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<title>Simona B. Lenic</title><link>http://www.simonalenic.it/dblog/</link>
<description>Simona B. Lenic</description><language>it</language>
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	<title><![CDATA[Chiedere non è cosa semplice ]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img hspace="2" vspace="4" align="left" src="/public/Interrogativo.jpg" alt="" />Non c&rsquo;&egrave; giorno dell&rsquo;esistenza in cui non chiediamo qualcosa. <br />Ma chiedere non &egrave; cos&igrave; semplice. Non &egrave; semplice per l&rsquo;orgoglioso, per il vanitoso, per chi crede di possedere gi&agrave; tutto e per chi non ha nessuna voglia di imparare altro. <br />Ogni giorno si chiede il sale, un numero di telefono, o il permesso. <br />Alcuni &ndash; ma mai abbastanza &ndash; si chiedono quale sia l&rsquo;atteggiamento pi&ugrave; corretto davanti a una persona o a una situazione, giusto per rispettare un po&rsquo; anche agli altri oltre a se stessi. <br />A volte si chiede ma poi la risposta non piace. <br />A volte non si chiede, si pretende. Ma il filosofo del diciannovesimo secolo Henry Frederic Amiel ci indica che la saggezza &egrave; tutta da un&rsquo;altra parte, &ldquo;La saggezza consiste nel chiedere alle cose e alle persone soltanto ci&ograve; che possono dare&rdquo; (da &quot;Diario intimo&quot;). <br />Forse sarebbe tutto pi&ugrave; semplice se ammettessimo che &ldquo;A colui il quale non si d&agrave; nulla, nulla si pu&ograve; chiedere&rdquo;, come rivela lo scrittore Henry Fielding nel suo romanzo umoristico intitolato &quot;Joseph Andrews&quot; (1742). Ma chiedere &egrave; anche un impegno perch&eacute; &ldquo;Chi osa chiedere all&rsquo;amico qualsiasi favore, con la sua stessa richiesta ammette di essere pronto a tutto per l&rsquo;altro&rdquo;, lo dice Cicerone nel suo trattato &quot;Sull&rsquo;amicizia&quot;. L&rsquo;amicizia, si sa, &egrave; per sua natura gratuita, e un amico non ti rinfaccer&agrave; mai quello che tu gli hai chiesto, ma &egrave; un grande rischio se tu ti sentirai sempre un po&rsquo; in debito con lui. <br />Chiedere &egrave; diverso da domandare: a domanda viene risposto, a richiesta viene dato. Se chiedi un lavoro non ti ritrovi ad ascoltare una predica ma a picchiare duro sul ferro con un martello. <br />Chiedere cambia non solo a differenza delle parole, ma anche dell&rsquo;intensit&agrave;. E l&rsquo;intensit&agrave; con cui si chiede &egrave; una potenza. Potenza che cresce quando le parole da dette diventano scritte, perch&eacute; - per il solo fatto di aver avuto il coraggio di metterle nero su bianco - acquistano valore. <br />Si chiede gridando. Si chiede cantando. Ci si chiede cosa fare quando la musica &egrave; finita, e a ballare sei rimasto solo tu. Si chiede non per avere una risposta precisa, ma perch&eacute; interrogativo dopo interrogativo si arrivi al nucleo della questione, che &egrave; sempre solo di conoscere qualcosa in pi&ugrave; di se stessi. </p>
<p><strong><a href="http://www.sanmarinofixing.com/smfixing/fixing/archivio-fixing/10558-chiedere-non-e-domandare-e-non-e-cosa-semplice-.html">Da Fixing n.13<br /><br /></a></strong></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=205]]></link>
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	<dc:date>2013-04-11T12:12:01+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La neve e la satira]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img hspace="3" alt="" vspace="2" align="left" src="/public/funambola3.jpg" />Ho scoperto cosa fosse un haiku leggendo &ldquo;Neve&rdquo; di Maxence Fermine. <br />Il protagonista di questo romanzo, piccolo e delicato come una favola, &egrave; uno scrittore di haiku, brevi poesie composte da tre versi e diciassette sillabe. Ne scrive di bellissimi. Ma sono tutti troppo bianchi. Le sue parole sono accurate, i suoi versi perfetti, ma su di loro incombe una meraviglia sbiadita, pallida. La sua avventura inizia cos&igrave;. Alla ricerca di un colore che non aveva dentro e non riusciva ad appoggiare fuori. <br />Tre versi. Diciassette sillabe. E nemmeno un colore. <br />&Egrave; pi&ugrave; che sufficiente per dare inizio a un viaggio. <br />Un viaggio che segue le pieghe di una leggenda, le vertigini di una funambola, il candore della neve e il genio di questo genere letterario che &egrave; nato in Giappone e ha interessato il mondo. <br />Raffinato, conciso, eccelso. Difficile da scrivere, altrettanto da comprendere. <br />Un lettore pu&ograve; rimanere un po&rsquo; freddino davanti alla poesia di Matsuo Basho: &ldquo;Vecchio stagno/una rana si tuffa./Rumore dell'acqua&rdquo;. E pur apprezzandone la bellezza, sembra comunque che sfugga qualcosa anche davanti alla potente immagine di Kobyashi Issa: &ldquo;Ero soltanto./Ero./Cadeva la neve.&rdquo;<br />Gli haiku, per intensit&agrave; e concisione, riportano alla mente le poesie degli ermetici. Nel Novecento brevit&agrave; e semplicit&agrave; hanno incantato il mondo, uscendo dalle penne dei nostri Quasimodo e Montale. Si tende a rimanere senza fiato davanti a &ldquo;Stasera&rdquo; di Giuseppe Ungaretti: &ldquo;Balaustrata di brezza/per appoggiare stasera/la mia malinconia&rdquo; (da &ldquo;L&rsquo;allegria&rdquo;). <br />Oggi la nostra societ&agrave; ha fatto della &ldquo;brevit&agrave; per iscritto&rdquo; una delle sue principali forme di comunicazione, solo che la semplicit&agrave; tende a sconfinare nella banalit&agrave; e della poesia si &egrave; persa la traccia. Social network, sms e tweet sono i modi pi&ugrave; utilizzati per far sapere cosa pensiamo, cosa facciamo e dove andiamo, in un numero limitato di frasi o parole. <br />E se gli sms coi loro 160 caratteri sembrano ormai relegati ai primi anni del Ventunesimo secolo - quando ancora ci si rivolgeva a una dimensione privata, personale, inviando un messaggino a uno o due amici - ora l&rsquo;interlocutore &egrave; la folla, che sia di migliaia di persone o di una decina scarsa. <br />I cinguettii di Twitter da 140 caratteri hanno rivoluzionato il modo di conoscere e farsi conoscere. Vengono usati per informare, per fare pubblicit&agrave;, per diffondere pettegolezzi. Il segreto &egrave; dire tutto, il pi&ugrave; presto possibile, con il minor numero di parole. Gli stati di Facebook invece possono allargarsi un po&rsquo;. Si pu&ograve; andare oltre ai 140 caratteri, ben oltre i tre versi, ma <em>aggiornamenti di stato</em> di pi&ugrave; di una frase per lo pi&ugrave; non vengono nemmeno letti. Eppure, anche in questa stringatezza cos&igrave; frettolosa &egrave; possibile trovare qualcosa di piccolo e acuto. Non poetico, ma ironico e intelligente. A pochi, pochissimi, sono addirittura concessi dei colpi di genio. E se non ci credete provate a diventare <em>followers</em> su Twitter o <em>amici</em> di Facebook della giornalista e scrittrice Lia Celi. <br />Che si tratti di politica o costume, c&rsquo;&egrave; chi riesce a cogliere il mondo e racchiuderlo in cos&igrave; pochi caratteri che viene da chiedersi perch&eacute; in certi programmi di seconda serata si parli tanto, continuando sempre a dire niente. </p>
