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Il resto vi verrà chiaro lungo il cammino – aggiunse in fretta il vecchio – Leon, ricordati che il Cuore ama, non condanna. Matt, la Mente sa fare giuste domande ma raramente trova buone risposte. Joshua, la Fantasia non deve mai dimenticare la realtà. E tu Sfaira, tu sarai l’unica in grado di comprendermi”.

Setalux
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Benvenuto nel blog di Simona B. Lenic

WebLog
 
Di Simona (del 30/10/2016 @ 17:31:41, in I miei articoli su Fixing, letto 122 volte)

Ogni bandiera è un simbolo. È un’appartenenza. La bandiera di un Paese rappresenta il valore di chi ha combattuto per unire un popolo sotto quei colori. Racchiude la forza di chi ha dato la vita per conquistare possibilità oggi date per scontate. E anche chi è inconsapevole, anche chi è in disaccordo, è figlio delle vicende che il drappo della propria nazione racconta.
C’è poi una bandiera più personale, più intima, incolore e impalpabile come solo un’idea riesce a essere. Non è vero che il patriottismo è morto, spesso ha solo cambiato indirizzo: dalla propria Patria alla propria opinione...

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Di Simona (del 25/10/2016 @ 17:34:15, in I miei articoli su Fixing, letto 232 volte)

Possiamo vincere una partita, ricevere congratulazioni, qualche complimento e a volte avere addirittura ragione. Ma non c’è niente di più accattivante che costruire qualcosa. Architetti della nostra esistenza, progettiamo il nostro caos ed edifichiamo le giornate a disposizione...

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Di Simona (del 22/10/2016 @ 16:46:33, in I miei articoli su Fixing, letto 195 volte)

Cicerone ci insegna che “Non solo per noi stessi siamo nati”.
Per il solo fatto di essere al mondo insieme ad altre persone, una sottile e intricata rete di diritti e doveri ricopre la nostra strada. Se troppi sono i doveri e scarsi i diritti, la rete si farà spessa, si aggrapperà alle nostre caviglie, costringendoci a trascinare i passi, sempre più pesanti e stanchi. Se si pretendono i diritti e si ignorano i doveri, i fili della rete diventano così affilati, così poco visibili da farci inciampare nei nostri stessi piedi. Ma se la trama dei diritti e l’ordito dei doveri si intreccia in un sapiente equilibrio, quella rete non è più una trappola, diventa una rete di sicurezza nelle acrobazie dell’esistenza...

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Di Simona (del 18/10/2016 @ 16:43:07, in I miei articoli su Fixing, letto 134 volte)

Capita a volte che in qualche parte del mondo si formi una folla. Tante persone una accanto all’altra che si muovono all’unisono senza quasi guardarsi in faccia, tutti concentrati a far funzionare la loro realtà, ignari dell’universo che li circonda. E c’è sempre un momento in cui da questa folla si alza un braccio, ad indicare qualcosa...

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Di Simona (del 02/08/2016 @ 16:36:08, in I miei articoli su Fixing, letto 334 volte)
Nella “Divina commedia” Dante ci insegna che la meta del viaggio è il paradiso, ma il punto di partenza è l’inferno. Per affrontarlo ci vuole un poeta che accompagni i nostri passi. Non un valoroso condottiero, non un vecchio saggio vissuto di teorie e concetti, ma l’anima gentile di chi racconta la vita in versi. Qualcuno che sappia spiegare all’uomo il senso di tanto dolore e tormento, aiutandolo a non lasciarsi travolgere, né dal giudizio di condanna sugli obbrobri del mondo né dalla pietà per destini ormai senza scampo. Secondo Roberto Benigni, “Dante ci invita a guardare in alto, ma ci spinge anche a vedere quanto siamo schifosi”. Le anime dei dannati sfilano sotto gli occhi del lettore, che si ritrova a camminare in un corridoio di specchi. E ogni specchio riflette parti di sé che mai si ammetterà di avere. Si svelano con violenza e infinita poesia le mille sfaccettature dell’anima, che è una ma contiene in sé interi mondi...

