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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Benvenuto nel blog di Simona B. Lenic

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Di Simona (del 07/01/2016 @ 21:41:37, in I miei articoli su Fixing, letto 68 volte)

Li hanno attraversati in un delirio di droga e giovinezza, lungo una strada che Jack Kerouac ha reso leggenda. Fitzgerald li ha fatti calpestare da ballerini di jazz dai cuori stravaganti e dalle speranze ormai appassite. Perché esistono gli Stati Uniti reali, quelli che puoi scoprire prendendo un aereo e un po’ di tempo. E ci sono gli Stati Uniti immaginati, quelli di chi resta a casa, e li indovina guardando un film, sfogliando un giornale o aprendo un libro...

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Di Simona (del 28/12/2015 @ 21:22:39, in I miei articoli su Fixing, letto 86 volte)

Non c’è una voce uguale all’altra. E ci sono tanti strumenti che improvvisano musica lungo le strade del mondo. Tutti suonano in modo diverso. Ma tutti possono trovare una stessa armonia. A Quinnipack ognuno ha la sua nota. Te la insegna il signor Pekisch. Con un po’ di impegno tu la imparerai. E quella nota sarà tua per tutta la vita. Perché a Quinnipack suona un peculiare strumento, l’umanofono: un organo che invece delle canne utilizza le persone. Ogni bocca è una nota. Tutti insieme sono musica. Nel mondo raccontato da Alessandro Baricco in “Castelli di rabbia”, il venerdì sera il signor Pekisch accorda il suo singolare strumento. Non lo accorda con le mani. Non utilizza un diapason. Accorda gli uomini con le parole. Spiega che ognuno ha la sua nota dentro di sé, e può riconoscerla tra mille...

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Di Simona (del 21/12/2015 @ 21:29:05, in I miei articoli su Fixing, letto 104 volte)

Ci sono giorni in cui la pioggia sembra battere non sull’asfalto, ma direttamente sull’umore delle persone. Come se ogni goccia fosse uno scrigno di malinconia. Ma se si guarda un pochino oltre, un pochino più in là, si può intravedere in questo sipario di acqua un invito, una promessa...

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Di Simona (del 14/12/2015 @ 21:37:48, in I miei articoli su Fixing, letto 145 volte)

Dicembre. Ultimo mese dell’anno.
Ci si guarda indietro e ci si chiede se quest’anno ha portato tutto ciò che si desiderava, se ci si è dati abbastanza da fare per realizzarlo, e se si è ancora in tempo per quello che si era lasciato indietro.
Difficile che ogni desiderio si sia avverato, un po’ perché questi non sono tempi dove i sogni hanno vita facile, e un po’ perché per quanto evoluti, dentro al progresso e proiettati nel mondo, ancora non abbiamo imparato a desiderare.
“Il desiderio affretta l’avvenire e crea”...

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Di Simona (del 20/08/2015 @ 16:47:56, in I miei articoli su Fixing, letto 136 volte)

«Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio «Sto diventando acqua, come faccio? Acqua che fugge nel suo gocciolìo! Ci sono gocce, non ci sono io!»
Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieri. Il mondo cambia, sotto i raggi miei.
Tu tieniti ben stretto a ciò che eri. E poi lasciati andare a ciò che sei»
Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento. Non ebbe più paura di cambiare.
E un giorno disse: «Il sale che io sento mi dice che sto diventando mare.
E mare sia. Perché ho capito, adesso. Non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso»
Bruno Tognolini, “Filastrocca dei mutamenti”

Non c’è giorno in cui non avvenga una metamorfosi. E non c’è giorno in cui chi cambia non si opponga alla trasformazione. Lo scrittore e poeta Bruno Tognolini, con la delicatezza della sua penna - capace di parlare all’innocenza dei bambini e di sciogliere la complessità degli adulti – racconta il lento disgregarsi della materia per tramutarsi in poesia. Dal ghiaccio al mare. Da ciò che è freddo e privo di movimento fino a ciò che accoglie e danza di continuo. Ma il processo è lungo, non avviene in un giorno. L’autore fa scorrere gocce e un fiume d’argento, prima che il mutamento sia completo. Quasi a farci capire quanto questo sviluppo sia difficile, delicato e spesso doloroso, perché per diventare mare bisogna accettare che il sale bruci la dolcezza dell’acqua di fiume. Eppure il cambiamento avviene. E quando arriva il momento in cui si sta per compiere il grande salto, lì capisci quanto era necessario...