<p><strong><em><a href="http://www.sanmarinofixing.com/smfixing/home.html">Da Fixing n.8<br /></a></em></strong></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=204]]></link>
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	<dc:date>2013-03-26T18:24:55+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[L'unico tempo che ci è dato vivere]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center"><img alt="" align="textTop" src="/public/Orologio2.jpg" /></p>
<p>&Egrave; abitudine assai comune svegliarsi al mattino e chiedersi cosa sar&agrave;. <br />Potrebbe essere un effetto della crisi, o forse &egrave; solo il naturale tentativo dell&rsquo;uomo di andare un po&rsquo; pi&ugrave; in l&agrave;, dove tutto sembra sempre migliore. <br />Ma quando il futuro diventa cos&igrave; incerto, e chiedersi cosa sar&agrave; provoca una smorfia pi&ugrave; che un sollievo, allora il presente diventa tutto. <br />In realt&agrave;, nella pratica, il presente &egrave; l&rsquo;unico tempo che all&rsquo;uomo &egrave; dato di vivere. Eppure non gli viene dato un gran valore, perch&eacute; mentre lo si vive si pensa al passato o si organizza il futuro. <br />Dato per&ograve; che il mondo di ieri non assomiglia nemmeno un po&rsquo; a quello di oggi, e dato che progetti che vadano al di l&agrave; di pochi mesi sono praticamente impossibili, il presente riacquista finalmente il suo valore, il suo senso originario. <br />&ldquo;La vita &egrave; solo il ricordo, se non per quest&rsquo;attimo presente che ti passa accanto cos&igrave; veloce che quasi non te ne accorgi&rdquo; sosteneva lo scrittore e drammaturgo Tennessee Williams. Va veloce il presente, &egrave; vero. &Egrave; un attimo, o un insieme di pochi attimi. Richiede attenzione, partecipazione, impegno. &Egrave; vero. Ma lo scrittore Gustave Flaubert nelle sue &ldquo;Lettere a Louise Colet&rdquo; sembra trovare le radici di questa difficolt&agrave;: &ldquo;Il futuro ci tormenta, il passato ci trattiene, ecco perch&eacute; il presente ci sfugge&rdquo;. <br />Liberarsi dalle catene di chi si &egrave; stati e dalla paura di chi si potrebbe diventare significa liberarsi del tempo. Godersi non solo il presente, ma la vita. Non come un vagabondo senza obiettivi. Non come chi perde tempo, demandando agli altri la propria salute e la propria salvezza. Chi vive il presente non si nasconde dietro ai propri vizi, non si crea alibi, non tenta disperatamente di sopravvivere a se stesso. Chi vive il presente mette tutto se stesso ora e qui, e domani sar&agrave; gi&agrave; sul primo gradino di quella lunga scala che tutti devono salire per andare avanti. <br />&ldquo;Il presente non &egrave; un potenziale passato, &egrave; il momento della scelta, dell&rsquo;azione&rdquo;, scrive la scrittrice e filosofa Simone De Beauvoir nel saggio &ldquo;Per una morale dell&rsquo;ambiguit&agrave;&rdquo;. <br />Il presente &egrave; vivo. &Egrave; degli anziani, che non solo possono dire la loro, ma hanno un mondo da insegnare e di cui sappiamo sempre meno. &Egrave; dei giovani, che devono essere svegli o si accorgeranno tardi che la loro vita &egrave; iniziata da un bel pezzo. &Egrave; di chi lavora e vede il tempo scorrere su un computer o in mezzo a un campo. &Egrave; di chi resta a casa, e - se si &egrave; in salute - solo chi ha poca fantasia o poca forza di volont&agrave; pu&ograve; annoiarsi. <br />Se il presente &egrave; di tutti, se &ndash; come scriveva Albert Camus, filosofo oltre che scrittore - &ldquo;La vera generosit&agrave; verso il futuro &egrave; donare tutto al presente&rdquo;, non ci sono tante parole da spendere. C&rsquo;&egrave; solo una rivoluzione &ndash; intima, pacifica e totale &ndash; da attuare. <br /><br /><strong><a href="http://www.sanmarinofixing.com/3DISSUE/Fixing_04_2013/pageflip.html">Da Fixing n.4</a></strong> <br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=203]]></link>
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	<dc:date>2013-02-20T09:46:42+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Torna il concorso di narrativa dedicato a Stefano Benassi]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center"><img alt="" align="textTop" src="/public/Scrivere.jpg" /></p>
<p>Compie due anni il concorso internazionale di narrativa <em>Premio Stefano Benassi</em>, promosso da Universit&agrave; Aperta Giulietta Masina e Federico Fellini di Rimini e aperto a tutti i maggiorenni &ndash; di ogni nazionalit&agrave; - che hanno un racconto in testa o nel cassetto. Cinquemila battute e una piccola quota d&rsquo;iscrizione (10 euro) permetteranno di partecipare a questa iniziativa, che rende omaggio a un uomo che amava la parola scritta, i libri e i lettori. <br />Il professor Stefano Benassi - che era mio professore all&rsquo;Universit&agrave; e che per anni ha tenuto corsi di narrativa &ndash; promuoveva la scrittura con lo stesso spirito con cui si cerca di comunicare il piacere della lettura ai bambini. Non perch&eacute; scrivere sia una possibilit&agrave; di successo, ma perch&eacute; scrivere &egrave; una possibilit&agrave; di comunicazione. <br />Per partecipare al premio &egrave; necessario inviare un racconto inedito, a tema libero, a Universit&agrave; Aperta, <strong>entro il 20 aprile 2013</strong>. I racconti verranno valutati prima da una giuria - presieduta dallo scrittore Michele Marziani, affiancato dall&rsquo;agente letteraria imolese Carla Casazza, dallo scrittore lombardo Angelo Ricci e dalle insegnanti Giovanna Gazzoni e Angela Grossi &ndash; poi da uno dei gruppi di lettura della biblioteca Gambalunga di Rimini. <br />Chi ha un racconto si butti, osi. <br />La scrittura non &egrave; solo per addetti ai lavori. <br />Si scrive perch&eacute; si &egrave; attraversati da una storia, anche piccola, anche ingenua, e scrivendo si tenta di trattenerne almeno la scia, almeno un&rsquo;idea. E forse &egrave; proprio l&rsquo;idea che qualcuno stava cercando. <br /><em>Info Universit&agrave; Aperta, tel. 0541.28568 - 22323, </em><a href="mailto:segreteria@uniaperta.it"><em>segreteria@uniaperta.it</em></a><em> <br /><br /></em><strong><a href="http://www.sanmarinofixing.com/3DISSUE/Fixing_04_2013/pageflip.html">Da Fixing n.4</a></strong></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=202]]></link>
