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Il vero incontro con il lettore e la magia dell'ispirazione
Di Simona (del 03/07/2009 @ 16:58:54, in I miei articoli su Fixing, letto 1153 volte)

"Se anch’io sono un altro è perché i libri più degli anni e dei viaggi spostano gli uomini.
Dopo molte pagine si finisce per imparare una variante, una mossa diversa da quella commessa e creduta inevitabile.
Mi stacco da quello che sono quando imparo a trattare in altro modo la medesima vita. Metto il libro nella tasca di dentro la giacca… Nel vecchio posto dell’arma ora c’è il tutt’altro"

da Tre cavalli
di Erri De Luca (Feltrinelli)

Il vero incontro tra lettore e autore avviene nel libro. Ma forse nemmeno. Perché quello che lo scrittore mette nero su bianco è suo per sempre ma quello che il lettore coglie tra quei caratteri, in quelle storie, non appartiene più a chi scrive ma solo a chi legge. Il lettore è parte attiva dentro un libro: può ridere dove l’autore voleva essere drammatico e piangere in un momento di ilarità. E lo scrittore non può farci nulla, perché lui può scrivere ma non imporre la sua lettura. L’autore non lo sa – non lo sa fino in fondo – che con le sue storie può chiarire o nascondere. Può dare coraggio o deprimere. Ma non può salvare. Nemmeno il più attento e coinvolto dei lettori può essere salvato da una storia. La salvezza viene dall’azione, dal mettere dentro la giacca un libro invece di una pistola. Il libro può ispirare. Può farti vedere le cose diversamente. Può spiegarti che c’è un’alternativa, c’è sempre, anche quando sembra impossibile. Anche quando fa molto male. Ma l’ispirazione è aria, e decidere se respirarla a pieni polmoni o respingerla con un sonoro sbuffo dipende solo da chi respira.
Da Fixing n. 26-2009