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"Il silenzio di Lenth": intervista a Luca Centi
Di Simona (del 24/07/2010 @ 10:35:10, in Letture e spettacoli, letto 1432 volte)

Un mondo dove vivono uomini, sacerdoti, guerrieri, ma anche maghi e stregoni. Un mondo dove magia e stregoneria sono pratiche assolutamente diverse tra loro e dove gli dei sono egoisti e capricciosi quasi quanto nella mitologia antica. Questo è il mondo creato da Luca Centi, giovane scrittore de L’Aquila, che ha debuttato nel mondo del fantasy nel 2009 con “Il Silenzio di Lenth” (Piemme editore). Un libro che tiene il lettore sveglio, perché è un libro che ha bisogno del lettore. È il lettore che piano piano deve scegliere da che parte stare, proprio come il protagonista Windaw. Perché nel mondo di Lenth non è importante solo quale tipo di azione scegli di fare, ma anche l’intenzione con cui la fai.
Come è nato questo mondo?
“Per puro caso - spiega l'autore - All’inizio c’era solo un racconto, poi sono diventati due. Alla fine mi sono ritrovato con così tante storie che ho deciso di unirle, insieme all’ambientazione, creando parte del mondo di Lenth. Il resto è venuto da sé”.
E come ha preso corpo questa storia “corale”?
“Di nuovo, per puro caso. I vari racconti che avevo scritto erano tutti incentrati su personaggi diversi, troppi forse. Così ne ho creato uno nuovo, Windaw, un protagonista in grado di unire tante vicende dando loro un senso compiuto”.
Nel libro ci sono tanti personaggi e tutti piuttosto complessi. In un’intervista hai dichiarato che in molti di loro c’è qualcosa di te. Raccontaci che cosa.
“Sì, è vero, ogni personaggio ha qualcosa di mio. Gabriel è forse quello che più mi rappresenta, nonostante appaia per poche pagine e sono nella prima parte. L’insicurezza di Lea, l’incertezza di Windaw e la fermezza di Kaas sono comunque parte del mio carattere. Per Julah (ma anche Gludia) il discorso è più complesso. Diciamo che sono una parte di me che è poi presente in tutti, quel lato oscuro che ci sforziamo di reprimere ogni giorno ma che potrebbe venire fuori quando meno ce l’aspettiamo. E poi Julah sotto sotto è simpaticissima!”
Il bello di Lenth è che praticamente nulla è come sembra. A ogni pagina le situazioni – e ancora di più i personaggi – acquistano nuove sfumature, nuove intenzioni, e quello che sembrava buono non lo è più. E quello che sembrava cattivo è salvifico. Come nasce questa contrapposizione così forte e allo stesso tempo sempre in evoluzione?
“Leggendo fantasy, specie quello classico, si nota spesso una netta contrapposizione tra bene e male, tra bianco e nero. In pochi si sono soffermati su quella zona grigia che comunque esiste, anche se non viene mai nominata. Ho provato a rendere Lenth totalmente grigio, a ribaltare la prospettiva per non annoiare troppo il lettore. La stessa Julah di cui si parlava prima, è vista con gli occhi dei suoi “fratelli e sorelle”, come una traditrice, quindi una donna capace di tutto pur di raggiungere i propri fini. Ma proprio nel secondo volume mostrerà un lato del suo carattere abbastanza nascosto. E forse l’opinione che si ha di lei cambierà”.
La Fede dei maghi diventa quasi un fanatismo che trasforma i sacerdoti in poco più che burattini. Cosa c’è di più forte della Fede a Lenth?
“Lenth è fede. E’ una delle tematiche-pilastro della storia completa che ho in mente. L’aforisma che meglio descrive Il Silenzio di Lenth è La verità rende liberi, una verità capace di smuovere persino l’animo dei più fedeli. E poi in Lenth la fede raramente è pura. Quella dei maghi, ad esempio, si fonda sulla menzogna. E non appena qualcuno scopre questa menzogna, come Goyah o Windaw o Lea o Keira, reagisce allo stesso modo: cercando di conoscere la verità”.
Windaw, ma anche i Custodi che conosciamo all’inizio del libro, vorrebbero rifiutare il loro compito, il loro dono, ma questo non è possibile. Quanto conta il destino, il fato nelle terre di Lenth? E quanto è difficile accettarlo?
“L’accettazione, specie nella prima parte del romanzo, è molto importante. Ogni personaggio la raggiunge in modi e tempi diversi; alcuni poi, come Gabriel, non la raggiungeranno mai del tutto, preferendo affidarsi alle tenebre piuttosto che alla luce. La mia idea di destino poi è completamente diversa da quella mostrata nel romanzo. Lì cerco di difendere entrambe le fazioni, chi crede nella predestinazione e chi nel libero arbitrio, restando appunto nella zona grigia. Io invece sono convinto che ognuno di noi abbia una strada ben precisa davanti”.
Tu sei un appassionato di manga. Questo genere influenza – o ha influenzato – la tua scrittura?
“I manga mi hanno influenzato tantissimo. Spesso per imprimere nella mente l’immagine di un luogo o l’aspetto di un personaggio, ricorro al disegno vero e proprio. Mi aiuta a concentrarmi sugli aspetti più importanti, tralasciando le caratteristiche più banali. E poi è anche una forma di antistress incredibile! Bastano pochi minuti di chiaroscuro a rendere tutto più semplice!”.
Quando esce il secondo volume di Lenth? E quando si concluderà la trilogia?
“Il secondo volume uscirà nei prossimi mesi, anche se non si sa ancora una data precisa. Pur avendo la storia in mente, infatti, ogni tanto modifico alcuni passaggi. Cerco sempre di raggiungere l’obiettivo prefissato, ma le strade che scelgo sono diverse. In questo aiuta anche la lettura, un alleato prezioso quando si scrive”.