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	<dc:date>2013-02-17T17:43:46+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Un anno vissuto narrativamente]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center"><img align="textTop" src="/public/RagazzoLegge.jpg" alt="" /></p>
<p>Un anno vissuto narrativamente lascia dietro di s&eacute; pagine e pagine di avventure, finali inaspettati, delusioni anche, ma anche grandi attese finalmente soddisfatte. <br />Ma nella libreria del tempo, cosa rimarr&agrave; sullo scaffale 2012? <br />Sicuramente verranno messi agli atti il premio Campiello vinto da Carmine Abate con “La collina del vento” (Mondadori) e lo Strega assegnato ad Alessandro Piperno e il suo “Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi” (Mondadori). <br />A livello internazionale, il 2012 sar&agrave; ricordato come l’anno del premio Nobel all’autore cinese Mo Yan, o come l’anno in cui il premio Pulitzer per la narrativa non venne assegnato? Quale dei due esiti rappresenta meglio il panorama letterario mondiale?<br />Addio sar&agrave; una delle parole chiave di questo anno appena concluso. L’addio a Ray Bradbury, il geniale autore di “Fahrenheit 451” e “Cronache marziane” scomparso nel giugno scorso. E l’addio di Gabriel Garcia Marquez alla scrittura, annunciato dalle persone pi&ugrave; vicine all’autore. Un annuncio che ha sottratto al mondo quel suo realismo magico, quella poesia fatta di terra e calore. <br />E mentre queste due grandi stelle della letteratura salutano i loro lettori, altri autori ricompaiono sulla scena. Il 2012 &egrave; stato l’anno del nuovo libro di Paolo Giordano “Il corpo umano” (Mondadori) e il ritorno – a lungo atteso – di Piero Meldini con il suo romanzo “Italia” (Mondadori). Ma &egrave; stato anche l’anno in cui la Rowling ha affrontato il mondo narrativo senza pi&ugrave; Harry Potter al suo fianco, senza pi&ugrave; giovani lettori ad attenderla, buttandosi nelle librerie di tutto il mondo con “Il seggio vacante” (Salani). <br />Per duemilioni di italiani (e per 37 milioni di lettori nel mondo) l’anno appena concluso rimarr&agrave; segnato da cinquanta sfumature di grigio, rosso o nero. La saga erotica della scrittrice E. L. James ha sostituito il vuoto – seriale – lasciato dal candore a lieto fine di Twilight e Harry Potter, estirpando al maghetto anche il record di libro pi&ugrave; venduto nella storia. <br />Il 2012 ha portato anche alla riscoperta de “Lo hobbit”di John Tolkien, grazie a un film che ci ricorda che basta snaturare un gioiellino della letteratura – trasformando le sue trecentosessanta pagine in una trilogia – per fare incassi milionari. <br />Migliaia i titoli proposti, le copertine esposte, le pagine sfogliate. <br />E intanto cresce l’attesa per le novit&agrave; dell’anno appena iniziato. Attesissimo in questo 2013 l’abbasso dei prezzi dei libri (che vengono decisi dagli editori, non dagli autori), perch&eacute; sono davvero pochi i libri che meritano una spesa di pi&ugrave; di 20 euro. Attesa anche la riscoperta di vecchi libri di qualit&agrave;, senza l’intervento di Hollywood. Attesa la fine degli instant book, i libri nati per raccontare le tragedie appena accadute: la suddetta tragedia non fa in tempo ad accadere che qualcuno &egrave; gi&agrave; l&igrave; a venderne copie. Ed &egrave; atteso, attesissimo, il piacere della lettura. Non per scovare una storia indimenticabile, o scovare per forza il libro che un giorno diventer&agrave; un capolavoro, ma per prendersi una boccata d’ossigeno tra tutti i problemi che ogni anno irrimediabilmente porta con s&eacute;. Un momento dedicato a se stessi – che sia un’ora, che siano cinque minuti prima di addormentarsi – e per un momento solo, per un momento almeno, dimenticarsi in che anno ci troviamo. <br /><br /><strong><em><a href="http://www.sanmarinofixing.com/3DISSUE/Fixing_01_2013/pageflip.html">Da Fixing n.1</a></em></strong></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=201]]></link>
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	<dc:date>2013-01-29T11:52:33+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[E sotto l'albero finì un racconto]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center"><img alt="" src="/public/MacchinaScrivere.jpg" /></p>
<p>Quando si era piccoli a scuola si preparava il lavoretto di Natale per i genitori, che &ndash; si sa - per contratto devono amare i disegni fatti con il pirografo e le sculture di pasta di sale. <br />Ma il regalo-fai-da-te non &egrave; pi&ugrave; appannaggio esclusivo della giovent&ugrave;, e sotto l&rsquo;albero si moltiplicano marmellate fatte in casa, candele e saponette per i pi&ugrave; audaci, decoupage e origami per chi ha manualit&agrave; da vendere. <br />Per un dono fatto in casa si &egrave; pronti ad affrontare la colla vinilica, varcare le porte di una ferramenta per una pinza a becco piatto, o far sciogliere cera nel pentolone dove di solito si cuociono gli spaghetti. Ma raramente viene l&rsquo;idea di prendere in mano una penna, se non per scrivere <em>buon Natale</em> sui bigliettini (sempre che non abbiano gli auguri prestampati). <br />Si utilizzano carta, truciolato e stoffa, ma non si pensa a un regalo fatto di parole. Un racconto personalizzato, dedicato all&rsquo;amica o al consorte. Una favola per i bambini. Un ricordo spiritoso messo nero su bianco per i nonni. <br />Qualcuno potrebbe barricarsi dietro a un &ldquo;non sono capace di scrivere&rdquo;. Ma, salvo rari casi, nella vita di tutti i giorni capita pi&ugrave; spesso di tenere in mano una penna, o pigiare i tasti di un pc, che non maneggiare le tempere spray. Inoltre, cos&igrave; come la saponetta fatta dall&rsquo;amica non sar&agrave; mai perfetta e levigata come il <em>Dove</em> ma la si apprezzer&agrave; comunque tanto, cos&igrave; si apprezzer&agrave; un racconto o una poesia fatta in casa senza aspettarsi i versi di Neruda o i romanzi di Marquez. <br />Forse un regalo di parole &egrave; meno tangibile e di conseguenza meno utile degli altri? Certo, nessuno vuole mettere in discussione la profonda necessit&agrave; di due presine a forma di fiocco di neve, ma un regalo ricevuto a Natale &egrave; un piacere che va ben oltre al reale bisogno. <br />Il problema vero &egrave; che la fantasia costa, non ha uno schema fisso, non ha istruzioni. E soprattutto costa aprire se stessi, mettersi in gioco col rischio di non essere capiti, perch&eacute; quando si scrive si &egrave; romantici, ironici o divertenti, come ognuno dentro di s&eacute; si sente ma raramente mostra. <br />&Egrave; per questo che un regalo di parole non