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Un giorno
Di Simona (del 23/01/2012 @ 17:50:07, in I miei articoli su Fixing, letto 1000 volte)

 

Prendete un giorno, non uno qualsiasi, ma uno che per voi ha un significato. Quel giorno che ha irrimediabilmente cambiato tutto. Allora non lo sapevate, ma a distanza di tempo quel giorno ha dettato il ritmo al resto della vostra vita. È un giorno speciale, a pensarci ora, ma non lo avete mai considerato un giorno da celebrare. Era uno come tanti, a cui non avete dato peso ma oggi dovete ammettere che lì è iniziato tutto, gioia o dolore che sia, ha avuto lì il suo preludio. Come succede in “Un giorno” (Neri Pozza editore) di David Nicholls. L’autore racconta la storia di Emma e Dexter, che passano una sola notte insieme, quando hanno poco più di vent’anni, e non sanno ancora cosa fare della loro vita, sanno però che quella mattina scozzese del 15 luglio potrebbe essere l’ultima volta che si vedono, o forse no, forse si incontreranno ancora, non capiscono proprio che saranno legati per sempre, non potranno più prescindere uno dall’altra, per quanto si riveli doloroso o salvifico. L’autore scrive la loro storia, vent’anni della loro vita, raccontandoci un unico giorno all’anno, il 15 luglio, giorno di san Swithin.
Ogni capitolo segna un anno, a partire dal 1988, e a ogni capitolo noi incontriamo Emma e Dexter nel giorno di san Swithin: in qualsiasi luogo siano, con chiunque siano, noi sapremo cosa stanno facendo. Li ritroviamo in quel giorno mentre cercano di cavarsela, di affrontare eventi, delusioni, disillusioni, uniti anche se lontani, distanti anche se uno accanto all’altra. Tutto quello che accade prima o dopo il 15 luglio lo sappiamo di riflesso: conosciamo quello che è accaduto leggendone gli effetti, le conseguenze, non la presa diretta. Una struttura accattivante, che racconta con profondo disincanto due vite complici ma non abbastanza forti, oneste o umili da ammettere di essere indispensabili l’uno all’altro. Gli anni Novanta con tutti i loro lustrini e le promesse non mantenute scivolano lungo le pagine, quasi a sottolineare che quegli anni potevano essere qualcosa di differente, la giovinezza poteva essere spesa diversamente, gli affetti, i dolori potevano essere affrontati diversamente. I due protagonisti esprimono appieno gli anni di cui sono figli, i tentativi, le utopie, il successo, l’eccesso. E anche se l’ironia di Emma a volte crolla nell’autolesionismo, e anche se l’esuberanza di Dexter sfocia largamente nell’idiozia, Emma e Dexter sono due protagonisti a cui ci si affeziona, perché sono persone comuni, con difetti e possibilità, con un bagaglio di sbagli e occasioni mancate da far invidia ai protagonisti del romanzo russo ottocentesco, eppure sempre pronti a rimettersi in gioco. L’autore pennella un ritratto corale: il ritratto di due personaggi, di una società, ma anche di un’epoca, di un modo di vivere e sentire che oggi non è già più lo stesso, ma di cui oggi si affrontano le conseguenze. Cosa ne è stato di quegli anni Novanta? Cosa ne è stato di Emma e Dexter? Il ritratto prende forma mentre si legge, per arrivare a un finale cesellato, scritto in punta di penna, affilato come una spada.
È un viaggio che inizi con curiosità, perché vuoi proprio sapere cosa ne sarà di questi due folli che incontri mezzi nudi in un letto a parlare, poi però la curiosità diventa vero e proprio interesse, perché c’è qualcosa di reale in Emma e Dexter - persi, audaci, coraggiosi, innamorati, affranti, afflitti, mai pienamente sconfitti - qualcosa che a tutti è capitato di essere, almeno in un’occasione, in un momento della vita. Almeno per un giorno.

Da Fixing n. 2