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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Favole a scuola
Di Simona (del 01/07/2009 @ 19:47:27, in Laboratori e Incontri, letto 1163 volte)

Nello scorso anno accademico sono stata contatta dal Circolo Didattico di Cattolica per incontrare le classi di terza elementare, all’interno di un progetto dedicato alla loro città. Insieme ai ragazzi delle scuole di Carpignola e di Piazza della Repubblica, abbiamo così inventato quattro storie fantastiche: “Bettiluce ovvero come è nata la Fontana delle Sirene a Cattolica”, “La strada nascosta (un viaggio in una Cattolica primitiva)”, “Il segreto di Cattolica (una caccia al tesoro tra le vie della città)” e “La mia città sulle nuvole (una Cattolica da favola sospesa nel cielo).” Insieme alle proprie insegnanti, i bambini hanno poi riunito le loro leggende in un libricino intitolato “CATTOLImitiCA” che riporta questo commento delle maestre: “Simona è entrata nelle classi e ha lavorato con i ragazzi, facendo scaturire dalla loro creatività una Cattolica particolare, immaginata e immaginifica”.
Qui di seguito una delle storie



BETTILUCE ovvero COME È NATA LA FONTANA DELLE SIRENE
Progetto in collaborazione con Simona B. Lenic

Tanto tanto tempo fa, in un’epoca in cui ancora non esistevano il tempo e lo spazio, c’era un’antica città chiamata Bettiluce. A Bettiluce non esistevano palazzi e nemmeno le case, al loro posto c’erano tante conchiglie enormi del colore del sole e delle nuvole, ma anche delle perle. Queste splendide conchiglie erano a forma di “C” come se fossero delle poltrone un po’particolari, perché era lì che gli abitanti di Bettiluce erano soliti sedersi o dormire. Ma il posto più speciale del paese era una fantastica fontana a strisce d’oro e d’argento, che sorgeva al centro di una grande piazza fatta di zaffiri e rubini luccicanti. In questa grande piazza così splendente vivevano fate, maghi e principi. La loro vita era meravigliosa ma avevano un grande limite: non potevano uscire dalla piazza fatata altrimenti sarebbero diventati dei semplici esseri umani. E questo era proprio ciò che voleva la vecchissima Tartaruga tutta verde e rugosa che comandava su tutta la città ma non aveva potere sulle fate e sui maghi, ed era così invidiosa della loro felicità ed era così arrabbiata di non poter comandare su di loro, che un bel giorno si chiuse nel suo guscio un po’ magico e cominciò a roteare su se stessa, come una palla da bowling, contro fate, maghi e principi, tentando di spingerli fuori dalla loro piazza. Tutti scapparono e volarono, ma ahimè la Tartaruga riuscì nel suo crudele intento, spingendo fuori dal cerchio fatato proprio la più splendente delle creature, la Regina delle fate.
Una volta fuori dalla piazza, la Regina divenne una donna e senza più ali e magie camminò triste e sola per le strade di asfalto di Bettiluce, fino a raggiungere il mare dove sapeva vivevano i suoi amici pesci.
“Regina, non disperare! Tu credi che solo il tuo mondo incantato sia bellissimo ma è perché non conosci altro!” le spiegò un pesciolino piccolo piccolo.
“Noi per esempio siamo felicissimi di vivere nel mare, qui è uno spettacolo!” aggiunse un pesce un po’ più grosso. Allora la Regina guardò bene la distesa che aveva davanti a sé e vide che il mare aveva tutti i colori più belli – racchiudeva in sé il blu, il verde, ma anche l’oro dei raggi del sole, l’argento riflesso dalla luna - e brillava anche più della piazza di zaffiri e rubini.
“Vieni a vivere qui con noi!” la pregarono i suoi amici pesci e senza esitare la Regina si buttò nel mare. I pesci la portarono con loro nel regno più profondo della acque e innalzarono un canto per trasformarla da essere umano a sirena. Il canto dei pesci era così bello e potente che lo sentirono anche le fate, i maghi e i principi, e non riuscendo a resistere alla bella melodia e al desiderio di rivedere la loro Regina, uscirono tutti dalla piazza incantata e si gettarono nel mare per diventare sirene e tritoni e vivere felici in un mondo tutto blu.
La vecchissima Tartaruga tutta verde e rugosa non stava più nel guscio dalla gioia quando vide tutte quelle fate andarsene via: credeva che senza quelle creature magiche tra i piedi - pardon, tra le zampe - finalmente la bella piazza incantata sarebbe stata solo sua. Pensava quindi di poter comandare anche lì, su zaffiri e rubini, in mezzo all’oro e all’argento. Non sapeva quanto si sbagliava! Ben presto dovette accorgersi che tutte quelle gemme e quei metalli preziosi stavano pian piano sbiadendo, per trasformarsi in granito duro e grigio come la tristezza. La fantastica fontana e la città di Bettiluce sentivano così tanto la mancanza di fate e principi da diventare opache e senza colore. La vecchissima Tartaruga si stancò subito di comandare su un paese così grigio e se ne andò prima che la tristezza colpisse anche lei. Allora la Regina delle fate – che nel frattempo era diventata Regina delle Sirene - decise di donare un po’ di allegria al paese mandando ad abitare nella bella fontana quattro sirene di granito, così gli abitanti di Bettiluce vennero a sapere che le fate non erano sparite ma si erano solo trasformate, erano ancora vicino a loro ma stavano nel mare invece che nella piazza. Inoltre, la Regina fece scorrere nella fontana tanta tanta acqua salata in segno di amicizia e alleanza tra il popolo di Bettiluce e il popolo del mare. Ma non si dimenticò di sistemare accanto alla bellezza delle sirene e alla vivacità dell’acqua anche delle piccole tartarughe, per ricordare la vecchissima Tartaruga che voleva comandare su tutti e che non fece altro rafforzare l’amicizia tra Bettiluce e il mare.

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