lo si pu&ograve; fare a tutti. &Egrave; molto intimo, molto delicato, richiede un grande sforzo da parte di chi lo scrive e grande sensibilit&agrave; da chi lo riceve. <br />Ma se ancora non avete deciso cosa regalare a quella vostra amica che quest&rsquo;anno &ndash; e in altri mille anni &ndash; vi ha salvato da una catastrofe emotiva, o ancora non sapete cosa mettere sotto l&rsquo;albero per vostra sorella che &egrave; riuscita a farvi ridere quando non ne avevate nessuna voglia, o se volete fare qualcosa di terribilmente originale per vostro marito, per la fidanzata o la nonna, mettetevi davanti a un foglio &ndash; di carta o di Word &ndash; e cominciate a scrivere. Non una lettera, ma una storia. <br />Prendete un aneddoto della vostra vita insieme, un momento che avete condiviso o quel sogno quasi irrealizzabile ma che volete realizzare solo con quella persona. Prendete una risata, una telefonata alle tre del mattino, la gita del liceo, l&rsquo;imbarazzo <em>di quella volta l&agrave;</em> o il momento in cui vi siete persi e ritrovati. Oppure immaginate quel viaggio in Australia che non avete mai fatto, ma non &egrave; ancora detta l&rsquo;ultima parola&hellip; E poi create due personaggi, che non hanno i vostri nomi, magari non hanno proprio nome, ma hanno le vostre caratteristiche - i suoi capelli, i tuoi difetti - e fateli parlare, muovere, e cadere come avreste voluto parlare, muovervi e <em>non</em> cadere voi. Mettete la parola fine, lasciatelo in sospeso, reinventate una conclusione degna mai vissuta. Riempitelo di allusioni che solo voi e il vostro lettore potete capire. Non preoccupatevi della grammatica, il correttore di Word e l&rsquo;affetto di chi legge far&agrave; sparire ogni orrore di ortografia. E non preoccupatevi del risultato. Sar&agrave; storto come un vaso di argilla fatto con le vostre mani, sfilacciato come il maglione che avete tentato l&rsquo;anno scorso, sbafato come i disegni sul portafoto di cartone, ma anche degno di un fiore come quel vaso di argilla, caldo come quel maglione e colorato come quel disegno. </p>
<p><strong><em>Da Fixing numero 41<br /><br /></em></strong></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=200]]></link>
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	<dc:date>2012-12-19T18:32:15+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Nella notte]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center"><img align="textTop" src="/public/Notte2.jpg" alt="" /></p>
<p>La notte. <br />&Egrave; il momento del &ldquo;chiss&agrave; cosa accadr&agrave;&rdquo;. <br />&Egrave; un odore, di aria e cielo. <br />&Egrave; un libro letto d&rsquo;un fiato. <br />La notte sono i riassunti delle giornate precedenti. <br />Sono le stelle condite da desideri. <br />Sono milioni di coscienze che si prendono in esame. <br />La notte &egrave; il rimandare a domani. Il non pensarci ora, perch&eacute; tanto &egrave; inutile, perch&eacute; tanto non puoi far niente. Tutto &egrave; chiuso di notte: i negozi, gli uffici, gli occhi. Rimangono aperti fino a tardi solo i pub, e qualche intenzione. <br />Ci sono notti che finiscono presto sotto le coperte o su un divano. <br />E ci sono notti lunghe e ognuno le spezza come pu&ograve;. Posti in cui bere, tavoli su cui ballare, brutte trasmissioni, poesie lette con un filo di voce. <br />La notte &egrave; il letto del giorno, il sonno della luce. Il rimuginare della testa. <br />&Egrave; il non essere stato all&rsquo;altezza del compito, &egrave; la convinzione che domani farai meglio, la speranza che domani sar&agrave; meglio. <br />Sul filo della notte camminano le preghiere dei bambini, i sospiri, le richieste d&rsquo;aiuto e di perdono. <br />C&rsquo;&egrave; chi la usa per sognare, perch&eacute; &egrave; di notte che si impara a sognare. E se i sogni diventano incubi non &egrave; colpa della sera, &egrave; la giornata che non &egrave; stata ancora spazzata via, &egrave; il domani che fa paura. <br />Perch&eacute; la notte &egrave; il buio e il buio spaventa. C&rsquo;&egrave; chi lo sconfigge chiudendo gli occhi. C&rsquo;&egrave; chi lo affronta buttandocisi dentro. E c&rsquo;&egrave; chi lo nega, lasciando una lucina accesa sul comodino. <br />La notte &egrave; guardarsi intorno e non vedere nessuno. &Egrave; non riconoscere la strada che distingui cos&igrave; chiaramente alla luce del sole. <br />&ldquo;So che la notte non &egrave; come il giorno &ndash; scrive Hemingway in Addio alle armi &ndash; Che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perch&eacute; allora non esistono, e la notte pu&ograve; essere un momento terribile per la gente sola quando la loro solitudine &egrave; incominciata&rdquo;. <br />La notte lascia soli. Lascia pensare. Lascia che tutto si addormenti. E intanto sussurra consigli. <br />La notte sospende il tempo, i rumori, la fretta. Sospende il mondo e il suo continuo arraffare, solo per dare tregua agli uomini e lasciar liberi i poeti. &ldquo;I poeti lavorano di notte / quando il tempo non urge su di loro, quando tace il rumore della folla / e termina il linciaggio delle ore. I poeti lavorano nel buio / come falchi notturni o usignoli / dal dolcissimo canto / e temono di offendere Iddio. Ma i poeti, nel loro silenzio / fanno ben pi&ugrave; rumore di una dorata cupola di stelle&rdquo; (Alda Merini, I poeti lavorano di notte, da Destinati a morire). E allora che questa notte sia grande, e se anche non c&rsquo;&egrave; luce che almeno sia calda, accogliente e clemente. Che questa notte sia gentile, paziente. E poi svanisca, per far sorgere un nuovo sole. </p>
<p><strong><em><a href="http://www.sanmarinofixing.com/smfixing/index.php">Da Fixing n. 41<br /><br /></a></em></strong></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=199]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=199</guid>
	<dc:date>2012-11-09T16:22:03+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Guido Ceronetti e la poesia]]></title>
