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Francesca Schiavone. Se lo sport fosse un libro...
Di Simona (del 05/06/2010 @ 21:07:41, in Diario, letto 1185 volte)

Puoi avere talento. Tecnica. Stile. Ore e ore di allenamento alle spalle. Ma se non hai carattere, come fai a vincere?
Se non credi in te quando hai di fronte un avversario potente. Se non rimani concentrata, quando l’arbitro decide contro di te e sei convinta che stia sbagliando. Se non mantieni alta la grinta, quando stai perdendo. Se non dai il massimo, anche quando sono in pochissimi a credere in te. Se non fai fino in fondo quello che sai fare, anche se sembra sempre meno di quello che sanno fare gli altri. Se non sai capire quanto vale il tuo avversario, senza sottovalutare te stesso. Se non sai rimanere con i piedi per terra, anche quando sei in vantaggio. Se non hai carattere, puoi essere bravo, preparato, fortunato ma non un campione. Se non hai carattere puoi riuscire in qualche gara ma non compiere l’impresa. E quella di oggi è un’impresa che entra nella storia e porta la firma di Francesca Schiavone, diventata la prima tennista italiana a vincere il Roland Garros – un torneo del Grande Slam - nel singolo femminile.
Il 5 giugno 2010 la numero 17 del mondo sconfigge la strafavorita numero 7 (l’australiana Samantha Stosur). Si rotola per terra, bacia la terra rossa, forse ne mangia anche un po’, come aveva annunciato in caso di vittoria. Si arrampica sulla tribuna e va ad abbracciare il suo staff. Poi sale sul palco della premiazione. Non sa cosa dire. Fa i complimenti all’avversaria. Saluta tutti, tecnici, parenti, amici, e – naturalmente – mamma e papà. Si dimentica di ringraziare l’ex campionessa franco-canadese Mary Pierce, che le ha consegnato il premio. Ma rimedia subito. Scesa dal palco annuncia in un’intervista una serata di festeggiamenti a base di champagne. Ricorda tutto quello che di straordinario c’è nel tennis. E con noncuranza butta lì una frase: “Amo rispettare il mio avversario. È un modo per rispettare me stessa”.
Questa frase mi ha fatto venir voglia di scrivere di lei.
Se lo sport fosse un libro, queste parole sarebbero letteratura.