure la vita c’è. E allora varrebbe davvero la pena di prendere un gesso, disegnare sull’asfalto una campana - o una settimana, come preferite chiamarla – e farci un giro, giusto per ricordarsi che si è ancora in grado di giocare. Perché è questo il punto. Il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer ci avvisa che“Il destino mescola le carte e noi giochiamo”. Sì, se ne siamo ancora capaci. L’esistenza può essere più complessa di un cubo di Rubik, più imprevedibile di un vecchio monopoli con i soldi ancora in lire, ma è comunque un gioco che val la pena di giocare fino in fondo. Con la vivacità degna di un bambino. Con la sicurezza – degli adolescenti - che tutto sia possibile, tutto sia ancora da scrivere e sarà grandioso. Ma anche con la forza che hanno dimostrato i nostri vecchi, i nonni, i genitori, che hanno sempre vissuto un’esistenza meno comoda di quella di oggi, ma sono riusciti ad affrontare questo grande gioco con uno sguardo rivolto al cielo, i piedi ben affondati per terra e le mani sempre al lavoro. Perché, come scrisse il maestro della fantascienza Isaac Asimov “Nella vita, a differenza degli scacchi, il gioco continua anche dopo lo scacco matto”. A noi decidere se essere solo un pedone che si trascina avanti, e che può procedere un quadro alla volta, senza mai fare un passo indietro, aspettando solo di essere mangiato perché tutto e tutti sono più grandi di lui. O andare avanti come la Regina, che può muoversi in qualsiasi direzione, percorrere la scacchiera non obbligata da un’unica mossa. Libera di scegliere e tentare. Anche quando il gioco sembra ormai finito.
Simona Bisacchi Pironi

Da Fixing n.41