	<description><![CDATA[<img hspace="3" vspace="3" align="left" src="/public/Ceronetti.jpg" alt="" />Guido Ceronetti entra in sala appoggiandosi a un bastone. <br />Questo personaggio cos&igrave; amato, e discusso, fine drammaturgo, ma anche sagace giornalista, ha pi&ugrave; di 80 anni e uno sguardo da bambino. Ben vestito, con un cappello da artista in testa, entra quasi di soppiatto in una sala piena di persone che lo aspettano, per un&rsquo;informale serata di poesia organizzata da amici. Cammina curvo sulle gambe forti e appena la gente lo intravede si alza un applauso. <br />Lui continua a camminare, guarda davanti a s&eacute;, a terra, ma sorride. <br />Si siede su una sedia, gli occhiali grandi sul viso minuto, sul tavolo i libri, una borsa, un bicchiere d&rsquo;acqua (non fredda!). <br />&ldquo;Leggere poesia non &egrave; come leggere narrativa &ndash; spiega lo scrittore - Oggi la lettura &egrave; silenziosa, in antichit&agrave; nessuna lettura era fatta soltanto da muta. Non &egrave; male che oggigiorno si moltiplichino letture di poesie ma la riuscita dipende sempre da chi legge. Montale, per esempio, leggeva male. Ungaretti metteva molto patos: ti spaventava, ma era efficace. Una persona con una buona dizione pu&ograve; far rendere gradevole anche una poesia mediocre&rdquo;. <br />Guido Ceronetti legge poesie di autori diversi, di diverse nazionalit&agrave;, tutte tradotte da lui, molte raccolte nell&rsquo;antologia <em>Trafitture di tenerezza</em> (Einaudi). <br />&ldquo;Le lingue si sanno poco. Le lingue dei poeti ancora meno&rdquo;. <br />Legge in modo magistrale, toccante, versi di Virgilio, Eraclito, Machado, ma anche Kavafis e Shakespeare. Con assoluta naturalezza e fluidit&agrave; legge in portoghese, greco e francese. Cattura l&rsquo;attenzione con la sua smisurata cultura, ma anche con il racconto di aneddoti simpatici. E prima di leggere il Salmo 91 confessa candidamente che una delle sue attrici ha il compito di leggerlo al suo funerale. &ldquo;Se permettono a un trombettista di suonare <em>Il silenzio</em> avremo un bel funerale&rdquo;. <br />La sua traduzione dei Salmi &egrave; una vera e propria rilettura. &Egrave; una traduzione vissuta. &ldquo;La lingua come la conosco e la creo &egrave; uno strumento e con i salmi l&rsquo;ho sicuramente arricchita, c&rsquo;&egrave; stato un approfondimento della musicalit&agrave;. Quando leggono i salmi nelle messe ti scoraggiano. Se almeno prendessero dei salmi tradotti meglio&rdquo;. <br />Conclude con una lettura tratta dalla sua raccolta di poesie <em>Le ballate dell&rsquo;angelo ferito</em>. <br />&ldquo;Ritengo perduta la lingua italiana. Noi che cerchiamo di difenderla siamo come quelli delle Termopili. Sappiamo che i persiani passeranno ma noi restiamo l&igrave;. &Egrave; una lingua in perdita. Siamo in trincea. La lingua ci viene usurpata. Camminando per strada anche in negozi non hanno pi&ugrave; insegne in italiano, ma in inglese&rdquo;. Nel suo libro <em>In un amore felice</em> (Adelphi), il sottotitolo recita <em>Romanzo in lingua italiana</em>, proprio per sottolineare questa difesa, questa appartenenza. <br />&ldquo;Non possiamo proporre ai bambini di oggi le poesiole di quando eravamo piccoli noi. Leggetegli delle poesie di Alda Merini, di Pavese, scelte da voi, raccontando un po&rsquo; di contorno, di contesto. La poesia ha una musicalit&agrave; che il cervello dell&rsquo;infanzia coglie. La poesia dovrebbe essere ben accolta da un bambino che oggi viene riempito di televisione e nozionismo: gli tagliamo le ali gi&agrave; prima che arrivino alle elementari&rdquo;. <br />Terminata la lettura, c&rsquo;&egrave; stato tempo anche per una piccola intervista, passeggiando lungo il vialetto di un giardino. Ma questa &egrave; un&rsquo;altra storia, e la racconter&ograve; pi&ugrave; avanti. <br />]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=198]]></link>
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	<dc:date>2012-10-26T17:27:20+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[E mer. Storie del nostro mare]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img hspace="3" alt="" vspace="3" align="left" src="/public/BarcaDemos.jpg" /><br /><strong><font size="3">&ldquo;E MER&rdquo; Storie del nostro mare <br /></font>Sabato 13 e domenica 14 ottobre, ore 21 &ndash; Mulino d&rsquo;Amleto di Rimini <br /></strong><br /><strong>FOGLIO DI SALA <br /></strong>&ldquo;Si crede che il tempo vada sempre e solo avanti. <br />Ma nelle notti di burrasca il mare sale e scende, tutto si mescola e il tempo impazzisce. <br />Spunta tra le onde la ninna nanna della Seppia, la serenata di Pnel per la sua Maria, una risata&hellip; Un canto d&rsquo;osteria. <br />Il rumore che sentite quando il mare &egrave; in tempesta sono le grida delle donne che chiamano i pescatori, sono i bombardamenti, sono una musica arrivata dall&rsquo;America per farci ballare. <br />Il mare fa andare il tempo su e gi&ugrave;&hellip; C&rsquo;&egrave; un tempo vicino al fondale dove Pnel litiga ancora con la Saura e guarda le belle donne. E c&rsquo;&egrave; un tempo ancora pi&ugrave; in fondo dove i sogni di Pnel sono ancora sogni. Il mare coccola quel sogno, non lo fa venire su neanche nella burrasca, lo tiene segreto come il pi&ugrave; prezioso dei tesori, come la giovinezza. <br />E ride il mare, piange, e si arrabbia. <br />Come un grande vecchio che nessuno ascolta pi&ugrave;.&rdquo; <br /><em>Simona Bisacchi Lenic <br /><br /></em>Tenacia e caparbiet&agrave; per far fronte ai marosi della vita, quelli che se non sei abbastanza forte ti spazzano via. Un pizzico di quell&rsquo;eroismo a cui solo le persone normali sanno attingere nella sfida al destino quotidiano. E poi l&rsquo;allegria della gente di Romagna, che unisce nelle difficolt&agrave;, che fa erompere un canto quando meno te l&rsquo;aspetti. <br />Questa storia &egrave; la storia di Pnel, il cui ciuffo &ldquo;a pennello&rdquo; indica la direzione del vento; &egrave; un coro di pescivendole che non si piegano; &egrave; una ciurma che affronta le tempeste, pur di tornare a casa. &Egrave; la Rimini degli anni Trenta che vive e che sogna. Che pensa al pesce ma riesce gi&agrave; a immaginare gli ombrelloni, la bella vita che verr&agrave;. <br />E dopo la guerra, infatti, la bella vita arriva. Porta i soldi, gli alberghi, le piscine. Porta la giusta dose di leggerezza. Porta anche altri problemi da affrontare, altre storie che s&rsquo;intrecciano, davanti alla dolce risacca del Mare Adriatico. <br />E la vita, beh quella, la vita, in fondo va sempre presa con ironia. Anche se il tempo passa e non ritorna. Perch&eacute; in fondo c&rsquo;&egrave; sempre un filo indissolubile che ci lega, noi, noi tutti, al nostro mare. <br /><em>Loris Pironi <br /><br /></em><strong>Regia</strong> Stefania Succitti <br /><strong>In scena</strong> Simona Bisacchi Lenic, Emanuela Ceccarini, Andrea Cenni, Stefano Della Rosa, Marco Donati, Federica Fabbri, Antonella Gelsomini, Marco Imola, Valeria Marioli, Niccol&ograve; Montini, Loris Pironi, Agnese Pdgornik, Maurizio Vettraino <br /><strong>Adattamento teatrale</strong> Stefania Succitti <br /><strong>Monologhi originali</strong> Simona Bisacchi Lenic <br /><strong>Scenografie</strong> Maurizio Vettraino, Andrea Cenni, Sonia De Angelis <br /><strong>Luci</strong> Antonio Vanzolini <br /><strong>Fisarmonica</strong> Cesare Succi <br /><br /><strong>Sabato 13 e domenica 14 ottobre, ore 21 &ndash; Mulino d&rsquo;Amleto di Rimini <br />Prenotazione obbligatoria 0541.752056 - 335.8351487 <br /><br /></strong><br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=197]]></link>
