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Pagine anni Ottanta
Di Simona (del 06/08/2013 @ 16:17:41, in I miei articoli su Fixing, letto 1038 volte)

Sarà la voglia di spensieratezza. Sarà che ciò che non c’è più provoca sempre un po’ di nostalgia. Il fatto è che dopo averli bistrattati, derisi, e nascosti in soffitta come un paio di imbarazzanti spalline, gli anni Ottanta stanno rientrando nella vita delle persone, sia di quelle che li hanno vissuti sia di chi non era nemmeno nato. Trasmissioni che ricordano “come eravamo”, serate a tema, blog, spazi radiofonici e un lento ritorno dei pantaloni a vita alta confermano che gli anni Ottanta sono “i nuovi Sessanta”: un ricettacolo di malinconie, risate, commozione e possibilità mancate. Se a Red Ronnie venisse voglia di farci un programma, il passaggio di testimone sarebbe ufficiale.
Avevano detto che erano stati superficiali. Un decennio di passaggio. Ma ora che il ventunesimo secolo comincia a entrare nel vivo, vengono rivalutati gli anni della guerra fredda e di Chernobyl, gli anni di “Born in the Usa” e “Thriller”, gli anni del walkman e delle sale giochi, gli anni di “ET” e “Blade Runner”. Da rinnegati a ricercati. Studiati. In alcuni casi addirittura rimpianti, perché non tutto è vuoto e superficiale solo perché si muove a ritmo di un sintetizzatore.
E mentre gli Spandau Ballet rivaleggiavano con i Duran Duran, Gabriel Garcia Marquez vinceva il Nobel per la letteratura (1982). Negli stessi anni Umberto Eco mandava alle stampe il suo primo romanzo, “Il nome della rosa”, un capolavoro a livello mondiale, Premio Strega nel 1981, tradotto in 40 lingue, trenta milioni di copie vendute, e un film diretto da Jean Jacques Annaud.
Bestseller di tutt’altro genere quello partorito dalla mente di Stephen King, che proprio lungo questo decennio si consacra maestro dell’horror con “It”, segnando un’intera generazione: nessun ragazzo degli anni Ottanta sarà più in grado di ridere davanti a un clown.
Ma la fantasia non si ferma all’horror. Assume i contorni di un’avventura oltre il tempo e si insinua tra le pagine di un libro che diventa un cult del fantasy: nel 1981 esce in Italia “La storia infinita” di Michael Ende. Lo scrittore tedesco crea un universo fantastico splendido e fragile, che ha bisogno del mondo reale per sopravvivere. Ha bisogno di un bambino comune, un bambino solo che conduce un’esistenza normale e non sa di essere speciale. Bastiano Baldassarre Bucci per alcuni aspetti ricorda tanto Harry Potter, che nascerà solamente decenni dopo.
Si leggeva negli anni Ottanta, e spesso le storie stridevano con i colori fluorescenti degli scaldamuscoli e le note pop delle stelline del momento. Mentre l’Italia scimmiottava gli Stati Uniti indossando pantacollant e mangiando hamburger, nel romanzo “Volevo i pantaloni” Lara Cardella raccontava l’arretratezza mentale e culturale di un paese della Sicilia.
Prima che il decennio scadesse, morì lo scrittore Leonardo Sciascia, nel 1989, lasciandoci “Una storia semplice”, pubblicato il giorno stesso della sua morte. Sopravvisse, invece, agli anni Ottanta Pier Vittorio Tondelli, ma solo per un soffio. Scrittore simbolo di questi anni, pubblicò il suo primo romanzo “Altri libertini” nel 1980 e dopo successi come Rimini (1985) e Camere separate (1989) morì nel 1990, affetto da aids, una delle più dolorose scoperte di questi “lontani” anni Ottanta.