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Di Simona (del 10/08/2015 @ 16:38:01, in I miei articoli su Fixing, letto 166 volte)

Nel cielo d’agosto sembra si svolga ogni notte una battaglia.
La luna si alza all’orizzonte tinta di rossa. Le stelle iniziano a cadere. E noi tutti a guardarle esprimendo desideri.
Le scie luminose che abbandonano il cielo catturano gli sguardi, i sogni, forse perché “L’anima è piena di stelle cadenti” (“I miserabili, Victor Hugo). Non esistono punti fermi ma solo punti di luce che ti accompagneranno per un tratto del viaggio e poi si spegneranno, per lasciare spazio a luci più forti, più intense, più profonde. Come vecchi marinai ci aggiriamo per la nostra esistenza cercando di lasciarci guidare dal cielo che abbiamo a disposizione. Anche in mezzo alla battaglia,“Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle” (Oscar Wilde).
Puntare lo sguardo in alto rimanendo con i piedi ben affondati nella terra, questo è un gioco da equilibristi...

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Di Simona (del 08/07/2015 @ 18:19:16, in I miei articoli su Fixing, letto 233 volte)

Scorrono i giorni sul calendario.
Corrono gli uomini dietro le ore.
E ancora più forte corrono i pensieri. Così, oggi è fatto di talmente tanti “domani devo”, “tra un anno accadrà”, “un giorno farò”, che se non ci fosse la data sull’agenda non sapremmo nemmeno più in che anno viviamo. Eppure anche un bambino con la testa rotonda come Charlie Brown sa che “La vita è più facile se si teme soltanto un giorno alla volta”.
Ma non è nella paura del domani il valore dei giorni. Né nella fretta. Né negli anniversari.
E allora dove si nasconde quel valore?
A volte sembra che il significato più profondo del tempo sia nell’imprevisto...

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Di Simona (del 05/05/2015 @ 10:05:39, in I miei articoli su Fixing, letto 216 volte)

È solo un francobollo da 60 centesimi. Di quelli che usi per spedire una cartolina.
C’è un viso disegnato. Un uomo di un altro secolo. Colpiscono subito i folti baffi. Ma ancora di più colpiscono gli occhi fieri e sognanti, puntati verso l’alto, a scrutare un mondo che solo lui riesce a vedere così, ma che in tutti i modi ha cercato di raccontarci. Due gabbiani in volo, un mare agitato e un antico veliero illustrano quel mondo sul francobollo dedicato al genio di Emilio Salgari, per i cento anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 1911.
L’antieroe capace di creare eroi.
L’uomo costantemente indebitato che scriveva come un forsennato, per onorare i pagamenti.
L’uomo che morì suicida, in un boschetto vicino a casa.
Quell’uomo era lo stesso che entrava in una biblioteca civica e si ritrovava a vagare tra i serpenti e le paludi della giungla nera...

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Di Simona (del 27/04/2015 @ 18:59:10, in I miei articoli su Fixing, letto 255 volte)

Se il mondo diventasse muto, gli uomini continuerebbero comunque a raccontare le loro vicende. Armati di penne e di pennelli, l’avventura dell’umanità non smetterebbe di essere tramandata.
Il poeta greco Simonide sosteneva che “La pittura è poesia silenziosa e la poesia è pittura che parla”. Ogni pittore racconta una storia. E una storia, a volte, non è che un dipinto tradotto in parole.
Succede in “Oceano mare” di Alessandro Baricco. Le voci di Savigny e Thomas - i personaggi a cui lo scrittore affida il racconto del naufragio della nave francese Alliance e della sorte che colpì i quindici superstiti, a cui non rimase che un barcone a cui aggrapparsi - sembrano alzarsi direttamente da “La zattera della Medusa” di Theodore Gericault, da quel cumulo scomposto di corpi dipinti nell’Ottocento. Il “ventre del mare” narrato da Baricco ha i colori, il dramma e la perdizione del quadro custodito al Louvre. Su quella zattera, tra cadaveri e terrore, sembra di scorgere il giovane marinaio Thomas giurare vendetta...

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Di Simona (del 16/03/2015 @ 17:17:31, in I miei articoli su Fixing, letto 215 volte)

Arriva il momento in cui lo spettacolo finisce. Si svuota la platea al suono di un chiacchiericcio. Si spengono i fari che hanno illuminato la scena. E si accende una lampadina in un camerino dietro le quinte. L’attore si sveste di chi è stato, indossa i panni di chi è, e prepara la valigia per la prossima replica. Ma se quell’attore potesse abbandonare tutti i costumi di scena sulla sedia – sicuramente sdrucita – e potesse lasciare trucchi e maschere davanti allo specchio – sicuramente opaco - allora finalmente in quella valigia potrebbe infilare tutte le parole di cui ha bisogno. Via i tulle e i cappelli. Spazio ai libri e alle storie.
Nella pancia rettangolare della sua valigia, l’attore metterebbe quello da cui tutto ha avuto inizio. E tutto, sempre, ha inizio dalla poesia...