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	<dc:date>2012-10-13T11:17:31+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Laboratorio di giornalismo vietato ai maggiorenni]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="center"><font size="3" face="Times New Roman"><img alt="" align="textTop" src="/public/flyinglocandaBlog.jpg" /></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Riparte il laboratorio di giornalismo vietato ai maggiorenni!</font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Il corso - che terr&ograve; con Loris Pironi e che ha portato alla creazione di <a href="http://flyingonline.wordpress.com/2012/06/29/flying-numero-9/"><em>Flying</em></a>, un magazine on line scritto <i style="mso-bidi-font-style: normal">da</i> e <i style="mso-bidi-font-style: normal">per</i> i ragazzi - partir&agrave; <strong>gioved&igrave;&nbsp;18 ottobre</strong> e terminer&agrave; il 13 dicembre.</font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Saranno 8 incontri, <strong>ogni gioved&igrave;, dalle 17.15 alle 18.30</strong>, all&rsquo;associazione culturale Laboratorio di Myriam, di Rimini.</font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">I ragazzi della redazione di Flying hanno tra i 13 e i 16 anni. </font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Se volete entrare in questa redazione fuori dal comune e un po&rsquo; folle, potete chiamare la segreteria dell&rsquo;associazione o scrivere direttamente a me: </font><a href="mailto:simonalenic@libero.it"><font size="3" face="Times New Roman">simonalenic@libero.it</font></a></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p><font size="3" face="Times New Roman">&nbsp;</font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><em>Per info: Laboratorio di Myriam, vicolo Gioia 8, tel. 0541.24138 &ndash; </em><a href="mailto:simonalenic@libero.it"><em>simonalenic@libero.it</em></a><em> </em></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"></font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=196]]></link>
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	<dc:date>2012-09-25T18:03:35+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Librerie e librai]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center"><img align="textTop" src="/public/LibreriaVetrina.jpg" alt="" /></p>
<p>La parola <em>libraio</em> porta in s&eacute; qualcosa d&rsquo;altri tempi, un&rsquo;aura leggendaria, sfumature romantiche. <br />Si dice libraio e si pensa a qualcuno rinchiuso tra quattro mura stipate di volumi, con scaffali al posto delle pareti e un amore cos&igrave; smisurato per i libri da conoscere i nomi di tutti, uno per uno, come fossero figli. <br />Una figura quasi mitica, che per&ograve; non si &egrave; estinta nel corso degli anni. <br />Nell&rsquo;epoca degli e-book e delle librerie on line, i librai fatti di carne e ossa ancora esistono e si muovono dentro librerie fatte di mura e carta, al servizio di lettori che gironzolano tra gli scaffali, sfogliano i volumi, e si fanno un&rsquo;idea del libro leggendo qualche pagina, oltre al retro di copertina o all&rsquo;incipit scaricabili da internet. <br />In un&rsquo;epoca in cui se acquisti on line ti fanno pure lo sconto, e in cui sembra che si legga pochissimo, i librai non solo esistono ma fanno un mestiere in cui competenza e preparazione contano anche pi&ugrave; della simpatia. <br />Che sia la piccola bottega in cui i libri sfiorano il soffitto, che sia un ambiente ampio e pratico, la libreria di fiducia &egrave; il luogo in cui sai che puoi trovare ci&ograve; che cerchi, ma anche che puoi contare su un essere umano in grado di indirizzarti o darti un consiglio. <br />Avere una libreria di fiducia vuol dire poter girare liberamente, per tutto il tempo che si ritiene necessario, senza che nessuno ti osservi diffidente: il lettore vaga tra gli scaffali come un palombaro in fondo al mare, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, consapevole che non pu&ograve; conoscere tutto ma pu&ograve; almeno farsi un&rsquo;idea. <br />Avere una libreria di fiducia significa mettersi nell&rsquo;angolo dei classici, sprofondare su una sedia e leggere qualche pagina, per poi comprare tutt&rsquo;altro, o anche niente. <br />I librai, quelli in gamba, sanno esattamente dove si trova il libro che stai cercando anche se arrivi con il titolo sbagliato. A loro non serve l&rsquo;autore o la casa editrice, puoi andare da loro anche solo con un&rsquo;idea, un&rsquo;ambientazione, un argomento, e loro ti metteranno davanti una rosa di possibilit&agrave;. <br />Non &egrave; facile essere librai preparati, appassionati lettori, e rimanere anche commercianti. Si corre il pericolo di trovare un buon commerciante senza passione per i libri, o ritrovarsi davanti a una libreria chiusa perch&eacute; il proprietario era un gran lettore ma un pessimo commerciante. <br />Parlando di librerie, Antonio Castronuovo afferma che &ldquo;le cose migliori le trovi negli scantinati&rdquo; (Se mi guardo fuori, La mandragora editrice, 2008). Ma quando le due anime si sposano e troviamo un libraio competente, che organizza eventi per avvicinare lettori e autori, e che spende energie per un mercato che tanti danno per morto, allora &ndash; come dice Jean-Luc Nancy, in Del libro e della libreria (Cortina Raffaello, 2006) &ndash; &ldquo;La libreria &egrave; una profumeria, una rosticceria, una pasticceria: un&rsquo;officina di sentori e di sapori attraverso i quali si lascia indovinare, supporre, presentire qualcosa come una fragranza o come un aroma del libro&rdquo;. </p>
<p><strong><em><a href="http://www.sanmarinofixing.com/3DISSUE/Fixing_34_2012/pageflip.html">Da Fixing n.34<br /></a></em></strong></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=195]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=195</guid>
