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Quel tempo in cui un milione di persiani erano polvere davanti a Leonida
Di Simona (del 11/06/2011 @ 13:32:17, in I miei articoli su Fixing, letto 1765 volte)

La Storia antica non si impara solo su manuali e annali. La Storia a volte diventa un romanzo. E quando l’autore ama l’epoca di cui scrive, quando l’autore conosce benissimo il tempo di cui scrive, si può permettere di inventare personaggi, mettere in primo piano situazioni marginali – fittizie o indimostrabili ma che potevano esistere tra le innumerevoli pieghe della grande storia - e attraverso piccole fantasie farci entrare nello spirito dell’epoca, nella sua ideologia, nel suo dramma più profondo, per dimostrare a tutti che la storia non è una placida lista di eventi accaduti troppo tempo fa.
L’Anabasi di Senofonte può trasformarsi da fucina di versioni di greco, da far tradurre agli studenti del classico, a una grande avventura piena di passioni e intrighi, se si pensa che all’epoca di Ciro - e dei tremila mercenari da lui assoldati - Senofonte aveva vent’anni, era bello come un dio greco, capace di innamorarsi perdutamente, di combattere senza risparmiare una goccia di sangue, ed era anche capace di tradire, miseramente. Ed è così che lo racconta Valerio Massimo Manfredi che con L’armata perduta riscrive l’Anabasi con uno stile leggero, quasi cinematografico, e la riscrive per mano di una donna che in una notte decide il suo destino, lascia tutto per seguire Senofonte senza nemmeno sapere la sua lingua, e lo accompagna e lo sostiene fino alle estreme conseguenze. L’Anabasi diventa così un viaggio epico, testimonianza di un mondo, di una maniera di vivere e scegliere, che coinvolge anche chi con la Storia ci ha sempre litigato. Il fascino della Storia non è contenuto nella guerra, non si placa nei patti e nelle alleanze. Il fascino della Storia non è solo nelle sue conseguenze, nei suoi modelli, ma anche nelle sue intenzioni, nei suoi imprevedibili risvolti, nella sua umanità. La Storia ci racconta che ci sono stati giorni in cui un milione di persiani erano polvere davanti a trecento spartani se a comandare i trecento c’era Leonida. La battaglia delle Termopili è un’impresa che mozza il fiato e non è meno potente se contenuta in un buon romanzo invece che in un saggio. Ne Le porte di fuoco Steven Pressfield non tradisce il suo valore storico ma con un sapiente intreccio tra verità storica e fiction ne sottolinea l’eccezionale portata, rendendola fruibile e permettendo di coglierne il profondo valore anche a chi non è mai stato un appassionato di storia. Perché la Storia è di tutti, anche di chi non ricorda le date, anche di chi non deve insegnarla, anche di quelli che non sono obbligati a studiarla.

Da Fixing n. 22