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Pop, rock, jazz... Quanta musica dentro un libro!
Di Simona (del 11/11/2010 @ 15:58:47, in I miei articoli su Fixing, letto 1262 volte)

Ci sono pagine rock sparse nelle biblioteche del mondo. E pagine che sanno di jazz. E pop. Alcune sono terribilmente pop. Libri che sanno di musica più di certe radio.
Ci sono le canzoni compagne di una vita per Rob, adolescente di trentacinque anni che si aggira nella Londra anni Novanta tratteggiata da Nick Hornby in “Alta fedeltà”. Rob vuole raccontarci tutte le sue relazioni andate male. E per farlo non può non parlare di Aretha Franklin e Marvin Gaye, di una auspicata rivoluzione musicale (da cui ne uscirebbero maluccio pure gli U2), dei brani sognati per il suo funerale (che comprenderebbero anche qualcosina di Bob Marley) e delle migliori canzoni di Elvis Costello. E se anch’io dovessi fare una top five – di cui Rob va pazzo - delle “band da romanzo del ventunesimo secolo” non potrei escludere i Muse. Stephenie Meyer confessa che senza di loro “Twilight” non sarebbe stata la stessa cosa. Il ritmo serrato delle lotte tra vampiri, la velocità a tratti sincopata delle corse di Edward con Bella sulle spalle le dobbiamo anche al gruppo di Matthew Bellamy, a cui l’autrice dedica “Breaking dawn”, ultimo capitolo della saga.
A volte la musica diventa più bella del libro che la racchiude, come in “Una notte al club” di Gailly Christian, dove il jazz colma di fascino le pagine di una storia debole e senza sorprese, in cui il grande pianista Simon Nardis muore e risorge dalle sue ceneri. Aveva detto addio alla musica. La musica lo stava distruggendo. Ma in una notte – in una sola notte di vodka e fumo – la musica decide di riprenderselo. Lo vuole di nuovo suo. Rivuole indietro il pianista che si stava uccidendo di jazz.
È quando le parole non bastano più che arriva la musica. Diventa l’unica lingua disponibile per esprimere sentimenti troppo forti o contorti. Speranze e delusioni, che avrebbero bisogno di capitoli su capitoli, vengono compressi nel titolo di una canzone. Quindi non c’è bisogno di un tomo di trecento pagine per capire il vecchio Alex di diciassette anni, che pedala a ritmo dei Clash, sogna di fare il cronista con una maglietta dei Ramones addosso e che s’innamora di una ragazza che è un intero disco di Battisti. Bastano le 173 pagine di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi per capire che in fondo almeno una volta nella vita è capitato a tutti di sentirsi “inutile e triste come la birra senz’alcool”. E allora la musica aiuta, che sia il punk del vecchio Alex. O il Tom Waits dei tempi migliori. Ognuno scelga la sua canzone. E che sia la più grande!

Da Fixing n. 42