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Anziani fatti di pagine
Di Simona (del 07/06/2010 @ 10:09:55, in I miei articoli su Fixing, letto 1633 volte)

Una sera durante un incontro con i lettori, dal piccolo gruppo riunito davanti a me si alza una mano. Un signore anziano – un anziano vero, non uno di quelli stile “mi conservo come una mummia al botox”, e nemmeno di quelli che “non essere più giovani è un insulto”, insomma un anziano come quelli di una volta! - si solleva in piedi e mi chiede: “Perché nei libri i protagonisti sono sempre ragazzi? Non parlate mai dei vecchi?”.
Già, i vecchi. Quelli che hanno l’esperienza. Che hanno visto anni che noi possiamo a malapena ricostruire. Quelli che hanno fatto della loro esistenza saggezza. Dove sono i vecchi così? Non dappertutto, purtroppo. A volte si incontrano nei libri. Chi è fortunato – come me – può incontrarli nella realtà. Queste persone che hanno una struttura che non esiste più, capaci di andare in bicicletta a novant’anni e brindare con vino rosso. Capaci di vivere tranquilli, condividendo se stessi con i malanni (più o meno gravi) e una badante. Anziani che si annoiano davanti al Grande Fratello perché “quelli stanno in una casa a far niente, cosa c’è da guardare?”. Caratteri forti, spesso duri, che il tempo ha levigato fino ad ammorbidire, o rendere ancora più tremendi. Vecchi che non si vergognano di appartenere a un’altra generazione. Che danno un senso e un valore profondo ai loro anni. Vecchi come il Santiago di Hemingway (“Il vecchio e il mare”), con quella forza di volontà, capace di affrontare i pescicani, di tornare sconfitto ma degno, ancora più sofferto nel corpo e nell’espressione, ma vivo. Vecchi vivi perché vivi vogliono rimanere. Come l’Amaranta di Marquez - in “Cent’anni di solitudine” - che morirà solo quando avrà finito il suo sudario, e allora procede con calma poi con più fretta, e intanto organizza il suo funerale, decide la data, dove morire, e tutto avviene come lei ha scelto.
La letteratura parla di vecchiaia. E lo fa con una penna gentile e cruda. Come quando Sepulveda racconta di Antonio José Bolívar Proaño, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, che ha vissuto avventure e tragedie, pronto a mettere in gioco la sua stessa esistenza quando gli chiedono aiuto, pronto a mettersi da parte, con se stesso e i suoi libri, quando il mondo non ha più bisogno di lui. E poi c’è la vecchietta dipinta da Aarto
Paasilinna ne “Il bosco delle volpi” (Iperborea). Un’ultranovantenne che i figli vogliono rinchiudere in un ospizio proprio il giorno del suo compleanno. Ma lei non ci sta, scappa con il suo gatto fino al bosco, dove si rifà una vita in compagnia di un gangster e di un maggiore dell’esercito finlandese. Un capolavoro di vecchietta!
Questi sono gli anziani “fatti di pagine” a cui sono più affezionata. Anziani che non sono il capitolo finale dell’essere uomo, ma l’audace proseguimento di un cammino.

Da "Fixing" del 4 giugno 2010