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Guccini, Kusterle e Ceronetti
Di Simona (del 28/04/2012 @ 17:50:35, in Diario, letto 480 volte)

Ho ascoltato Guccini raccontare il suo Dizionario delle cose perdute in mezzo a circa 200 persone, seduta sul davanzale (interno, fortunatamente) di una finestra, ridendo davanti all’espressione di uno che stava decisamente pensando che “Non c’è niente da ridere in un mondo sobrio”.
Sono andata verso Venezia per incontrare Guido Ceronetti. E per raggiungere un toccante mondo di poesia, io e il consorte ci siamo persi totalmente, così tanto che a un certo punto il navigatore satellitare non ci rivolgeva più la parola e la freccia – che noi candidamente ignoravamo - diventava sempre più grande. Ci siamo persi così tanto che Loris si è chiesto “come è possibile che due persone così prive del senso dell'orientamento come noi si siano potute incontrare”. Il fato, mi amor, il fato!
Ho scoperto che c’è un modo di fare fotografie che è un po’ come scolpire: non immortali la realtà ma il suo significato. Complesso ma, nella mostra che ho visto a Pesaro, Roberto Kusterle ci è riuscito.
Tutte cose che mi piacciono. Ascoltare chi ha cose interessanti da dire, intervistare personaggi incredibili, ridere, ridere in generale ma anche di se stessi. E poi la poesia, le foto, la strada, la stanchezza e una canzone… Almeno una canzone. E oggi ne scelgo una dei Nomadi perché ieri sera sono andata al loro concerto: per la prima volta in (quasi) cinquant’anni di carriera (loro) e in (quasi) 36 anni di vita (miei) ho ascoltato le loro canzoni dal vivo. E allora scelgo Dio è morto, che unisce i Nomadi a Guccini e fa diventare questo post un cerchio.