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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

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Intervista a Paolo Brera
Di Simona (del 07/03/2012 @ 17:50:18, in I miei articoli su Fixing, letto 1228 volte)

Pangea, tutta la terra, un nome simbolico per una collana editoriale che raccoglie piccole perle di letteratura sparse per il mondo. Un progetto portato avanti dal Gruppo Viator – che ha assorbito e oggi gestisce la casa editrice Servitium, fondata da padre David Maria Turoldo e proprietà dei Servi di Maria – e curato da Paolo Brera, scrittore e traduttore. Suo il compito di scegliere e di tradurre racconti e romanzi brevi, da ben otto lingue (inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, russo, polacco e serbo). Un’impresa ardua che a oggi ha portato alla luce quattro volumi: “Sull’acqua” di Guy de Maupassant, “La cartomante” di Joaquim Machado De Assis (il più grande romanziere brasiliano dell’Ottocento), “La illustre fregona” di Miguel de Cervantes e – fresco di stampa – il romanzo breve “Primo amore” di Ivan Turgenev. Tra tanti capolavori stranieri compariranno anche autori italiani, tra cui Camillo Boito e il suo “Senso”, novella che ispirò il celebre film di Luchino Visconti.
Come è partito il progetto Pangea?
“L’idea – racconta Paolo Brera – è nata da una personale forma di follia, perché quando trovavo racconti di grande autori cominciavo a tradurli, un po’ per il piacere di farlo, un po’ per non dimenticare una lingua. Così ho pensato che nell’epoca in cui l’IPad sta sostituendo il libro, poteva essere interessante proporre opere, a volte poco conosciute, di grandi autori, in edizioni tascabili, economiche e molto pratiche. I racconti scelti sono avvincenti e possono rappresentare anche un modo per avvicinarsi a grandi autori”.
Traduttore, curatore ma anche scrittore (è da poco uscito “Il Visconte”, spy story scritta a quattro mani con Andrea Carlo Cappi per Sperling & Kupfer, ndr). Quale il ruolo più difficile da sostenere? E quale quello che dà maggiori soddisfazioni?
“Amo molto scrivere roba mia ma la traduzione mi dà una gioia particolare, perché permette a qualcuno di avvicinarsi a opere che altrimenti non sarebbe riuscito a leggere. Amo molto le lingue, amo coglierne le sfumature. Quando si tratta di autori di fine Ottocento o del primo Novecento si deve rendere l’atmosfera di quel tempo nella traduzione, usando per esempio forme di italiano arcaiche. Allo stesso tempo è importante che il lettore capisca cosa intendeva l’autore, quindi si può arrivare a tradurre qualcosa che suona come ha perduto il senno con un termine più contemporaneo come è andato fuori di testa. A ogni frase il traduttore è chiamato a fare le proprie scelte, in una continua opera di mediazione tra l’autore e il lettore. Un lavoro che parte già dal titolo, che è la parte del testo che si può toccare di più”.
Nel suo ultimo romanzo ci troviamo davanti a un’ambientazione storica importante come il Risorgimento e a un personaggio di fantasia ma molto verosimile, molto contemporaneo, come Josè Pau, spia nizzarda al servizio di Napoleone III, infiltrato tra le file austriache. Come è nato “Il Visconte”?
“L’idea è venuta dall’esterno, da una persona che non c’entrava e che mi ha proposto una storia di spionaggio ambientata nel Risorgimento, in occasione dei 150 anni dall’unità d’Italia. L’idea mi è piaciuta molto così ho subito buttato giù una prima traccia e ho cercato la collaborazione di Andrea Carlo Cappi, il maggior esperto italiano di spionaggio. All’ambientazione, che volevamo già di per sé accattivante abbiamo aggiunto un personaggio molto complesso, il Visconte appunto, che funge da filtro, da catalizzatore, in una narrazione dove fantasia e realtà storica si fondono di continuo, e dove il tema del doppio caratterizza ogni personaggio”.
Le vicende del Visconte si fermeranno qui?
“È in progetto un secondo romanzo, che vedrà il Visconte impegnato sul fronte della guerra di secessione americana. E chissà, forse lo vedremo anche in un terzo volume dividersi tra Roma e la guerra franco-prussiana”.

 

Da Fixing n.8

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