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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Venti parole non raccontano una generazione
Di Simona (del 23/01/2010 @ 18:04:15, in I miei articoli su Fixing, letto 1853 volte)

C’è chi fa di tutta l’erba un fascio. E c’è chi fa di tutti i ragazzi un fascio di incolti, superficiali, privi di interessi e idee. Un fascio crudele come una morsa in cui finiscono schiacciati anche tutti quei bambini e quegli adolescenti che hanno voglia di conoscere e scoprire - magari a modo loro, magari in maniera originale, stravagante (che non significa per forza pericolosa)  – e che non si accontentano dei pensieri già masticati e sputati da altri. Ci sono - ne ho le prove - ragazzi che non sognano di fare i calciatori, ragazze che odiano stare ore a parlare di smalto per le unghie e borse firmate, adolescenti che negli sms scrivono xché, nn e cmq ma che poi sanno parlare per esteso e usare più di venti parole. Molte di più. Ci sono ragazzi per cui giocare ai videogiochi è un modo per stare insieme, ridere e “fare cagnara e bisboccia con gli amici” (testuali parole scritte da un ragazzo di terza media in un articolo). Ci sono ragazzini che leggono. Sì, leggono tanto e si appassionano ai romanzi in maniera totalizzante. Magari non sono i grandi classici, magari non sono i romanzi che noi adulti avremmo scelto per loro, ma quando trovano un genere che li appassiona, un fumetto d’autore, un libro illustrato, diventano lettori attenti, puntigliosi, critici feroci e pubblico fedele.
Ci sono ragazzi che scrivono storie (parlo per esperienza, li incontro tutte le settimane) e quando si devono buttare in progetti nuovi si esaltano a tal punto da schizzare come trottole per tutta la stanza. Ci sono ragazzi che raccontano le emozioni, i disagi e le risate della loro quotidianità con l’unica pretesa di essere ascoltati. Ci sono ragazzi svegli, a volte sin troppo. Ragazzi che sanno cosa vogliono e si impegnano così tanto per ottenerlo che a noi adulti fanno pure un po’ paura. Ci sono ragazzi che vanno bene a scuola. Altri che si dedicano a uno sport che non sarà mai la loro professione ma che comunque li aiuta a crescere, a conoscere la disciplina e il gusto di muoversi e provare la propria capacità fisica. Ci sono altri ragazzi che non sono un asso a scuola, né nello sport e che non sentono la necessità di essere un asso in qualche cosa, sentono solo l’impulso di avere amici, di essere contenti e mirano alla serenità senza nemmeno sapere bene cosa sia, senza capire che è l’armonia a cui tutti tendiamo, piccoli e grandi, professionisti e studenti, primi della classe e ultimi della società. Siamo tutti qui a cercare un senso, un obiettivo, una pace. E a volte è così dura che preferiamo perderci dietro lo smalto per le unghie, finte relazioni via sms, pensieri già masticati e sputati, frasi prive di senso e brutte fiction. E mentre lo facciamo i ragazzi ci osservano e ci imitano.

 

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# 1
Fantastico! Una ventata di fiducia in questi ragazzi che, nonostante gli adulti, vivono a modo loro e pensano con la loro testa .... perchè, sono sicuro, sanno di essere unici.
Complimenti Simona.
Di  Muro  (inviato il 23/01/2010 @ 20:14:31)
# 2
... e per fortuna ci sono persone come te che ancora credono tanto in quei bambini che saranno poi ragazzi, e poi adulti, e poi.... Bambini e poi ragazzi,... che dalla vita e dalle persone vogliono imparare, scoprire, gustare e gridare al mondo intero che ciò che loro desiderano non è solo prerogativa di chi è già stato bambino e ragazzo tanto tempo fa, ma il desiderio di sapere, di conoscere, di farsi conoscere è immortale e non rispetta né età né nazionalità.
Ciao " piccolina"... gio
Di  giovanna  (inviato il 24/01/2010 @ 17:06:46)
# 3
E' una vita che lo sostengo. Non solo ci sono, sono molti di più di quanti gli adulti credano. Sono la generazione più ingiustamente massacrata dai media che li descrive in blocco come idioti mostrandocene solo i peggiori. Oltre a dirlo, col festival ho cercato di farlo vedere a tutti. Speriamo che prima o poi i giornalisti si mettano a parlare anche di loro, che scelgono (e non sono trascinati) di passare tre giorni di vacanza immersi tra libri, cultura, divertimento sano. Speriamo che il buono, per una volta, faccia notizia.
Di  Alice  (inviato il 26/01/2010 @ 12:57:36)
# 4
Bello Simo.
Di  Naty  (inviato il 29/01/2010 @ 09:30:05)
# 5
grazie Simo,
cio' che ci scrivi mi fa riflettere su quanto sia importante "accompagnare" i nostri ragazzi a vivere da protagonisti la loro vita senza troppi condizionamenti..ma credo che noi coll'esempio piu' che a parole possiamo fare molto!
Di  Loretta  (inviato il 17/02/2010 @ 12:45:16)
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