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E sotto l'albero finý un racconto
Di Simona (del 19/12/2012 @ 18:32:15, in I miei articoli su Fixing, letto 1071 volte)

Quando si era piccoli a scuola si preparava il lavoretto di Natale per i genitori, che – si sa - per contratto devono amare i disegni fatti con il pirografo e le sculture di pasta di sale.
Ma il regalo-fai-da-te non è più appannaggio esclusivo della gioventù, e sotto l’albero si moltiplicano marmellate fatte in casa, candele e saponette per i più audaci, decoupage e origami per chi ha manualità da vendere.
Per un dono fatto in casa si è pronti ad affrontare la colla vinilica, varcare le porte di una ferramenta per una pinza a becco piatto, o far sciogliere cera nel pentolone dove di solito si cuociono gli spaghetti. Ma raramente viene l’idea di prendere in mano una penna, se non per scrivere buon Natale sui bigliettini (sempre che non abbiano gli auguri prestampati).
Si utilizzano carta, truciolato e stoffa, ma non si pensa a un regalo fatto di parole. Un racconto personalizzato, dedicato all’amica o al consorte. Una favola per i bambini. Un ricordo spiritoso messo nero su bianco per i nonni.
Qualcuno potrebbe barricarsi dietro a un “non sono capace di scrivere”. Ma, salvo rari casi, nella vita di tutti i giorni capita più spesso di tenere in mano una penna, o pigiare i tasti di un pc, che non maneggiare le tempere spray. Inoltre, così come la saponetta fatta dall’amica non sarà mai perfetta e levigata come il Dove ma la si apprezzerà comunque tanto, così si apprezzerà un racconto o una poesia fatta in casa senza aspettarsi i versi di Neruda o i romanzi di Marquez.
Forse un regalo di parole è meno tangibile e di conseguenza meno utile degli altri? Certo, nessuno vuole mettere in discussione la profonda necessità di due presine a forma di fiocco di neve, ma un regalo ricevuto a Natale è un piacere che va ben oltre al reale bisogno.
Il problema vero è che la fantasia costa, non ha uno schema fisso, non ha istruzioni. E soprattutto costa aprire se stessi, mettersi in gioco col rischio di non essere capiti, perché quando si scrive si è romantici, ironici o divertenti, come ognuno dentro di sé si sente ma raramente mostra.
È per questo che un regalo di parole non lo si può fare a tutti. È molto intimo, molto delicato, richiede un grande sforzo da parte di chi lo scrive e grande sensibilità da chi lo riceve.
Ma se ancora non avete deciso cosa regalare a quella vostra amica che quest’anno – e in altri mille anni – vi ha salvato da una catastrofe emotiva, o ancora non sapete cosa mettere sotto l’albero per vostra sorella che è riuscita a farvi ridere quando non ne avevate nessuna voglia, o se volete fare qualcosa di terribilmente originale per vostro marito, per la fidanzata o la nonna, mettetevi davanti a un foglio – di carta o di Word – e cominciate a scrivere. Non una lettera, ma una storia.
Prendete un aneddoto della vostra vita insieme, un momento che avete condiviso o quel sogno quasi irrealizzabile ma che volete realizzare solo con quella persona. Prendete una risata, una telefonata alle tre del mattino, la gita del liceo, l’imbarazzo di quella volta là o il momento in cui vi siete persi e ritrovati. Oppure immaginate quel viaggio in Australia che non avete mai fatto, ma non è ancora detta l’ultima parola… E poi create due personaggi, che non hanno i vostri nomi, magari non hanno proprio nome, ma hanno le vostre caratteristiche - i suoi capelli, i tuoi difetti - e fateli parlare, muovere, e cadere come avreste voluto parlare, muovervi e non cadere voi. Mettete la parola fine, lasciatelo in sospeso, reinventate una conclusione degna mai vissuta. Riempitelo di allusioni che solo voi e il vostro lettore potete capire. Non preoccupatevi della grammatica, il correttore di Word e l’affetto di chi legge farà sparire ogni orrore di ortografia. E non preoccupatevi del risultato. Sarà storto come un vaso di argilla fatto con le vostre mani, sfilacciato come il maglione che avete tentato l’anno scorso, sbafato come i disegni sul portafoto di cartone, ma anche degno di un fiore come quel vaso di argilla, caldo come quel maglione e colorato come quel disegno.

Da Fixing numero 41