	<dc:date>2012-09-24T18:47:47+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il senso dell'elefante di Marco Missiroli]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img hspace="4" alt="" vspace="4" align="left" src="/public/MissiroliFoto.jpg" />Cosa spinge un ex prete a trasferirsi dalla natia Rimini alla fredda Milano, per diventare custode di un palazzo? E cosa spinge questo stesso custode a proteggere un uomo, un dottore, che non ha mai incontrato prima ma che improvvisamente diventa per lui cos&igrave; importante? <br />Inizia come un noir l&rsquo;ultimo romanzo dello scrittore riminese Marco Missiroli, che a soli trent&rsquo;anni &egrave; entrato nella cinquina dei finalisti del Premio Campiello con <em>Il senso dell&rsquo;elefante</em> (Guanda). Ed &egrave; proprio l&rsquo;autore a raccontarci &ndash; con grande gentilezza e precisione - questo libro intenso, che racchiude temi esistenziali in una struttura thrilling. <br /><strong>Come &egrave; stato affrontare argomenti cos&igrave; complessi come la paternit&agrave;, l&rsquo;eutanasia? Quale sforzo ha comportato non solo come scrittore, ma anche come uomo?</strong> <br />&ldquo;Come scrittore non scrivo mai storie che non sento come uomo. Scrivere questo libro &egrave; stata dura, perch&eacute; sono tutte storie vere, che ho visto o che mi hanno raccontato, e che io ho messo insieme. Il difetto di questo romanzo &egrave; che c&rsquo;&egrave; tanto nero, e a un certo punto ci si chiede come sia possibile tanta sfiga tutta insieme, ma a volte la realt&agrave; supera la finzione. In realt&agrave;, per&ograve;, nel libro non si parla di eutanasia, ma di non accanimento terapeutico&rdquo;. <br /><strong>Un altro tema centrale del libro &egrave; la solitudine. <br /></strong>&ldquo;Esiste una legge dell&rsquo;anima, per cui due persone sole possono trovare nel loro incontro una soluzione a questa solitudine, possono trovare l&rsquo;uno nell&rsquo;altro una famiglia. Ma se una persona sola incontra qualcuno che non conosce la solitudine, questa condivisione non pu&ograve; avvenire&rdquo;. <br /><strong>L&rsquo;idea di paternit&agrave; che ha il protagonista Pietro - questo senso dell&rsquo;elefante di proteggere i cuccioli anche se non sono i suoi - &egrave; un&rsquo;idea che tu condividi? <br /></strong>&ldquo;Quando ho cominciato a scrivere il libro ero appena uscito da una storia importante, e ho cominciato a riflettere sul fatto che ci sono relazioni forti anche se invisibili, anche se non convenzionali. Esiste una protezione invisibile. Un padre separato pu&ograve; proteggere suo figlio anche pi&ugrave; di chi &egrave; sempre presente ma tende a dare tutto per scontato&rdquo;. <br /><strong><em>Senza coda</em>, <em>Il buio addosso</em>, <em>Bianco</em> e ora <em>Il senso dell&rsquo;elefante</em>. Come &egrave; cambiato il tuo approccio alla scrittura nel corso dei libri? <br /></strong>&ldquo;Ogni volta che inizio un libro penso che non riuscir&ograve; mai a finirlo, e ogni volta che lo finisco penso che sar&agrave; l&rsquo;ultimo. In ogni storia cambio la gestione dei personaggi. Ne Il senso dell&rsquo;elefante, per esempio, i personaggi secondari sono in realt&agrave; fondamentali, sono dei veri e propri protagonisti, anche se inizialmente sembra che i protagonisti siano Pietro, il custode del palazzo, e Luca, il dottore. In questo libro gioco anche sui segreti a cipolla: il lettore non fa in tempo a scoprire un segreto, che ce n&rsquo;&egrave; subito un altro che lo aspetta&rdquo;. <br /><strong>Tu hai frequentato un corso alla Holden, la scuola di scrittura di Torino diretta da Alessandro Baricco: a distanza di tempo, nella tua scrittura cosa ti porti dentro di questa esperienza e dei suoi insegnamenti? <br /></strong>&ldquo;Ne sono uscito con le ossa rotte. Scopri che molti vogliono scrivere e sono tutti pi&ugrave; bravi di te. Tu magari sei uno che scrive decentemente e ti ritrovi a lezione con dei fenomeni. Mi ha fatto benissimo, perch&eacute; capisci cosa vuoi fare veramente, se sei un lettore o se puoi diventare davvero uno scrittore. La Holden serve per capirsi, non per imparare a scrivere&rdquo;. <br /><strong>Sei uno scrittore abituato ai premi. Hai vinto il campiello Opera Prima, hai vinto il premio Tondelli, solo per citarne alcuni. Ma come ti senti a essere nella cinquina del Campiello? <br /></strong>&ldquo;Mi sento molto bene! Ma non ho aspettative, andare oltre sarebbe malefico sia per me che per la mia scrittura. Non bisogna credere agli scrittori che dicono che i premi non contano. I premi danno coraggio, anche per azzardare nella scrittura&rdquo;. <br /></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=194]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=194</guid>
	<dc:date>2012-08-07T09:42:39+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Agosto e Moby Cult]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="center"><font size="3" face="Times New Roman"><em><img style="WIDTH: 496px; HEIGHT: 300px" alt="" align="textTop" src="/public/MobyCultFoto.jpg" width="520" height="300" /></em></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><em><font size="3" face="Times New Roman"></font></em></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><em></em></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><em>Moby Cult</em> &egrave; una rassegna di incontri con l’autore che si svolge a Rimini e a cui sono particolarmente affezionata, sia per motivi professionali che motivi personali. </font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Domani, sabato 4 agosto, alle 21.30, nella Vecchia Pescheria, in Piazza Cavour, Moby Cult avr&agrave; inizio, e ci sar&ograve; anch’io. </font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Per una volta non sar&ograve; l'intervistatrice dell'autore ospite, ma avr&ograve; il piacere di fare gli onori di casa, al posto della vera padrona di casa, fondatrice e direttrice artistica della manifestazione, Manola Lazzarini.</font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Ospite della prima serata di questa ventiduesima edizione sar&agrave; il simpaticissimo John Peter Sloan, con il suo <a href="http://www.ibs.it/code/9788804607113/sloan-john-p-/lost-italy-impara.html">“Lost in Italy. Impara l’inglese ridendo”</a> (Mondadori), che verr&agrave; intervistato dalla giornalista Lorella Barlaam. </font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Torner&ograve; a Moby Cult marted&igrave; 7 agosto, accanto ad Alessandro Goldoni, autore di <a href="http://www.ibs.it/code/9788842545897/goldoni-alessandro/2029.html">“<metricconverter productid="2029”" w:st="on"></metricconverter>2029”</a> (Mursia) e alla giornalista Francesca Fabbri Fellini.</font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Mentre sabato 25 agosto avr&ograve; il piacere di intervistare Marco Missiroli, lo scrittore riminese candidato al Campiello con <a href="http://www.ibs.it/code/9788860887559/missiroli-marco/senso-dell-elefante.html">“Il senso dell’elefante”</a> (Guanda). </font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Se siete in giro a fare una passeggiata, passate da quelle parti cos&igrave; ci vediamo!</font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"></font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman"><a href="http://www.riminiturismo.it/CMS2/main.php?elemId=1538&classId=10&lang_index=0&seq_index=5">Qui</a> la rassegna completa.</font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=193]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=193</guid>
