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Christopher Paolini, a Rimini un tripudio per il papÓ di Eragon
Di Simona (del 11/05/2012 @ 12:44:48, in I miei articoli su Fixing, letto 578 volte)

Tre guardie del corpo già posizionate. Teatro degli Atti di Rimini pieno, e non solo di ragazzi.
Con una puntualità ammirevole – e del tutto insperata – entra lui, Christopher Paolini, un ragazzone con occhiali e camicia ben infilata nei jeans a vita alta.
Si accomoda nella sua postazione sul palco e scatta una foto al pubblico in delirio.
Esordisce con un ciao, che sprigiona un ulteriore fragoroso applauso, si dichiara felice di vedere così tante persone e – con genuina onestà - rivela che spera di firmare un sacco di libri.
Inizia così lo show di Christopher Paolini, acclamato scrittore fantasy statunitense, autore di Eragon (scritto quando aveva solo quindici anni) e di tutto il Ciclo dell’Eredità, trilogia che a dispetto del nome doveva concludersi con un quarto libro ma di cui Paolini ha già annunciato il quinto. “Ci sono tante idee che non ho inserito nelle saghe, ci sono domande lasciate senza risposta che saranno la base del quinto volume” ha confermato alla platea, entusiasta della notizia.
E con un tempismo sapiente, annuncia che per la prima volta gli è venuta un’ispirazione durante una presentazione. “Mi è venuta un’idea proprio in questo momento! Proprio qui!”. Fosse davvero così, tra i ringraziamenti del nuovo romanzo dovrebbe esserci posto anche per i ragazzi accorsi al teatro di Rimini e per Mare di libri, l’associazione che promuove l’omonimo festival che con impegno titanico è riuscita a strappare a città ben più grandi – come Napoli e Roma - uno dei tre incontri italiani dell’autore.
Paolini annuncia anche che non potrà dire di più sul nuovo libro o sarebbe obbligato a chiudere tutti i presente nel suo scantinato per almeno un paio di anni “Mi sembrate tutti molto simpatici, non mi dispiacerebbe portarvi con me, ma non credo che mia madre sarebbe disposta a cucinare per tutti per un tempo così lungo”.
Questo ragazzo certamente talentuoso - a confermarlo un tour mondiale e più di trenta milioni di copie vendute – ha costruito il mondo di Alagaesia per vincere la noia: non frequentando la scuola, studiando a casa con i genitori, diplomandosi a soli 15 anni ed essendo un appassionato di fantasy, gli è venuto naturale cominciare a porsi delle domande per occupare un po’ il tempo. Prima fra tutte: “Cosa farebbe, cosa penserebbe un ragazzo se trovasse un uovo di drago?”. Questa semplice domanda ha buttato le fondamenta di un universo cementato dalla sua naturale curiosità, che lo spinge a cercare e apprendere, per poi far finire tutto nelle sue storie.
Ha un modo di fare da vero istrione, è ironico, tanto da non risultare antipatico nemmeno quando muove critiche a Il signore degli anelli, il fantasy per eccellenza, quello con cui anche la Rowling, la mamma di Harry Potter, ha dovuto fare i conti (i riferimenti sono diversi, ma senza entrare troppo nel dettaglio diciamo che il ragno gigante che tanto spaventa Ron lo aveva già incontrato anche Frodo).
“A me piace giocare con le parole ma è importante avere un rapporto emotivo con i personaggi – sottolinea Paolini – Per esempio, io adoro Il signore degli anelli, ma alcune cose sono inverosimili: ci sono personaggi totalmente buoni e altri totalmente cattivi, se nasci orco, orco rimani. In Eragon invece i personaggi sono alle prese con quesiti su ciò che è buono o cattivo. L’assenza di realismo mina le fondamenta di una storia”.
Immancabile la richiesta di consigli per aspiranti scrittori.
Primo. “Scrivete tutti i giorni, nei week end, per il vostro compleanno, potete fare giusto una pausa per Natale, per il resto scrivete sempre”. Anche se lui dichiara che ora si prenderà una pausa perché scrive ininterrottamente da quindici anni, tanto che ha almeno venti storie in testa, di diversi generi, dalla fantascienza al romanzo storico.
Secondo. “Non aspettate l’ispirazione: a me arriva una volta ogni tre mesi”. E noi abbiamo assistito all’evento in diretta?
Terzo. “Imparate tutto sulla vostra lingua: è lo strumento con cui entrare in contatto con il lettore”.
Quarto. “Scrivete quello che vi piace. Qualsiasi cosa vi venga in mente scrivetela, fosse anche la storia di un tostapane volante: c’è qualcuno al mondo a cui piacerà”.
Quinto. “Trovate qualcuno che legga quello che scrivete, un amico, un parente, un insegnante, o un bibliotecario, e vi dia consigli critici: imparerete molto della scrittura dalle parole di chi vi legge”.
And last but not least, “Prima di buttarla giù , costruite la storia nella vostra testa e divertitevi! Non sempre è possibile, ma cercate di farlo”.

