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L'unico tempo che ci dato vivere
Di Simona (del 20/02/2013 @ 09:46:42, in I miei articoli su Fixing, letto 1375 volte)

È abitudine assai comune svegliarsi al mattino e chiedersi cosa sarà.
Potrebbe essere un effetto della crisi, o forse è solo il naturale tentativo dell’uomo di andare un po’ più in là, dove tutto sembra sempre migliore.
Ma quando il futuro diventa così incerto, e chiedersi cosa sarà provoca una smorfia più che un sollievo, allora il presente diventa tutto.
In realtà, nella pratica, il presente è l’unico tempo che all’uomo è dato di vivere. Eppure non gli viene dato un gran valore, perché mentre lo si vive si pensa al passato o si organizza il futuro.
Dato però che il mondo di ieri non assomiglia nemmeno un po’ a quello di oggi, e dato che progetti che vadano al di là di pochi mesi sono praticamente impossibili, il presente riacquista finalmente il suo valore, il suo senso originario.
“La vita è solo il ricordo, se non per quest’attimo presente che ti passa accanto così veloce che quasi non te ne accorgi” sosteneva lo scrittore e drammaturgo Tennessee Williams. Va veloce il presente, è vero. È un attimo, o un insieme di pochi attimi. Richiede attenzione, partecipazione, impegno. È vero. Ma lo scrittore Gustave Flaubert nelle sue “Lettere a Louise Colet” sembra trovare le radici di questa difficoltà: “Il futuro ci tormenta, il passato ci trattiene, ecco perché il presente ci sfugge”.
Liberarsi dalle catene di chi si è stati e dalla paura di chi si potrebbe diventare significa liberarsi del tempo. Godersi non solo il presente, ma la vita. Non come un vagabondo senza obiettivi. Non come chi perde tempo, demandando agli altri la propria salute e la propria salvezza. Chi vive il presente non si nasconde dietro ai propri vizi, non si crea alibi, non tenta disperatamente di sopravvivere a se stesso. Chi vive il presente mette tutto se stesso ora e qui, e domani sarà già sul primo gradino di quella lunga scala che tutti devono salire per andare avanti.
“Il presente non è un potenziale passato, è il momento della scelta, dell’azione”, scrive la scrittrice e filosofa Simone De Beauvoir nel saggio “Per una morale dell’ambiguità”.
Il presente è vivo. È degli anziani, che non solo possono dire la loro, ma hanno un mondo da insegnare e di cui sappiamo sempre meno. È dei giovani, che devono essere svegli o si accorgeranno tardi che la loro vita è iniziata da un bel pezzo. È di chi lavora e vede il tempo scorrere su un computer o in mezzo a un campo. È di chi resta a casa, e - se si è in salute - solo chi ha poca fantasia o poca forza di volontà può annoiarsi.
Se il presente è di tutti, se – come scriveva Albert Camus, filosofo oltre che scrittore - “La vera generosità verso il futuro è donare tutto al presente”, non ci sono tante parole da spendere. C’è solo una rivoluzione – intima, pacifica e totale – da attuare.

Da Fixing n.4