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Di Simona (del 16/03/2015 @ 17:04:58, in I miei articoli su Fixing, letto 305 volte)

La poesia sembra possedere le chiavi dell’universo. C’è davvero qualcosa che la poesia non sa? Esiste un sentimento, un paesaggio, una guerra che la poesia non conosca?
In tre versi Ungaretti ci racconta la prima guerra mondiale e tutte le guerre che verranno, e tutte le guerre che ogni giorno combattiamo: “Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi le foglie” (“Soldati”).
Perché la poesia non è un mero intellettualismo. È azione. È gesto. È esperienza.
“Dove sono i poeti? Non c’erano poeti sotto le mura di Troia e nemmeno sulle navi con le quali ho solcato i mari. Se uno ha combattuto un solo giorno può raccontare mille storie di guerra. Se uno ha amato anche una sola donna può raccontare mille storie d’amore. Ma chi non è vissuto con amore e con dolore non può inventare nulla se non parole vuote e aride come la cenere”. In “Itaca per sempre” di Luigi Malerba, Ulisse diventa il poeta della sua Odissea, vivendola.
Perché la poesia conosce vivendo...

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Di Simona (del 30/01/2015 @ 17:04:06, in I miei articoli su Fixing, letto 318 volte)

 

Quando si entra in una chiesa si è sempre alla ricerca di qualcosa.
Si cerca una bellezza dell’arte, dell’architettura. Si cercano risposte. O semplicemente silenzio.
Quando non si sta svolgendo una messa, quando non ci sono turisti d’assalto che parlottano o gruppi che pregano, l’assenza di rumore regna incontrastata tra le navate. Qualcosa di surreale. Saranno i muri spessi. Gli alti soffitti a volta. Ma quello che c’è dentro una cappella è un silenzio che rimbomba da quanto è forte e profondo. Seduti su una panca, davanti all’altare vuoto, nella luce debole del tramonto che filtra dai rosoni, si può intuire come sia venuta a Giovannino Guareschi l’idea di quel crocefisso che parla con Don Camillo, nel suo “Mondo piccolo”.
E ci teneva Guareschi a sottolineare che se i preti si sentivano offesi per via di Don Camillo potevano rompergli un candelotto in testa. Se i comunisti si sentivano offesi per via di Peppone potevano rompergli una spranga sulla schiena. “Ma se qualcun altro si sente offeso per via dei discorsi del Cristo, niente da fare; perché chi parla nelle mie storie, non è il Cristo, ma il mio Cristo: cioè la voce della mia coscienza. Roba mia personale, affari miei interni. Quindi: ognuno per sé e Dio per tutti”...

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Di Simona (del 22/01/2015 @ 17:00:38, in I miei articoli su Fixing, letto 402 volte)

Costruire pensieri con la stessa cura e attenzione con cui si costruiscono palazzi. Costruire gesti che abbiano il gusto della gentilezza. Abitudini che siano momenti di condivisione.
Le città degli uomini hanno bisogno anche di questo. Perché – come sostiene l’architetto Renzo Piano - “la bellezza cambia il mondo e lo cambia una persona alla volta”. Ogni uomo è un architetto di quotidianità, di giornate spese sulla propria pelle. È ingegnere di ponti che costruisce con le persone che ama, e – se è un ingegnere di quelli bravi – anche con le persone che scarsamente sopporta.
Ogni pensiero è un disegno...

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Di Simona (del 02/12/2014 @ 16:34:25, in I miei articoli su Fixing, letto 477 volte)

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” John Belushi, nei panni di Bluto, lo dichiara con passione nel film “Animal House”, del 1978. Perché se per i bambini il gioco è il contatto che hanno con il mondo, il loro modo per imparare e conoscere, per gli adulti è lo stato mentale con cui affrontarlo questo mondo.
Ogni giorno bisogna saltare la cavallina per imparare che non serve a niente evitare gli ostacoli. Quando l’ostacolo è davanti a te meglio rischiare di inciamparci sopra, e cadere, e rialzarsi, piuttosto che far finta che non ci sia. E puoi giocare a nascondino per tutto il tempo che vuoi, ma anche i bambini lo sanno che poi bisogna uscire dal proprio nascondiglio, e gridare “Tana per me” e tentare un “Tana libera tutti”, e liberare se stessi e gli altri dalla gabbia di un rifugio che non può essere casa. Per nessuno.
E i giorni passano troppo veloci, e a volte così lenti, e pensi che quando eri bambino bastava buttare un sassolino su un disegno di gesso per percorrere tutta la settimana...

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Di Simona (del 25/09/2014 @ 10:41:20, in I miei articoli su Fixing, letto 623 volte)

Tu leggi? Provate a fare questa domanda a un amico. Riformulatela a vostro piacimento a parenti e conoscenti. Vi accorgerete come una domanda semplicissima possa produrre risposte al limite dell'insidia.
Il "lettore abituale" per lo più non avrà problemi a rispondere con un sì, rivelandoti il suo genere preferito, l'ultimo libro letto e lasciandosi pure andare a qualche – non richiesto – consiglio di lettura. Le risposte più originali arriveranno, però, dai non-lettori. Alcuni ti diranno semplicemente che no, non amano leggere, perché – come è lecito – preferiscono fare altro. Ma altri no, non si limiteranno a darti una risposta: ti daranno una loro versione dei fatti...

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