	<dc:date>2012-08-03T17:36:10+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Intervista a Bjorn Larsson]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img hspace="2" alt="" vspace="2" align="left" src="/public/LarssonFoto.jpg" />&nbsp;Chi ama il mare ha qualcosa di speciale che scorre all&rsquo;altezza degli occhi. Ha un modo diverso di sorridere. Come l&rsquo;autore svedese Bjorn Larsson, sbarcato a Rimini per partecipare al festival Mare di libri, dove ha presentato <em>La vera storia del pirata Long John Silver </em>(<a href="http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=68">Iperborea</a>), uno dei suoi romanzi pi&ugrave; amati in Italia. E in un pomeriggio di sole e brezza &ndash; da vera citt&agrave; di mare &ndash; abbiamo parlato di pirati, mare, scrittura e gialli. <br /><strong>Long John Silver &egrave; un emblema della letteratura, il pirata de L&rsquo;isola del tesoro di Stevenson, come &egrave; riuscito a ricostruire la vita di un mito? <br /></strong>&ldquo;Ho dovuto rispettare il carattere e approfondire il personaggio con lealt&agrave; verso Stevenson. Ho unito gli indizi che avevo a disposizione, mettendolo per&ograve; in una realt&agrave; storica, e in certi casi inventando un po&rsquo; la filologia (sorride, ndr). Stevenson ha letto <em>Storie di pirati</em> di Daniel Defoe per scrivere <em>L&rsquo;isola del tesoro</em> ma in quel libro nessuno dei personaggi somiglia a Silver. &Egrave; diventato il simbolo del pirata per eccellenza anche se lo stesso Stevenson diceva che era un pirata atipico&rdquo;. <br /><strong>A cosa &egrave; legato il fascino imperituro dei pirati? <br /></strong>&ldquo;La letteratura e il cinema hanno costruito il mito dei pirati. In realt&agrave; non erano molto affascinanti: non avevano ideali da difendere, scopi da raggiungere, e non &egrave; vero che scavavano a terra per nascondere il tesoro perch&eacute; spendevano tutto e al pi&ugrave; presto&rdquo;. <br /><strong>C&rsquo;&egrave; un punto di contatto tra lei e Long John Silver? <br /></strong>&ldquo;La libert&agrave;. Ho cercato di scoprire perch&eacute; Silver piacesse tanto nonostante fosse cos&igrave; cattivo. E credo che il suo successo sia legato proprio alla sua libert&agrave;. Per&ograve; Silver non vede l&rsquo;amicizia, l&rsquo;amore, e uno cos&igrave; non lo vorrei nella mia ciurma&rdquo;. <br /><strong>Che cos&rsquo;&egrave; per lei la libert&agrave;?</strong> <br />&ldquo;Per me la libert&agrave; &egrave; una barca pagata, un po&rsquo; di soldi in banca per navigare due o tre anni, nessuno che mi aspetti all&rsquo;orizzonte e nessuno che mi rimpianga quando parto. Quando ho detto questo a Roma, un uomo alla fine dell&rsquo;incontro mi ha detto che &egrave; bellissimo che nessuno mi aspetti all&rsquo;orizzonte ma che nessuno mi rimpianga &egrave; inaccettabile! E questo &egrave; un problema dell&rsquo;Italia: c&rsquo;&egrave; desiderio di libert&agrave;, ma poi si &egrave; legati al cibo, alla mamma, e non si parte pi&ugrave;&rdquo;. <br /><strong>Quanti libri serviranno ancora per raccontare il suo rapporto con il mare? <br /></strong>&ldquo;Per me il mare &egrave; indispensabile. Passo met&agrave; della vita in barca, ma non voglio scrivere solo romanzi dedicati al mare. Mare significa essenzialit&agrave;, vivere vicino alla natura, concentrarsi, ma non ha nulla a che fare con il romanticismo di certi film o pubblicit&agrave;: per raccontare il mare bisogna rompere gli stereotipi. La poesia pu&ograve; parlare bene del mare, ma il nocciolo della letteratura sono i personaggi e i personaggi devono scendere a terra. Per scrivere inoltre non basta l&rsquo;esperienza: non sempre scrivere di ci&ograve; che hai vissuto risulta pi&ugrave; autentico. &Egrave; necessario saper scrivere.&rdquo;. <br /><strong>Il suo ultimo romanzo <em>I poeti morti non scrivono gialli</em> &egrave; finalista al premio Bancarella. Non si tratta per&ograve; dell&rsquo;ennesimo giallo svedese&hellip; <br /></strong>&ldquo;&Egrave; un falso giallo, una critica al genere. Il giallo racconta la vita attraverso la criminalit&agrave; ma la vita &egrave; anche altro: la moda del giallo svedese &egrave; destinata a scemare&rdquo;. <br />E alla domanda se preferisce scrivere o navigare, Bjorn Larsson risponde senza esitazioni. <br />&ldquo;Scrivere un romanzo &egrave; un&rsquo;avventura frustrante perch&eacute; non puoi prevedere come reagiranno i lettori, a volte &egrave; noioso e paga poco. Bisogna farlo per passione, per vocazione. Navigare, invece, &egrave; un piacere. E il piacere che d&agrave; il navigare, lo scrivere non lo d&agrave; praticamente mai&rdquo;. </p>
<p><em>Foto di Roberto Grassilli<br /></em></p>
<p><strong><em>Da Fixing n. 27</em></strong></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=192]]></link>
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	<dc:date>2012-07-08T15:20:57+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
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	<title><![CDATA[Il taccuino ripieno]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="center"><img alt="" align="textTop" src="/public/TaccuinoBlog.JPG" /></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Questo blog per me &egrave; come se fosse un vero e proprio sito.</font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Lo utilizzo per archiviare gli articoli e le interviste che scrivo, per condividere progetti o incontri riguardanti il mio lavoro.</font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Cos&igrave; per raccogliere tutto quello che qui non trova posto, ho inaugurato un&nbsp;nuovo blog,&nbsp;pi&ugrave; personale e meno professionale:&nbsp;<em><strong><a href="http://taccuinoripieno.wordpress.com/">Il taccuino ripieno</a></strong></em></font><font size="3" face="Times New Roman">.</font></p>
<p style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Come sempre grazie a <a href="http://lettera22punto0.wordpress.com/">Loris</a>, che mi ha suggerito il titolo del nuovo blog e ha ideato e scattato la foto che lo accompagna.</font></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.simonalenic.it/dblog/articolo.asp?articolo=191]]></link>
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	<dc:date>2012-07-08T14:48:43+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Simona</dc:creator>
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