Domande dal pubblico
Quando ha inizio il confronto diretto con il pubblico, cortesemente Paolini chiede di non fare domande che possano essere spoiler per chi ancora non ha letto Inheritance.
Quasi tutti gli interventi iniziano con Grazie per i tuoi libri o Sei un grande. C’è chi si butta in spoiler nonostante le raccomandazioni. “Spoiler! Sorry, guys!”. C’è chi chiede perché uno muore e l’altro vive. C’è chi gli chiede di leggere in elfico e lui pronto ad arrotondare la r facendola vibrare per rendere al meglio la lingua. C’è chi non ha mai letto i suoi libri, ha semplicemente seguito le amiche, pensando inizialmente che si trattasse del Paolini che disturba i tg, e vuole che lui spieghi perché dovrebbe iniziare a leggere le sue storie (un’ottima domanda a mio parere). C’è chi vuole sapere perché ha delle guardie del corpo al seguito: “A volte i lettori sono troppo entusiasti”. E c’è chi gli chiede cosa ne pensa del film tratto da Eragon.
“Sono contento che abbiano fatto il film perché ha avvicinato tanti nuovi lettori al libro. Per la trasposizione ho cercato di dire la mia ma alla fine riflette la visione del regista e della casa di produzione, mentre il libro riflette la mia. Spero ci siano altre pellicole tratte dai miei libri ma la decisione spetta alla casa di produzione, quindi se volete un nuovo film potete scrivere alla Fox”. Svela inoltre un retroscena. “Dovevo avere una porticina anch’io: un Urgali che veniva decapitato da Eragon, poi per una serie di impegni non sono riuscito a esserci. Forse è meglio, perché sarei stato l’Urgali più piccolo della storia. Però chissà, se ci sarà un altro film, forse riuscirò a farmi decapitare”.
È Paolini stesso ad annunciare che c’è posto per una sola ultima domanda, e alle sue parole i ragazzi cominciano già a muoversi, a mettersi in fila per farsi fare l’autografo (un solo libro a testa o nessuno riuscirebbe ad uscire dal teatro fino al giorno seguente). L’organizzazione di Mare di Libri fa procedere tutto senza intoppi, grazie anche ai giovani volontari capaci di gestire le situazioni con una maturità che in pochi hanno (pochi adulti, intendo).

Fuori dall’incontro
Finito l’incontro, un gruppo di Firenze cammina per il Corso d’Augusto, commentando la bellezza di Rimini. “Proprio carina questa città, non l’avevo mai vista prima”.
A conferma che i libri, le belle storie, gli autori interessanti fanno muovere le persone, portano gente nelle città anche in un comune pomeriggio in mezzo alla settimana, e fanno scoprire nuovi posti. Non solo inventati.


Dopo questo primo assaggio internazionale, Mare di Libri, il festival dei ragazzi che leggono, torna dal 15 al 17 giugno, nel centro storico di Rimini.

Da Fixing