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Di Simona (del 02/05/2016 @ 10:36:07, in I miei articoli su Fixing, letto 233 volte)

C’è un paese in ognuno di noi. Il paese in cui nasci. Quello da cui scappi. Quello che ti accoglie. Il paese che tieni dentro di te, ovunque ti porti il tuo vagabondare.
Non è solo casa. È il luogo in cui camminando per strada riconosci te stesso...

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Di Simona (del 14/04/2016 @ 10:39:30, in I miei articoli su Fixing, letto 436 volte)

 

E a un tratto l’uomo si alzò in volo. I dodici secondi dei fratelli Wright - non durò più a lungo il viaggio del primo aeroplano della storia - rivoluzionò il tempo e lo spazio. Dodici secondi è la durata di tre salti con la corda, di una camminata intorno al tavolo. Dodici secondi sono un piccolo nulla. Ma se quei dodici secondi li passi in aria, a quaranta metri di altezza, portato da ali che fino a quel momento erano prerogativa assoluta degli uccelli, allora non stai vivendo il tempo di un lungo sbadiglio, stai entrando nella storia...

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Di Simona (del 02/04/2016 @ 10:33:12, in I miei articoli su Fixing, letto 457 volte)



Quale sarà la tua parte su questo palcoscenico?
Prendi il mondo.
Prendi la tua vita.
Afferra che sia il più grande spettacolo che sia mai stato portato in scena dall’inizio dei tempi.
Accetta di essere l’attore principale. Ma non l’unico.
Accetta di essere il protagonista. Ma non il regista...

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Di Simona (del 07/03/2016 @ 18:24:11, in I miei articoli su Fixing, letto 691 volte)

Ci sono donne che occupano un piccolo spazio nel mondo. Uno spazio nascosto e discreto. Non è l’apparenza ma la profondità il metro che guida i loro passi. Profondamente agiscono, nelle profondità toccano questa terra, fino a nutrire e reggere alberi dai tronchi solidi e dalle chiome vigorose. Sono le gentili radici dell’uomo e di ciò che di bello risiede nella vita, ma può capitare di passar loro di fianco senza nemmeno notarle, perché la sbadataggine è negli occhi di chi non vuol vedere...

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Di Simona (del 07/01/2016 @ 21:41:37, in I miei articoli su Fixing, letto 281 volte)

Li hanno attraversati in un delirio di droga e giovinezza, lungo una strada che Jack Kerouac ha reso leggenda. Fitzgerald li ha fatti calpestare da ballerini di jazz dai cuori stravaganti e dalle speranze ormai appassite. Perché esistono gli Stati Uniti reali, quelli che puoi scoprire prendendo un aereo e un po’ di tempo. E ci sono gli Stati Uniti immaginati, quelli di chi resta a casa, e li indovina guardando un film, sfogliando un giornale o aprendo un libro...

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Di Simona (del 28/12/2015 @ 21:22:39, in I miei articoli su Fixing, letto 361 volte)

Non c’è una voce uguale all’altra. E ci sono tanti strumenti che improvvisano musica lungo le strade del mondo. Tutti suonano in modo diverso. Ma tutti possono trovare una stessa armonia. A Quinnipack ognuno ha la sua nota. Te la insegna il signor Pekisch. Con un po’ di impegno tu la imparerai. E quella nota sarà tua per tutta la vita. Perché a Quinnipack suona un peculiare strumento, l’umanofono: un organo che invece delle canne utilizza le persone. Ogni bocca è una nota. Tutti insieme sono musica. Nel mondo raccontato da Alessandro Baricco in “Castelli di rabbia”, il venerdì sera il signor Pekisch accorda il suo singolare strumento. Non lo accorda con le mani. Non utilizza un diapason. Accorda gli uomini con le parole. Spiega che ognuno ha la sua nota dentro di sé, e può riconoscerla tra mille...

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Di Simona (del 21/12/2015 @ 21:29:05, in I miei articoli su Fixing, letto 439 volte)

Ci sono giorni in cui la pioggia sembra battere non sull’asfalto, ma direttamente sull’umore delle persone. Come se ogni goccia fosse uno scrigno di malinconia. Ma se si guarda un pochino oltre, un pochino più in là, si può intravedere in questo sipario di acqua un invito, una promessa...

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Di Simona (del 14/12/2015 @ 21:37:48, in I miei articoli su Fixing, letto 390 volte)

Dicembre. Ultimo mese dell’anno.
Ci si guarda indietro e ci si chiede se quest’anno ha portato tutto ciò che si desiderava, se ci si è dati abbastanza da fare per realizzarlo, e se si è ancora in tempo per quello che si era lasciato indietro.
Difficile che ogni desiderio si sia avverato, un po’ perché questi non sono tempi dove i sogni hanno vita facile, e un po’ perché per quanto evoluti, dentro al progresso e proiettati nel mondo, ancora non abbiamo imparato a desiderare.
“Il desiderio affretta l’avvenire e crea”...

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Di Simona (del 20/08/2015 @ 16:47:56, in I miei articoli su Fixing, letto 375 volte)

«Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio «Sto diventando acqua, come faccio? Acqua che fugge nel suo gocciolìo! Ci sono gocce, non ci sono io!»
Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieri. Il mondo cambia, sotto i raggi miei.
Tu tieniti ben stretto a ciò che eri. E poi lasciati andare a ciò che sei»
Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento. Non ebbe più paura di cambiare.
E un giorno disse: «Il sale che io sento mi dice che sto diventando mare.
E mare sia. Perché ho capito, adesso. Non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso»
Bruno Tognolini, “Filastrocca dei mutamenti”

Non c’è giorno in cui non avvenga una metamorfosi. E non c’è giorno in cui chi cambia non si opponga alla trasformazione. Lo scrittore e poeta Bruno Tognolini, con la delicatezza della sua penna - capace di parlare all’innocenza dei bambini e di sciogliere la complessità degli adulti – racconta il lento disgregarsi della materia per tramutarsi in poesia. Dal ghiaccio al mare. Da ciò che è freddo e privo di movimento fino a ciò che accoglie e danza di continuo. Ma il processo è lungo, non avviene in un giorno. L’autore fa scorrere gocce e un fiume d’argento, prima che il mutamento sia completo. Quasi a farci capire quanto questo sviluppo sia difficile, delicato e spesso doloroso, perché per diventare mare bisogna accettare che il sale bruci la dolcezza dell’acqua di fiume. Eppure il cambiamento avviene. E quando arriva il momento in cui si sta per compiere il grande salto, lì capisci quanto era necessario...

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Di Simona (del 10/08/2015 @ 16:38:01, in I miei articoli su Fixing, letto 435 volte)

Nel cielo d’agosto sembra si svolga ogni notte una battaglia.
La luna si alza all’orizzonte tinta di rossa. Le stelle iniziano a cadere. E noi tutti a guardarle esprimendo desideri.
Le scie luminose che abbandonano il cielo catturano gli sguardi, i sogni, forse perché “L’anima è piena di stelle cadenti” (“I miserabili, Victor Hugo). Non esistono punti fermi ma solo punti di luce che ti accompagneranno per un tratto del viaggio e poi si spegneranno, per lasciare spazio a luci più forti, più intense, più profonde. Come vecchi marinai ci aggiriamo per la nostra esistenza cercando di lasciarci guidare dal cielo che abbiamo a disposizione. Anche in mezzo alla battaglia,“Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle” (Oscar Wilde).
Puntare lo sguardo in alto rimanendo con i piedi ben affondati nella terra, questo è un gioco da equilibristi...

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